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Anno 2242, ore 6:30 AM

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Bip, bip, bip, bip, bip….

Oddio detesto il suono della sveglia, è così irritante! Allungo un braccio fuori dalle lenzuola e la spengo. A fatica apro gli occhi e vedo la luce del sole filtrare dalle tapparelle, illuminando le vecchie cartine appese alla parete di un mondo ormai lontano. A volte, prima di addormentarmi, fantastico sulla vita della gente nel 2012.

Mi stiracchio un po’, meditando se dormire ancora. In lontananza sento il rumore del mare di Taormina. Improvvisamente ricordo il motivo per cui ho programmato la sveglia a un’ora insolita.

Veloce come una scheggia, salto giù dal letto sfilandomi la t-shirt azzurra che uso come pigiama, lancio gli slip in un angolo e aprendo un cassetto afferro il primo bikini che trovo e mi vesto.

Infilo le cuffie nelle orecchie e seleziono dal lettore mp3 un brano di un vecchissimo gruppo. Gli AC/DC iniziano a cantare Shoot to Thrill. Alzo il volume al massimo ed esco di corsa dalla stanza. La canzone è ultra retrò, ma mi trasmette una carina incredibile.

In cucina trovo mia madre intenta a fare colazione leggendo una rivista, le bacio la guancia e uscendo da casa sbatto il portone. Immagino mamma saltare dallo spavento sulla sedia e rido alla scena.

Scendo le scale a rotta di collo e mi dirigo nel garage, dove trovo il mio mezzo di trasporto: una bicicletta da uomo mezza rugginosa. Afferro sotto braccio la mia M10 Ratboy Collins Pro e salgo in sella, diretta verso la spiaggia.

Ho troppa fretta, pedalo come una matta facendo la gimkana tra auto e persone, attenta a non rovinare la tavola. E’ un ricordo di Jeremy, mio fratello maggiore. Amava il mare ed è stato lui a insegnarmi a surfare. Purtroppo è mancato, attaccato da uno squalo mentre faceva ciò che di più amava al mondo. Non amo ricordare quei giorni, il dolore che abbiamo provato io e mamma. Voglio ricordare Jeremy felice, sulla sua tavola da surf, mentre scivola con grazia infinita onda dopo onda.

Arrivata in spiaggia, appoggio la bicicletta a un muretto e osservo l’immensa distesa blu che mi aspetta. In questa zona posso godere di uno spot magnifico e oggi, a causa dell’alta marea, le onde sono da favola. Un gruppo di ragazzi è già in acqua, mentre una giovane coppia li sta osservando seduti su un telo colorato.

Avvicinandomi sempre di più alla coppietta mi accorgo che il ragazzo è Gustav Esposito. Il mio cuore perde un battito. “Oddio quanto sei bello!”, sussurro senza farmi sentire. Poi noto la ragazza vicino a lui. Una tipetta molto carina dai capelli corti sbarazzini, con la frangia che le ricade morbida sugli occhi scuri. “Oddio perché non sono figa come lei?” bofonchio a voce mesta. Sento già di odiarla dal profondo del mio essere, anche senza conoscerla.

Con indifferenza mi avvicino a loro. “Ciao Noomi!”, mi saluta Gustav alzando la mano chiusa a pungo con il pollice e mignolo alzati. “Ciao Tip!”, rispondo sorridente. Sento già le guancie infiammarsi e tingersi di rosso. Mi chiedo fra me e me come fa Tip a conoscere lo shaka, il saluto di noi surfisti, dato che non l’ha mai praticato, ma sono troppo timida per attaccare bottone. Tuttavia voglio che mi noti e con atteggiamenti lenti e aggraziati inizio a togliermi i vestiti. Lui pare ignorarmi. Ho solo quindici anni e un cespuglio di riccioli crespi al posto dei capelli, non potrò mai essere carina come la tipa seduta al suo fianco. Demoralizzata, afferro la tavola ed entro in acqua.

Sarà perché sono accaldata dalla pedalata o dall’incontro di Tip, ma l’acqua è terribilmente fredda e mi occorre qualche minuto per abituarmi alla temperatura. Quando sono pronta, mi sdraio sulla tavola e inizio a remare verso il mare aperto, incontro al gruppo già in acqua.

Sono una decina di persona, alcune le conosco da poco, altre sono vecchie amicizie di Jeremy, fra cui Alex, un ragazzo dai lunghi capelli rasta e i lobi degli orecchi dilatati. Trovo il suo stile orrendo, ma è dolce e ha sempre buoni consigli da offrire. Dopo la morte di mio fratello è stato lui a seguire i miei progressi.

Dopo brevi saluti, mi metto cavalcioni sulla tavola e aspetto. Passo alcune onde ai compagni, in attesa di un’ onda migliore che poi finalmente arriva.

Mi volto verso la riva, remo brevemente e poi balzo in piedi sulla tavola. L’onda si chiude sopra di me e coperta dal suo labbro, scivolo all’interno di questo magico tubo tutto blu. Sento l’adrenalina salire alle stelle e vedo il pontile infondo al tubo. Euforica, allungo una mano e accarezzo le freddi pareti di acqua salata. “Jeremy guarda!”, urlo come se lui fosse li a vedermi. Quando l’onda collassa, ormai sono fuori da essa e con le braccia puntate al cielo mi lascio cadere in acqua trionfante.

Non importa se il mare con le sue creature dai denti aguzzi si sono presi Jeremy, non ho paura. Ogni volta che esco in mare vengo catturata dalla spettacolare sequenza di onde, rese ancora più belle dalle prime luci del sole. L’unico rumore che sento è il loro fragore quando si rompono. Non ho idea dei minuti, le ore che passano veloci, so solo che tutti i pensieri negativi scivolano via come se fossero gocce d’acqua, come incantata. Solo quando sono in mare, a cavallo della mia tavola, lentamente la sofferenza della morte di Jeremy svanisce . Mamma non vuole che segua la stessa passione di mio fratello, ma non riesce a capire. Solo li riesco ancora a sentire la sua presenza, sensazione che sulla terre ferma non provo.

Lorenza Bartolini – La raccolta di Aurian

aurian82.tumblr.com

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