Monocorona, diavolo e acqua santa per la bici road

Dopo il lancio ufficiale della piattaforma Sram AXS torna prepotente l’argomento del monocorona per le bici da strada. Vogliamo fare alcune considerazioni in merito.

14/03/2019
scritto da Alberto Fossati

Dopo il lancio ufficiale della piattaforma Sram AXS torna prepotente l’argomento del monocorona per le bici da strada, questione che si era in un certo senso affievolita dopo il fallimento, perché questo è stato, del “progetto monocorona” legato alle bici 3T, montate Sram, in dotazione al Team Aqua Blue (il Team ha chiuso i battenti lo scorso anno e molti corridori non avevano nascosto critiche e considerazioni negative a livello tecnico, con particolare riferimento proprio alla soluzione single speed anteriore).

Questa foto è stata scattata sulla salita della Redoute, durante la Liege Bastegone Liege del 2018. Alcuni atleti avevano ben figurato nella classifica ma non avevano risparmiato qualche critica alla corona singola. Il percorso della Doyenne è particolarmente duro.

Il monocorona, possiamo ormai considerarlo uno standard in ambito mtb, che poi tutti siano in grado di sfruttare tutte le potenzialità è un altro discorso, ampiamente adoperato nel ciclocross, nel gravel e punto fisso nel settore e-bike, viene guardato con sospetto nel segmento road. C’é un certo interesse in merito, è giusto che se ne parli, perché, ne siamo convinti, ci saranno degli sviluppi validi in futuro ma è altrettanto giusto scrivere che il mondo stradistico non è mai stato troppo incline ad assorbire le innovazioni in tempi brevi. Qui andiamo a toccare un altro argomento: innovazione, vera o presunta? Innovazione oppure strumento di marketing?

Quali sono la guarnitura e le corone giuste?

Di seguito non vogliamo pubblicare nessuna tabella che va a sottolineare sviluppi metrici (ormai sul web si trovano tabelle di sviluppo dei rapporti di ogni genere e modello), preferiamo riprendere una precedente pubblicazione sul numero dei denti delle corone, di semplice approccio, che offre numerosi e diversi spunti per differenti tipologie di ciclisti. Da qui possiamo anche capire che la monocorona non è, di fatto un vera e propria innovazione, che ha dei limiti rispetto al doppio plateau ma anche per quello che concerne la sua integrazione con la bicicletta. Nell’off road è stato più facile, perché al contrario della strada è un segmento che ha sempre rivolto un occhio di riguardo alle nuove soluzioni tecniche. Nella mtb si utilizzano da sempre rapporti diversi per i pignoni, più corti rispetto a quelli da strada, oltre al fatto che le 11 e le 12 velocità sono arrivate con largo anticipo rispetto al mondo dell’asfalto. L’aver tolto il cambio per il deragliatore, in un certo senso ha ottimizzato e facilitato l’impiego del reggisella telescopico, anche nelle bici xc e marathon.

TRed Manaia con monocorona Sram, progetto particolarmente apprezzato per chi vuole velocità, rigidità all’interno di percorsi piatti e veloci

Il monocorona per il segmento road invece, fino a ieri, si è dovuto scontrare prima di tutto con il design dei telai, in particolare quelli con una scatola del movimento centrale con larghezza al di sotto dei 86,5 mm (valore che oggi è quasi uno standard). Tecnicamente, l’arrivo in grande stile dei freni a disco a dato nuova vita al progetto, perché, proprio i nuovi progetti road disc, obbligano ad avere una linea catena ottimale anche per la corona 1x. Quello che rimane ancora da migliorare, corona singola in ambiente road, è la gestione degli “spazi vuoti” tra un rapporto (posteriore) e l’altro, oppure tra una fascia l’altra di pignoni.

Un prototipo della trasmissione di CeramicSpeed, presentata nel 2018 ad Eurobike. Questa trasmissione funziona con il cardano.

Ad oggi esiste ancora una disparità accentuata tra parte bassa del pacco pignoni e parte alta, che talvolta diventa controproducente, poco gestibile sul lungo e lunghissimo termine, all’interno di percorsi ricchi di salite e variazioni di ritmo. Attenzione, anche nella mtb non sono tutte rose e fiori, con particolare riferimento alle discipline xc e marathon, in cui spesso si cambiano le corone anteriori e lo si fa in base alla morfologia del percorso.

La trasmissione 13v di Rotor, una sola soluzione che può essere interfacciata al road, mtb e gravel.

In realtà siamo solo all’inizio e tutto si svilupperà nelle prossime stagioni, quando il colosso Shimano avrà fatto le sue valutazioni in merito, tecniche ed economiche. Prepariamoci a vedere qualche bici da crono dei pro con la corona singola (ieri, durante la crono squadre di apertura alla Tirreno-Adriatico, qualcosa si è visto), questo è sicuro ma prima di osservare una bici road “definitiva” dei pro con la 1x, vedremo i corridori, quelli “veri”, che usano le bici disco anche nei tapponi di alta montagna in un grande giro. Ah giusto per dire, Alaphilippe ha vinto una Strade Bianche con una Specy Tarmac S-Works Disc, una competizione che è non è propriamente dedicata ai velocisti puri!!!

a cura della redazione tecnica

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