Granfondo Sportful Dolomiti Race il racconto

Nell’anno del Giro ecco che la Sportful Dolomiti Race diventa la degna chiusura di un intenso mese di ciclismo per Feltre, con il passaggio della corsa rosa, la Castelli 24H e proprio la granfondo.

19/06/2019
scritto da Davide Sanzogni

Molti ricorderanno le scene di devastazione dello scorso autunno, quando tempeste di vento e bombe d’acqua hanno devastato ampie zone dell’arco alpino. Anche il territorio di Belluno e della vicina Val di Fiemme sono stati colpiti duramente. I preziosi alberi da cui si ricava il pregiato legno di risonanza usato per costruire strumenti musicali giacciono ancora a terra. Le strade sono state invece ripristinate a tempo di record donando alla granfondo un tracciato praticamente perfetto. Questo ha consentito a Feltre di divenire per due intense settimane un crocevia di eventi ciclistici di rilevanza internazionale. Naturalmente il passaggio del Giro d’Italia, con la sua tappa regina che ha ripercorso quasi integralmente il tracciato della Granfondo Sportful. A seguire la Castelli 24h, prova di endurance di cui vi abbiamo raccontato la scorsa settimana. Infine la Granfondo Sportful Dolomiti Race, cui abbiamo preso parte questa domenica, che attraverso diverse denominazioni e percorsi è giunta alla sua 25esima edizione.

Un momento della Castelli 24h cui abbiamo preso parte

Quest’anno il Giro ha onorato l’impegno del Pedale Feltrino, che organizza con cura maniacale la Granfondo Sportful Dolomiti Race, partendo da Feltre ed arrivando sul vicino Monte Avena. A sua volta il comitato, intitolando questa edizione “l’anno del Giro”, ha inserito una variante per transitare ove terminava la tappa dei professionisti. Torneremo più avanti nell’articolo su questa variante al percorso che ha visto il passaggio per Monte Avena. Il risultato per noi amatori è stato che per rientrare a Feltre era necessario portare a termine un anello da 210km e 5200m di dislivello o di 140km e 3250m di dislivello, rispettivamente per il medio e il lungo. Tanta roba.

L’altimetria del percorso lungo della Sporful. Un vero tappone alpino

Feltre ci ha accolti in un torrido pomeriggio, una sorta di contrappasso del freddo patito nelle settimane precedenti. Siamo arrivati in tempo per assistere alla premiazione della Mini Granfondo Sportful intitolata a Franco Ballerini. A premiare i giovani ciclisti erano presenti Paolo Bettini, Joaquim Rodriguez, Antonio Rossi, Jury Checi. Molti altri sono i volti noti del mondo sportivo che domani affronteranno la sfida della granfondo più dura d’Italia anche se non tutti riusciranno a terminarla, stroncati dalle rampe del Croce d’Aune. Per dire, mentre eravamo in fila per ritirare il dorsale ed il gadget, una maglia tecnica Sportful avevamo nella fila a fianco “Penna Bianca” Fabrizio Ravanelli e Manfred Moelgg.

Chechi, Bettini, Mei, Rossi e Rodriguez sul palco durante le premiazioni della mini granfondo Sportful

Prima di andare a riposarci in un hotel di questa accogliente vallata ci concediamo un giro dell’area espositiva, allestita nel palaghiaccio di Feltre, sorseggiando un caffè offerto allo stand Segafredo. Una sorta di rituale scaramantico che facciamo ogni anno. Lo ammettiamo: anche noi siamo timorosi al cospetto della Sportful. Non si è mai davvero certi di essere pronti per un impegno fisico che, sul lungo, può andare dalle 7 alle 13 ore. La Granfondo Sportful è davvero una gran fondo, nel senso più vero del termine. La sua durezza stempera l’animo corsaiolo. La sfida è in primo luogo con sé stessi, con la propria capacità di gestirsi, e solo in secondo piano con gli altri.

L’indomani infatti, che fin dal mattino si annuncia caldo e umido, la partenza è relativamente tranquilla. In confronto ad altre manifestazioni sembra quasi che nel gruppo ci sia del torpore e i buchi che si creano nel plotone non sono tanto causati da chi davanti scalpita, ma piuttosto da chi dietro, giustamente, non vuole forzare all’inizio.

Arriviamo così all’imbocco della prima salita di giornata ovvero Cima Campo. La salita è lunga e bisogna trovare il proprio passo. bisognerebbe almeno. Si perché nessuno vuole essere il primo a rallentare, si cerca sempre di non perdere la scia del gruppetto in cui ci si trova, e alla fine il risultato e’ che si sale sempre un po’ più forte del previsto. Ma quando finalmente si rallenta capita anche di ritrovarsi a chiacchierare, magari proprio con campioni come Bettini e Rodriguez che salgono tranquilli in gruppo o con Lara Vieceli, nativa di Feltre e attualmente professionista nel team WTN Rotor, che osserva le prime scaramucce nel plotoncino di ragazze che andrà a giocarsi il podio sui due percorsi.

La prima salita di giornata, Cima Campo, sempre pedalabile e in cui spesso si esagera

La discesa verso Castel Tesino è veloce e ben risistemata per via del recente passaggio del Giro. Giunti in fondo salutiamo chi gira per il medio e, dopo qualche sali scendi, arriviamo a Telve, all’imbocco dell’ascesa simbolo di questa manifestazione: il Manghen. Sono solo le 9 del mattino, ma ci sono già 20 gradi e più di 20km da salire. All’inizio non si presenta nemmeno troppo duro ma poiché le insidie maggiori sono nella seconda metà guai ad esagerare all’inizio. Anche mentalmente è dura, perché sai che stai per scendere in Val di Fiemme e non potrai tornare a Feltre se non attraverso il Rolle.  Qui ognuno sale del suo passo, in molti commentiamo le scene di devastazione lasciate dalle tempeste dello scorso autunno. Fisicamente la montagna è cambiata e diversi tratti che prima erano in ombra ora sono sotto il sole. Quando mancano 2 km iniziamo a sentire l’ululato del lupo e in breve scolliniamo, cercando di non pensare al fatto che non siamo nemmeno a metà strada. Una veloce sosta per riempire le borracce al ristoro sotto il passo e mangiare qualcosa. Utile anche per recuperare un foglio di giornale da mettere sotto la maglia.

Il termine della lunga ascesa a passo Manghen

Si va in discesa, su asfalto nuovissimo che invogliano a forzare in discesa. Attenzione però! Basta un attimo di distrazione, magari i cerchi in carbonio freddi per via della sosta, e ci si può trovare col sedere per terra. Come è successo a noi alla prima curva!  Non avevamo ancora finito di cadere che già uno dei 500 volontari e pure un’automedica tra le 45 del servizio sanitario ci erano già addosso. Veramente impressionante il personale predisposto dall’organizzazione. Per fortuna non ci è servita assistenza e dopo averli ringraziati riprendiamo la discesa, un po’ più concentrati, ricordando che la sicurezza è sempre in primis nelle nostre mani.

All’arrivo constatiamo che sulla maglia e’ rimasta un po’ di terra del Manghen a futura memoria.

Lungo il fondo della Val di Fiemme, mentre i professionisti avevano seguito la provinciale (e fatto ulteriore dislivello), noi imbocchiamo la bella ciclabile che porta a Predazzo. I gruppi si allargano ma ogni tanto superiamo qualche cicloturista estraneo alla Race, per cui è bene non rilassarsi troppo. È anche importante alimentarsi e bere.  Il cielo si è coperto e le prime rampe del Rolle non sono torride come al solito. È una salita strana, in cui chi scrive fa sempre fatica. Presenta tratti veloci in cui è utile restare in gruppo, ma per riuscirci bisogna resistere in quelli duri dove immancabilmente qualcuno più versato allunga.  Quando mancano 5km al passo, una serie di tuoni annunciano che stiamo per prendere una lavata. Qualcuno prenderà anche qualche chicco di grande. Un temporale estivo, a tratti intenso ma localizzato. Peccato perché non si vedono bene le celebri Pale di San Martino e anche perché allo scollinamento non c’è l’opportunità di cogliere il classico caffè al volo. Purtroppo un centinaio di ciclisti infreddoliti termineranno qui la loro granfondo mentre, paradossalmente, sul percorso medio sarà il gran caldo a farla da padrone.

Il ristoro del Passo Rolle sotto il diluvio.

Noi proseguiamo e dopo alcuni km di discesa sotto la pioggia e battendo un po’ i denti per l’improvviso calo di temperatura torniamo su strada asciutta, sempre su asfalto stupendo. Abbiamo la consapevolezza che ora siamo sul versante Feltrino e che in qualche maniera, anche in caso di crisi, possiamo tornare a Feltre con le nostre forze. Alla peggio il Croce d’Aune si può aggirare e pazienza come, per dire, ha deciso di fare Yurj Chechi. Non c’e’ vergogna nel saper dire basta ma non ci illudiamo, siamo granfondisti che fa un po’ rima con masochisti. Ci divertiamo a soffrire, fino ad un certo punto almeno. La discesa verso San Martino è molto divertente e se si sta in un bel gruppo si può superare il forte vento contrario senza spendere troppo così, quando giungiamo a Ponte Oltra, non abbiamo esitazioni. Si gira verso il Croce d’Aune e andiamo a vedere come sono questi 250 metri di dislivello in più per passare da Monte Avena.

Un po’ di musica ci dà la carica mentre attraversiamo l’abitato di Sorriva. Ci fermiamo per prendere un po’ d’acqua al ristoro posto a metà salita e un bicchiere di coca al volo mentre attraversiamo Salzen. Bello, bello. Ogni paesino su questa salita accoglie e sprona i quasi 4000 partecipanti della Sportful spingendoli verso il traguardo. Arriviamo al passo ed invece di scendere, giriamo a destra e riprendiamo a salire. Le energie sono pochine, la strada si impenna e per fortuna un po’ di nuvole attaccate alle pendici dei monti coprono ancora il sole. Per fortuna, perché siamo allo scoperto in mezzo agli alpeggi. Già è dura cosi, tanto che alcuni del medio salgono a piedi spingendo la bici, figuriamoci col sole pieno. Giunti in località Le Buse, ove era collocato l’arrivo di tappa del Giro, finalmente si scende. Inizialmente sulla strada relativamente stretta del Col Melon che i professionisti hanno percorso in salita e che, come altri tratti percorsi oggi, e’ letteralmente coperta di scritte fatte dai tifosi per incitare i propri beniamini.

LA NOSTRA CONSIDERAZIONE

Dopo averla percorsa possiamo dire di non aver apprezzato questa variante aggiunta, nonostante alla vigilia fossimo noi stessi favorevoli alla prospettiva di un percorso con maggiore dislivello. Pur capendo le ragioni che hanno portato al passaggio per il Monte Avena e perché si è dovuto farlo in modo diverso da quanto fatto dai professionisti, confidiamo di non trovarlo inserito nel percorso di gara delle future edizioni. Il problema non è tanto il dislivello in sé quanto che uno strappo così duro nel finale, per giunta in alternativa ad una discesa ampia e godibile, va contro il divertimento della gran massa dei partecipanti. Cosa confermata da molti commenti sentiti a caldo nel post gara e di cui, siamo certi, l’attenta organizzazione feltrina terrà conto.

Una volta immessi sull’ampia discesa che scende dal Croce D’Aune in un attimo siamo a Pedavena, sede dell’omonima birreria. Segue un breve tratto in pianura in cui si fa gruppetto e transitiamo sotto l’antica porta imperiale che introduce l’ultimo strappo che porta al traguardo. Chi da fondo alle ultime forze per uno scatto. Chi al contrario quasi rallenta per godersi gli ultimi metri di questa lunga cavalcata.

Quando si legge questo cartello e’ davvero finita

Gloria per tutti al traguardo con la consegna della medaglia di finisher ma anche tanta stanchezza. Per recuperare, anche grazie alla disponibilita’ del servizio massaggi, e festeggiare ci si sposta al palaghiaccio dove si svolgono le premiazioni e, soprattutto, ci attendono birra e canederli.

Il palaghiaccio allestito per il pasta party

 

a cura di Davide Sanzogni, foto di Davide Sanzogni e C. O.

www.sportfuldolomitirace.it

 

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