Alternative roads

Quando si tratta di percorrere strade alternative mai battute tutto si arricchisce di forti emozioni: la prima volta su una secca inavvicinabile del Livornese con Gianluca, Simone e Luca

16/02/2019
scritto da Michele Cicoria

Testo e foto: Gianluca Prosperi 
Rider: Simone Macera

Surfare per la prima volta un’onda, “sverginarla”, è una emozione e un’esperienza che non tutti provano durante la loro vita, sopratutto al giorno d’oggi. Le persone sono abituate a “surfare” sempre i soliti spot, quelli più vicini a casa, quelli dove ci sono gli amici oppure quelli che lavorano meglio per chi ha voglia di spostarsi un po.
Simone Macera, amico ormai da molti anni, non la pensa così. Ultimamente ci stiamo dedicando molto alla ricerca di nuovi posti e nuove onde da surfare, anche nello stesso giardino di casa dove ormai da circa 30 anni viene praticato il surf. All’inizio delle scogliere rocciose, in quel tratto di costa dove il surf è interrotto dalle onde che frangono direttamente sulla roccia, vi è sempre stata un’onda che rompe leggermente più fuori a circa 30 metri da quelle stesse scogliere.

L’acqua in movimento incontra di colpo il basso fondale roccioso, il dislivello permette così all’onda di arricciarsi su stessa. Breve, intensa, uno slab! Uno “slab” è un onda tipica per il bodyboard con una potenza e un energia che si sprigiona totalmente  nel momento in cui inizia a frangere. Abbiamo passato molto tempo osservandola e studiandola, settimane, mesi addirittura anni.
Negli ultimi anni Simone ha provato qualche approccio in differenti condizioni, a tal punto da essere totalmente affascinato dal posto, dalla potenza e dalla misura dell’onda stessa. L’ultima volta il 28 gennaio 2019, in una scaduta con circa 1.5 metri e periodo lungo, ero passato per scrupolo da “vibralibre” ed ho visto che le condizioni erano appropriate per un approccio non più con le pinze ma diretto, entrare in acqua e fare un tubo partendo dall’inside!

Telefono a Simone ed alla notizia che le condizioni erano buone si è precipitato sul posto. Luca Ayers, anche lui bodyboarder livornese della generazione precedente alla mia e di Simone, era li fuori con noi. Guardiamo per qualche minuto e la serie era veramente buona così decidiamo di entrare in acqua. Io armato della mia ormai inseparabile macchina fotografica e lui della sua tavola, anch’essa inseparabile per lui.
Per nostra sorpresa decide di aggregarsi anche Luca e la cosa ci rende felici e carichi ancor più di prima. Da dentro l’acqua le cose cambiano, la diversa prospettiva e l’avvicinarsi a quei boati che si sentono da fuori ti fa percepire che non sei più sulla terra ferma dove hai “il controllo” ma sei in balia di tutta quell’acqua in movimento. Simone prende la prima onda e nel momento del “bottom turn” perde la tavola rimbalzando sul suo corpo e venendo risucchiato dalla “bestia”.
Dopo due onde sbuca di nuovo in superficie raccontandomi l’esperienza non molto divertente. L’onda lo aveva spinto molto in profondità e gli aveva fatto perdere l’orientamento. Per fortuna mantenendo la lucidità e seguendo il laccino è riuscito a tornare in superficie. A questo punto penso possano parlare le immagini per rendere l’idea di quella bellezza, “vibralibre”.

Sotto: la sequenza del wipeout di Simone Macera

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