Matteo Iachino passa a Severne Sails

Matteo Iachino, Campione del mondo Slalom PWA 2016 e vice-campione del mondo 2015 e 2017 entra a sorpresa nel team Severne.

01/01/2018
scritto da Fabio Calò

In occasione di una nostra recente trasferta a Imperia alla Spiaggia d’Oro abbiamo incontrato e intervistato Matteo Iachino. Qui di seguito pubblichiamo una parte dell’intervista, l’articolo completo lo potrete leggere sul prossimo numero di 4Windsurf.

Ciao Matteo, puoi raccontarci le motivazioni del tuo ingresso in Severne?
L’intento di Ben Severne è chiaro, vuole vincere anche in Slalom e investire nuovamente nella disciplina dopo aver vinto e raggiunto i suoi obiettivi nel Wave e nel Freestyle. L’anno scorso aveva già preso Gonzalo Costa Hoevel, che ora è molto focalizzato sul foil e aiuta anche nello sviluppo delle vele, ma Ben desiderava anche un atleta di punta per lo Slalom.
Ho sentito Ben al telefono ed è determinato e pronto a investire il giusto nel settore Slalom e abbiamo firmato un contratto di due anni.

Ci sono dei cambiamenti importanti sulle vele race di Severne per il 2018?
Si, prima di tutto non ci sarà più il sistema Reflex con la doppia stecca, e infatti la nuova vela si chiamerà Mach 1. La Mach rappresenta l’inizio di una nuova era, con un progetto nuovo. Il concept della vela rimarrà simile, ma c’è stata un’evoluzione importante da un anno all’altro.
Ben è focalizzato molto sul racing ma ci sarà anche una nuova vela dedicata esclusivamente al Foil.

In pochi anni sei passato da North Sails a Point-7 e ora a Severne Sail, per un Campione del Mondo che fattori subentrano quando si deve effettuare la scelta del cambio di brand?
È sempre una scommessa, ma è proprio quello che mi piace fare, mettermi alla prova e il cambiamento mi spinge a migliorarmi a dare di più. Dall’altra parte c’è la componente che devi essere sicuro che almeno sei veloce quanto lo eri prima, sono decisioni molto importanti a cui devi pensare molto ed essere sicuro di quello che stai facendo.

Come puoi essere sicuro di quanto effettivamente sia veloce una vela se durante i mesi invernali in cui si cambiano/rinnovano gli sponsor non hai modo effettivamente di testare la vela in gara?
In passato il passaggio da North Sails a Point-7 era stato molto di più una scommessa, e la componente umana aveva giocato una carta importante. Sapevo che le vele andavano forte e il fatto di entrare in un team gestito da Andrea Cucchi mi allettava molto, ma non avevo avuto l’esperienza necessaria per valutare bene effettivamente come andavano le vele, che poi si sono dimostrate essere al top.
Ora la situazione è un po’ diversa e grazie all’esperienza accumulata in questi tanti anni di gare so esattamente cosa voglio da una vela che mi serve per gareggiare e per vincere, e posso quindi dire che Severne mi darà ciò di cui ho bisogno.

Colgo l’occasione per ringraziare Andrea Cucchi perché come dicevo, nel precedente cambio mi sono fidato tanto del punto di vista umano e ho fatto la scelta giusta. Andrea mi ha dato una mano enorme l’anno che ho vinto, ma anche quest’anno che ho fatto secondo. Le vele sono sicuramente ottime perché puoi vincere solo con materiali al top ma la grande differenza per me l’ha fatta Andrea avendo avuto una persona che crede in te e che ti aiuta e che ha anche un ottimo livello in acqua. Andrea gareggia da un sacco di anni e sa esattamente che incertezze puoi avere e ti aiuta nel modo giusto. La collaborazione con Point-7 è stata molto utile per farmi crescere come atleta e anche a loro che hanno dimostrato di avere vele vincenti. In più quello che fa Andrea con il team è una cosa indubbiamente singolare, unica.
Con Severne questa situazione verrà a mancare o comunque sarà diversa ma sono pronto a fare un passo del genere.

Chi saranno i tuoi compagni di team in Severne?
Cyril Mussilmani va via e sono rimasti Tristan Algret e Gonzalo. Con Tristan ho un bel rapporto e ho già lavorato con lui sullo sviluppo delle tavole, è un ragazzo molto giovane che deve ancora crescere ma è un bel compagno di team. Con Gonzalo siamo amici e negli ultimi due anni abbiamo lavorato tantissimo a Tarifa sullo sviluppo delle tavole, è una delle persone con cui lavoro meglio perché è un serio professionista e sa cosa sta facendo e cosa vuole. L’idea di lavora con Gonzalo anche per le vele dopo l’ottimo lavoro fatto sulle tavole mi piace molto. Inoltre Severne sposterà tutto lo sviluppo estivo a Tarifa insieme a Starboard. Io per andare ad allenarmi a Tenerife passo sempre da Tarifa e questo è un aspetto, fra gli altri, molto interessante che mi aiuterà molto e influenzerà in modo positivo lo sviluppo delle vele.

Hai accennato a Starboard, che novità ci sono sui nuovi iSonic 2018?
La tavola grande era molto semplice ma gli mancava quello sprint in più per poter fare la differenza e per il modello 2018 mi sento di averla. La tavola media invece secondo me è la tavola migliore mai fatta per lo Slalom (il 107) e quindi abbiamo cercato di migliorarla solo per il vento leggero nelle condizioni marginali e rafficate. Con buchi di vento gli mancava un filo di volume e quindi abbiamo aumentato un po’ la larghezza sulla strap anteriore, ma la tavola non è stata stravolta in generale perché è il nostro cavallo di battaglia, fare troppi cambiamenti sarebbe stato un errore.
Per la tavola piccola invece abbiamo lavorato per migliorare la strambata. È due anni che sono forse il più veloce a Fuerteventura con la tavola piccola e il vento forte, ma allo stesso tempo ho difficoltà in strambata e mi è successo più volte di perdere posizioni. Mentre generalmente con il vento leggero la mia forza è la strambata e forse manco un po’ di velocità di punta. Quindi secondo me mancava per la tavola piccola un po’ di facilità in strambata in condizioni logicamente “fotoniche”.

Per la stagione 2017 cosa ha avuto in più Antoine Albeau per vincere il titolo?
Secondo me le sue tavole sono migliorate rispetto l’anno precedete, soprattutto la tavola grande non era alla sua altezza in precedenza. Mentre quest’anno era una bella tavola che lo ha aiutato sicuramente nelle tante prove fatte con il vento leggero soprattutto nella prima parte dell’anno. E poi… lui è davvero informa… non invecchia! Antoine non si è mai fatto male e quindi è davvero molto informa fisicamente e si tiene sempre allenato, inoltre ha esperienza da vendere e sa come comportarsi in qualunque tipo di situazione.
È stata una bella battaglia quest’anno, più bella di quella dell’anno scorso. Mi piace Albeau come avversario, molto più di Pierre Mortefon. Ed è un onore per me scontrarsi ad armi pari contro un campione come lui, uno sportivo a tutto tondo. Mentre Pierre, forse con il fatto che siamo coetanei, l’anno scorso quando ci siamo scontrati non è stato sportivo.

(ndr: ricordiamo che Albeau ha 45 anni e Matteo 28.)

E quali sono secondo te i ragazzi più promettenti dietro di voi?
Ci sono tantissimi ragazzi che stanno crescendo, Marco Lang nelle ultime due gare ha finalmente inanellato dei buoni risultati concretizzando le sue possibilità. Jordy Vonk sta arrivando, Pierre e Ross sono sempre li. È bello perché ci sono tanti ragazzi giovani che stanno crescendo. Arnon Dagan e Julien Quentel sono altri due ottimi rider. La cosa buona di quest’anno è che c’era un po’ di distacco tra me e Antoine e gli altri ragazzi. Questo mi ha dato più sicurezza anche per gli anni a venire. Quest’anno quando abbiamo fatto una gara con tante prove lo distacco tra me e Antoine, che eravamo vicini, e gli altri era notevole.

E cosa ne pensi del nuovo punteggio PWA che premia maggiormente un primo posto ottenuto con più tabelloni, anziché un primo posto ottenuto con una sola prova?
Avevo votato a favore di questo e penso che per me sia meglio perché allenandomi molto sono sicuro che in gare con più prove vengo fuori, mentre la componente della fortuna, in tappe con una sola prova come il Giappone quest’anno con alghe e vento rafficato, è molto forte. Questo lo dico anche se in passato ho vinto tre tappe con una prova sola.

Come sarebbe cambiata la classifica se non avessi rotto l’albero a Sylt?
Con i se e con i ma sono tutti Campioni… sicuramente ha influenzato molto e mi sono arrabbiato molto. Però prima di allora non mi era mai successo nella mia carriera di rompere un albero in batteria… ho pagato quindi il mio dazio.

 

 

 

 

 

 

 

 

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