Come sta cambiando il Cross Country

Questo articolo è stato ispirato dalle ultime stagioni di Coppa del Mondo Cross Country, in particolare l’ultima, che ha vissuto l’annata perfetta di Nino Schurter – vincitore in ogni tappa oltre alla conquista del titolo iridato – e l’affermazione definitiva di una nuova generazione di mountain bike.

05/01/2018
scritto da Cristiano Guarco

Cambiano i tracciati XC

Jordan Sarrou vola con la sua BH Lynx XC a Lenzerheide - foto: Bartek Wolinski/Red Bull Content Pool

Jordan Sarrou vola con la sua BH Lynx XC a Lenzerheide – foto: Bartek Wolinski/Red Bull Content Pool

Basta riavvolgere il nastro del tempo sino a quasi dieci anni fa, impostando la data d’arrivo della nostra ideale time machine ai Mondiali di Camberra (Australia) 2009. Anche se alcuni dei protagonisti sono gli stessi dell’ultima stagione 2017, si nota subito una cosa, il tempo di gara, di poco superiore alle due ore. Il fattore tempo ritorna anche quando si analizzano i distacchi, che appaiono molto più ampi rispetto a quelli a cui ci siamo ormai abituati. Gli amanti del ciclismo off-road inteso come “lacrime, sudore e fango” saranno stati soddisfatti, meno tutti gli altri, tra cui il pubblico di appassionati al limite della noia per un format che non aveva molto da offrire in termini d’intrattenimento. La bagarre tra i protagonisti principali era limitata a poche frazioni di gara, con molti atleti che facevano competizione a sé sino alla finish line. Un vero peccato quando nel cross country manca la lotta fianco a fianco o, ancora meglio, gomito a gomito.

Nino Schurter insegue Manuel Fumic a Mont-Sainte Anne - foto: Bartek Wolinski/Red Bull Content Pool

Nino Schurter insegue Manuel Fumic a Mont-Sainte Anne – foto: Bartek Wolinski/Red Bull Content Pool

Per fortuna quelli che sono altrimenti i “poteri forti” sono venuti in soccorso e, con una mossa saggia (col senno di poi) hanno iniziato a cambiare questo sport, e a cascata le bici da XC. Ma quali sono i pilastri portanti di questo cambiamento? In primo luogo, anelli più corti da ripetere per più volte, per un tempo totale di gara comunque inferiore rispetto a prima. Tutto ciò si traduce banalmente in maggiori possibilità per i fan di vedere i propri atleti preferiti più volte durante la competizione, che è diventata più emozionante e coinvolgente.
Il secondo pilastro portante riguarda la progettazione di tracciati più impegnativi dal punto di vista tecnico, con salite più corte e ripide, in modo da richiedere grande potenza. Anche le discese sono più ripide e sfidanti, facendo contenti sia gli interpreti sia gli spettatori.

Specialized S-Works Epic del 2009

Specialized S-Works Epic del 2009

L’evoluzione delle bici da cross country è un chiaro esempio di come l’industria ciclistica, quando vuole, sa fare le cose nel modo giusto.

Specialized Epic Pro Carbon, la più recente versione dell'iconica biammortizzata per xc/marathon

Specialized Epic Pro Carbon, la più recente versione dell’iconica biammortizzata per xc/marathon

Gli atleti di livello internazionale si sono adattati abbastanza rapidamente, in fondo per loro è importante gareggiare l’uno contro l’altro, indipendentemente dal palcoscenico. È sorto però un problema, non di poca portata, a proposito delle bici, non proprio adatte al nuovo trend imposto dall’UCI. Chi segue e pratica le MTB da anni, sia in ambito puramente ludico sia in quello agonistico come spettatore o racer, si ricorderà facilmente delle cross country di una decina d’anni fa: ruote da 26”, geometrie tiratissime con angolo sterzo verticale, attacchi lunghi accoppiati a manubri piatti e stretti… a pensarci adesso, viene da rabbrividire al solo pensiero di come si faceva a usarle! In un percorso moderno, una bici del genere è sicuramente troppo in tutto: nervosa, impietosa, ingestibile. Nel complesso, non era più all’altezza del compito a cui era preposta.

Le bici dovevano cambiare, vediamo come sono diventate…

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