Thank You Mother

Proiettato in anteprima italiana a SSFF, il film racconta un viaggio tra surf, semplicità e apprezzamento. In occasione dell’evento vi proponiamo l’intervista esclusiva al regista e al protagonista

10/05/2019
scritto da Redazione 4Surf

Si sta svolgendo a Milano “Surf Skate Film Festival (SSFF)“, importante rassegna cinematografica durante la quale verrà proiettato il nuovo film di Torren Martyn e Ishka Folkwell, “Thank You Mother”.
Girato tra Sud Africa, Indonesia e Australia, l’originale e abile approccio di Ishka Folkwell (regista) cattura l’essenza di questi luoghi, portandoli in vita sullo schermo. La colonna sonora originale di Nick Bamptons è stata composta appositamente per il film: così come Torren Martyn (protagonista) scivola con stile e potenza, intagliando bellissime linee in pareti pulite, la musica riecheggia perfettamente l’umore e il ritmo dei suoi movimenti. Forse l’elemento più potente di questa collaborazione creativa tra surfisti, shapers, cineasti e musicisti è la verità e la bellezza delle riflessioni di Albert Falzons sulla vita.

‘Thank You Mother’ è un film che celebra l’apprezzamento delle cose semplici. Per l’occasione abbiamo raggiunto Ishka e Torren per intervistarli e scoprire qualcosa in più di loro, in attesa di poter vedere la loro produzione ‘Thank You Mother‘ a SSFF (Proiezione in programma Sabato 11 – tra 13.30 e le 15.15 nella Sala A).

ISHKA
D – Ishka, potresti dirci come è nata l’idea di “Thank you Mother”?
R – L’idea era originariamente di realizzare un documentario che illustrasse la relazione tra Simon Jones (lo shaper delle tavole da surf di Torren), Albe Falzon (creatore di “Morning of the Earth”) e Torren. Ho fatto molte interviste e credo fossimo anche entrati piuttosto in profondità quando il nostro buon amico Ryan (NeedEssentialsn, ndr) ci ha rivolto alcune domande.
Avevamo la percezione che qualcosa ci stesse sfuggendo, quindi abbiamo chiesto la sua opinione. Ryan ci ha semplicemente chiesto cosa fosse importante per noi, e lo stesso ha fatto con Albe e Simon. E’ stato allora che ci siamo seduti e parlando siamo giunti alla conclusione che la semplicità, la gentilezza, il non voler troppo e l’essere grati erano le cose che per noi erano le più importanti.
E’ stato allora che abbiamo deciso di ricominciare. Siamo praticamente ripartiti da zero; abbiamo rimosso le interviste di Torren e Simon e abbiamo lasciato quella di Albe. Avevamo capito che le parole di Albe meritassero la giusta importanza.
Abbiamo deciso di utilizzare la conversazione come narrazione per il film, a questo punto abbiamo cercato di produrre delle immagini che potessero rendere giustizia alle belle parole di Albe. Albe è una persona davvero speciale, ci siamo sentiti onorati di averlo con noi in questo progetto.

D – Qual è l’onda più bella che hai filmato?
R – In “Thank you Mother” l’onda che preferisco è probabilmente Cloudbreak. A volte è faticoso rimanere fuori dall’inquadratura e non poter entrare in acqua, però diciamo che quando Cloudbreak è grosso, preferisco rimanere al sicuro fuori dall’acqua a filmare piuttosto che surfare (risata).
E poi stare seduti nella torre di Cloudbreak è comunque un lusso che non tutti possono provare.

D – Abbiamo letto che hai iniziato il tuo percorso professionale filmando i tuoi amici a Byron Bay. Cosa è cambiato rispetto quei tempi, ora che puoi viaggiare per il mondo per realizzare i tuoi film?
R – Credo che dipenda da come la vedi. In un certo senso non è cambiato molto. In passato ho sempre trovato il modo di viaggiare, ma di certo è bello poterlo fare senza dover spendere i propri risparmi. E’ anche molto gratificante poter tornare a casa con un film da poter mostrare.
Inoltre, tutto sommato, sto ancora filmando degli amici. Di certo posso dire che la qualità delle produzioni è decisamente migliorata rispetto ai miei esordi.
Lavorare con musicisti e altre persone molto creative rende tutto il processo molto più stimolante e divertente, inoltre mi aiuta a creare un film migliore di quello che avrei potuto fare con le mie sole forze.
Io e Torren lavoriamo insieme da parecchio tempo, devo dire che lavorare con lui è fantastico. Avere qualcuno con cui scambiarsi le idee aiuta davvero molto, inoltre abbiamo gusti affini per quanto riguarda le riprese dei film.

D – C’è un regista al quale ti sei ispirato e dal quale hai cercato di imparare per perfezionarti?
R – In realtà sono cresciuto con il bodyboarding, ho iniziato a fare surf all’età di 25 anni. In quel periodo film come “Castles in the Sky” e “Sipping Jet Streams” mi hanno davvero segnato. Credo che Taylor Steele in quel film sia stato capace di catturare l’essenza del viaggio, oltre al surf è riuscito a cogliere anche persone e paesaggi. È piuttosto raro mettere tanta narrativa in un film sul surf, Taylor riesce a farlo davvero molto bene in tutti i suoi film, questo è un aspetto che apprezzo molto.
Inoltre, i suoi film sono semplicemente belli, in un certo senso penso sia ciò che più mi ha affascinato, sono un piacere da guardare. In generale credo che molti film di surf perdano la loro bellezza.
Oltre a Taylor, mi piacciono molto i film di autori come Kai Neville, Joe Guglielmino e recentemente Andrew Kaineder. Ma direi che Taylor è quello da cui ho tratto più ispirazione.

D – Non è la prima volta che lavori con Torren, puoi raccontarci qualche aneddoto divertente sui vostri viaggi insieme?
R – Aneddoti divertenti (risata)umm….
L’anno scorso abbiamo fatto un viaggio di 3 mesi in motocicletta in giro per la Nuova Zelanda, come potete immaginare il clima è stato piuttosto umido e freddo, a volte ci siamo sentiti sconfitti e a volte totalmente distrutti. Il rimedio per risollevare il nostro morale era quello di portare con noi una bottiglia di vino, il più economico che si potesse trovare in Nuova Zelanda, era sempre con noi, legato ad una delle motociclette, in modo da poterlo stappare in qualsiasi momento.
Alla fine di una giornata faticosa, fredda e umida, tiravamo un telo tra le nostre due motociclette, accendevamo un fuoco e sorseggiavamo qualche bicchiere del nostro amato “Morale“, questo era il nome del vino. Eravamo piuttosto generosi con le dosi, in modo da risollevare l’umore il più velocemente possibile (risata).
Inoltre in questo modo era anche più semplice riuscire a prendere sonno all’interno delle nostre tende, inzuppate dalla pioggia. Ripensare a quel vino adesso mi fa rabbrividire, ma mi trasmette anche una sensazione di caldo e un pizzico di follia.

TORREN
D – Torren dalle prime scene che abbiamo potuto vedere guardando il trailer, il tuo surf ha uno stile classico, che permette di disegnare linee molto fluide ed eleganti. Quanto questo aspetto del tuo stile è legato all’idea che hai del surf?
R – Mi capita di trovarmi su onde completamente diverse, che si tratti di point break, reef, beach break ecc., inoltre la tavola scelta in base alle condizioni in qualche modo condiziona l’approccio a quel tipo di onda. Surfare un’onda bella pulita ti da la sensazione che il tempo si sia fermato, in quel preciso istante mi sento davvero felice.

D – Simon Jones è uno shaper che si ispira agli anni settanta. Come lo hai conosciuto e come siete diventati amici?
R – Simon e io siamo diventati ottimi amici negli ultimi 4/5 anni. Ci siamo conosciuti per delle amicizie in comune, apprezzo profondamente il suo lavoro, ma soprattutto il suo approccio alle cose. Quando l’ho conosciuto stavo vivendo un momento di ricerca per un surf che fosse per me qualcosa di rigenerante. Conoscere Simon è stato come un fulmine a ciel sereno e da allora la nostra amicizia si è consolidata sempre di più.

D – Torren, sappiamo che hai una predilezione per i twin, tanto che nel tuo quiver ci sono quasi solo tavole con due pinne, è vero? Cosa ti piace di questo tipo di tavola rispetto alle altre?
R – Si, è vero, le tavole che uso variano tra 5’4 e 10’2, e quasi tutte hanno due pinne, ma ho anche qualche quad, anche se in realtà negli ultimi anni non ne ho usato nessuno. La sensazione di surfare una tavola con 2 pinne non è poi diversa da una con 4. Ho una vera e propria attrazione per la velocità e il flusso che riesce a sviluppare una twin, mi sono anche divertito molto a creare e surfare pinne di tutte le forme e dimensioni, io e Simon abbiamo dedicato tempo e fatica per raffinare lo sviluppo di un paio di set di pinne che possano aggiungere un’altra dimensione alla tavola, in maniera davvero semplice.

D – Nei film hai surfato alcune delle onde più incredibili al mondo, quale di queste rimane la tua preferita, e perché?
R – Sono riuscito a trascorrere diverso tempo in Indonesia nel corso degli anni, questo mi ha fatto crescere e mi ha anche viziato ad una qualità delle onde molto alta, questa parte del mondo per me rimarrà sempre la mia preferita, sia sentimentalmente ma anche per lo standard delle onde che è semplicemente incredibile.

D – Hai mai surfato le onde italiane? Se sì, cosa ne pensi delle nostre onde? se no, lo sapevi che a volte sono anche buone?
R – Non sono ancora stato in Italia, un mio buon amico e regista Alessio Saraifoger è un appassionato sostenitore delle onde italiane, ovviamente nelle migliori condizioni… sono comunque sicuro che la vostra pizza e la vostra pasta non sono secondi a nessuno altro. Questo per me è di grande importanza.

    

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