Le sorprese overreaching, burnout e overtraining

Overreaching, burnout e overtraining: quando il training diventa eccessivo e una sorpresa non gradita, per tutti, non solo per gli amatori.

03/05/2019
scritto da Davide Sanzogni

Come spesso accade, la primavera può portare anche delle sorprese non del tutto gradite: allenamenti eccessivi nel corso dell’inverno, troppa intensità nei momenti sbagliati, poco recupero, il classico overtraining, il burnout e l’overreaching. Una volta tanto vogliamo fare qualche considerazione qualitativa più che quantitativa, affidandoci alle sensazioni e non solo ai numeri.

Tour of the Alpes 2019— 1 tappa Kufstein-Kufstein km 144 Il vincitore Tao Geoghegan Hart (Gbr). Kufstein, Austria, 22/04/2019. photo:Pentaphoto/Alessandro Trovati.

Per un cicloamatore la spinta maggiore arriva dalla passione per la bicicletta; capita così che buona parte del poco tempo libero, da lavoro, famiglia e normali impegni della quotidianità venga assorbito dalla proprio dalla bici. Cosa avviene quando improvvisamente, in coincidenza dei periodi di ferie, di ponti (come ad esempio quest’ultimo periodo) il tempo libero è maggiore? La risposta è naturale: si cerca di pedalare di più.

A Natale questo avviene comunque in misura limitata dalle condizioni atmosferiche e dalla scarsità di ore di luce o in alternativa dalla ridotta durata delle sessioni di allenamento indoor.

Un’immagine dell’MD Jarvis

In estate, per i fortunati che vanno in vacanza con la bici al seguito, l’essere inseriti in un contesto vacanziero di qualche settimana, magari con l’opportunità di fare lunghi ad intensità ridotte godendo anche dei paesaggi, consente di elevare il proprio livello di fitness senza grosse controindicazioni. Viceversa può risultare di maggiore difficoltà, al limite controproducente, la gestione delle brevi vacanze primaverili.

Un’immagine scattata durante l’ultima edizione della Granfondo Bra Bra Specialized

Per chi fa gare o comunque si allena con costanza la stagione è iniziata già da quasi tre mesi e dato che a Pasqua tradizionalmente non si corre ( purtroppo qualcosa stà cambiando anche in questa direzione con qualche competizione alla mattina di Pasqua, che poi, Pasquetta offre l’imbarazzo della scelta da nord a sud) riposarsi dovrebbe essere un valore aggiunto. Ma è difficile resistere, quando grazie ad un ponte si ha la possibilità di sfruttare qualche giorno a casa prima di rientrare al lavoro (e alle gare), col rischio di ripartire più stanchi del periodo pre-festivo. Ci piace fare un inciso: una frase sempre più comune tra i pro ” il riposo fa parte del training”, ecco, quello che l’amatore medio non fa.

Chi invece non si allena con continuità ha ancora tutto sommato un numero limitato di chilometri nelle gambe. Per loro il rischio di questa abbondanza di tempo è un po’ lo stesso rischio che si corre mettendo le gambe sotto il tavolo in occasione di queste feste. Si fa qualcosa che ci piace, si pedala e si mangia ma si rischia di farlo troppo fino a stare male, soprattutto se non siamo più giovanissimi con tempi di recupero allungati, dilatati rispetto ai più giovani. Viene meno quell’idea di benessere che dovrebbe essere sempre il primo obiettivo per chi pedala solo per passione. Ecco, in questo caso ci permettiamo di riprendere una precedente pubblicazione, del Gennaio scorso.

I nodi il pettine la preparazione del ciclista

Questo fenomeno è detto Overreaching (sovraffaticamento), ovvero il verificarsi di una condizione in cui lo stress causato dall’allenamento non è stato adeguatamente compensato con il riposo, condizione che implica anche una riduzione delle prestazioni nel breve termine.

Il grafico identifica al meglio la condizione che si può verificare in situazione di affaticamento eccessivo, anche per performances atletiche di breve durata.

Breve termine perché questa condizione può essere, se opportunamente gestita, recuperata nel giro di pochi giorni. Non solo, una simile condizione può essere addirittura cercata all’interno di un piano di allenamento.

Al contrario se non pianificata o non percepita, dato che siamo bravissimi a mentire a noi stessi anche quando vari campanelli d’allarme iniziano a suonare, può sfociare nella condizione di Burnout (spossatezza). Pericolosa situazione che si riflette anche sulla vita di tutti i giorni, in famiglia, al lavoro, nella salute.

Si, nel caso del burnout il nostro corpo si comporta come un fiammifero, cercando di rispondere alla nostra volontà di fare si consuma poco a poco.

Col Burnout subentra anche una mancanza di motivazione ad affrontare quanto prima risultava gratificante. È un meccanismo che il nostro organismo mette in campo per prevenire conseguenze peggiori e come tale va ascoltato.

Questo sistema di difesa funziona bene con i normali appassionati, meno con gli agonisti. I secondi danno maggiore adito al tenere controllato e conscio( anche a livello inconscio) il proprio corpo ed anche, in un certo senso, a forzarlo a fare sforzi che inconsciamente verrebbero naturalmente evitati. Discorso un pò articolato ma facile da assimilare e che tocca la realtà.  Quando il nostro corpo viene forzato a proseguire negli allenamenti, spesso in concomitanza di un regime alimentare non adeguato, o a riprendere le competizioni senza un adeguato periodo di riposo dopo una fase di carico, ecco che si giunge infine alla cosiddetta sindrome di sovrallenamento (Overtraining). I sintomi sono molteplici e si va dall’ovvia riduzione delle prestazioni con stati di affaticamento precoce a cambiamenti dell’umore. Si tratta di una situazione che richiede mesi per uscirne.

training benefit

Come sempre la via per evitare di cadere in queste trappole risiede nel conoscere sé stessi ed andare a realizzare un equilibrio tra quello che si vorrebbe fare e quello che effettivamente si può, è opportuno fare. E’ importante sottolineare come questo equilibrio coinvolga tanto la gestione del proprio tempo, degli allenamenti e dei cicli di sonno quindi, tanto quanto l’alimentazione e, a livello psicologico, la ricerca di stimoli e motivazioni, numeri e strumenti a parte.

Non di rado, pur avendo a disposizione numerosi strumenti, tecnologie, possibilità di valutazione, ancora oggi è necessario un periodo di “stacco”, che può essere quantificabile in una riduzione degli allenamenti, quantità oppure qualità, oppure il più semplice “andare a sensazione”. Lo fanno anche i pro.

Vogliamo prendere come spunto i risultati di Sagan durante la campagna delle corse del nord? Potrebbe essere un esempio dove entrano in gioco diversi fattori, anche difficili da capire per un individuo che vive la bici come “la passione” ma questo ci dà il peso di una situazione/i che si può verificare a tutti i livelli. Un campione del pedale può avere momenti di difficoltà per le eccessive responsabilità, impegni, pressioni che arrivano dall’esterno. Una persona comune, un amatore agonista può riscontrare momenti di crisi nel momento in cui non c’é più il giusto equilibrio tra le varie attività quotidiane, momento in cui la bicicletta diventa “ingiustificato motivo di esistenza”.

Tour of the Alpes 2019— 1 tappa Kufstein-Kufstein km 144 Il vincitore Tao Geoghegan Hart (Gbr). Kufstein, Austria, 22/04/2019. photo:Pentaphoto/Alessandro Trovati.

A cura di Davide Sanzogni, redazione tecnica | Foto di Sara Carena e Petaphoto

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