4 chiacchiere con Jason Diffin

28/12/2015
scritto da Fabio Calò

Come più volte abbiamo scritto, la nostra missione è anche quella di viaggiare per toccare con mano le varie realtà del mondo del Windsurf per proporvi dei contenuti unici sia sul magazine che sul web. Durante la nostra incursione a Maui abbiamo avuto il modo di intervistare diversi personaggi. Vi proponiamo la nostra terza intervista: Jason Diffin che ci racconta tutte le novità 2016 delle vele Goya.

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Come ogni mattina, visita veloce alla Cannery di Haiku, entriamo nel surf shop/quartier generale Goya/Quatro. Subito passato l’ingresso, scorgiamo sulla destra all’interno del suo loft, Jason Diffin, entriamo e iniziamo la nostra intervista. È ancora presto, abbiamo tutto il tempo necessario prima di andare a fare Windsurf ad Hookipa.

Ciao Jason, quali sono le principali novità per Goya Sails nel 2016?
Ogni anno sono molto eccitato per il release del nuovo range. Sicuramente, per il 2016, la maggior soddisfazione l’ho avuta dalla Fringe a 3 stecche. Abbiamo infatti sperimentato parecchio, provando a fare svariate modifiche e prototipi, ma il risultato finale è molto vicino all’anno precedente. Ciò significa che già attualmente le vele siano ottime e che la direzione ideale per cui è stata pensata la vela è già implementata. Tra le poche differenze, nonostante le misure siano rimaste invariate, c’è l’aumento della superficie di penna per dare maggior controllo col vento forte. Una vela così leggera, infatti, è nettamente superiore con vento leggero e medio ma tendeva a deformarsi troppo in sovrainvelatura. Ora invece, con questo piccolo accorgimento del profilo, la vela dà il massimo anche con vento forte e nei salti. Il tutto, compensato da un leggero aumento della curva dell’albero e voilà. La vela risulta molto più maneggevole e controllabile, specialmente vedendo quanto poco sia stato cambiato.
Le nuove misure prevedono anche la 5.5 e la 5.7, sempre a 3 stecche. Inizialmente pensavo fosse un problema che rider di 100 e passa kg utilizzassero una vela a 3 stecche, pensando che fosse troppo morbida. La 5.7, però, è comunque dotata di un profilo notevole che le conferisce una struttura solida e permette un utilizzo ottimale anche ai rider più pesanti. Stesso discorso anche per le tavole, dove offriamo quad e thruster di 110 e perfino 120 lt! Stiamo cercando di rendere nuovamente accessibile il windsurf in condizioni anche marginali ai rider più pesanti in circolazione, ampliando il nostro pubblico in generale. Si potrà quindi uscire con vento leggerissimo, senza più essere in acqua fino alle ginocchia e con una vela leggerissima e potente per completare il mix.
Penso che questo sia un punto molto importante. Spesso vedo rider pesanti far fatica con tavole di 80 litri. A volte è anche colpa loro dato che sono convinti che una tavola da 100 litri non possa girare… Ora invece la storia è molto diversa.
Noi abbiamo visto lo sviluppo ed il progressivo aumento del litraggio con i nostri team rider. Utilizzavamo tavole veramente minuscole, appena al di sopra dei 60 o 70 litri… Appena prendevamo in mano una tavola anche solo di 10 litri in più, ci risultava quasi impossibile girare. Il problema, però, era l’impostazione di allora. Adesso è tutta un’altra storia. Ora riesco ad usare tranquillamente una 84 litri come mia tavola più piccola e la tavola gira in maniera allucinante.

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Goya Fringe


Penso sia un enorme passo avanti per i rider più pesanti e noi in Italia ne abbiamo veramente moltissimi, che spesso sono costretti ad uscire in condizioni marginali.
Assolutamente sì. Questa evoluzione permette di avere tavole molto più voluminose ed ancora più divertenti. È paragonabile alla nuova Fringe che, sebbene sia solo una 3 stecche, risulta più indicata e performante rispetto alle vecchie ed enormi vele a 5 stecche. Ora anche loro possono godersi al massimo la manovrabilità, dato che una 6.3 a 3 stecche sembra quasi una 5 a 5 stecche. La collaborazione con Levi e Brawnzinho sulla Banzai ha anche dato risultati eccezionali, come potete anche vedere dai video online. L’azione è assolutamente eccezionale. C’è un wave 360 di Brawnzinho preso da 3 angoli diversi ed è qualcosa di incomprensibile. L’avrò riguardato 6 volte, poi ho anche chiamato Fransisco e l’abbiamo rivisto altre 4 volte… È veramente costruttivo collaborarci ed è molto preciso sul feedback e sa esattamente come vuole che il suo rig si comporti.
Anche le Banzai, infatti, hanno subito una notevole evoluzione in termini di maneggevolezza e sono sempre più orientate ai trick. È come se le Fringe e le Banzai si siano venute rispettivamente incontro.
La lunghezza d’albero della 5.3 è stata ridotta per montare un 400, cosa che finora non era mai successa, non avendo trovando ancora la formula vincente.

2016_Goya_Banzai_1_BlueGoya Banzai

Cosa consigli ed usi per le tue session giornaliere ad Ho’okipa?
Io personalmente, viste le condizioni, tendo a preferire la Fringe, usandola il 95% del tempo. Uscendo poi alla mattina o alla sera, ed in generale con vento piuttosto leggero, prediligo questa vela dedita al waveriding. In giorni come ieri, però, in cui è piuttosto onshore, o rafficato, preferisco usare la Banzai, in modo da avere maggiore potenza e stabilità.

Tu ovviamente esci sempre ad Ho’okipa ed è comprensibile, però la maggior parte del pubblico e dei rider esce in Europa o in condizioni europee. Cosa consigli a loro?
In generale, per quelle condizioni, consiglierei la Banzai, specialmente in posti con condizioni simili a Pozo, in cui il vento è sempre piuttosto onshore e rafficato. La Banzai, infatti, riesce a tenere il vento più facilmente, andando quasi in autopilota e restando molto più in forma e profilo anche sotto raffica ed in aria. Per la Fringe, invece, bisogna riuscire a gestirla meglio anche durante i salti, specialmente nei posti molto ventosi.
La Banzai comunque funziona alla grande anche in spot dove le onde sono ancora meno potenti di Pozo, dove comunque l’onda è ordinata e si riesce perfino a colpire il lip e fare wave 360. Ci sono spot in cui è vitale generare la massima portanza, usando anche una tavola più grossa. La Fringe aiuta molto in queste situazioni, generando più spinta e pesando meno, in combinata con una tavola più voluminosa. La 2016 è perfino più potente della 2015, ed io voglio una vela più piccola possibile che però spinga quanto una vela mezzo metro più grossa. Molta gente, infatti, dopo aver usato per anni la Banzai, prova la Fringe per la prima e ne rimane ammaliato, finendo così per passare definitivamente alle Fringe. Apre un nuovo mondo di manovrabilità e reattività anche in condizioni veramente marginali.

Goya Sails è rinomata in tutto il mondo per il suo range di vele wave. Per quanto riguarda il freestyle e freeride, invece, ci sono novità?
Noi in realtà offriamo l’intera gamma di cui possa aver bisogno un rider, partendo addirittura dalle tavole e vele per principianti! È ormai da 8 anni, da quando sono entrato io in azienda, che lavoriamo e sviluppiamo anche su vele e tavole freeride e freerace. Siamo logicamente rinomati per il wave dato che è così che siamo emersi e nati e puntiamo sempre a far wave prima, ma ci siamo anche notevolmente espansi. L’azienda, infatti, ha con Brawnzinho un campione mondiale di freestyle con cui testare e sviluppare vele e tavole. Fransisco ed io, alle origini, venivamo dal mondo del racing ai tempi. Il wave è la disciplina che genera più interesse, anche dal punto di vista mediatico, ma è il freeride che fa i numeri maggiori ed è sempre sotto costante sviluppo e sempre più gente se ne sta interessando.
C’è anche una nuova vela Freestyle, la Bounce, che ormai è stata sviluppata in svariate generazioni di prototipi ed è quasi pronta, esattamente come la volevamo e l’avevamo pensata. Non penso sia ancora al livello di eccellenza del resto delle vele del range 2016, e per questo aspetteremo ancora un po’ a metterla in commercio, finchè è assolutamente perfetta, ma entrerà comunque nel range 2016.
È stata sviluppata qui a Maui, in stretta collaborazione con un nostro rider / shop owner, Jay Lee, che è un freestyler dedicato. Logicamente anche Brawnzinho l’ha testata ed ha dato svariate dritte, che poi sono state riadattate anche alle mie teorie. Anche l’israeliano Yarden Meir ci ha dato molte dritte via email, anche se non è ancora riuscito a provarne effettivamente una.
Andranno in produzione non con la prima ma la seconda “serie”, con un rilascio due mesi dopo al resto del range 2016.

2016_Goya_Bounce_2_GreenGoya Bounce

Spettacolo! Parliamo ora della grafica. Generalmente le vele Goya sono principalmente bianche con qualche colore. Ho però visto le nuove Fringe e sono invece verdi con inserti bianchi. Personalmente le preferisco. Cosa ci puoi dire a riguardo delle nuove grafiche Goya 2016?
La sfida principale con le grafiche è di riuscire a creare qualcosa di nuovo e fresco, che però sia consistente e coerente con l’impostazione precedente e con l’identità del marchio. Devi infatti essere in grado di riconoscere la vela e colpo d’occhio ed identificarne immediatamente il marchio, in maniera chiara e distintiva.
Abbiamo collaborato strettamente con il nostro designer, Bjorn Zedlich, in modo da riuscire a mettere insieme tutti i tasselli del puzzle, dovendo anche gestire i vari colori dei materiali, le combinazioni, gli abbinamenti… È molto più complesso di quanto sembri ma siamo molto soddisfatti del nuovo look dei nostri prodotti, che mantengono comunque il nostro tratto distintivo rispetto alle altre vele sul mercato. Rispetto allo scorso anno, il nero ed il bianco sono invertiti, ed abbiamo anche iniziato ad usare altri colori monocromo. Volevamo utilizzare colori d’impatto. Lo scorso anno era tutto un po’ mixato. Quest’anno, invece, c’è la vela in tema rosso, verde, blu e giallo. Abbiamo anche collaborato molto con i rider e gli abbiamo permesso di scegliere i colori che volevano. Brawnzinho, ad esempio, ha scelto giallo per tutte ed il suo pro model è di quel colore. Stesso anche per Levi. Vedremo poi il prossimo anno.

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Dove sono state prodotte le vele? In Sri Lanka?
In Cina meridionale.

Com’è l’andamento del mercato in generale? Dove vendete più vele?
Riusciamo a vendere in maniera abbastanza uniforme in tutto il mondo, con un leggero vantaggio in Europa ed in Giappone. Il Giappone in particolare è sempre stato un mercato molto importante per noi e lo seguiamo molto, collaborando anche da vicino. Ora che Lalo è fisso a Tarifa, poi, riusciamo a gestire abbastanza facilmente anche il mercato europeo. Fransisco invece si è trasferito a San Diego e riesce a gestire meglio il mercato americano. Io poi d’estate vado al Gorge, quindi aiuto anch’io in quel mercato. Non c’è un mercato assolutamente prevalente.

Sei soddisfatto?
Assolutamente sì! Il windsurf sta crescendo molto, o meglio maturando molto, negli ultimi 8/10 anni. Non è e non sarà più com’era negli anni 80 e 90, ma dobbiamo guardare avanti. Queste condizioni hanno fatto sì che le aziende dovessero riadattarsi, riorganizzarsi e diventare più intelligenti, capendo effettivamente se volessero andare avanti o no. Io, come gli altri rider/membri dell’azienda, lavoro nell’ambiente da ormai quasi 27 anni ed è ciò che tutti noi amiamo fare. Nonostante l’economia sia abbastanza in crisi, e ci sia la concorrenza spietata del Kite ed ora perfino del SUP, il windsurf riesce comunque ad adattarsi ed a sopravvivere. Le compagnie che riusciranno a sopravvivere saranno quelle che riusciranno a capire ed implementare al meglio le richieste dei clienti, creando prodotti di qualità, dando il meglio che possono.
Il windsurf è troppo bello come sport e dà sensazioni troppo forti per venire ignorato. C’è gente che ci è nata e lo farà fino alla fine. Nient’altro importante.

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Qual è il tuo sogno?
Quello che sto vivendo. Attualmente ho trovato un equilibrio perfetto tra lavoro e tempo libero e poi ho talmente tanto trascorso con i ragazzi, tra cui Lalo, Pio, Fransisco, ed ora Pascal… Riuscire a trasformare questa nostra visione e collaborazione in qualcosa di globalmente riconosciuto e di riuscire a condividere il nostro amore per lo sport con gente in giro per il mondo è davvero un privilegio.
Ho sempre sognato di realizzare dei giocattoli, il più performanti possibili, con cui poterci divertire. Se poi, in più, si riesce anche a viverci, io sono assolutamente a posto. Io poi ho anche altre aziende nel mainland, 3 figli ed è ottimo riuscire ad avere passione per ogni aspetto della propria vita, dato che poi sono tutti collegati. Al momento, tutto sta andando per il verso giusto, quindi sono veramente contento.

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INTERVISTA 4Windsurf
FONTE 4Windsurf n° 168

 

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