Rotor UNO

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Rotor UNO

L'abbiamo presentata lo scorso mese di Maggio durante il suo primo ingresso ufficiale nel mondo del ciclismo, oggi la trasmissione UNO di Rotor è realtà. Fuori dagli schemi, la nuova trasmissione di Rotor adotta un sistema idraulico simile a quello delle automobili.

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In realtà avevamo fatto un’anticipazione del nuovo nato di casa Rotor, sul numero di 4granfondo del Maggio scorso, gruppo provato in Spagna, nei dintorni di Madrid: ecco la versione definitiva del Rotor Uno. Nell’era dell’elettronica e dei freni a disco,ecco la proposta idraulica del marchio iberico, non una semplice trasmissione, ma un pacchetto completo per la bicicletta. UNOHYstep ( Hydraulic Smart, Technology applied, EU Product, Precision) supporta i freni a disco e il sistema caliper (anche quest’ultimo con azionamento idraulico) ed è sviluppato in collaborazione con i tedeschi di Magura.

Rotor Uno entra ufficialmente nel catalogo Rotor dopo più di sei anni di ricerca e sviluppo. Uno è un gruppo che apre una nuova piattaforma produttiva ma è anche un’inedita direzione del mercato con un approccio totalmente differente dalle soluzioni meccaniche (con cavo)ed elettroniche. Entriamo nello specifico: la parte dedicata alla trasmissione UNO si basa sul sistema idraulico chiuso (muove il liquido interno in una sola direzione, come quello delle auto).

Questo protocollo necessita di una manutenzione ridotta al minimo, praticamente esente da interventi, se non quelli di settaggio iniziale. Passando alla porzione che interessa l’impianto frenante, disponibile a disco oppure con caliper, è stata sviluppata con la collaborazione di Magura, non solo permettendo agli spagnoli di accelerare un processo produttivo con margini di errore ridotti, ma anche di sfruttare appieno l’esperienza dei tecnici Magura nel campo dell’idraulica applicata ai sistemi frenanti a disco, dedicati al ciclismo.

Rotor UNO HYstep, oltre a sfoggiare un design minimale, efficace nell’ergonomia e allo stesso tempo poco invasivo in considerazione della categoria di cui fa parte, nasce per essere semplice nel montaggio, leggero (1.609 grammi per il pacchetto versione disc, guarnitura esclusa), facilmente interfacciabile e azionabile. Partiamo dagli shifter e dalle leve del freno, le prime in alluminio 6066T6, le seconde in fibra di carbonio, entrambe ergonomiche e dal peso contenuto, con meccanismi interni in alluminio e acciaio lavorati al cnc.

I manettini hanno un design voluminoso ma ergonomico e votato alla comodità. Da qui partono le guaine freno con sezioni tradizionali e quelle della trasmissione che hanno il diametro di un cavo tipico dei sistemi elettronici. Quest’ultima soluzione permette di contenere peso e volume del liquido interno, rendendolo immune dagli sbalzi di temperatura e di pressione atmosferica (dettaglio di primaria importanza per il settore road). Spostiamoci ora a considerare il bilanciere posteriore e il deragliatore, ambedue controllati da un insieme di micro componenti paragonabili a quelli degli orologi, una sorta di selettore del cambio che, come tradizione Rotor (così come la totalità dei meccanismi delle leve dedicate a trasmissione e freno), è progettato e prodotto totalmente all’interno della fabbrica spagnola di Madrid.

Il sistema che permette la cambiata di deragliatore e cage posteriore non è collocato nei manettini, bensì nei terminali. Una serie di viti a brugola permette alla trasmissione posteriore, in combinazione con la leva, di far scendere la catena pignone per pignone, con scatti singoli, mentre la salita è personalizzabile, con ascesa fino a quattro pignoni mediante un singolo gesto.

Il sistema interno di precisione evita di far scendere o salire la catena quando il corridore non aziona completamente lo shifter, quello che in gergo si chiama “il mezzo scatto”, soluzione presente invece per il deragliatore: in caso di incrocio la catena non tocca sulle pareti della gabbia anteriore. La parte posteriore del bilanciere è sede di una piccola leva, una specie di “reset”, che assicura il funzionamento in caso di incidente o rottura, bloccando/ sbloccando la catena tramite spostamento manuale del bilanciere, e posizionandola sul pignone maggiormente adatto alla situazione.

L’azionamento del deragliatore prevede più azioni sulla leva per la discesa della catena, in modo da personalizzare la cambiata, mentre è immediata la risalita verso il plateau maggiore, con un unico gesto.

Il cambio, presente in una sola versione, arriva a supportare pignoni fino a 30 denti. Terminiamo la sua descrizione con i pignoni, Rotor home made, prodotti con piattaforma Shimano, superleggeri e ricavati dal pieno, gradevoli anche per loro soluzione estetica: a oggi è disponibile una cassetta con scala 11/28, divisa in 2 blocchi, il primo in acciaio, l’ultimo in alluminio ( ultimi due pignoni verso l’alto) dal peso di soli 135 gr ed acquistabile separatamente.

La catena è sviluppata in collaborazione con KMC su specifiche Rotor, presente nel pacchetto con un’accattivante colorazione rosso/nera.

L’impianto frenante è presente con soluzione disc brake, con pinze e dischi Magura UNO, direct mount e flat mount, oppure caliper, questi ultimi sempre con funzionamento idraulico e che riprendono in parte il disegno (nella versione dedicata UNO sono presenti dei dettagli di nuova concezione) dei freni usati dagli atleti del Team Garmin sulle Cervélo P5, modificati  e ottimizzati per essere utilizzati con cerchi aventi larghezze diverse di ultima generazione.

Come chiosa della nostra presentazione vogliamo mettere in luce solo alcune cifre, piccole curiosità che danno l’idea delle reali dimensioni di Rotor: nel 2015 il brand ha utilizzato 202 tonnellate di materiale per la costruzione dei propri componenti, per un totale di oltre 1.300.000 pezzi; l’azienda è in grado di riciclare fino all’85% dei derivati dalle lavorazioni con i macchinari a controllo numerico.

http://rotorbike.com/it/

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