George Greenough: shaper, filmmaker e pioniere del mat-surf

Solitario e altruista, cresciuto tra kneeboard e mat-surf diede sfogo alla sua creatività attraverso lo shaping, per poi specializzarsi in riprese dall’acqua con la prima videocamera impermeabile del peso di 14 kg: George Greenough è il protagonista del quinto appuntamento con la storia del surf, rubrica a cura di Giovanni Nepa.

07/02/2018
scritto da Michele Cicoria

Rubrica sulla storia e i personaggi influenti del surf, a cura di Giovanni Nepa
Ben ritrovati amici surfisti e non con l’appuntamento settimanale sulla storia del surf! Stavolta di mercoledì, poiché lunedì, ovvero il giorno che dedico alla scrittura di codesto articolo, più precisamente verso sera, sono stato colto da un bruttissimo mal di schiena: uno di quei mal di schiena che oserei definire “infame” poiché causa una sensazione di rigidezza estrema… sarà l’artrosi che avanza… speriamo di no! E quindi buttiamoci in questo nuovo appuntamento, oggi è il turno di George Greenough.
Nato nel 1941, in una ricca famiglia di Santa Barbara, discendente diretto del famoso scultore Horatio Greenough, artista che scolpì la statua di George Washington, nel Campidoglio, situato a Washington DC, George alla tenera età di 10 anni dovette andare sotto i ferri per problemi cardiaci; così subì un intervento chirurgico a cuore aperto, ciò lo allontanò dagli altri bambini e quindi, racchiuso in sé stesso, si dedicò molto profondamente all’oceano.
Ebbe una breve esperienza come surfista “in piedi” sulla tavola, infatti a metà anni 50 cominciò a dedicarsi completamente al kneeboarding e al mat-riding, poiché gli piaceva stare il più vicino possibile alla superficie dell’acqua; durante il periodo delle scuole superiori costruì delle kneeboard in balsa, e presto aggiunse nel bottom di esse una pinna, che era stretta e sfilata, il cui outline derivava dallo studio della coda dei tonni.

George venne descritto come un ragazzo dalla faccia magra, dalle spalle strette e con un fisico longilineo, sempre in giro senza né scarpe né t-shirt, con un paio di pantaloni Levi’s fermati sull’esile vita da una corda; un ragazzo dai capelli biondi, rovinati dalla salsedine e resi ormai simili alla paglia; con questo outfit Greenough intraprendeva frequenti viaggi in Australia, dove conobbe e diventò amico di Bob Mctavish e Nat young.
George quindi diede vita ad un kneeboard flessibile, interamente composto da fibra di vetro sulla superficie dove venivano appoggiate le ginocchia, sul nose e sul tail invece era presente il pane così come nei rails; fu una vera rivelazione vedere come Greenough riuscisse a cavalcare le onde con stile più fluido e radicale rispetto alle lunghe e onerose tavole dell’epoca.

McTavish vide l’approccio di George sulle onde e ne restò profondamente colpito, ciò scatenò la creatività dello shaper australiano a tal punto che qualche anno dopo, nel 1967, diede vita alla prima tavola dotata del concave a “vee”, con l’intento di riuscire ad arrivare ad uno shape per una tavola da surf che facesse raggiungere le prestazioni che George aveva sulle onde; nel frattempo Young vinceva, l’anno prima, il campionato mondiale di surf usando una pinna di Greenough.

George collaborò come atleta anche per la realizzazione di vari videoclip, infatti lo troviamo in tanti film illustri che hanno segnato la storia del surf, come “The Endless Summer”, “The Hot Generation”, ”Evolution” e “Fantastic Plastic Machine”, così motivò tanti surfisti alla pratica del kneeboarding, anche se il suo strumento preferito per cavalcare le onde era il mat, infatti vi fu una sua comparsa nel film “Fantasea”(1978).
Greenough stesso negli anni ‘70 incominciò a filmare il surf con una macchina da cinepresa impermeabile, dal peso di circa 14 kg, che si teneva direttamente sulle spalle in mare; girò quindi “The Innermost Limits of Pure Fun” il suo film personale, con scene acquatiche che nessuno prima di lui riuscì a girare, in seguito girò anche “Echoes” lungometraggio apprezzato molto dai Pink Floyd che addirittura donarono il sottofondo musicale per tale opera; in seguito George venne arruolato anche per girare alcune scene acquatiche di “Un Mercoledì da Leoni”.

Tutti coloro che hanno avuto contatti con lui lo definiscono una persona molto buona e altruista, pronto a farsi in quattro per risolvere i problemi di design, un surfista che ha sempre amato surfare in solitudine, lontano dalla gente e dagli spot affollati, ora vive in Australia a Byron Bay e naturalmente pratica il mat-surfing.

About Giovanni Nepa
Ingegnere Energetico e Nucleare laureato presso l’Università di Bologna, surfista ormai da 9 anni e con grande passione per le tavole e la storia del surf, Giovanni è cresciuto tra le gelide acque invernali dell’alto Adriatico, dove surfa più spesso, senza ovviamente privarsi di frequenti trasferte in costa ovest.

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