Mediterranean Ocean

26 novembre 2017, data impressa nella mente di molti surfisti toscani e non solo: da 4surf magazine #72 lo swell report di Giordano D’Ecclesiis attraverso le foto di Emma Pirastru.

26/11/2018
scritto da Michele Cicoria

26 NOVEMBRE 2017

Testo: Giordano D’Ecclesiis | Photo: Emma Piras
La meteorologia, nel surf, gioca un ruolo fondamentale, soprattutto in Italia e in generale nel Mediterraneo. E’ logico pensare al nostro mare come un bacino chiuso, in cui le onde generate da una perturbazione non possano percorrere grandi distanze, raggiungendo relativamente presto le coste, e quindi, accumulando poco periodo, fattore fondamentale nel surf. Inoltre, con i suoi 2 milioni di km di superficie, contro i circa 100 milioni di km del vicino Oceano Atlantico, il Mediterraneo non riesce a creare un numero di perturbazioni tali da permettere una continuità di swell lungo le sue coste.
Per questo siamo costretti a controllare costantemente previsioni e bollettini meteo, alla ricerca di quella bassa pressione che per qualche giorno ci farà credere che da noi, le onde, ci sono.

Qualcosa però sta cambiando e, già l’inverno scorso ci ha mostrato un volto diverso, che ci ha molto colpiti.
Tutto ha avuto inizio nell’estate 2017, una di quelle che verranno ricordate tra le più calde e siccitose dell’ultimo ventennio.
Come ormai tutti ben sanno, la nostra terra è in un periodo di surriscaldamento, fattore non anomalo al nostro pianeta, che durante la sua storia ha conosciuto svariati periodi di glaciazione alternati ad altri di riscaldamento e completo disgelo, tutto su periodi di tempo lunghissimi per l’uomo. La terra sta aumentando la sua temperatura seguendo semplicemente il suo ciclo. L’uomo però sta giocando un ruolo fondamentale e, purtroppo, dannoso; le continue immissioni di Co2 nell’atmosfera alimentano il già rapido aumento di temperature sul nostro pianeta, accelerandolo. E l’uomo, come tutte le altre specie terrestri, è il primo a risentirne.

Alcuni uomini, però, di questi cambiamenti hanno potuto sfruttare diverse sfaccettature; i surfisti.
L’intensa alta pressione generatasi in Nord Africa durante la scorsa estate ha saturato di aria calda la superficie mediterranea, portando un alto tasso di siccità, però, come sempre accade negli ultimi giorni estivi e nei mesi autunnali, le prime correnti di aria fredda, provenienti dalle alte latitudini artiche, iniziano a penetrare. Il contrasto di temperatura, pressione e umidità tra le due masse porta alla risalita di aria calda che, condensando, da origine ad intense perturbazioni, generatrici delle tanto attese mareggiate.
Se facciamo un focus sulla situazione mediterranea di fine estate 2017 ci accorgiamo che l’intensa alta pressione che ci ha fatto soffrire durante i mesi estivi è stata a sua volta, in parte, causa degli inverni più prolifici, surfisticamente parlando, degli ultimi anni.

Era il 26 Novembre, 2017.
Una di quelle giornate che ricorderò per un bel po’. Da quasi due giorni una fredda corrente atlantica spingeva contro una ormai consolidata alta pressione mediterranea.
Nei pressi di Gibilterra, il contrasto tra le correnti artiche fredde e quelle più calde nostrane, aveva prodotto una perturbazione di media intensità. Quello che però ha reso speciale questo giorno, è stata la durata del fenomeno atmosferico.
L’acqua marina, ormai non più così calda, e quindi il suo relativamente basso tasso di umidità, hanno tenuto a freno la perturbazione, distribuendo il fenomeno in un arco temporale più dilatato del solito, generando un così detto “Fronte stazionario“ a quasi 1600 km dalle coste italiane.
La perturbazione ha così potuto generare un considerevole moto ondoso, e quei 1600 km hanno reso il 26 novembre un giorno speciale; le onde, propagandosi per così tanto spazio hanno potuto acquisire un periodo “oceanico”. I dati registrati dal SIR (Settore Idrologico Regionale) nella stazione della Gorgona (boa ondametrica) hanno mostrato un’altezza del moto ondoso pari a 4 metri, con picchi di periodo d’onda anche di 12 s!
Potete immaginare la giornata. La maggior parte degli spot non riuscivano a reggere il periodo della mareggiata ed erano solamente una massa enorme di schiuma bianca. Gli spot che però riuscivano a farlo lasciavano tutti a bocca aperta… sembrava di essere veramente di fronte all’oceano!

 

Inoltre il sistema perturbato, durando per ben 36 ore, ha azionato correnti cicloniche che sulle coste Toscane hanno prodotto venti off-shore da quasi 20 nodi per buona parte della giornata.
Alcuni spot hanno lavorato come mai avevo visto prima.
Avrei voluto che questa giornata non finisse mai, che ogni giornata di surf nell’imminente inverno potesse essere come quella; ma poi, se ci penso, è proprio questo il bello di essere surfisti: sperare che un giorno, quelle emozioni così forti, possano tornare, che ogni tassello possa combaciare ancora una volta alla perfezione.
Alla prossima, Oceano Mediterraneo.

Articolo tratto da 4surf magazine #72
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Giordano D’Ecclesiis in cerca di copertura. Da meteo appassionato e surfista testa personalmente consistenza e periodo ad ogni swell.

E poi a fine giornata tutto si aggiusta di più, dalla brezza off che scende alla misura che diviene più accessibile e permissiva. Simone Martini si gode il suo magic Monday

        

 

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