Short Test: Canyon Grail, innovativa bici gravel

L’originale ed ergonomica piega integrata Hoverbar contribuisce a definire il carattere unico della prima gravel bike di Canyon.

15/03/2018
scritto da Cristiano Guarco
Canyon Grail CF SLX 8.0 Di2

Canyon Grail CF SLX 8.0 Di2

La Grail è la prima gravel bike per Canyon ed è progettata intorno a Hoverbar, un’idea inedita di manubrio che caratterizza immediatamente la bici. Abbiamo provato il modello top di gamma Grail CF SLX 8.0 Di2 sulle caratteristiche sterrate che corrono sul massiccio dell’Esterel, in Francia: terra e sabbia rossa che si alternano a belle stradine asfaltate secondarie, tra Théoule-sur-Mer e Saint-Raphaël, circondati da un paesaggio marziano, anche se la nostra pedalata sotto la pioggia poco ci ha fatto apprezzare i panorami altrimenti epici.

Messa a punto sotto la pioggia della Canyon Grail

Messa a punto sotto la pioggia della Canyon Grail

Si è trattato di un primo approccio freddo e bagnato, una pedalata avventurosa di circa 50 km e poco più di 1.200 m di ascesa in un ambiente sfidante, un terreno pressoché perfetto per provare questa veloce e appagante bici da gravel.


Il test in breve è iniziato con una prima salita ripida su fondo smosso attraverso una stretta gola che ha portato poi a un ambiente più aperto, dove la traccia si è allargata a una relativamente comoda carrareccia sempre con andamento mediamente ripido e tortuoso. Quello che è subito apparso evidente è la pedalabilità della Grail: la posizione alta della piega integrata Hoverbar permette di centrare il peso sulla bici evitando di scaricare troppo il posteriore, guadagnando così in trazione nelle situazioni più difficili. Aiutano anche la trasmissione con un rapporto più agile 1:1 (corona piccola e pignone grande entrambi da 34 denti) e comunque ben studiata (doppia corona 50/34d e cassetta 11.34d), e il combo di leggere e scorrevoli ruote/gomme Reynolds Assalut ATR Disc Carbon/Schwalbe G-One Bite 38 mm.

Smorzamento delle vibrazioni e dei piccoli urti in posizione alta sulla piega Hoverbar

Smorzamento delle vibrazioni e dei piccoli urti in posizione alta sulla piega Hoverbar

Quando il fondo diventa più tecnico, Hoverbar continua a stupire in positivo, con un apprezzato smorzamento delle vibrazioni e comunque una leggera flessione nella parte centrale (sfruttando le caratteristiche elastiche della fibra di carbonio opportunamente trattata), andando così a dissipare gli urti più piccoli, a tutto vantaggio di comodità e controllo della bici. L’effetto è più pronunciato al centro, ma anche tenendo le mani in posizione larga vicino ai comandi integrati si apprezza il comfort extra.

Classica posizione di controllo alta e laterale

Classica posizione di controllo alta e laterale

La presa bassa perde questa caratteristica offrendo comunque una grande sicurezza e comodità grazie all’inclinazione di 7,5° verso l’esterno dell’impugnatura. La barra centrale riveste un ruolo importantissimo, infatti avvolgendo i pollici intorno a essa la presa diventa super salda e sicurissima in discesa, con le leve freno che rimangono a portata anche sui terreni più smossi. Dulcis in fundo, la larghezza di 440 mm e il diametro oversize del drop bar agevolano un’impugnatura salda e confortevole anche per chi ha mani grosse.

Presa super sicura a stabile sul drop bar, anche e soprattutto per frenare

Presa super sicura a stabile sul drop bar, anche e soprattutto per frenare

Il peso cresce di 120 g rispetto a un cockpit integrato tradizionale (Canyon in fibra di carbonio) con significativi vantaggi sia per comfort sia per facilità e sicurezza nel controllo della bici. La flessione laterale è pressoché impercepibile quando si pedala di forza sulle salite più ripide.

Coperture Schwalbe G-One Bite da 38 mm, in configurazione tubeless

Coperture Schwalbe G-One Bite da 38 mm, in configurazione tubeless

Le gomme Schwalbe G-One Bite da 38 mm (1,5″) in configurazione tubeless sono un altro pilastro portante di questa Grail: con pressioni relativamente basse di 2,2/2,5 bar (anteriore/posteriore, biker di 80 kg) aiutano non poco nella lettura del terreno, isolando il ciclista dalle lievi sconnessioni del terreno off-road e dell’asfalto, facendo correre la bici in modo fluido ovunque. All’anteriore il grip in frenata è elevato, con un’azione comunque molto prevedibile, mentre al posteriore la trazione è sorprendente per una gravel sulle strade ghiaiate e sulla terra compatta. Vanno solo in crisi sulla sabbia bagnata e in tratti con radici affioranti, ma si tratta di una situazione al limite dove uno pneumatico più aggressivo e performante  si sarebbe sicuramente comportato meglio di questo modello che invece eccelle per versatilità e scorrevolezza. Quando si passa su asfalto, si nota invece con sorpresa una resistenza al rotolamento ben al di sotto delle aspettative. Schwalbe ha migliorato le G-One originali, con un battistrada sulla spalla un po’ più alto e aggressivo, tasselli centrali più spaziati e una carcassa più robusta.

Sfidando pioggia e freddo all'Esterel

Sfidando pioggia e freddo all’Esterel

Quando arriva la discesa questa Grail è assolutamente piacevole da guidare: l’interasse più lungo della media (1.040 mm in taglia L, 40 mm in più di una Endurace) contribuisce a una guida stabile e precisa, insieme al cockpit rialzato e al particolare rapporto tra Stack e Reach che Canyon ha definito in 1,44 per la sua gravel (rispettive quote di 687 e 475 mm per la nostra Large, rapporto invariato su tutto il range di taglie da 2XS a 2XL). Si riesce a caricare bene l’anteriore senza paura di perdere il controllo. Analizzando le altre quote si nota una forcella con trail di 67 mm, un attacco relativamente corto da 90 mm sulla presa alta (taglia L) con -15° di inclinazione su quella bassa, un carro lungo 425 mm, angolo sterzo e sella di 72,5° e 73,5°. Il tutto concorre a un feeling stabile ma questo non significa che la Canyon Grail sia una bici noiosa e poco appagante da guidare: ha un carattere calmo solo all’apparenza, infatti il grande controllo permette di affrontare  terreni accidentati e curve tecniche a velocità elevata, contribuendo ad alzare media orario e divertimento in un colpo solo.

Trasmissione 2x11v Shimano Ultegra Di2

Trasmissione 2x11v Shimano Ultegra Di2

Passando al montaggio, la più recente interpretazione del gruppo elettronico Shimano Ultegra Di2 si è comportata in modo irreprensibile per tutta la nostra pedalata bagnata, tra fango e sabbia. Ottima la rapportatura con il plus della combinazione più agile in “presa diretta” 1:1.

Reggisella VCLS 2.0

Reggisella VCLS 2.0

Arriviamo ora a un’altra chicca dell’allestimento, il reggisella VCLS 2.0, realizzato con una struttura doppia di carbonio per un assorbimento  elevato di vibrazioni e sconnessioni. L’effetto è evidente, permettendo di chiudere la nostra sfidante pedalata in modo relativamente fresco e comunque con la schiena riposata. Il plus è la sua presenza su tutti gli allestimenti della Grail. Il fissaggio al telaio è tramite un collarino sella integrato, che distribuisce la forza su una superficie ampia particolarmente utile per la struttura in carbonio, oltre a presentare un sigillo esteso per prevenire le dannose infiltrazioni d’acqua.

Collarino sella integrato e sigillato

Collarino sella integrato e sigillato

Chiudiamo con un doveroso accenno all’impianto frenante Ultegra Di2 Disc, con reach e fine corsa regolabili. Montano dischi di ultimissima generazione Ice Tech dalla particolare foggia che migliora sì la dispersione del calore ma portano a uno sgradevole accumulo di detriti che si produce in un rumore molesto di sferragliamento.

Freni Ultegra Di2 Disc con rotori Ice Tech

Freni Ultegra Di2 Disc con rotori Ice Tech

Ma come va questa Grail CF SLX 8.0 Di2?

Potrebbe interessarti anche

Commenti