Steve Lis e la nascita del Fish surfboard, l’unico e originale

L’invenzione di questo shape ha cambiato per sempre il modo di interpretare le onde per molti surfisti: Steve Lis e la sua geniale idea del fish surfboard sono i protagonisti del terzo appuntamento con la rubrica dedicata alla storia del surf, a cura di Giovanni Nepa.

23/01/2018
scritto da Michele Cicoria

Rubrica sulla storia e i personaggi influenti del surf, a cura di Giovanni Nepa
Ben ritrovati Surfisti e appassionati all’appuntamento del martedì, come prima questione volevo fare un saluto a tutti coloro che seguono la rubrica, domenica mi è capitato, durante una session in mare, di ricevere complimenti riguardo alla rubrica, e sinceramente mi fa molto piacere che ci sia interesse e curiosità; forse dopo questo articolo capirete, cari lettori, che ho un debole per un certo tipo di tavole, e allora cominciamo: questa settimana si parla di Steve Lis e dell’originale fish twin fin californiano.
Steve Lis nacque nel lontano 1951 a San Diego, città nella quale trascorse anche l’adolescenza, cominciò a surfare alla tenera età di 10 anni, a Ocean Beach. Dopo svariati anni di surf, in particolare kneeboarding, e di passione per lo shaping, nel 1967 diede alla luce, dopo svariate notti insonni, nel garage di casa, al fish, l’unico, il vero, l’originale!

Steve affermò che la sua scelta di tail largo e “tagliato” in quel modo, proveniva da un suo desiderio personale di funzionalità, infatti egli era solito usare delle kneeboard pintail, ma il problema di queste ultime, affermò Lis, risiedeva nell’impaccio che aveva con le pinnette, infatti sentiva di portare una specie di zavorra, invece con questa nuova configurazione di tail, affermava Steve, aveva maggior supporto per le sue pinne, ma allo stesso tempo mantenendo i vantaggi del pintail.
Lis, surfando quasi esclusivamente nei break che vantavano altissima territorialità da parte dei locals, diventò una leggenda vivente per le sue grandi capacità di cavalcare le onde, ovviamente sempre in ginocchio: vinse infatti, nel 1970, il Campionato Americano di kneeboard, inoltre Surfing Magazine affermò di Lis, nel 1973, che era “the world’s best and faster wave-riders”; infatti nel repertorio di Steve c’erano proprio tutte le manovre più radicali, come tuberiding, off-the-lip e cutback.

Fù descritto come una persona “ombrosa” e ogni tanto anche scontrosa, infatti egli odiava le telecamere, odiava le foto e odiava che venisse data visibilità a lui e agli spot che frequentava, indirizzava spesso tutte le telecamere alle Hawaii, ma comunque altri surfisti che usavano le tavole di Lis vennero filmati, tra i quali: Jimmy Blears, Mike Tabeling e David Nuuhiua.

Negli anni successivi tanti prestigiosi surfisti usarono i fish di Lis, surfandoci in piedi, meritevole di menzione infatti è Anthony “Bunker” Spreckels, che ridefinì il surf nei point break, presentandosi a supertubes, jeffreys Bay, con un fish di Lis, successivamente sempre nel point in questione anche surfisti del calibro di Tom Curren e Derek Hind con dei twin fin, queste ultime furono delle session che lasciarono la generazione “truster” sbalordita!
Al giorno d’oggi tantissimi surfisti come: Torren Martyn, Ryan Burch, Bryce Young, Tyler Hatzikian… e tanti altri, la lista potrebbe continuare con moltissimi altri nomi di surfisti abili e famosi che sono fermamente convinti della funzionalità del template di Lis.
Se, nel mio esser “nessuno” posso permettermi, posso dire di usare e di aver usato, sia tavole twin fin che twin finner che quad, tutte dotate di fish tail, su una grandissima varietà di onde, e posso dire che confermo la grande funzionalità e il potenziale espresso in quantità di divertimento, che queste tavole possono offrire a surfisti di tutti i livelli su, naturalmente e se possibile, onde pulite.

 


About Giovanni Nepa
Ingegnere Energetico e Nucleare laureato presso l’Università di Bologna, surfista ormai da 9 anni e con grande passione per le tavole e la storia del surf, Giovanni è cresciuto tra le gelide acque invernali dell’alto Adriatico, dove surfa più spesso, senza ovviamente privarsi di frequenti trasferte in costa ovest.

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