Cos’è un Medicane o TLC, Tropical Like Cyclone?

Alla scoperta dei vortici di bassa pressione che tanto somigliano agli uragani, sempre più frequenti in Mediterraneo e in grado di causare forte maltempo, venti eccezionali e… onde epiche!

19/09/2018
scritto da Michele Cicoria

In queste ore un cluster temporalesco (insieme di temporali uniti “a grappolo”) sta interessando il medio Tirreno ed evolverà in una struttura di bassa pressione isolata, pronta forse a formare quella classica nube a spirale tanto famosa quanto temuta…il ciclone mediterraneo di tipo tropicale.
Ma di cosa si tratta? Quali le differenze dai famosi uragani come il recente Florence? Cosa sappiamo della loro surfabilità?
Ok, cerchiamo di fare il punto della situazione su questo tipo di fenomeni pericolosi e di grande interesse, molto attuali e oggetto di studio ma spesso confusi con altri fenomeni meteorologici. Un chiarimento questo, più che dovuto, poichè la frequenza di tali strutture di bassa pressione, specie in un mare chiuso e sempre più caldo come il Mediterraneo, è in costante aumento.

“VEGA”, il ciclone tropicale mediterraneo formatosi a sud della Sicilia il 7 novembre 2014

Cos’è un TLC o Medicane?
I Cicloni Mediterranei di tipo Tropicale TLC, noti anche come Medicanes (contrazione di Mediterranean Hurricanes) sono cicloni che si formano nel mar Mediterraneo, aventi caratteristiche simili a quelle di un ciclone tropicale come ad esempio la presenza di un “occhio”, il piccolo cerchio senza nubi attorno al quale si avvitano a spirale e in senso anti-orario imponenti nuvole. Questi sistemi di bassa pressione sono caratterizzati da un “cuore caldo”, nascono da condizioni di aria calda e umida in superficie e al loro interno si formano numerosi temporali anche forti.
Il Medicane porta con se piogge torrenziali, forti venti ed un rapido calo della pressione al centro (nel suo occhio ben visibile dal satellite). Il loro nome deriva dalla somiglianza, dal punto di vista estetico, fra queste tempeste e quelle che si scatenano ai tropici (cicloni tropicali, che a volte crescono d’intensità fino ad evolvere in uragano).
Tuttavia definire il TLC o Medicane “Uragano” risulta scorretto, principalmente per due motivi: primo gli uragani ai tropici sono molto più grandi, secondo questi sono molto più intensi e distruttivi. La valutazione dell’intensità avviene seguendo la scala Saffir-Simpson, che classifica questi vortici in base al vento. Ad esempio, per avere un uragano di categoria base (Cat. 1) gli anemometri devono registrare venti di almeno 64 nodi, ossia 119 Km/h.

Scala di classificazione Saffir-Simpson

Dal punto di vista morfologico i TLC (Tropical Like Cyclones ovvero Cicloni di tipo Tropicale) sono in tutto e per tutto simili a quelli delle zone tropicali. Si caratterizzano per una struttura a spirale delle nubi con occhio molto ben delineato e persistente, circondato da una muraglia di nuvole sviluppate molto verticalmente.
Il vento al loro interno supera, almeno in prossimità dell’occhio, i 135 km/h e le violente piogge sono spesso persistenti e di intensità eccezionale durante i rovesci e temporali (fino ed oltre i 500 mm/h). Il diametro massimo dei Medicanes è di 200-400 km, decisamente più piccoli degli uragani, mentre la loro durata varia molto ma in genere è limitata ad 1 o 2 giorni.

La situazione alle ore 12:00 del 19 settembre 2018, vista dal satellite NASA, evidenzia chiaramente la struttura temporalesca di bassa pressione sul Tirreno

Come si formano i Medicanes?
I TLC sono normali perturbazioni che, sopra le calde acque del Mediterraneo, si trasformano e cominciano a comportarsi quasi come un vero e proprio ciclone tropicale. In particolare spesso si forma un occhio centrale, cioè una zona, nel mezzo della tempesta, praticamente sgombra da nubi, proprio come si osserva negli uragani. La loro origine, come quella degli uragani tropicali, è da ricercarsi nell’eccesso di energia termica accumulata sopra il mare (in questo caso il mar Mediterraneo). Tale energia viene trasformata rapidamente in energia cinetica, ovvero in un intenso moto vorticoso dell’aria, che si avvita in senso anti-orario.
Gli ingredienti principali per assistere alla nascita dei Medicanes sono:
– una temperatura del mare in superficie elevata (26°C circa, a volte anche meno in particolari condizioni)
– un flusso zonale debole in assenza di un campo di alta pressione (vedi ad esempio la situazione di questi giorni, senza un flusso teso con venti attivi, i quali per lo più sono deboli, ma allo stesso tempo non ci troviamo in condizioni anticicloniche)
formazione di un’area di convergenza nei bassi strati che determini la nascita di moti ascensionali e quindi di una piccola depressione al suolo (nei mari italiani gioca un ruolo chiave l’orografica complessa con isole, stretti e golfi, i quali deviano e canalizzano i venti).

Il periodo dell’anno in cui c’è maggiore probabilità di formazione dei TLC è quello in cui la temperatura superficiale del mar Mediterraneo risulta più alta, dunque normalmente tra agosto e settembre; tuttavia i Medicanes possono formarsi anche da luglio fino a gennaio, se presenti altre condizioni favorevoli.

In questi giorni la temperatura in superficie sul Mediterraneo risulta prossima o superiore ai 26°C su gran parte dei bacini centro-meridionali. Dati: Copernicus | INGV

Le principali fasi di sviluppo di un ciclone mediterraneo
Non sono facilmente schematizzabili le fasi di sviluppo di un TLC, proviamo comunque ad elencarne alcune peculiarità.
Si crea un’onda termica, con un settore caldo ben definito localizzato a sud-est della depressione al suolo; i venti sono ancora deboli. Non appena il processo convettivo ha inizio, l’aria calda ed umida viene aspirata verso l’alto, i venti iniziano ad intensificarsi attorno al minimo di bassa pressione al suolo. Non appena il ciclone comincia a svilupparsi ed accrescersi si crea un “cuore” (l’occhio) con aria calda e più secca di quella circostante; in questa fase i venti raggiungono la loro massima intensità. Dopo circa 37 ore dalla formazione del ciclone al suolo il “cuore” ha temperature di 6-8 °C superiori a quella dell’aria fredda circostante, che di solito si trova nel settore nordoccidentale del TLC; a questo punto inizia la sua fase di indebolimento.

Un ciclone tropicale mediterraneo recente e ben definito è stato “VEGA“, formatosi a sud della Sicilia, tra Lampedusa e Malta, il 7/11/2014 (prima immagine ad inizio articolo). In questo caso è stato possibile osservare la formazione del Medicane VEGA tramite analisi dei dati satellitari trasmessi a terra, i quali hanno fornito informazioni utili riguardo la sua genesi. Il nome Vega è stato dato in riconoscimento alla sezione della Protezione Civile nella quale prestava servizio il primo osservatore.

 

 

SURF e Cicloni di tipo tropicale: perchè danno vita a mareggiate con onde di ottima qualità?
Ricordate la tappa del campionato mondiale di longboard programmata a Levanto nel novembre 2011? Due fatti restano chiari su quel periodo:
1) la piatta eccezionale durante waiting period, notoriamente tra i più favorevoli dell’anno per il mare nostrum (1o – 20 novembre)
2) la mareggiata di eccezionale qualità generatasi sul mar Ligure l’8 novembre 2011, pochi giorni dopo la tremenda alluvione di Genova. Responsabile della mareggiata eccezionale è stato Rolf, il primo TLC della storia a cui è stato assegnato un nome dal centro meteorologico tedesco. Gli effetti di Rolf, il cui swell ha raggiunto la Liguria 2 giorni prima dell’inizio del waiting period del mondiale ASP, li possiamo ammirare tutti nel video qui sopra del surfer francese Edouard Delpero, fortunatamente accorso a Levanto con qualche giorno di anticipo.

Tornando a noi, i Tropical Like Cyclone, quando si formano con sufficiente intensità, danno origine a swell di eccezionale qualità. Ecco i principali motivi:
– Il vento insiste, con intensità eccezionale per il mediterraneo (spesso anche superiore a 100 km/h) per circa 24 ore o più, interessando un’area di fetch quasi costante. Questo perchè il TLC si muove in modo più lento rispetto ad una classica perturbazione atlantica guidata dal flusso occidentale.
– la forma del ciclone garantisce vento forte al largo ma allo stesso tempo debole e spesso off-shore sottocosta, proprio perchè il TLC è una struttura chiusa e isolata, attorno alla quale le raffiche si avvitano.
– la mareggiata di estrema intensità, generata seppur su fetch non ai massimi livelli per il mediterraneo (il TLC si sposta interessando un’area più ampia, ma tuttavia difficilmente supera un raggio di 400 km di superficie), riesce a propagarsi lontano dal luogo d’origine viaggiando fuori fetch, distendendosi e migliorando sensibilmente la sua qualità e potenza.

Ci sarebbe molto altro da dire su questi fenomeni affascinanti quanto distruttivi, che vanno temuti al momento del landfall (ossia se e quando raggiungono la costa) ma che allo stesso tempo offrono spunti molto interessanti, non solo in termini di onde. Per oggi direi di avervi annoiato troppo, vi lascio alle immagini del vento previsto al suolo (modello ECMWF, grafica Windy.com), altezza significativa dell’onda e periodo dell’onda previsti dal modello ARPAL per le primissime ore di Sabato 22 settembre 2018.
Ancora non è certo che tale bassa pressione si trasformi in TLC, probabilmente non sarà così… ma se davvero ciò dovesse accadere, e se il sottoscritto avesse il potere di nominare tale depressione…bè allora la chiamerei GRETA!
Il motivo ve lo spiego nella prossima puntata.

Sul Mediterraneo la situazione meteo si sta sbloccando anche nel lungo termine, stay tuned!
#FollowTheSwell

 

 

 

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