Float FIt. Allenamento differenziato, prima parte

Pensi che un allenamento diverso dal solito non sarebbe utile per corre? Stai sbagliando

07/02/2018
scritto da Marco Melloni

Volendo fare il figo potrei dare di me stesso la definizione che Yvon Chouinard (fondatore di Patagonia) diede di sé, riferendosi alle sue prestazioni in campo sportivo e al suo approccio multidisciplinare: “sono uno da 80%, ho l’obiettivo di raggiungere un buon livello, ma di fare qualsiasi cosa“.

L’ho detto, sarebbe un paragone incredibilmente azzardato. Yvon, oltre ad essere un imprenditore illuminato è stato uno sportivo, soprattutto nel campo dell’alpinismo, di livello altissimo.

Voglio solo attirare la vostra attenzione e dire che personalmente non sono mai stato un atleta, non ho mai fatto agonismo, ma ho fatto sport fin da bambino e di discipline ne ho provate tante: dall’atletica al tennis, dal nuoto allo sci, dal free climbing, al calcio, dal body building al windsurf, dallo snowboard al running…

e di una cosa mi sono convinto:

  • che qualsiasi attività sportiva sia valida e fondamentale per una vita sana
  • che qualsiasi attività sportiva sia incompleta nella preparazione fisica della stessa

Allenamento differenziato o Multidisciplinarietà

Questo è diventato il mantra del mio approccio allo sport.

Negli ultimi anni pratico maggiormente gli sport di montagna ma abitando in città mi alleno facendo running, nuoto e pesi.

Mi sono accorto però che i migliori risultati li ottengo alternando un’attività ad un’altra. Infatti se eccedo nella corsa, perdo peso e massa muscolare, se faccio troppi pesi (allenamento anaerobico) non ho più fiato quando faccio movimento, se nuoto solamente perdo forza in certi distretti muscolari.

Alternando le tre discipline, quando poi nel weekend faccio attività sportiva differente, non mi trasformo in un atleta ma me la cavo egregiamente. Riesco a fare una scialpinistica, oppure un trail in quota, o sciare in freeride tutto il giorno, oppure raggiungere riva e tornare alla barca a 500m di distanza da terra. Insomma ne salto fuori.

Ogni attività allena settori muscolari diversi, la forza o la resistenza, l’equilibrio, la forza esplosiva, il fiato, la mobilità. A qualsiasi livello e a maggior ragione a livello agonistico, pensare (ad esempio) di allenarsi solo correndo per fare gare di Trail, è davvero ingenuo se non sbagliato.

Nuove esperienze

Un’altro aspetto della multidisciplinarietà è quello del provare nuove esperienze attive. C’è stato un periodo nell’adolescenza nel quale mi rifiutavo di fare trekking (che pure amavo) perché temevo mi si rimpicciolissero i bicipiti.

Ora la curiosità di provare nuove esperienze ha il sopravvento, tanto che se mi trovo in un villaggio turistico non rinuncio a fare risveglio muscolare con le pensionate in spiaggia o acqua-gym in piscina, e mi accorgo di averne giovamento.

L’ultima esperienza che ho fatto riguarda il Fitness.

Float Fit

Qualche giorno fa sono stato invitato in una piscina di Milano a fare Float Fit, una nuova disciplina nel campo del fitness, Fitness Galleggiante, disciplina che si pratica in acqua appunto.

In piscina, abbigliati con nuovissimi costumi e cuffie Michael Phelps abbiamo trovato dei “materassi” galleggianti rettangolari (Reax raft), legati negli angoli alle corsie del nuoto. L’allenamento consiste nel fare esercizi a corpo libero (senza l’uso di pesi o altro) a circuito, incalzati da un istruttore. Addominali, piegamenti sulle braccia, squat, sollevamenti alternati delle gambe, esercizi in isometria… Ma soprattutto tutti i movimenti finiscono per diventare esercizi di propriocezione.

Proprio così,

allenandosi su di un materasso galleggiante (questa sorta di tavola da sup semplificata) ogni movimento del corpo deve essere fatto in equilibrio, e viene fatto lavorare in continuazione tutto l’apparato neuro-muscolare, potenziando la muscolatura nel suo complesso. Il movimento sempre diverso dell’acqua e quindi del materasso, genera un’intensità e sollecitazione sempre diverse, costringendo ogni distretto muscolare a lavorare alla medesima intensità.

La gamma di esercizi che si possono svolgere è ampissima, pressoché infinita e ciò rende l’allenamento molto vario, migliorando la reattività muscolare e l’attività metabolica, riducendo di riflesso il rischio di infortuni.

Il movimento dei compagni di allenamento contribuisce a muovere imprevedibilmente il piano d’acqua, costringendo a continui bilanciamenti del proprio corpo, per questo l’allenamento risulta più vario, efficace e divertente, indicato anche per il recupero post trauma.

Ulteriore variazione di questa disciplina è il Float Piloga, allenamento più soft in cui vengono unite le caratteristiche dello Yoga e del Pilates, ma questo non l’ho provato.

Scoprirsi impreparati

Ed è così che anche questa volta, mentre all’ingresso in piscina pensavo: sto solo perdendo tempo, già faccio SUP e palestra, ho sia equilibrio che forza e resistenza.

All’uscita dalla vasca ero veramente provato e per i successivi 2 giorni il costato mi ha ricordato che anche lì esistono dei muscoli. Sparito il dolore alla successiva sessione di pesi in palestra sono però riuscito ad aumentare tutti i carichi di una piccola percentuale.

Morale

Allargate i vostri orizzonti, l’approccio multidisciplinare è la chiave per migliorare le proprie prestazioni e il proprio benessere fisico e mentale.

E se anche voi come me, avete a volte la presunzione di credere di essere allenati a tutto e che un allenamento non possa essere complementare alla vostra disciplina abituale, mettetevi alla prova in qualcosa di diverso, per esempio con il Float Fit.

Dove praticare Float Fit

Io ho fatto una lezione da 40 min alla piscina Colonna di Milano, che si affida ad un Team di coordinatori e istruttori professionisti qualificati Fin.

La piscina si trova in via Conservatorio 2, a Milano. Tel.: 02.36799791-92 – www.piscinacolonna.it

Si ringrazia Michael Phelps per l’attrezzatura fornita

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