2018 tra i quattro anni più caldi mai registrati

Dati allarmanti da Copernicus: il 2018 è stato il quarto di una serie di anni eccezionalmente caldi, a livello di concentrazioni la CO2 nell’atmosfera è in continuo aumento

08/01/2019
scritto da Michele Cicoria

I dati di Copernicus Climate Change Service (C3S) confermano un trend davvero allarmante per il clima mondiale: sono stati da poco pubblicati i report climatici per il 2018 derivati da osservazioni satellitari, che piazzano l’anno al quarto posto tra i più caldi mai registrati. Sebbene 0.4°C oltre la media possano sembrare pochi a primo impatto, in realtà questo valore medio, unito al trend degli ultimi anni, offre risvolti davvero preoccupanti per il clima dell’Italia e del Mondo. Da non sottovalutare inoltre la concentrazione di CO2 in atmosfera: anche in questo caso i dati, derivati da satellite, dimostrano una costante crescita che non può far altro che confermare “la febbre costante” per la Terra, definibile quasi irreversibile. Quello che i governi dovranno fare il prima possibile è riesaminare lo stato dell’accordo di Parigi e cercare di attuare misure efficaci per arginare le conseguenze dei cambiamenti climatici.
Vi lasciamo al comunicato stampa ufficiale, che nonostante la sua lunghezza merita un’accurata lettura.

Mentre ci troviamo a fare i conti con un’intensa irruzione di aria fredda dal circolo polare artico la temperatura in superficie del mar Mediterraneo si mantiene piuttosto elevata e di alcuni gradi oltre le medie del periodo, localmente fino a 3-4°C – Mappa: INGV/Copernicus

Milano, 8 gennaio 2019 – C3S e CAMS sono servizi Copernicus, programma di osservazione della Terra dell’Unione Europea, implementati dal Centro Europeo per le Previsioni meteorologiche a medio Termine (ECMWF). I loro dati forniscono il primo quadro completo e globale delle temperature 2018 e dei livelli di CO2. I risultati sono in linea con le precedenti proiezioni del WMO e del Global Carbon Project (GCP) per il 2018. Il dataset relativo alla temperatura di Copernicus Climate Change Service mostra che la temperatura media globale dell’aria superficiale è stata di 14,8°C, 0,2°C inferiore a quella del 2016, l’anno più caldo mai registrato. I dati, inoltre, dimostrano che:

  • Gli ultimi quattro anni sono stati i più caldi mai registrati, con un 2018 che è stato il quarto anno più caldo, con temperature non molto distanti da quelle del 2015, il terzo anno più caldo
  • Il 2018 è stato più caldo di 0,4°C rispetto alla media registrata nel trentennio 1981-2010
  • La temperatura media degli ultimi 5 anni è stata di 1,1°C superiore alla media preindustriale (secondo la definizione dell’IPCC)
  • L’Europa ha registrato temperature annuali inferiori di 0,1°C rispetto ai due anni dal caldo record, 2014 e 2015

Inoltre, secondo le misurazioni satellitari delle concentrazioni globali di CO2 nell’atmosfera:
– La CO2 ha continuato a crescere nel 2018 ed è aumentata di 2,5 +/- 0,8 ppm/anno

“Copernicus Climate Change Service offre dati di qualità garantita su indicatori climatici come temperatura superficiale, ghiacci e variabili idrologiche come le precipitazioni”, afferma Jean-Noël Thépaut, Head of Copernicus Climate Change Service (C3S). “Anche il 2018 è stato un anno molto caldo, il quarto più caldo mai registrato. Eventi climatici importanti come l’estate calda e secca in gran parte dell’Europa o l’aumento della temperatura nelle regioni artiche sono segnali allarmanti per tutti noi. Solo unendo i nostri sforzi possiamo fare la differenza e preservare il nostro pianeta per le generazioni future”.

Anomalia termica dell’anno 2018 a livello globale con zoom sull’Europa – Credit: ECMWF, Copernicus Climate Change Service

C3S fornisce un quadro iniziale delle temperature globali del 2018
I dati sulla temperatura forniti da C3S per il 2018 rappresentano il primo set completo di informazioni ad essere pubblicato e che include anomalie annuali e medie a livello globale. C3S è in grado di fornire velocemente un quadro complessivo perché si tratta di un programma operativo che elabora quotidianamente milioni di osservazioni terrestri, marine, aeree e satellitari. Per riunire tutte queste osservazioni viene utilizzato un modello matematico, analogamente a quanto applicato alle previsioni meteorologiche. Il vantaggio per gli utenti è quello di poter avere una stima accurata delle temperature in qualsiasi momento o luogo scelto – anche in aree scarsamente osservate come le regioni polari.

I dati di Copernicus C3S mostrano che nel 2018 le temperature superficiali sono state superiori di oltre 0,4°C rispetto alla media a lungo termine registrata nel periodo 1981-2010. Il riscaldamento più pronunciato rispetto alla media a lungo termine si è verificato nell’Artico, in particolare nello Stretto di Bering tra Stati Uniti e Russia e attorno all’arcipelago delle Svalbard. La maggior parte delle aree terrestri sono state più calde della media, in particolare Europa, Medio Oriente e Stati Uniti occidentali. Al contrario, la parte nordorientale dell’America settentrionale e alcune aree centrali della Russia e dell’Asia centrale hanno registrato temperature annue inferiori alla media.

A parte i mesi di febbraio e marzo che sono stati relativamente freddi, l’Europa ha registrato temperature superiori alla media in tutti i mesi dell’anno. A partire dalla fine della primavera e proseguendo fino all’autunno, e in alcune località anche in inverno, l’Europa settentrionale e centrale ha registrato condizioni climatiche che sono state in maniera costante più calde e asciutte rispetto alla media.

Grafico anomalie termiche annuali dal 1981 al 2010 a livello globale e fino al 2018 in Europa – Source: ERA-Interim. (Credit: Copernicus Climate Change Service / ECMWF)

Una visione affidabile da dataset combinati
Il metodo utilizzato per la raccolta di dati sulla temperatura C3S integra quello di altri dataset che utilizzano misurazioni a terra sul lungo periodo. I dataset differiscono principalmente per il modo in cui rappresentano le regioni polari e le temperature al di sopra degli oceani. La combinazione dei dataset restituisce il quadro più completo possibile. Questa analisi mostra che la temperatura globale dell’aria superficiale è aumentata in media di 0,1°C ogni 5-6 anni dalla metà degli anni ’70 e che gli ultimi cinque anni sono stati circa 1,1°C al di sopra delle temperature dell’era preindustriale.

Il WMO unirà i diversi tipi di dataset delle temperature per la propria relazione sullo stato del clima nel 2018, relazione che sarà pubblicata nel marzo 2019 e dovrebbe confermare i risultati di C3S.

Le concentrazioni di CO2 continuano ad aumentare
L’analisi dei dati satellitari indica che le concentrazioni di anidride carbonica sono aumentate negli ultimi anni, 2018 incluso. Il dataset è una combinazione di due dataset generati per C3S e CAMS.

Mentre i rapporti del WMO e del Global Carbon Project (GCP) si basano su osservazioni di superficie, questo dataset relativo alla CO2 fornito da Copernicus si basa su osservazioni satellitari. La quantità monitorata è la concentrazione media di CO2 per l’intera colonna d’aria sopra una data posizione, chiamata XCO2. Poiché gli strati atmosferici più alti, come la stratosfera, contengono tipicamente meno CO2, i valori di XCO2 sono solitamente leggermente inferiori alle concentrazioni di CO2 misurate vicino alla superficie terrestre. Questo è il motivo per cui i valori di XCO2 del satellite sono simili, ma non esattamente identici alle stime basate sulle osservazioni di superficie.

Il tasso di crescita medio annuo stimato di XCO2 per il 2018 è di 2,5 +/- 0,8 ppm/anno. Si tratta di un tasso di crescita superiore a quello del 2017, che era di 2,1 +/- 0,5 ppm/anno, ma inferiore a quello di 3,0 +/- 0,4 ppm/anno del 2015. Il 2015 è stato un anno con il forte evento climatico El Niño che ha portato a un assorbimento più debole del normale da parte della vegetazione terrestre di CO2 atmosferica, ovvero un più debole assorbimento naturale di CO2, e a grandi emissioni di CO2 derivanti da incendi, per esempio in Indonesia.

Valori medi di 60 mesi di monitoraggio della temperatura globale dell’aria ad un’altezza di due metri (asse sinistro) e variazione stimata rispetto al periodo preindustriale (asse destro) in base a diverse serie di dati: ERA-Interim (Copernicus Climate Change Service, ECMWF); GISTEMP (NASA); HadCRUT4 (Met Office Hadley Centre), NOAAGlobalTemp (NOAAAA); e JRA-55 (JMA).

L’opinione di Parigi: IPCC sottolinea l’urgenza
In linea con l’accordo di Parigi del 2015 sui cambiamenti climatici, i paesi partecipanti prevedono di riesaminare lo status quo ogni cinque anni. La recente pubblicazione del report “Riscaldamento Globale di 1,5°C” da parte di Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC – Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico) sottolinea ulteriormente l’urgenza di attuare misure efficaci per mitigare i cambiamenti climatici. Copernicus Climate Change Service (C3S) e Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS) contribuiscono in modo rilevante a questi sforzi fornendo informazioni tempestive e accurate sulla temperatura globale attuale e sullo stato delle emissioni di CO2.

Aggiornamenti mensili sul clima
Oltre ai valori annuali di temperatura, C3S pubblica regolarmente all’inizio di ogni mese dei bollettini climatici, riportando i cambiamenti relativi alla temperatura globale dell’aria superficiale, ai ghiacciai e alle variabili idrologiche. È ora disponibile l’ultimo aggiornamento climatico per il mese di dicembre:

Dicembre 2018 temperatura dell’aria superficiale

  • A livello globale, le temperature sono state di poco (meno di 0,5°C)al di sopra della media dei mesi di dicembre 1981-2010
  • Il Canada, il settore atlantico dell’Artico e la Russia settentrionale hanno registrato temperature nettamente superiori allamedia
  • Gran parte della Russia meridionale, dell’Asia centrale e della Cinahanno visto temperature al di sotto della media
  • In Australia si sono verificate condizioni eccezionali di clima caldo esecco
  • In Europa, le temperature sono state generalmente superiori alla media, ma i Balcani meridionali e la Grecia hanno visto temperature inferiori alla media.

Estensione dei ghiacci artici a dicembre confrontata con la media climatica (linea rossa) – Source: ERA-Interim. (Credit: Copernicus Climate Change Service / ECMWF)

aree artiche e antartiche coperte dai ghiacci negli anni – Source: ERA-Interim. (Credit: ECMWF Copernicus Climate Change Service)

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