Biomeccanica, la posizione delle tacchette

Parliamo di biomeccanica, di quanto sia fondamentale il suo approccio per una corretta postura e un esercizio eseguito al meglio.

19/03/2018
scritto da Alberto Fossati

Biomeccanica, vediamo cosa ci dice il nostro Giulio Galleschi, esperto di biomeccanica e di mental training. La stagione agonistica è iniziata ormai per tutti, qualcuno è partito con degli obiettivi ben definiti fin dalla prima parte della stagione, qualcun’altro rimane alla finestra, utilizzando questa parte di primavera per rifinire e metabolizzare gli allenamenti invernali: per tutti è possibile fare dei piccoli aggiustamenti meccanici. Questo è il periodo in cui si cerca, anche tecnicamente, di fare un check up per capire se tutto è a posto, se c’è qualcosa da cambiare o da regolare in base alle esigenze tecniche, atletiche o posturali.

Anche per quanto riguarda il posizionamento in sella e tutto ciò che ne consegue, come spesso abbiamo detto, è importante lavorarci sempre prima dell’inizio della stagione per dare al nostro organismo tempo e modo di “digerire e metabolizzare” i cambiamenti. In questo breve scritto trattiamo un argomento caro a molti, che stimola costantemente la curiosità: Ma le tacchette sono posizionate bene? Inizio subito sgretolando una convinzione comune: molti ciclisti, molti meccanici, e purtroppo ancora spesso molti tecnici continuano a utilizzare una tabella, oggi facilmente reperibile anche su Internet, che in base al numero di scarpa della persona (39, 40, 42, 46 ecc…) indica la distanza dalla parte più bassa della cleat alla punta della suola. Le critiche a questo sistema di regolazione sono molto semplici:

  • A parità di numero di scarpa, siamo proprio sicuri che modelli e marche diversi di calzature abbiamo la stessa lunghezza della suola a cui facciamo riferimento?
  • Tra due persone diverse, sempre a parità di numero di scarpa, siamo sicuri che “la struttura” del piede sia la medesima?
  • Vogliamo aggiungere: qualcuno pubblica dei tutorial, dove viene tracciata una linea che unisce il metatarso interno a quello esterno. Regola pericolosa, in particolare per chi, ha una sorta di disassamento (naturale) di questa zona del piede e, seguendo questa indicazione, rischia di pedalare in modo “MOLTO” scorretto, andando a sovraccaricare l’articolazione del piede e il ginocchio.

Cosa si intende per struttura del piede? Non molti sanno che la regolazione verticale della tacchetta, ossia la famosa distanza della quale parlavamo prima tra tacchetta-punta della scarpa, non deve essere basata, come detto, sul numero di calzatura; il baricentro della cleat (ogni tipo, marca e modello ha un riferimento) deve corrispondere al centro dell’asse del primo metatarso del piede. Per fare un check up di controllo empirico, ma abbastanza efficace, indossate la scarpa e, muovendo il piede, provate a percepire con la mano sulla tomaia il primo osso metatarsale, ossia “lo snodo” sulla base del vostro alluce, per farvi capire bene, che è abbastanza voluminoso. Mettete in corrispondenza di questo punto un piccolo adesivo, togliete quindi la scarpa e verificate se questo corrisponde al centro della tacchetta (per esempio per la Look Kéo, sulla parte esterna, sia destra che sinistra, troverete due piccole linee rialzate, per le SPD da MTB fate riferimento al centro delle due viti). Se c’è corrispondenza, anche se approssimativa, state pedalando con una regolazione verticale delle tacchette corretta, se invece questo riferimento è distante (intendo almeno 5 mm… sebbene per alcuni soggetti anche 2 mm creino importanti ripercussioni in termini funzionali), è il caso di muoversi quanto prima.

La tacchetta ha inoltre altre due importanti regolazioni che spesso vengono sottovalutate: una orizzontale che ci avvicina o allontana dal pedale, e una longitudinale che ha importanti implicazioni sull’allineamento tra la caviglia e il ginocchio. Questi due setup, credo, sia impossibile effettuarli “sul banco”, ma anzi è fondamentale riuscire a osservare il ciclista mentre pedala, poiché si deve di fatto assecondare l’aspetto funzionale e posturale soggettivo, perciò è davvero fondamentale che tali regolazioni siano eseguite da tecnici preparati e competenti.

La regolazione della tacchetta è veramente qualcosa di fondamentale, sia perché molti sovraccarichi articolari, tendinei o muscolari derivano da un errore in merito, sia perché è il terminale di spianta delle nostre leve principali, quindi una non ottimizzazione ha importanti ripercussioni sulla resa meccanica, e quindi sulla performance. Tutto ciò oggi è evidente anche grazie ai software di analisi di pedalata che evidenziano la differenza di qualità e quantità nei watt espressi.

Potete contattare Giulio Galleschi anche tramite il sito

sportevolution.eu

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