Alberto Rondina, da pro a uomo d’affari!

Alby ci racconta del suo cambio vita, dall’apertura del pro kite alla distribuzione di Cbrinha. Intervista e foto di Laci Kobulsky

12/08/2017
scritto da Francesco Grassi

La vita di pro kiter è a prima vista paradisiaca: viaggiare in luoghi stupendi, kiteboard ogni giorno e party tutte le sere. Ma se si guarda con un po’ più attenzione alle loro vite, non è tutta una favola. Spesso devono condurre una vita nomade, combattere per far valere il loro nome in una feroce lotta competitiva, soddisfare sponsor con buoni risultati, sperando di non imbattersi mai in un infortunio. Inoltre, devono confrontarsi con un futuro incerto. Il Kiteboarding è un lavoro a tempo pieno; Se vuoi diventare top mondo, ti devi sacrificare già da giovanissimo e allenarti ogni giorno. Il denaro in questo sport costoso non è illimitato, nella maggior parte dei casi è difficile riuscire a mettere da parte qualcosa a fine anno; Infatti il problema più grande è sicuramente l’interrogativo della vita dopo la carriera agonistica. Il kiteboarding freestyle è uno sport fisicamente molto impegnativo, dominato da giovani riders che crescono di anno in anno. Solo in pochi riescono a tenere il passo anche dopo il trentesimo anno d’età. Quindi, se un rider non riesce a trasformare la sua carriera in fretta può finire letteralmente senza lavoro! Ma le opzioni per fortuna, sono molte e reali e le porte che si aprono dopo una carriera passata a viaggiare per mezzo mondo sono molte. Uno degli esempi migliori è il nostro rider Alberto “Alby” Rondina, che ha trascorso la maggior parte della sua vita partecipando alle gare di Coppa del Mondo (PKRA) per Cabrinha e che oggi è ancora attivo come rider, ma ha abbandonato le competizioni. Alby, oltre al riding, ha iniziato a fare affari nel settore del kiteboarding. Attualmente ha molta carne al fuoco, è importatore dei marchi Cabrinha e NP per l’Italia e ha anche la sua scuola di kite in Sicilia, il ProKite Alby Rondina. Se vi incuriosisce la sua storia di successo leggete che cosa ha da raccontarci!

Ciao Alby, è un piacere averti con noi, cominciamo dagli albori, quando hai iniziato a fare kite come lavoro?

Ho iniziato a competere che ero veramente piccolo, 14 anni, lo facevo per divertimento durante gli weekend, i miei genitori mi accompagnavano e passavamo il weekend insieme. Per un po’  sono andato avanti così scuola permettendo, poi ho iniziato con le prime tappe mondiali, ma non è stato prima di un anno dopo, finite le scuole medie, che ho iniziato a competere full time. Ho fatto per l’ultima volta il campionato italiano, poi l’europeo e poi il mondiale, fino al 2013.

Hai deciso di passare al mondiale per divertimento o perché vedevi la reale possibilità di piazzarti bene?

Beh, vincevo tutte le tappe italiane, quindi cercavo qualcosa di più challenging e poi certamente, il sogno di ogni ragazzino è competere nel mondiale e anche se all’inizio perdevo sempre al primo round è sicuramente servito a fare esperienza e negli anni a seguire ho visto sicuramente i frutti delle esperienze iniziali.

Quando eri un Pro da dove arrivavano principalmente le tue entrate?

Tutto vieniva dagli sponsors e dai premi, ma certo non puoi affidarti troppo ai premi perché dipende dalla tua performance, se fai bene in un evento guadagni, spesso anche molto di più dello stipendio, altrimenti rimani a secco. Cabrinha, NP e altri sponsor italiani mi davano tutto il supporto necessario per competere, allenarmi e tutto sommato, per farmi fare una buona vita in generale.

Faticavi per far tornare i conti?

Beh, mi considero molto fortunato ad essere sempre rimasto con lo stesso sponsor, credo che questa sia una delle mie più grandi caratteristiche. Sono un ragazzo costante, non mi piace cambiare spesso e quando sto bene in un posto voglio rimanerci, questo è ciò che è successo con Cabrinha, attitudine che ha trovato riscontro nella loro filosofia. L’azienda è molto fedele con i suoi atleti, hanno un team più piccolo rispetto ad altri brands, ma trattano tutti veramente bene!

Quindi se ad esempio non avevi soldi per fare un viaggio di allenamento avresti potuto chiamarli e farti aiutare?

Si, sicuramente avrebbero trovato il modo di aiutarmi.

Bene, parliamo del momento in cui hai iniziato a fare qualcos’altro oltre al riding…

Dunque, sono stato impegnato con le gare per quasi 10 anni, e durante questo periodo ero spesso in Brasile per allenarmi tra uno stop del tour e l’altro. Andavo sempre dai miei amici Gigi e Richi che avevano un centro a Uruau, negli anni si è creata una bellissima amicizia con loro e ho iniziato a notare che promuovere lo spot attraverso la mia presenza era una delle cose che portava più gente… da qui è nata l’idea di aprire una scuola a mio nome in un altro posto. Ma ad un certo punto è arrivata l’occasione di prendere la distribuzione Cabrinha per l’Italia, che era un’altra cosa che mi girava per la testa da una vita e diciamo che le cose si sono mosse più velocemente su questo piano, quindi è passato ancora qualche anno prima di aprire il Pro Kite Alby Rondina in Sicilia.

Quindi al momento sei l’importatore Cabrinha e Np per l’Italia, quali sono esattamente le tue mansioni?

In pratica faccio riferimento alla warehouse europea di Neil Pride e ho rapporti con tutti i negozianti italiani con i quali decido le quantità di materiali da importare. Avevo già un network di negozi che sono riuscito a costruirmi in anni di presenza sul suolo italiano, sono semplicemente tornato da ognuno di loro dicendo “Hey adesso ho preso io Cabrinha qui in Italia, vi interessa avere il brand?”

Credi che essere stato un pro ti abbia aiutato in questa tua nuova occupazione?

Si assolutamente, la situazione Cabrinha prima che subentrassi io in Italia non era molto buona. Per una serie di ragioni il brand si vedeva poco in giro e al momento del mio ingresso, diciamo che ero ancora una faccia nota nel kite italiano e certamente, per esempio durante le demo, una ragione per venire oltre a provare i materiali era per conoscermi e fare una session insieme. Se confronti la stessa situazione con altri brand che hanno un normale agente, anche se un ottimo venditore, è sicuramente un valore aggiunto!

Ok, passiamo alla scuola, come è iniziato tutto?

Si come dicevo prima io e Richi eravamo in cerca di un posto dove creare un centro insieme, avevamo molte opzioni, a dire il vero stavamo per aprire in un altro posto, ma un mio caro amico di Riccione mi chiamò dicendomi di voler aprire una kite school in Sicilia, al che gli dissi certo, facciamolo! Anche in questo caso è successo tutto molto velocemente, e finora direi che è sicuramente andato tutto per il meglio!

Riassumici i tuoi ruoli attuali in ognuno di questi ambiti.

Sono ancora un rider internazionale per Cabrinha, il che significa che sto facendo demo tour in tutta Europa, produco materiale fotografico e video e partecipo ai video shooting del brand. In qualità di importatore, comunico con negozi e scuole di tutta Italia, gestisco gli ordini, lamentele e così via. In più organizzo un demo tour ogni anno e mi occupo delle sponsorizzazioni nazionali. Invece come co-proprietario e co-fondatore del ProKite Alby Rondina qui in Sicilia, passo la maggior parte del tempo aiutando con l’organizzazione generale.

Non ti sei dimenticato di qualcosa… che ne è del riding?

Haha sta diventando sempre meno! Negli ultimi periodi cerco di alzarmi presto e andare in acqua prima che tutte le scuole e i negozi aprano. Ma quando ci sono buone condizioni, trovo sempre il tempo di chiudere il computer e buttarmi in acqua!

Che cosa pensi del mercato del kite, è in Crescita?

Attualmente, il mercato globale è piuttosto stabile. Negli ultimi anni, è cresciuto molto velocemente, oggi sta crescendo in modo più lieve, ma  meglio del il windsurf, che si sta indebolendo. Ciò che può fare la differenza è sicuramente l’ingresso dello sport alle Olimpiadi. Gia con le giovanili (YOG) in Italia si sta creando un bel fermento, all’ultima regata erano più di 40 ragazzi tutti nati tra il 2000 e il 2003… la crescita sarebbe ancora più evidente se riuscissimo a prendere  parte delle Olimpiadi vere e proprie.

Pensi che il mercato dei kite sia qualcosa di specifico?

In quanto attrezzature sportive va considerato un mercato di lusso, o comunque non un bene necessario, quindi in un momento così difficile specialmente per l’Italia, le prime cose su cui la gente andrà a risparmiare saranno proprio questo genere di cose. Le persone avranno più  bisogno di un’auto, ad esempio, per muoversi. Non possiamo farci niente, questo è lo sport che facciamo dobbiamo lavorare al massimo con quello che si ha!

Come importatore, cosa pensi sia importante agli occhi del cliente, quando compra della nuova attrezzatura?

Wow, un sacco di cose, il marketing, quindi il modo in cui il cliente percepisce il marchio ancor prima di conoscerlo. Sicuramente un’ altra cosa importante è la preparazione del negoziante, se conosce il marchio e lo stima, avrà anche vendite migliori.  Va capito chi si ha davanti e bisogna essere bravi a guidare il cliente verso il prodotto giusto per lui, il che significa anche una ottima conoscenza dei prodotti. In Italia ad esempio, i Demo Tour sono fondamentali, dove i clienti hanno l’opportunità di provare l’attrezzatura e parlare con gli esperti. Ultimo ma non meno importante, il supporto clienti. Per quanto riguarda Cabrinha, in passato, è stata spesso trascurata e oggi sto cercando di fare del mio meglio per risolvere i reclami, fornire pezzi di ricambio, rispondere alle perplessità e così via.

Per quanto riguarda i prodotti invece? Che cosa è più importante tra immagine, prestazioni e durata del prodotto?

Direi che esiste un equilibrio tra queste tre cose. Se ne manca una, hai un problema! Conosco marchi che hanno un’ottima immagine, ma mancano ad esempio nella qualità dei prodotti. Cabrinha è sul mercato da così tanto tempo grazie alla sua costanza ed equilibrio dei prodotti in ogni aspetto.

Bene, parliamo del futuro cosa ti aspetta o meglio cosa vorresti per il tuo domani?

Hmm, una domanda molto difficile… Fondamentalmente non mi dispiacerebbe continuare a fare quello che faccio adesso! Sono nell’industria che ho scelto e che amo. Se troveremo posti adeguati, non escludo la possibilità di aprire altre scuole di kite. Vorrei anche girare più sulle onde, sono uscito in flat per tantissimi anni, adesso ho bisogno di nuove sfide.

Quindi vedi più potenziale nel mondo delle scuole piuttosto che nell’importazione di materiali?

Credo sia un 50-50, visto il discorso Olimpiadi non sottovaluterei il potenziale di crescita del mercato, questa è la ragione per cui sto cercando di portare avanti entrambe le cose nel migliore dei modi, è tutta questione di organizzazione!

Riuscirai a dedicare un po’ di tempo al riding ogni tanto?

Sicuramente troverò il modo! Credo che rispetto a prima, la differenza sia che ora sono un po’ più selettivo. Prima uscivo in qualunque condizione, in quanto ogni occasione era buona per tenersi in forma ed essere pronto a qualunque tipo di vento e di condizione marina.

Amo ancora qualunque aspetto del kite, che si tratti di flat, di onde o dei kickers, che sono ancora i miei preferiti!

Ultima domanda, hai un consiglio da dare ai giovani imprenditori, anche non appartenenti al nostro mondo?

Sicuramente essere preparati! Devi conoscere tutto di ciò che fai. Infatti una delle mie fortune  quando ho preso l’importazione di Cabrinha è stata conoscere alla perfezione ogni tavola, ogni kite ogni cucitura di tutta la linea, questo è stato fondamentale per riuscire a comunicare bene con il cliente.

Potrebbe interessarti anche

Commenti

edicola digitale