Dipendenza da sport: da grande passione a patalogia

06/06/2016
scritto da Valentina Bonfanti

Come ben sappiamo, dieci minuti al giorno di attività fisica regolare migliorano l’umore, riducono il rischio di depressione, abbassano i livelli d’ansia, scaricano la rabbia e alleviano i dolori fisici. Facendoci sentire anche più soddisfatti e sicuri. Può capitare però che il fitness inizi a diventare un pensiero costante.

Infatti, sempre più conosciuto e promosso come metodo naturale di supporto alla salute, sia in termini di prevenzione che di intervento per ridurre numerose problematiche fisiche, psicologiche e sociali, lo sport può anche diventare un’ossessione dannosa per la salute stessa. A dimostrazione di quanto detto, ci sono numerosi casi di quella che viene definita comunemente come “dipendenza dallo sport”.

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Il problema si presenta quando il raggiungimento di determinati obiettivi, che siano essi di performance o estetici, diventano un pensiero costante, fino a prendere il sopravvento su tutte le altre attività. La “patologia” non è da ricercare nella quantità di tempo che si dedica allo sport, ma nell’attitudine mentale con sui ci si approccia al proprio allenamento.

Molti studi hanno cercato di stabilire quali meccanismi neurobiologici sono implicati nella trasformazione dello sport da farmaco naturale a droga in grado di produrre piacere, con veri e propri sintomi di astinenza fisica. Quello che sembra chiaro è la grande capacità dello sport di attivare la disponibilità della “dopamina” e delle cosiddette “beta-endorfine”, sostanze chimiche endogene del cervello dall’effetto simile agli oppioidi esogeni, come eroina e morfina. L’ipotesi conseguente è che lo sport, soprattutto quello aerobico, può attivare la dipendenza in virtù della sua capacità di sostenere l’alta disponibilità di queste sostanze di cui il cervello legge l’assenza attraverso i sintomi dell’astinenza.

Inoltre, anche le statistiche in merito sono ancora poche, ma uno studio epidemiologico condotto nel 2011 e pubblicato su Psychology of Sport and Exercise parla di uno 0,5% (di sport-dipendenti) sul totale della popolazione adulta, spesso sovrapposta alla percentuale di altre dipendenze come quelle da fumo di sigaretta, alcol, sostanze stupefacenti ma anche gioco d’azzardo, sesso o shopping.

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Ma non solo: un recente studio della “University of Southern Denmark” di Odense (Danimarca) ha evidenziato che la dipendenza dall’esercizio fisico è caratterizzata da un alto quantitativo di esercizio durante la settimana, e da una necessità morbosa di praticare sport durante il weekend,  portando in secondo piano tutti gli altri settori della vita. Si tratta soprattutto di sport individuali, generalmente prevalgono la corsa e le attività di palestra.

Lo studio è stato condotto su 274 uomini tra i 16 e i 39 anni (98 giocatori di calcio e 176 praticanti fitness). Le differenze maggiori sono legate al tipo di sport praticato: mentre in quelli individuali si può parlare di una vera e propria dipendenza, nel calcio apparentemente non lo è poiché la motivazione all’esercizio fisico è correlata al piacere di giocare in squadra, alla competizione e all’agonismo. Nelle attività individuali, invece, come motivazioni prevalgono l’interesse per la forma fisica, l’attenzione al peso e le idee legate al mantenimento di un buono stato di salute.

L’ultima revisione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali dell’Apa (American psychiatric association), il “Dsm-5”, la classifica tra le dipendenze patologiche. In questi casi è importante rivolgersi a professionisti, psichiatri e psicoanalisti, che con la psicoterapia e se necessario con i farmaci, possono aiutare a rendere il rapporto con l’attività fisica meno rigido, il pensiero più flessibile e quindi ad armonizzare il fitness con la vita quotidiana.

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La Repubblica ha elencato gli 11  indicatori di una dipendenza da attività fisica.

1. Superare regolarmente il limite pianificato in termini di tempo e di fatica senza riuscire a controllarlo.

2. Non prendersi sufficienti periodi di riposo, cura o recupero in caso di tendiniti, danni da sovraccarico o traumi.

3. Provare senso di colpa quando non ci si allena.

4. Aumentare progressivamente la frequenza e la durata degli esercizi giorno dopo giorno.

5. Sviluppare una “tolleranza”, ovvero avere bisogno di sempre maggiore attività per sentire i primi benefici, come accade nelle dipendenze vere e proprie (da sostanze, gioco d’azzado, videogiochi, alcol).

6. Sintomi d’astinenza con agitazione, stanchezza e tensione quando non ci si allena.

7. Overdose ovvero esercitarsi più del previsto anche in presenza di malesseri e dolori fisici da sovraccarico.

8. Perdita del controllo con difficoltà a valutare la giusta durata e l’intensità dell’esercizio fisico.

9. Dipendenza psichica. Dedicare allo sport, sia di giorno che di notte, una quantità di tempo tale da farlo interferire con tutte le altre attività.

10. Ridurre tutti gli impegni sociali che non siano correlati all’attività fisica: cambiare i progetti (comprese le vacanze), entrare in ritardo o uscire in anticipo dal lavoro, dall’università, da scuola.

11. Avere un’alimentazione finalizzata esclusivamente all’allenamento, con uso di integratori e talvolta farmaci senza il controllo medico, all’insegna di un pericoloso fai-da-te.

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