Percorso inverso, dai dischi ai calipers

Disco oppure freni tradizionali ma, quali sono le sensazioni che si provano quando si torna al passato? Proviamo a raccontarvi la nostra esperienza in questo articolo.

14/03/2019
scritto da Alberto Fossati

Le prime gare di stagione, i primi raduni, i primi “veri” commenti di “pancia” che arrivano dal gruppo ma, se qualcuno ( e sono parecchi) è passato dalla bici normale a quella con i dischi, dobbiamo anche considerare chi affronta il percorso inverso; diciamo per necessità. Secondo noi, si parla tanto delle bdc con i freni a disco ma non è ancora arrivato il momento di mettere completamente in disparte la bici con i freni tradizionali, che siano essi single pivot oppure direct mount.

Perché tocchiamo questo argomento, quello di tornare su una bici “normale” dopo oltre due mesi di prove su biciclette con il solo impianto a disco; perché ora e in un futuro prossimo, si potranno verificare dei casi che ci piace definire “bigamia ciclistica”. Ci spieghiamo meglio: siamo convinti che in molti non abbandoneranno il proprio mezzo con i freni standard, magari questo verrà tenuto come muletto, come seconda bici, oppure la bici per le cronoscalate, così solo per fare alcuni esempi. Mentre la disco sarà la bici per le granfondo, la bici del fine settimana e di quando “c’è il tempo bello”, non fosse altro perché è nuova e costa parecchio. Quali potrebbero essere le differenze che si percepiscono, le sensazioni che si provano passando da una bici all’altra?

La Cannondale SystemSix Hi-Mod con impianto Shimano Ultegra

  • I freni a disco sono differenti l’uno dall’altro: questo è un aspetto che viene preso in considerazione in modo marginale, eppure ricopre un ruolo primario in fatto di prestazione. Gli impianti disco presenti sul mercato, se comparati tra loro, hanno delle caratteristiche che li rendono differenti: Sram è poco modulabile, molto on-off per dirla in breve. Shimano è una garanzia in termini di prestazione, sempre, modulabile e sempre efficace a prescindere dalle condizioni meteo, con una manutenzione dell’impianto idraulico ridotta ai minimi termini. Campagnolo è ampiamente personalizzabile e forse è quello che, nell’immediato e in termini di feeling, si avvicina di più ai calipers. I freni tradizionali sono praticamente uguali tra loro: tiri la leva ed inizi a frenare ( più o meno), le grosse differenze in fatto di prestazioni e confidenza arrivano dalla tipologia delle ruote, dall’abbinamento ruota/pneumatico. Diciamo che, a prescindere dal brand e dall’impianto, il disco, per essere sfruttato e capito al pieno delle sue potenzialità necessita di un periodo di adattamento. Per fare un accostamento, potremmo dire che passare ai freni a disco è come utilizzare per la prima volta una ruota in carbonio con pista frenante al cerchio: Zipp è diversa da Fulcrum, Shimano è diversa da Mavic e così via.
  • Le bici sono diverse: in una precedente pubblicazione che riprendiamo,

http://www.4actionsport.it/disc-vs-calipers-il-dibattito-si-infuoca/

in realtà ne abbiamo fatto diverse, anche in forma di test specifico e sempre con l‘obiettivo di creare informazione, si è cercato di fare luce sulle differenze principali che esistono tra i due mondi. Però, è giusto affermare che una bici che porta lo stesso nome, che arriva dalla medesima piattaforma e segmento, nella configurazione disco sarà diversa dalla sorella calipers (e viceversa). Il telaio di una bici con l’impianto idraulico sarà più rigido, maggiormente strutturato, con un carro posteriore più lungo e più largo. La forcella con la pinza per i dischi é più tosta, in particolare nella parte bassa dove c’è il perno passante. Ruote differenti, nel cerchio e nella raggiatura: le ruote disco si dimostrano ad oggi molto veloci ( e la velocità deve essere controllata e assecondata, gestita in tutte le sue sfaccettature). Ci vogliono le gomme giuste, con la dimensione corretta, che si adattino bene con il canale interno del cerchio, gonfiate alla pressione ottimale ( i nuovi tubeless road sono un must per le road disc). Uno “scalatore” con la bici disco, deve in un certo senso, imparare a convivere (per ora) con un carro posteriore meno reattivo e ai cambi di ritmo violenti. Il retrotreno di una road disc, a parità di modello, è più lungo di 0,5/1 cm (dipende dalle bici), quindi maggiormente progressivo ma più stabile, più facile da gestire alle velocità elevate, più comodo e confortevole ma non per questo più morbido. Il limite del peso è un fattore che si stà metabolizzando pian piano, perché in realtà il segmento delle road disc è solo agli inizi e si evolve proprio in queste ultime stagioni. Iniziano a vedersi solo oggi le prime riduzioni di peso degne di nota, che permettono di accostare i due mondi. A parità di bici e di allestimento, una disco costa molto di più rispetto una normale.

La Lapierre Xelius SL Team Replica che abbina la doppia soluzione calipers, direct mount anteriore, con pivot singolo posteriore

  • Un feeling diverso: prima di tutto è doverosa una precisazione. Passare da una bici standard ad una disco non è così complicato ma, per sfruttare al meglio il tutto, sarebbe necessario prendersi un po’ di tempo, capire, valutare, cercare il più possibile di cucire il nuovo mezzo addosso alle proprie caratteristiche ed esigenze, personalizzarlo (per quanto possibile). Utilizzare una bici da strada con dischi ed impianto idraulico, sarà più facile per chi arriva dalla mtb, questo è un dato di fatto. Una frenata con i dischi, una volta capita, non ha molti limiti di utilizzo e prestazione, si frena sempre e bene e l’ultima cosa che si prende in considerazione è il meteo. Anche in questo caso permetteteci una considerazione: quando l’asfalto è bagnato ed è necessario frenare in tempi brevi, la cosa più importante è avere la gomma giusta con la pressione giusta. I freni sono importanti ma, se prima di una curva, tornante o un incrocio, si pinza con forza e si hanno degli pneumatici gonfiati a 10 atm, il rischio di cadere diventa una cosa reale, con i freni normali e con quelli a disco. I freni a disco, al contrario dei calipers, permettono di controllare meglio, perché la “pelata” del freno diventa una frenata e non più un modo per decelerare: ecco perché il freno a disco permette di “staccare dopo”, a ridosso di un tornante. Con i freni a disco diventa importante saper controllare il posteriore della bici, è fondamentale capire che il freno dietro è strumento per controllare, decelerare, impostare e che non serve per frenare in modo perentorio. Il freno davanti è quello che serve per fermarsi e bisogna usare entrambi, davanti e dietro, per eseguire un’azione efficace e ottimale. Considerazione scontata? Beh no.

Il pattino con mescola blu della Swisstop, in dotazione e specifico per le ruote Oxic Dt Swiss

  • L’importanza dei pattini, la neutralità delle pastiglie: usare un buon pattino per i freni, con particolare riferimento alle ruote in carbonio, è un aspetto fondamentale per la prestazione della frenata ma anche per l’integrità del cerchio in fibra. Nel caso dei dischi la pastiglia ricopre un ruolo importante ma non fondamentale: certo, una frenata di buon livello è un concerto in cui tutti gli strumenti devono essere accordati al punto giusto ma tra una pastiglia e un disco, meglio avere a disposizione un disco di qualità eccellente che non corra il rischio di ovalizzarsi dopo poche ore di utilizzo. Di proposito non vogliamo soffermarci sull’impiego differenziato dei dischi, in merito al diametro, perché è un argomento che gode di una grossa soggettività e dal primo montaggio della bici.

IN CONCLUSIONE

Dopo oltre due mesi di test sulle bici road disc siamo tornati a pedalare su una bici standard, abbiamo voluto provare, abbiamo voluto vedere cosa può succedere e quali sono le sensazioni. Lo abbiamo fatto estremizzando, pedalando su una bici superleggera, con ruote basse e full carbon. Tutto quello che abbiamo scritto in precedenza è reale, è quello che abbiamo sentito e percepito ma è anche vero che non abbiamo avuto grosse difficoltà a riprendere il feeling con i calipers. Circa un’ora, un po’ di attenzione agli incroci e nel corso della prima discesa, nulla di più. Proprio per questo, ancora una volta, scriviamo che gioca un ruolo fondamentale capire il mezzo, sentirlo proprio, adeguare la bici alle proprie caratteristiche e non fare il contrario: si può cadere e farsi male con la bici standard e assaggiare l’asfalto anche con la disco. Non diciamo che il disco diventa un pericolo in caso di caduta, per se e per gli altri, perché lo è tanto lo sono i denti delle corone! In caso di scivolone ci si può tagliare con i dischi, tanto quando con i denti di una corona, oppure con i raggi piatti di una ruota, che sembrano dei coltelli appena passati da un arrotino. Alla fine di una lunga discesa i dischi toccano le pastiglie? Troppo comodo dare la colpa all’impianto, più probabile aver fatto delle frenate troppo lunghe ed inutili, probabilmente solo per paura e perché non si è capaci di usare il freno nella maniera corretta: i freni idraulici a disco delle bici da strada miglioreranno ancora nei prossimi anni, per adeguarsi alle esigenze di tutti e per poter essere utilizzati dalle varie tipologie di appassionato. Noi abbiamo avuto la fortuna ( o sfortuna, dipende dai punti vista) di pedalare per la prima volta su una bici disco da strada, nel 2013 e da allora ad oggi diventa difficile fare dei paragoni: quella non era una vera bici con i dischi ma un paciugo (ma ci stà, perché i tempi non erano maturi), una bici normale adattata per supportare i primi freni a disco, le prime ruote disc brakes, le guaine idrauliche. Vogliamo terminare con una considerazione: andate da un amico che è passato dalla bici normale a quella con i dischi, chiedete a qualcuno che usa i dischi, prima della partenza di una granfondo, domandate ad uno sconosciuto. Tante risposte saranno molto simili, “ah io non tornerei più indietro”, forse non tutti saranno in grado di focalizzare e diversi benefici (non è per nulla facile) e talvolta la suggestione personale gioca un ruolo primario ma il 90% dei ciclisti risponderanno in questo modo. Per tutto il resto bisogna pedalare.

foto di Matteo Malaspina, redazione tecnica e Campagnolo

 

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