Italian Freerider: Luca Pandolfi

22/07/2013

E’ uno dei più forti freerider italiani, supportato da nientepopodimenoche la JonesSnowboards. Un gran biglietto da visita per Luca Pandolfi, originario di Asti ma residente da qualche tempo a Chamonix proprio perchè… alla powder non si comanda! Conosciamolo in questa intervista esclusiva!

Nome e Cognome: Luca Pandolfi
Luogo di nascita: Asti
Home Resort: Chamonix Mont Blanc (France)
Sponsor: Jonessnowboards, Salewa, Camp, Vertical Attitude, Fitwell, Spark, Northwave

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Quando hai iniziato a divertirti sulla neve e dove?
Ho iniziato sciando una decina di volte all’anno. All’età di 18 anni i miei genitori mi offrirono una settimana bianca a Megeve dove provai lo snowboard per la prima volta. Me ne innamorai subito ed iniziai a fare le prime stagioni a Sauze d’Oulx. Dopo i primi anni passati a fare freestyle, la mia irrequieta natura esploratrice mi fece fare il salto verso il freestyle backcountry prima ed il freeride poi. Decisi di passare almeno una stagione in ognuna delle 4 mecche Europee del freeride: Verbier, Alagna, Chamonix e La Grave. Passai un inverno a Verbier, 3 a Gressoney e poi arrivai a Chamonix dove vivo ora da quasi 8 anni. Qui ho avuto la possibilità di passare di livello e cominciare a snowboardare grandi linee.

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Se diamo un’occhiata a tutti i tuoi sponsor troviamo un nome che è leggenda, Jeremy Jones. Ci racconti come è arrivata questa sponsorizzazione e ci racconti qualcosa del tuo rapporto con Jones?
Jeremy è sempre stato per me una grandissima fonte d’ispirazione fin dal momento che cominciai a muovere i primi passi in fuoripista. Il primo anno che uscirono le tavole col suo marchio, l’importatore italiano cercava un freerider italiano da sponsorizzare. Tramite i ragazzi di mysticfreeride (di cui facevo parte) ottenni la sponsorizzazione da parte di Jones Italia. Quell’inverno fu uno dei miei migliori, collezionai discese mitiche come la ovest dell’Eiger, la prima in snowboard del Coolidge sul Monviso, la nord dell’Amone e diverse altre, oltre che una stagione freeride al top. Jeremy fu impressionato e mi prese nel team internazionale. C’è un buonissimo rapporto di stima reciproca, mi appoggia ed aiuta molto ed io credo pienamente nel fatto di portare velocità e fluidità su linee considerate fino a poco tempo fa come “estreme”.

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Cos’è lo snowboard per te? Nello specifico, cosa ami del freeride?
Lo snowboard è diventato ormai la mia vita, quello che so fare meglio e quello a cui dedico la maggior parte del mio tempo. E’ il mio modo di esprimermi, di conoscermi e migliorarmi. Il freeride è pura libertà d’espressione in comunione con l’elemento in cui ci si muove, in questo caso la neve e la montagna.

Sappiamo che lo scorso anno sei stato impegnato sulle nostre Alpi in alcuni freeride impressionanti. Vogliamo sapere dove sei stato di preciso!
Lo scorso anno son stato per la prima volte sulle Dolomiti, zona Cortina trovando incredibili condizioni d’innevamento (come quest’anno d’altronde). Ho snowboardato molto a Chamonix e Courmayeur (Helbronner, zona Monte Bianco) dopodiché ad aprile son stato 2 settimane alle isole Lofoten in Norvegia, prima di partire per due mesi in spedizione in Pakistan sul Laila Peak.

Hai una giornata speciale passata sulla neve da considerarsi “epica”? Se si, ce la descrivi?
Ne ho tantissime, soprattutto dopo lo scorso inverno. Ogni giornata passata in neve profonda con gli amici, magari in qualche angolo sperduto del pianeta o su qualche parete nord facendo quello che amo ed esprimendomi ai miei massimi livelli posso considerarla epica. A me piace fare sia freeride classico che ripido. Sono due discipline differenti ma entrambe possibili in posti come il Monte Bianco.

Il 5 luglio scorso ho sceso con due amici la Sentinella Rossa sul Monte Bianco in zona Brenva. E’ stata scesa una sola volta da Valeruz nel 78 con l’utilizzo dell’elicottero. Si tratta della prima discesa assoluta in autonomia… una giornata decisamente epica ma lontana dai canoni tradizionali del freeride.

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Sentinelle Rouge – La linea descritta da Luca

Usi differenti materiali a seconda delle diverse situazioni in neve fresca? Quali? Spiega ai nostri lettori cosa è tassativo portare con sé durante una giornata di freeride!
Uso diversi materiali a seconda di quello che faccio. Durante una giornata di freeride classico con gli impianti o brevi camminate uso una Jones Flagship 168, zaino airbag con pala, arva e sonda.

In giornata di neve profonda con poca visibilità o nei boschi uso una Jones Overcraft 160 (tipo fishtail). Se l’approccio è lungo uso una splitboard (Jones solution 168) che mi permette di pellare e muovermi più agevolmente che con le racchette.

In zona Monte Bianco il terreno è molto ripido e severo per cui ho quasi sempre imbraco addosso, corda, ramponi ed una picca nello zaino. Se risalgo linee ripide per poi scendere in snowboard, ramponi, due picche ed una tavola più corta ma più rigida in torsione (Jones Carbon flagship 163).

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Immaginiamo che un freerider abbia bisogno di un certo tipo di allenamento. Tu cosa fai per tenerti in forma ed essere veramente pronto ad ogni linea in fresca?
Faccio sport differenti da diversi anni. D’inverno faccio snowboard praticamente tutti i giorni, d’estate scalo, faccio bici, nuoto e faccio slackline. Cerco di tenermi praticamente in allenamento facendo quello che mi piace. Molte volte in passato ho avuto il problema inverso dell’ “overtraining” ovvero non abbastanza riposo. Il giusto riposo è altrettanto importante che il giusto allenamento.

Hai già pianificato qualche viaggio futuro? La prossima stagione invernale dove ti potremo trovare?
Ho diversi progetti per il futuro, a breve e a lungo termine ma preferisco non parlarne prima, per non rovinare quella magia ed eccitazione che li avvolge. La prossima stagione sarò sicuramente ancora fisso a Chamonix e di lì mi muoverò come d’abitudine per i piccoli progetti invernali di films e shooting. I grossi progetti riguardano i periodi primaverili ed autunnali.

Grazie del tuo tempo Luca! A presto!

Rimanete connessi al blog di Luca Pandolfi al link: www.lucapandolfi.com
PhotoCredits: www.lucapandolfi.com

A cura di: EMF

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