Bob Simmons, the “father” of modern surf boards

Vi presentiamo la nuova rubrica sulla storia del surf a cura di Giovanni Nepa. In questo primo episodio vi raccontiamo la storia del “padre” delle moderne tavole da surf, Bob Simmons.

09/01/2018
scritto da Michele Cicoria

Bentrovati amici appassionati di surf, in questa nuova rubrica dedicata alla storia e curata da Giovanni Nepa. Ingegnere Energetico e Nucleare laureato presso l’Università di Bologna, surfista ormai da 9 anni e con grande passione per le tavole e la storia del surf, Giovanni è cresciuto tra le gelide acque invernali dell’alto Adriatico, dove surfa più spesso, senza ovviamente privarsi di frequenti trasferte in costa ovest.
Sarà sua cura quindi di accompagnarci in un piccolo viaggio suddiviso in varie “pillole”, riguardanti le principali tappe della storia del surf e dei grandi maestri di tale disciplina: parleremo di atleti, shaper e personaggi che hanno segnato la storia di questo mondo.
E allora lasciamo spazio a Gio con la prima storia in questa nuova rubrica.

Giovanni Nepa nel suo home spot

Purtroppo al giorno d’oggi vi è una specie di disconnessione dalle tradizioni culturali del surf, le cause possono essere molteplici: l’industrializzazione e l’era commerciale, la decimazione dei nativi Hawaiani negli ultimi secoli, e la morte di Bob Simmons. Come primo appuntamento non potevamo non esordire con Bob Simmons (1919-1954), shaper e surfista morto alla giovane età di 35 anni, poco prima che il surf si espandesse a macchia d’olio con l’avvento delle prime tavole in foam e fibra di vetro, lungo le coste della California.
Bob ebbe un infanzia un po’ travagliata, alla tenera età di sedici anni gli fu diagnosticato un tumore nella caviglia sinistra, una volta rimosso egli fu costretto ad una lunga riabilitazione in bicicletta per rimettersi in sesto la gamba, ma disgraziatamente ebbe un incidente e si ruppe in maniera scomposta il gomito sinistro. I dottori furono costretti a bloccarglielo a 45°.
Simmons in ospedale fu spronato a praticare il surf per irrobustire il suo fisico ed egli rispose subito facendosi notare sulle line up della California, grazie alla sua tipica posa da goofyfooter a gambe quasi pari riuscì a svincolarsi dall’obbligo del fronte durante la II guerra mondiale, lavorando come macchinista in primis e successivamente come matematico per Douglas Aircraft.

In quei tempi circolavano sulle line up quasi esclusivamente tavole 10ft pesanti di circa 30kg! A Simmons non piacevano quelle tavole così pesanti e poco reattive, e quindi andò da Gard Chapin (patrigno di Mikey Dora) icona del surf californiano, per imparare le basi dell’hand shaping. Nel 1946 Bob si impadronì di un lungo trattato proveniente dall’MIT (Massachussets Institute of Tecnology) riguardante la progettazione degli scafi, quindi si mise subito all’opera per concretizzare, in una tavola che sarebbe dovuta essere funzionale e leggera, tutte le formule della fluidodinamica contenute nel trattato.
Nel 1949 egli riuscì a trasferire in una tavola la vastissima teoria matematica contenuta in tal trattato, sfornando quindi la tavola che sarebbe passata alla storia: nose rotondo, due linee parallele che si andavano a congiungere in un largo square tail, bordi disegnati seguendo la teoria delle “ali” usata in aeronautica, doppia pinna sul bottom della tavola che avrebbe dovuto lavorare sulla parete dell’onda accoppiata ai rails.
Sfruttando quindi il template classico dell’alaia Bob riuscì a creare una tavola di “moderna” generazione dotata di due pinne e di rails che dovevano lavorare in simbiosi, il “simmons spoon” sì verificò molto veloce e manovrabile rispetto alle altre tavole presenti all’epoca grazie anche alla presenza della concavità presente sul bottom della tavola. Si presentava larga circa 24 pollici e lunga un centinaio di pollici.
Simmons fu il primo shaper a produrre una tavola con due pinne, a sperimentare la fibra di vetro per conferire leggerezza alla tavola, sperimentare i concave, mentre tanti shaper producevano e sognavano  tavole dalla forma di giavellotti, lance o razzi, tutto nel nome della velocità, egli riuscì ad arrivare alla verità grazie allo studio delle equazioni matematiche, della forza e della fisica delle onde oceaniche rapportate al corpo umano e al suo peso.

La sua creazione fu talmente famosa che tanti shaper dell’epoca compreso Dale Velzy, a Malibu, usarono le “features” introdotte da Simmons nelle loro tavole, le antenate dei longboard moderni. Nel frattempo Simmons non si era guadagnato una buona reputazione nelle zone di Malibu e dintorni, trasandato, presuntuoso e spesso sgradevole decise dopo alcuni battibecchi di andare alle Hawaii, dove fu il primo turista surfista ad affittare una casa nelle sette miglia di miracolo: la North Shore di Oahu, ivi si accorse che le sue tavole dai larghi tail non erano idonee alle potenti onde dell’isola.
Il 26 settembre del ‘54 Bob Simmons morì a soli 35 anni, durante una mareggiata di circa 8 piedi, sulla famosa spiaggia di Windandsea, venne colpito in testa dalla sua stessa tavola e annegò.
Simmons fù introdotto nella International surfing hall of fame nel ’66.
In conclusione, Simmons fu il primo shaper a trasferire una grandissima conoscenza matematica ad una tavola da surf fluidodinamicamente progettata per essere funzionale, dalla quale presero spunto i più grandi shaper al fine di introdurre tutte queste features nelle loro tavole, si può dire che Bob sia stato il “padre” delle moderne tavole da surf.
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Giovanni Nepa

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