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Agonismo e solidarietà in Cambogia

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Agonismo e solidarietà in Cambogia

Il 1° dicembre 7.800 runners hanno invaso i margini della foresta del parco di Angkor Watt per la 18a edizione della Half Marathon, con una temperatura di primo mattino già estiva-tropicale, ma fortunatamente per gli atleti non era presente la solita cappa di afa tipica di questa zona asiatica che toglie il respiro.

Abbondantemente prima dell’alba, ci siamo alzati alle 04:30, per recarci alla partenza di questa mezza maratona Cambogiana, con due percorsi più brevi di 10 km e 3 km. E’ stato uno spettacolo irripetibile dal fascino orientale; lasciata la città simbolo della Cambogia Siem Reap, in venti minuti siamo arrivati nelle vicinanze del ritrovo. Ai nostri occhi, (eravamo 13 corridori desiderosi di rappresentare l’Italia podistica), si è presentato un festoso e variopinto serpentone formato da una miriade di moto-carrozzelle intervallate da bus stracolmi di gente e ciclisti con biciclette di tutti i tipi, in maggioranza queste ultimi mezzi di locomozione si sono presentate molto datate e assai arrugginite.

Con il trascorrere dei minuti sono arrivati i primi raggi di sole, getti luccicanti che hanno acceso i riflettori di questa entusiasmante mezza maratona di Angkor Watt. Chi arriva in Cambogia per correre questa mezza maratona lo fa principalmente per tre motivi. Il primo è di contribuire, con il costo dell’iscrizione, a favorire lo sminamento di molti territori situati sopratutto ai confini della Thailandia e per aiutare economicamente alla sopravvivenza i mutilati. L’ultima dittatura Khmer di Pol Pot, terminata nel 1979, ebbe la poco simpatica idea di minare i confini con la Thailandia, questo per non far scappare i Cambogiani che volevano fuggire dal massacro, un sanguinario regime che uccise brutalmente un terzo della popolazione. In quegli anni la Thailandia era una roccaforte a stelle e strisce.

Secondo motivo, correre in piena libertà su questo tracciato storico, tutto disegnato nel parco di Angkor Watt, un vero patrimonio dell’umanità; mentre il runner fatica con l’apparato muscolo-scheletrico il campo visivo è continuamente colpito da queste immagini di città fortificate amalgamate in un corpo unico con la foresta, le caratteristiche architettoniche dei templi risultano misteriose e hanno molti angoli mistici e religiosi, in questi templi ci sono dei particolari spazi dedicati alla lotta tra il bene e il male. Nel corso dei secoli ad Angkor i demoni avevano sempre trovato nell’immaginario umano una fonte di calamita morbosa dell’anima dei malvagi, infatti in alcune strutture anticamente sono state demolite addirittura le statue di Budda.

Il terzo motivo per raggiungere questa gara, è il clima di festa che contraddistingue tutti i 21 km della competizione; i Cambogiani ammirano tutti i corridori perché, abituati per millenni ad essere sottomessi, trovarsi in casa tanti stranieri che vogliono condividere con i podisti Cambogiani questa corsa, è motivo di festa sportiva nazionale. E’ stata una manifestazione eccezionale sotto l’aspetto sportivo e umano, e per questo motivo ai bordi del percorso trovi migliaia di manine di bambini protese a cercare un contatto con tutti i corridori.

E’ stata una corsa che ha riempito di gioia i nostri cuori fino quasi a scoppiare, e con orgoglio tutti noi Italiani, con la regia di Lollo e la guida Italo-Cambogiana Alessandro, abbiamo indossato una maglietta o una canotta azzurra, perché l’Italia ad Angkor Watt voleva essere presente!

E passiamo ai risultati nella Half marathon di km 21: femminile 1a Vivian Tang Singapore in 1h27’28”, 2 a Jannette Agura Filippine 1h31’41”, 3 a Charlotte Cutler Inghilterra 1h33’36”. Classifica maschile 1° Minoru Onozuka Giappone 1h16’10”, 2° Assad Attamini Australia 1h17’40”, 3° Peter Geithner Stati Uniti 1h18’20”. Per il gruppo di Italiani con la maglia azzurra Ovunque running, l’aquila Valetudo skyrunning Italia con il 68° posto è primo Italiano sul traguardo in 1h37’00”, 2° Il Meranese Luciano Abram 1h44’05”, 3° Il Piemontese Luciano De Flaviis 1h59’44”; 414 a la Piemontese Gabriella Pasquino 2h13’18”, 630 a e 1114 a due runners dall’Emilia Romagna con il tempo di 2h25’09”, i cugini Luisa Rossi e Angelo Tiozzo. Nella half marathon si sono classificate 1.151 donne e 1.472 maschietti per un totale di 2.655 podisti.

Nella gara sui 10 km: femminile 1 a Heidi Makinen Finlandia 44’37”, 2 a Kanokporn Mingkwanphothong Thailandia 45’57”, 3 a Chavanel Canada 46’38”, nella competizione maschile 1° Anand Parekh Stati Uniti 38’04”, 2° Jamie Chambers Inghilterra 38’23”, 3° Leng Sophorn Cambogia 41’42”. Per il gruppo Italiano di Ovunque Running: 819 a Laura Fiorentini 1h47’53”, 820a Serenella Gamba 1h48’01”, 831 a Lesia Turkhan Ukraina residente in Italia 1h50’46”, 832 a Stefania Vismara 1h50’41”, 938° Roberto Monti 1h50’44”, 834 a Elisa Merelli 1h50’54”, 939° Mauro Ricciulli 1h50’56”. Nella 10 K si sono classificate 868 donne e 970 uomini per un totale di 1.839 podisti.

Il nostro gruppo Italiano è orgoglioso e felice di aver contribuito a finanziare le numerose onlus presenti sul territorio Cambogiano per la pulizia delle mine antiuomo e per l’aiuto finanziario ai componenti delle famiglie colpite da questa pratica criminale dell’ultimo regime Khmer di Pol Pot. Ho visto con i miei occhi, sulla spiaggia di Sihanouk Ville, un uomo Cambogiano arrancare sulla spiaggia con quel poco gli restava delle sue gambe dopo essere saltato per aria su una mina, vi risparmio la descrizione di questa scena disumana!

Giorgio Pesenti – ufficio stampa Valetudo