TEST SLINGSHOT RPM 2016, revolution per minute

14/12/2015

E’ una fresca giornata invernale, una di quelle in cui si sta bene solo a casa sotto le coperte ma squilla il telefono, in redazione è arrivato un nuovo kite da testare, un giocattolino di casa SLINGHOT che ogni anno ci ha appassionato, ancora assopiti dal nostro divano corriamo in spiaggia per provare questa nuova ala sperando in qualche leggera brezza.

Le giornate in inverno sono corte, troppo corte, arriviamo in spiaggia e si sta già facendo buio, il tempo di gonfiare il kite e il sole sparisce dentro una strana nebbbia, sembra quasi che qualcuno lassù non voglia proprio farci vedere questa nuova ala, beh ma a noi che importa del sole? Dobbbiamo fare kite no? Mica serve vederci, daltronde un paio di volte all’anno noi dell’ MPM team facciamo un uscita in notturna proprio su questo spot poco distante dalla laguna di Venezia, peccato che nemmeno il vento voglia collaborare, i pochi nodi bucati che c’erano durante il tragitto sono collassati al nostro arrivo, non per niente siamo i seccavento del nord!!

Ormai siamo in spiaggia, possiamo solo esaminare il kite a terra, e questo sinceramente non ci dispiace affatto grazie alle temperature artiche che abbiamo in questo periodo, iniziamo:

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SLINGSHOT RPM 2016, questo è il nome del nosto nuovo kite, iniziamo ad analizzarlo, la prima cosa che vediamo è lo stavolgimento totale della grafica, è stato completamente cambiato per seguire la nuova veste che Slingshot ha introdotto da agosto 2015 con i Rally e Fuel, solo pochi particolari sono rimasti fedeli alla tradizione RPM degli ultimi anni, come le righe diagonali che vediamo ormai dal 2014, ora il tutto è stato ammorbidito, i ferzi monocromatici sono molto più ampi e il tutto è stato pulito togliendogli un pò l’aria arrogante per adattarsi alla nuova eleganza portata dalle altre ali.

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Parcheggiandolo a terra notiamo come la leading edge resti leggermente alzata dalla sabbia e non più totalmente a contatto, questo lo abbiamo notato anche sulle SST WAVE 2015, mentre il brigliaggio anteriore resta fedele alla rivoluzione portata l’anno scorso con un sistema di elastici che lavorano insieme alla risposta della barra (IRS bridle) e la possibilità di settare il kite in modalità WAKE o FREESTYLE variando un punto di attacco sulla leading edge,anche al posteriore nessun particolare stravolgimento, una corda singola con la possibilità di variare l’attacco per aumentare o diminuire la pressione sulla barra e il tempo di risposta ai comandi.

La qualità resta sempre in linea con gli standard Slingshot anche se in quest’ala vediamo la presenza di più cuciture servite probabilmente a variare i punti di pressione dell’ala e cambiare il comportamento, tutto questo denota un particolare sviluppo da parte dei tecnici americani.

Il giorno dopo la Bora si presenta nel nostro spot, siamo pronti per il test in volo, con un sorriso a 34 denti alziamo l’RPM 2016 e ci tuffiamo in acqua incuranti della manciata di gradi sopra lo zero, restiamo in acqua per 6 ore prima di accorgerci che si sta facendo buio e sarebbe ora di uscire per mettere insieme i nostri pareri.

Iniziamo dal tiro, poco sembra variato dagli scorsi anni, l’ RPM non è mai stato un trattore e continua a non esserlo, il nostro 10 tira esattamente come un ala da 10 metri, nulla di più e nulla di meno, per sentire del tutto la sua potenza bisogna però tenerlo più vicino al centro finestra prendendo un pò di velocità, da quel momento rende come un kite di maggiori dimensioni.

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La prima cosa che abbiamo notato è stato l’aumento della finestra, l’ RPM 2016 guadagna parecchi gradi rendendo così la bolina molto più strretta e semplice, anche nel poco vento la finestra non si riduce più come prima, un ottimo passo in avanti.

I salti sganciati però fanno sentire la vera natura di questo kite, l’RPM 2016 è diventato un mostro da freestyle, il pop è enorme ma non troppo violento, lo slack delle linee si avverte molto prima e è quasi totale anche nelle poppate non perfettamente riuscite.

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Nei salti agganciati invece è diventato un filino più tecnico, il timing è cambiato e l’aumento di finestra rende tutto un pò più comlicato, però una volta fatta amicizia con i nuovi tempi si sente come sia migliorato il lift e soprattutto l’hangtime, quest’ala va più alta e tiene in aria moltissimo, questo ci piace un sacco.

La cosa che ci ha stupito di più è la risposta alla barra, sicuramente più pesante dei modelli antecedenti, l’ala aumenta il turning all’aumentare della pressione che noi sviluppiamo, tirando poco non si scompone e risponde lentamente mentre se si dà un colpo deciso gira immediatamente, quasi come quando si preme il bottone della sterzata assistita sulle auto, questo è un ottimo miglioramento sia per i freestylers che per i beginners perché perdona salti scomposti e manovre sporche dove non si ha il totale controllo della barra..

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Mollando la barra il kite perde il 100% di potenza in qualsiasi range di vento e inizia una lenta discesa verso l’acqua, più sicuro di così!!!

Nel complesso il kite è diventato ancora più freestyle ma questo non vuol dire che sia diventato più difficile, anzi..secondo noi perdona molto di più del modello 2015..

Facendolo volare si sente subito come tutta l’ala sia stata irrigidita, il flagghing si è molto ridotto e sembra di avere tra le mani qualcosa di altissima qualità..

Per ultimo la stabilità, il profilo della LE è curvato come sul WAVE SST, l’ala vola sempre e senza problemi, si può tenere ferma a bordo finestra già da 10 nodi senza avere il bisogno di muoverla, i miglioramenti sono stati molteplici e anche se ad un veloce sguardo sembra la stessa ala degli anni passati, basta provarla dieci minuti per innamorarsene immediatamente.

Testo: Mattia Carniello

Foto: Chiara Pivato

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