L’asimmetria di Carl Ekstrom

Dalle prime onde californiane all’apertura del suo negozio dove realizzò il primo shape asimmetrico, fino alle tavole dei giorni nostri sviluppate insieme al talentuoso Ryan Burch, passando per il brevetto e lavori alle prime wave pool: Carl Ekstrom è il protagonista del quarto appuntamento con la rubrica dedicata alla storia del surf, a cura di Giovanni Nepa.

30/01/2018
scritto da Michele Cicoria

Rubrica sulla storia e i personaggi influenti del surf, a cura di Giovanni Nepa
Ben ritrovati amici appassionati! Dopo alcuni giorni di piatta usati, naturalmente, per riprenderci dalle fatiche delle scorse settimane ecco in un futuro molto prossimo una nuova perturbazione entrante, con questo colgo l’occasione di augurare buon surf a tutti, ma bando alle ciance!
Come introduzione a questo articolo ci tengo a precisare una questione molto importante: siamo tutti asimmetrici, il nostro corpo, la nostra postura, il nostro volto e tantissimi altri particolari del nostro corpo hanno questa proprietà, l’asimmetria, e partendo da questo presupposto, il vostro “Nepino” vi parla di Carl Ekstrom.
Carl nacque nel 1941 a La Jolla, città dove trascorse la sua infanzia, cominciò a surfare sulle coste Californiane all’età di 11 anni, e a 15 anni shapò la sua prima tavola, successivamente lavorò come shaper per prestigiosissime aziende locali come Wardy, Ole, Jacobs, Bing e Con.
Così nel 1963 decise, insieme al surfista locale Al Nelson, di aprire il suo negozio personale e, dopo qualche anno di lavoro, Ekstom riuscì a sviluppare il primo shape asimmetrico, sfruttando proprio l’idea della postura asimmetrica del surfista: quando si surfa la posizione del tallone e la posizione della punta dei piedi sono connesse alla posizione del nostro corpo, nel complesso.
Nel surf moderno si parla molto del “rail to rail”, che è alla base delle manovre più spettacolari, durante questa operazione e naturalmente durante le altre si fa passare il peso dal tallone alla punta e viceversa; ora, lo shape asimmetrico mira a ottimizzare ogni parte della tavola in relazione alla distribuzione del peso e alla postura del surfista, per capirlo meglio vediamo un esempio:

La tavola in questione è studiata per un surfista regular, possiamo apprezzare la forma del tail in rapporto al fin set up: dal lato in cui il tail è “allungato” si ha una pinna sola più larga, affinchè faccia più presa sul cavo dell’onda, e sul lato opposto per compensare si hanno 2 pinnette un po’ più piccole.
Ritornando alla narrazione, nel 1966, Carl ricevette in “premio” per i suoi lavori asimmetrici un vero e proprio brevetto; ho messo fra virgolette la parola premio proprio perché l’ufficio brevetti solitamente non premia, anzi, ottenere un brevetto è un operazione molto complicata che richiede sia mesi e mesi di ricerca da parte dei ricercatori dell’ufficio brevetti, sia delle moli di pecunia non accessibili a tutti.

Nel 1968 il grande Andy Warhol, passando per La Jolla, capitò nel negozio di Ekstrom e comprò due tavole, da usare come oggetti scenici per un suo film, scattò una scintilla, Andy chiese a Carl di collaborare e produrre tavole per una galleria a New York, tutto ciò aveva senso poiché in quegli anni vi era l’ascesa delle correnti artistiche del minimalismo e del “finish fetish”.
Nel periodo successivo però questo fuoco si spense ed Eksrom quindi ebbe modo di lavorare ad altri progetti, infatti collaborò con Tom Lochtefeld, grande surfista di Windandsea, per la realizzazione di un onda artificiale stazionaria che aprì le porte al pubblico nel 1991, in Texas, e negli anni successivi Carl insieme a Tom studiarono uno shape di tavola che fosse funzionale per quel tipo di onda stazionaria.
Più recentemente spuntò fuori Ryan Burch, giovane e talentuoso, fra i due nacque un’amicizia stupenda oltre a naturalmente una grande collaborazione, i due shapavano insieme tavole dalle forme più strampalate, prendendo i template classici del surf e ri-arrangiandoli a loro piacimento, il tutto sfociò in grandi successi in termini di performance di Burch, che consolidò e si presentò un po’ come ambasciatore di questo shape che spesso fa storcere il naso quando lo si pronuncia nei parcheggi degli spot.

 

About Giovanni Nepa
Ingegnere Energetico e Nucleare laureato presso l’Università di Bologna, surfista ormai da 9 anni e con grande passione per le tavole e la storia del surf, Giovanni è cresciuto tra le gelide acque invernali dell’alto Adriatico, dove surfa più spesso, senza ovviamente privarsi di frequenti trasferte in costa ovest.

 

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