SUP ESCURSIONISMO

07/01/2016
scritto da Redazione 4Sup

SUP ESCURSIONISMO: LA SCELTA DELL’ATTREZZATURA (1/3)

Lo ammetto, soffro di una rara sindrome ossessiva che non so se abbia un nome nel mondo scientifico. In pratica, ogni volta che vedo un mezzo o un attrezzo sportivo che permette di spostarsi dal punto A al punto B della superficie terrestre, ho tre pensieri paranoici: quali posti posso esplorare con questo attrezzo? che distanze posso coprire? Ma soprattutto: posso trasportare la mia attrezzatura da campeggio?

Le prime volte che ho visto delle persone in giro con dei SUP boards a me, che vengo (fra le altre cose) dal kayak marino, è sempre sembrato solo un attrezzo sportivo come un altro per fare si dell’attività sportiva e divertirsi ma non certo per “esplorare” o dedicarsi all’escursionismo prolungato. Ebbene, confesso, mi sbagliavo: “surfando” in internet mi è capitato sempre più spesso di vedere persone (sopratutto americani) che facevano con i SUP delle vere e proprie spedizioni. Da quel momento in poi è maturata in me sempre di più la voglia di passare dalla posizione seduta del kayak a quella eretta del SUP: stavo ripercorrendo in modo accelerato l’evoluzione del uomo quando è passato dalla posizione da primate a quattro zampe a quella eretta! Alla fine il passo è stato breve ed ho acquistato un SUP della BIC fornito di ben undici punti di aggancio per ogni genere di equipaggiamento, dalla action cam al GPS, dall’attrezzatura da pesca alle sacche stagne. Data la sindrome di cui sopra è stato relativamente semplice attrezzare la mia tavola per affrontare escursioni di due o più giorni e maturare di conseguenza l’idea di scrivere una serie di tre articoli sull’escursionismo con i SUP:

il presente articolo è centrato sulla scelta dell’attrezzatura (il come),

il secondo sarà centrato sulla progettazione di un itinerario (il dove) e

il terzo su una serie di esperienze reali ed idee possibili di escursioni (il quando).

Tutto ciò per condividere sia la mia esperienza personale che per dimostrare l’enorme potenzialità della tavola da SUP e, più in generale, di questo sport. Cominciamo quindi…

Tavola

La prima cosa da considerare è il tipo di tavola da utilizzare: rigida o gonfiabile? Ognuna delle due ha i suoi vantaggi. La tavola rigida è generalmente più performante ed ha il grosso vantaggio che non potendosi bucare difficilmente ci lascerà a piedi (nel senso letterale del termine!) anche in posti remoti o comunque “fuori mano”. Dall’altra parte la tavola gonfiabile si presta perfettamente all’escursionismo in quanto una volta sgonfiata possiamo prendere un treno od altri mezzi pubblici per andare all’inizio o venire via dalla fine del nostro percorso. Inoltre è sempre possibile fare riparazioni di emergenza su perdite d’aria con le apposite toppe e colle a presa rapida. A voi la scelta.

Le altre due caratteristiche importanti sono il volume della tavola e la presenza di agganci, occhielli, elastici, ecc. per fissare il bagaglio. Per quanto riguarda il volume ovviamente dobbiamo sommare il peso dell’attrezzatura che pensiamo di portarci dietro al nostro peso corporeo e quindi confrontarlo con quanto dichiarato dal produttore riguardo al peso massimo/ideale “sopportabile” dalla tavola in questione.

Questione agganci: non tutte le tavole sono dotate di punti di aggancio o di anelli per gli elastici con i quali andremo a fissare l’attrezzatura. In questo caso le soluzioni sono due: sulle tavole rigide è possibile inserire dei punti di aggancio come quelli mostrati in fig. 1 (su www.supthinktank.com/connexsup è possibile vedere come installare il sistema Connexsup su tavole in fase di costruzione ma, con un po’ di attenzione e manualità, anche su tavole già finite) mentre sulle tavole gonfiabili si possono incollare degli anelli a D come mostrati in fig. 2. L’alternativa è quella di utilizzare delle cinghie da macchina (fig. 3) abbracciando completamente la tavola, in questo modo non c’è bisogno di interventi “strutturali” sulla tavola e l’idrodinamica non viene certo compromessa da qualche fettuccina piatta passante sotto la carena.

Post scriptum: sono appena tornato da tre giorni di “spedizione” sul fiume Arno ed ho spaccato la mia Bic Ace-Tec Cross Adventure in quattro punti a causa dell’acqua bassa sui raschi del fiume per cui mi sentirei di consigliare in alternativa una tavola da SUP in polietilene con deriva/pinna retrattile come ad esempio il Versa Board della Liquidlogic. Attenzione che però la robustezza della tavola si paga in termini di peso: ben 26 kg!

Contenitori stagni

Con contenitori stagni intendo tutte quelle attrezzature, rigide o flessibili che siano, atte a stivare e proteggere dall’acqua materiali di qualsiasi tipo (vestiario, alimenti, attrezzatura elettronica, ecc.). Come già accennato, appartengono a  due tipologie principali:

a)      flessibili: sono di solito le sacche stagne (fig. 4) che evitano di fare entrare l’acqua grazie all’arrotolamento del bordo superiore su se stesso per almeno 2/3 volte. L’altra categoria sono le borse stagne dotate di una speciale cerniera anche essa stagna (fig. 5). Il grado di impermeabilità è convenzionalmente definito dagli standard IP (Marchio Internazionale Protezione, cfr. International Protection). Per le sacche stagne solitamente si tratta di un IP64 cioè resistente agli spruzzi d’acqua, per borse con cerniere stagne lo standard sale ad IP67 cioè resistente ad immersione (solitamente 30 minuti ad un metro di profondità). Ortlieb (indirizzo sito Ortlieb) ad esempio definisce chiaramente per ognuno dei suoi prodotti il proprio standard IP. Va da sé che più sale la protezione IP più sale il prezzo: una borsa stagna con cerniera costa fino a 3/4 volte il prezzo di una sacca stagna di pari volume. Ovviamente nel caso di una sacca stagna, se finisce in acqua, ad esempio dopo un ribaltamento, questa deve essere subito tolta da una eventuale posizione in cui l’apertura si possa trovare sotto il pelo dell’acqua.

b)      rigide: le scatole stagne (fig. 6) sono generalmente utilizzate per contenere materiali delicati come ad esempio attrezzature fotografiche ma niente vieta di metterci qualsiasi altro tipo di materiale da proteggere dall’acqua. Altri tipi di contenitori stagni rigidi sono i bidoni di plastica (fig. 7), generalmente realizzati in polietilene e forniti di un tappo di materiale più rigido con anello di tenuta sul perimetro interno del tappo. Quest’ultimo tipo di contenitore, a causa della sua forma cilindrica, mal si adatta però all’uso con i SUP poiché tende a rotolare da ogni parte ancor prima che si sia riusciti a fermarlo e anche perché la sua forma mal sfrutta lo spazio piano della nostra coperta rischiando, a parità di volume con una borsa od una sacca stagna, di alzare troppo il baricentro del carico.

Altri 2 contenitori stagni di cui non potrete fare a meno sono quelli per il telefono cellulare (che deve essere utilizzabile anche quando si trova all’interno del contenitore stagno) e quello per le mappe geografiche (almeno in formato A4), entrambi, ovviamente, in materiale trasparente (fig. 8).

Altri materiali fondamentali

a)      Pagaie di scorta: a costo di scandalizzarvi vi dirò che io preferisco come pagaia di scorta una smontabile a doppia pala (da kayak insomma, fig. 9) perché la posso usare anche da seduto quando vento e/o mare diventano abbastanza forti da rendere quanto meno imbarazzante il restare in equilibrio in piedi o il risalire il vento con il corpo che fa da vela!

b)      Deck bag: è una borsa collocata sulla parte anteriore della tavola (fig. 10) e serve a tenere una serie di oggetti che devono restare a portata di mano quali occhiali e crema da sole, giacca d’acqua, cappello da sole/pioggia, cellulare, ecc. Non deve essere obbligatoriamente stagna, al limite possiamo sistemare al suo interno una piccola sacca stagna.

c)      Tanica acqua: io uso una tanica da 10 litri non necessariamente riempita per intero, molto più comoda e compatta di 6/7 bottiglie da 1,5 litri e da tenere fissata direttamente sulla coperta del SUP.

d)      Corda di 10 metri: fondamentale in varie situazioni, dall’ancoraggio della tavola (ad un ramo, pietra, ecc., non ovviamente da usare con un’ancora!), per tirare la tavola su per un pendio, per lanciarla a qualcuno bisognoso di aiuto (o che ci può aiutare, tendere i panni, ecc.

e)      Leash: non c’è bisogno di commentare l’utilità di questo attrezzo!

Vestiario tecnico (da usare in navigazione)

·         Giacca d’acqua: fondamentale con, pioggia, bassa temperatura: personalmente ne uso una da poche decine di euro di Decathlon con polsini e collo non completamente impermeabili. Consiglio una giacca d’acqua più “impegnativa” da kayak con polsini e collo in latice (quindi completamente stagni) e in tessuto bi- o trilaminato solo in caso di basse temperature dell’aria e/o dell’acqua (fig. 11).

·         Pantaloni impermeabili: anche qui mi sento di consigliare sovrapantaloni antipioggia tipo da bicicletta mentre si può passare ai long-john in neoprene o ai pantaloni stagni (cavigliere in latice e raccordo in vita con la giacca d’acqua) in situazioni ambientali più rigide.

·         Muta completa in neoprene o tuta stagna integrale: sono le alternative ai due capi citati precedentemente, la scelta dipende dalle preferenze (e dalla disponibilità del portafoglio) ricordandosi che togliersi il pezzo di sopra in caso di caldo diventa più complicato.

·         Scarpe: quando fa caldo e non ho particolare bisogno di proteggere il piede preferisco in assoluto le Five Fingers della Vibram, in alternativa vanno bene anche le cosiddette “scarpette da scoglio” basse, in neoprene o tessuto a rete fitta. Quando fa più freddo e/o bisogna proteggere il piede da rocce e scogli bisogna per forza passare agli stivaletti in neoprene dotati di suola antiscivolo. Se indossate sotto lo stivaletto un calzino sintetico (es. da bici e trekking leggero) forse (e dico solo forse) la sensazione di “lessatura” del piede può diminuire un po’. Valide anche le scarpe da kayak o torrentismo con un calzare di neoprene da  2 mm.

·         Cappello: da sole, anti-pioggia, caldo, insomma diverso a seconda della situazione.

·         T-shirt: sempre meglio sintetica anche d’estate perché a differenza del cotone è meno fredda quando si bagna e si asciuga molto più rapidamente. D’inverno meglio una maglia sintetica a maniche lunghe di materiali e spessori diversi a seconda della temperatura che si prevede di trovare. Da indossare sotto la giacca d’acqua

·         Giubbetto salvagente.

·         Costume da bagno (meglio non in cotone, si asciuga più velocemente al vento) o shorts in neoprene (meglio se non troppo aderenti per evitare effetti di “lessatura” eccessivi) durante le mezze stagioni o in navigazione notturna. D’inverno si passa alle soluzioni più protettive succitate.

·         Occhiali da sole: ovviamente fondamentali per sole e vento.

Attrezzatura da campo

·         Tenda o telo antipioggia (in inglese tarp, e che personalmente preferisco anche d’inverno): comunque d’estate la tenda può risultare quasi inutile ma se decidete di eliminarla dotatevi di una zanzariera da viaggio (ce ne sono di compattissime come ad esempio le Seatosummit, fig. 12). Un’alternativa può essere il sacco da bivacco, in pratica un sacco protettivo fatto di materiali impermeabili e più o meno traspiranti dentro il quale viene infilato il sacco a pelo: alcuni sono dotati anche di un piccolo tettuccio all’altezza della testa e sostenuto da un solo paletto di alluminio (fig. 13). N.B.: portatevi i picchetti d’alluminio se usate il tarp o tende non autoportanti.

·         Sacco a pelo: scegliete accuratamente il sacco giusto attenendovi allo standard europeo EN 13537 che i migliori produttori di sacchi a pelo riportano sempre sui loro prodotti. Ve li ricordo brevemente: a) limite superiore: temperatura alla quale può dormire un uomo adulto senza un’eccessiva traspirazione; b) comfort: temperatura a cui può dormire una donna in posizione normale senza percepire freddo; c) limite inferiore: temperatura a cui può dormire un uomo adulto per otto ore di seguito ed in posizione rannicchiata, senza percepire freddo; d) estremo: temperatura a cui una donna adulta può sopravvivere per 6 ore senza il rischio di ipotermia. Per maggiori dettagli: EN13537

·         Materassino: è fondamentale per passare una buona nottata. I più comodi e meno ingombranti sono quelli gonfiabili (con una valvola per ogni tubolare) e sono eccezionali d’estate ed in media stagione, ma quando comincia il freddo sono decisamente poco isolanti a causa dei moti convettivi che si creano all’interno delle camere d’aria, facendovi disperdere rapidamente calore verso il terreno. Quando fa freddo veramente ci vogliono i materassini autogonfiabili di un certo spessore (4-5 cm). D’estate potete usare invece gli autogonfiabili a spessore (2 cm) e lunghezza (3/4, i piedi li poggiate a terra o magari su una borsa od un pile) ridotti: ovviamente, come accennato poco prima, sono meno  comodi di quelli gonfiabili ma pesano meno. Se poi invece volete a tutti costi un materassino di una qualche schiuma sintetica per evitare qualsiasi rischio di foratura (attenzione all’ingombro però) quanto meno prendetene uno di buona qualità tipo il Therm-a-rest Z Lite Sol o comunque in Eva Mat (o Eva Foam).

·         Fornello da campeggio: il pasto caldo la sera ed il tè/caffè la mattina mettono di buon umore e fanno cominciare o finire bene la giornata. Il mondo dei fornelli è enorme, si passa da quelli alimentati a legnetti e ramoscelli fino ai multi-carburante. Personalmente vi consiglio o un fornello ad alcool, compatto, leggero e spesso contenuto all’interno di due gamelle (pentolina e padellina, come ad esempio il Trangia svedese, fig. 14), o il classicissimo Bluet della Camping Gaz di dimensioni relativamente contenute ma che sprigiona un bel po’ di calorie quando è in funzione (fig. 15).

·         Aiuti alla navigazione: porta mappe e/o GPS. Il porta mappe stagno deve rispettare almeno lo standard IP64 mentre il GPS, se volete utilizzarlo, deve essere IP67. L’uso dettagliato del GPS verrà comunque discusso nel prossimo articolo sul “come organizzare un viaggio in SUP”.

·         Altre varie: torcia frontale, action cam con accessori vari, MP3 player e casse bluetooth (fare il campo con un po’ di musica tira su lo spirito e migliora la qualità dei discorsi quando si guardano le stelle), batteria esterna (per la ricarica di cellulari, Gopro, ecc.), batterie  stilo di ricambio (tipo AA e AAA), borraccia (andare in SUP mette molta sete),tazza, posate, giornale (per il fuoco), coltello multi-tool, pinna di ricambio (sopratutto se siamo sul fiume), carburante fornello, t-shirt e/o magliette, pile più o meno pesante a seconda delle stagioni, giacca a vento, mutande, calzini, piumino sintetico lightweight (solo d’inverno), scarpe da ginnastica, cappello caldo (comodissimo anche per dormire), Autan, pasta Fissan o simili, spazzolino e dentifricio, fazzoletti di carta, fazzoletti umidificati, borraccai, kit di pronto soccorso.

Disposizione e sistemazione del carico

Per quanto riguarda il tipo, la capienza e la quantità dei contenitori ognuno ha le sue preferenze ricordando però che meno sono e più abbiamo il “controllo” su tutti gli oggetti di bordo, facilitando inoltre il trasporto dei bagagli stessi in caso di trasbordo (es. aggiramento di  briglie e pescaie fluviali) o comunque quando si è a terra. Per quanto mi riguarda per escursioni leggere di 2-5 giorni o estive di maggior durata ho ridotto il bagaglio a 4 contenitori: una borsa stagna da 60 litri dove entra la maggior parte dell’attrezzatura, una sacca stagna da 12-20 litri per gli alimenti, una tanica di plastica da 10 litri ed infine la deck bag con gli oggetti che devono restare a portata di mano. Durante i trasbordi ad esempio, la borsa va in spalla grazie agli spallacci, mentre con le mani porto la sacca degli alimenti, la tanica e la pagaia. La deck bag resta sul SUP e viene trasportata insieme a questo.

I bagagli vanno assicurati, per quanto possibile, con sistemi a sgancio rapido quali fettucce da 20 o 25 mm di larghezza con fibbie a sgancio rapido o a feritoie o ancora con moschettoni di plastica dotati di cordino elastico (utilizzati solitamente in campo nautico). Se la tavola non è dotata di punti di aggancio la cosa migliore è passare le cinghie tutt’intorno alla tavola stessa.

Disposizione del carico: il grosso del materiale, in termini di peso e dimensioni, deve andare sulla parte posteriore (poppa) della tavola (ad esempio il borsone e la sacca dei viveri, fig. 16) mentre la deck bag va rigorosamente davanti (nel mio caso insieme alla tanica dell’acqua) per un accesso veloce e semplificato alle attrezzature che devono restare a portata di mano (fig. 17). Ricordiamo inoltre che all’interno delle borse stesse i materiali più pesanti vanno sul fondo in modo da non innalzare eccessivamente il baricentro della tavola (fig. 18).

P.S.: State viaggiando, esplorando e scoprendo il nostro mondo per cui il vostro scopo è di arrivare dal punto A al punto B godendovela il più possibile osservando lo spettacolo offerto dalla natura e cercando di massimizzare sempre e comunque la sicurezza. Vi invitiamo  per questo ad applicare la filosofia del  Seabonding (vagabondaggi marini) riassunta nell’immagine sottostante. Ad intenditor poche parole…

Fig_19

BUON VIAGGIO!

Questo testo ricade sotto licenza Creative Commons Testo a cura di  Sebastian Schweizer

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