La Dolomyths Run 2026 ha confermato il suo ruolo centrale nel calendario estivo del trail, con un format ormai consolidato che unisce vertical, skyrace e la 42K, attraversando alcuni dei passaggi più riconoscibili della Val di Fassa.
Testo e foto di Gianfranco Addabbo

L’edizione di quest’anno ha visto la conferma di Salomon come partner tecnico principale, con una presenza coerente con la storia dell’evento: non solo bandiere e striscioni, ma un supporto reale agli atleti del team, attività sul territorio per tutto il weekend e un lavoro di prodotto e immagine che si integra con le esigenze di chi corre in ambiente dolomitico.

Val di Fassa, la parola alla montagna
Il contesto rimane quello che definisce la Dolomyths: un territorio verticale, diretto, che cambia rapidamente man mano che si sale di quota, e che non smette mai di sorprendere per la varietà continua di paesaggio e terreno. I sentieri che portano verso il Piz Boè mostrano bene la struttura delle Dolomiti, con tratti corribili alternati a sezioni più tecniche, ghiaioni e passaggi su roccia. È pane quotidiano per atleti preparati, che ritrovano oltre Canazei un playground perfetto e di altissimo livello. Un ambiente incredibilmente vero, che basta percorrere a piedi per coglierne la natura essenziale e autentica.

Sara e Gianfranco, una scelta diversa
Quest’anno abbiamo scelto di seguire la gara dall’interno, con un punto di vista semplice e realistico. In Val di Fassa per noi c’era Gianfranco Addabbo, due giorni come inviato speciale, vivendo la gara da tifoso e da osservatore. Ha seguito partenze, passaggi chiave, attese nei pressi dei rifugi e le sezioni più accessibili del percorso. La sua presenza ci ha restituito un racconto sincero e una lettura concreta dell’evento: il movimento degli atleti, la gestione dei volontari, la reazione del pubblico, la logistica che ha tenuto insieme il long weekend fassano.

Accanto a lui, Sara Trombin – Run Fast Team – collega di lavoro, osteopata come Gianfranco, e amica — ha corso per noi la 42K come inviata speciale. Sul numero #4 di 4running di agosto si potrà leggere la sua experience completa. La prova di Sara ha aggiunto un punto di vista interno, quello di chi vive il percorso in prima persona e ne percepisce le variazioni: i tratti veloci nei boschi sopra Canazei, le sezioni più tecniche verso il Piz Boè, la discesa che richiede attenzione e continuità. Il suo racconto, raccolto a fine gara, ha confermato la natura del percorso: impegnativo ma gestibile, capace di mostrare come cambiano le Dolomiti chilometro dopo chilometro.

Ospiti di Salomon
La partnership con Salomon si è tradotta in una presenza costante ma discreta, respirando a pieni polmoni la qualità di un evento davvero ben riuscito: supporto agli atleti del team, attività di test prodotto, momenti dedicati al pubblico. Una collaborazione che funziona perché si inserisce in un evento maturo, con identità chiara e un rapporto consolidato con la comunità locale.

Per 4running, la Dolomyths Run 2026 si è conclusa con un’immagine particolarmente sentita. Con Salomon è stato un evento dentro l’evento, che ci ha permesso di scoprire un po’ di più le Dolomiti in modo diretto, attraverso i sentieri di gara e quelli percorsi per raggiungere gli atleti nelle fasi più concitate. La presenza di Gianfranco e Sara ha aggiunto un livello di lettura ulteriore, quello di chi osserva e di chi corre, offrendo una visione completa e concreta di un weekend che, da anni, è uno dei riferimenti dell’estate trail.
Il racconto di Gianfranco
Non è la prima volta che vado in Val di Fassa, ma questa volta è stato diverso. Non ci sono andato per correre, né per seguire un programma preciso: ho accompagnato Sara, amica e collega, alla Dolomyths Run di Canazei insieme al team Salomon.
L’accoglienza di Agostino
Al nostro arrivo ci accoglie Agostino, Running Specialist di Salomon, con l’energia di chi vive questo mondo ogni giorno. Arriva con qualche regalo per noi: maglietta e scarpe nuove. Sara apre la scatola e trova le S/Lab Ultra Glide 2, rosse, pulite nelle linee. Le indosso anch’io e mi metto a saltellare per la camera: sembrano davvero gli stivali delle sette leghe.
Ilaria, sempre disponibile
Scendiamo in paese per la presentazione degli atleti. Il giorno dopo nessuno deluderà le aspettative. La sera ceniamo ai piedi della Marmolada con il gruppo di giornalisti e fotografi, e conosciamo Ilaria, Marketing Manager di Salomon. Lei e Agostino sono ospiti attenti, disponibili, sempre pronti alla conversazione nonostante arrivino da settimane intense tra eventi e Olimpiadi invernali. Ascolto storie di atleti, di gare, di gel “miracolosi”, e mi ritrovo a riflettere su un mondo che vive di disciplina, cura del corpo, alimentazione, natura. In un’epoca di telefoni e centri commerciali, non è affatto scontato: qui la prestazione è equilibrio, non forzatura.
Sabato mattina, che levataccia…
Sabato è il giorno della gara. Sara esce presto dall’albergo, dopo le ultime verifiche a vest, flask, gel: sto imparando anch’io un nuovo vocabolario. Con coraggio corre la gara con le scarpe nuove di zecca. Con le S/Lab Ultra Glide 2 raggiungo anch’io la zona d’arrivo e alle 12:30 sono sulla linea del traguardo.

Aspetto che compaia, ascolto le storie che si intrecciano attorno al podio. Ogni atleta porta con sé un pezzo della propria vita.

La corsa infinita della vita
La corsa non è mai fine a se stessa: è la parte finale di un racconto lungo. Molti arrivano con i figli, che li aspettano pochi metri prima della fine. Due ragazzi, venuti da lontano, corrono insieme: uno più forte in salita, l’altro in discesa. Si compensano, si aspettano, chiudono ex aequo. Torneranno a casa felici.
Saraaa!!!
La top ten femminile si completa, ma Sara non arriva. Ha corso pochi giorni prima la Lavaredo Ultra Trail 120K e la fatica nelle gambe si fa sentire. Mentre guardo oltre il gonfiabile del traguardo, la vedo arrivare. La filmo e la incito fino allo stop del cronometro. Le prime parole sono le più belle: “Com’è andata? Come stai?” “Bene.” “E le scarpe?” “Benissimo.” Sorrido: il suo coraggio è stato premiato.
Shake out run e Yoga by Salomon
Nel pomeriggio, in attesa della presentazione degli atleti della Sky di domenica, Salomon organizza una breve corsa e una lezione di yoga. Ilaria e Agostino ci coinvolgono sempre e, anche se io non appartengo direttamente al mondo del trail, mi sento parte del gruppo. La sera nuova presentazione, nuovi volti, nuova cena. Continuano i racconti di gare e di tutto ciò che ci ruota attorno: impegno, serietà, preparazione. Prestazioni che, viste da vicino, assumono un peso diverso.
Una domenica da #tifosi
Domenica mattina arriviamo presto alla forcella Pordoi per tifare i primi della Sky. Agostino e il team Salomon sono già lì. Gli atleti ci passano vicinissimi. Penso che sono partiti da Canazei correndo e noi siamo quasi a tremila metri di quota: impressionante. Io e Sara ci spostiamo verso il Piz Boè e il rifugio Boè.

Gli atleti sfrecciano come missili: “Spostatevi, un pettorale!”. Ogni volta ci si fa da parte, si battono le mani, si incita chiamando per nome. È coinvolgente, diretto, semplice. Alla Capanna Fassa mi preoccupo per il cut-off del rifugio Boè, ma scopro che gli atleti hanno ancora margine. Quando il cancello chiude, si chiude anche la mia avventura.

Cosa mi rimane?
Per questa Dolomyths sono partito come semplice accompagnatore e sono tornato con la consapevolezza di aver scoperto qualcosa di molto più grande. Dietro ogni corridore c’è una ricchezza di persone, storie e sudore che vale la pena vivere e raccontare. La Dolomyths Run non è stata per me solo una gara, ma un insieme di relazioni, gesti, attese, piccoli momenti che hanno costruito un mondo più grande di quanto potessi immaginare. Grazie Salomon, grazie Dolomyths.

