Discesa dal Chacaltaya Bolivia

28/08/2014
scritto da Marco Melloni
testo di: Dino Bonelli
foto di: Danilo Rubini

Atterrare ai 4200 metri di altitudine di La Paz, la simpa tica capitale della Bolivia, è sempre un adattarsi ad una quota innaturale per i più. Seguendo il consiglio di due grandi runner ed amici quali lo svizzero Marco Gazzola e Nico Va lsesia, due giorni dopo l’arrivo in Bolivia, mi faccio portare in macchina fino all’ex stazione sciistica di Chacaltaya che dista appena 25 km dalla pa rte alta della capitale.

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Chacaltaya non è altro che uno slargo ghiaioso con un paio di casupole in pietra e legno, di cui una adibita a ricovero e bar e l’altra, rossa, brendizzata a mano Coca Cola, con un cavo intrecciato che entra da una parete ed esce da un’altra, che fungeva da sala macchine dell’unico ski lift della stazione sciistica più alta al mondo ormai chiusa da qualche anno.

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Risalendo a piedi dai 5300 mt del parcheggio antistante le due casupole, in direzione cima Chacaltaya (5398mt), si
incontra un cartello del Club Andino Boliviano che data queste strutture al 1939. Sotto, una larga e lunga conca innevata lascia ad intendere quelle che furono le piste da sci.

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C’è nebbia, fa freddo, nevischia pure. Dalla cima, come da programma suggerito dagli amici ultra-maratoneti, inizio la mia corsa verso La Paz. Un primo tratto completamente innevato, poi, all’altezza di un cartello di benvenuto nella stazione sciistica, in qualche modo sopravvissuto alle intemperie, mi immetto nella careggiata sterrata da dove siamo arrivati.

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La strada, incastonata tra rocce ricche di ferro, è a strapiombo nel nulla e sorvola piccoli laghetti andini. Le gambe girano a meraviglia ma la quota si sente anche in discesa.

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Ogni tanto, dove la strada si attorciglia in un susseguirsi di tornanti, prendo alcune scorciatoie che scendono al dritto giù per insidiosi ghiaioni. Mi godo un silenzio piacevolmente disturbato dallo scricchiolio delle rocce che rotolano a valle sotto i miei piedi, mi godo il panorama che, ora libero dalla nebbia, si perde all’infinito.

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A quote più basse, altre piccole deviazioni dalla carretera principale mi portano a correre tra i lama e gli alpaca che pascolano indisturbati, e ora anche incuriositi dalla mia presenza, sotto un tiepido sole che finalmente fa capolino tra le nuvole.

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L’ingresso nel centro abitato di El Alto, quartiere periferico settentrionale di La Paz che ospita anche l’aeroporto, è il dichiarato arrivo della mia corsa. 25km quasi tutti di discesa con 1200 metri di dislivello negativo. Una corsa di acclimatamento fisico e rilassamento mentale. Una venditrice di coca mi propone le sue foglie verdi da masticare o da usare in infusione, l’energetico naturale con cui i local ovviano agli scompensi della quota.

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