Ma dove stiamo correndo? Negli ultimi anni le scarpe per correre o da running sono cambiate in modo radicale. Le intersuole si sono alzate di parecchi millimetri, le geometrie sono diventate più audaci e i materiali hanno raggiunto livelli di sofisticazione impensabili fino a poco tempo fa.
Foto apertura Superblast 3, la proposta di ASICS…ispirata dalle dune di sabbia nel deserto!

Nella foto sopra l’innovativa e quasi futuristica adidas Hyperboost Edge
Una vera rivoluzione!
Più che un’evoluzione, sembra proprio che siamo di fronte ad una vera e propria rivoluzione, che non riguarda solo i modelli da gara! Infatti, anche la maggior parte delle scarpe da allenamento quotidiano, le cosidette #dailytrainer, hanno seguito la stessa direzione. Sembra proprio di correre con i tacchi, perchè un numero sempre maggiore di modelli di scarpe da corsa assicura altezze da terra “vertiginose”, che sempre più spesso superano i 40 millimetri. È quindi naturale chiedersi perché le scarpe stiano diventando così alte e, soprattutto, se questo cambiamento sia davvero utile per chi corre. Operazione di marketing o evoluzione tecnologica? Noi optiamo tranquillamente per la seconda ipotesi, sempre più convinti che “height stack” importsnti possono portare a grossi benefici, tanto per la biomeccanica, quanto per la salute delle nostre articolazioni e ade3sso cercheremo di spiegarvi il perchè.

Nella foto sopra l’ultima proposta di Under Armour, la daily trainer Velociti Distance
Dal minimalismo al massimalismo: un cambio di paradigma
A inizio anni 2010 sembrava che il minimalismo fosse destinato a dominare. Drop bassi, intersuole sottili e un’idea di corsa “naturale” erano diventati il riferimento. Una tendenza in forte crescita che vedeva in quegli anni l’avvicendarsi di modelli tradizionali ad altri davvero minimali, per la gioia del massimo feeling possibile con il suolo. Poi però è arrivata prepotentemente sul mercato una nuova generazione di materiali utilizzati per le intersuole, sempre più performanti e sempre più leggeri, che hanno generato un vero e proprio ribaltamento completo del paradigma. Il massimalismo, inizialmente percepito come una nicchia, è diventato lo standard. La ragione è semplice: la tecnologia ha reso possibile ciò che prima era biomeccanicamente inefficiente. Le scarpe alte non sono più sinonimo di pesantezza o instabilità. Al contrario, spesso risultano più leggere, più protettive e più performanti delle loro antenate sottili. Un autentico salto generazionale che ci ha letteralmente proiettati nel mondo del massimalismo ad ogni costo.

Tra le daily trainer più apprezzate, Brooks Glycerin Max nella versione 2 aggiornata
Le nuove schiume: il cuore della rivoluzione
Il vero motore di questo cambiamento è nei materiali. Le schiume moderne — come PEBA, EVA supercritica e TPU espanso — hanno una densità molto bassa, un ritorno di energia elevato e una capacità di compressione controllata che permette di ottenere più volume senza aumentare il peso. In pratica, più schiuma non significa più lentezza, ma più efficienza. È questo che ha permesso ai brand di alzare gli stack height senza penalizzare la corsa, anzi migliorandola. La naturale conseguenza è che sul mercato sono state introdotte soprattutto negli ultimi 5 anni calzature sportive con intersuole voluminose che si sono rivelte più leggere di modelli precedenti, più confortevoli e soprattutto più reattive.

Superblast 3, la proposta di ASICS…ispirata dalle dune di sabbia nel deserto!
e poi vennero le piastre in carbonio…
Piastre e geometrie rocker più accentuate rispetto al passato sono a loro volta parte di questa grande rivoluzione in atto. Ovvero l’integrazione in foam, leggasi intersuole, più morbide con piastre rigide, hanno ulteriormente enfatizzato le caratteristiche propulsive, permettendo di ottenere risultati in merito a reattività e ritorno di energia ancora più esaltanti e soprattutto performanti.

Nella foto sopra la scarpa da gara di HOKA, Cielo X1 3.0, dotata di piastra integrata in fibra di carbonio
L’effetto leva che cambia la meccanica
L’aumento dello spessore delle intersuole, mantenendo a parità volume, un peso ancora più contenuto, grazie alla densità dei materiali utilizzati inferiore rispetto alle intersuole precedenti, ha aperto la strada a soluzioni che fino a pochi anni fa erano riservate ai prototipi. Gli atleti élite, sempre più coinvolti nello sviluppo di nuove tecnologie e soluzioni volte ai miglioramenti prestativi, hanno avuto e continueranno ad avere un ruolo fondamentale. Le piastre in carbonio o in nylon rigido o in altri materiali plastici, integrate all’interno dell’intersuola, lavorano insieme a geometrie rocker sempre più accentuate. Il risultato è un effetto leva che facilita la transizione del passo, riduce il lavoro muscolare e migliora l’efficienza, soprattutto a ritmi medio-alti. Non si tratta di un trucco, ma di biomeccanica applicata: un sistema che sfrutta la deformazione della schiuma e la rigidità della piastra per restituire energia in modo più efficace.
Il limite dei 40 mm e l’effetto domino sul mercato
La World Athletics ha fissato un limite massimo di 40 mm per l’altezza dell’intersuola nelle scarpe da gara. I brand hanno risposto sfruttando ogni millimetro disponibile, creando modelli da poter utilizzare in gara, che arrivano esattamente al limite massimo di altezza da terra consentito. Questo ha generato un effetto domino: le scarpe da gara sono diventate più alte, i modelli da allenamento hanno seguito la stessa direzione e i runner si sono abituati a volumi sempre più generosi. Va però considerato che, grazie ai vantaggi prestativi che i modelli da gara assicurano, anche le scarpe da allenamento, le cosidette “daily trainer” hanno subito variazioni consistenti, con altezze da terra over che vanno tranquillamente oltre i 40 millimetri consentiti dal regolamento di World Athletic. In questo caso non è però possibile utilizzarle in gara. In conclusione, oggi, un’altezza che cinque anni fa sarebbe stata considerata estrema è diventata la normalità.
I benefici reali per chi corre
L’aumento dello stack height, ovvero l’altezza reale da terra, non è solo una questione estetica. Le scarpe alte offrono una protezione superiore con enormi benefici per le articolazioni e la colonna vertebrale, soprattutto nelle lunghe distanze. Infatti riducono l’impatto articolare e migliorano l’efficienza meccanica, grazie alla combinazione di schiume reattive e geometrie studiate per accompagnare il movimento. Molti runner, sia amatori che professionisti, hanno sperimentato un minor affaticamento muscolare e una migliore qualità degli allenamenti, soprattutto su asfalto e nelle uscite più lunghe. La strada intrapresa è quindi quella giusta e le nuove mescole utilizzate per le intersuole hanno significativamente rivoluzionato il running attuale.
Le criticità: non sono la soluzione universale
Nonostante i vantaggi, le scarpe alte non sono perfette per tutti. L’altezza può generare instabilità laterale, soprattutto per chi ha poca tecnica o caviglie deboli. Un passaggio troppo rapido da modelli tradizionali a modelli molto alti può alterare la meccanica di corsa in modo significativo e richiedere un periodo di adattamento. Si tratta però di un periodo di transizione necessario, per far sì che la mobilità articolare di ognuno di noi abbia il tempo necessario di adattarsi e sfruttare la meglio gli innegabili vantaggi dei nuovi foma utilizzati. Le schiume più performanti e il massimalismo funzionano certamente molto bene, ma vanno gestiti con consapevolezza.
L’estetica chunky: quando il running detta legge alla moda
Il design “oversize” non è rimasto confinato al mondo della performance e questo ha fatto sì che anche la percezione visiva dell’utente finale si sia enormemente evoluta. Brand come Hoka, On e New Balance hanno portato le intersuole alte nel lifestyle, trasformando le scarpe da running in oggetti di moda. Questo ha ampliato il pubblico e accelerato ulteriormente il trend, creando un brdige culturale tra performance e streetwear.

Nella foto sopra una versione della Evo SL di adidas, un vero e proprio must tra i fashion style addicted
Dove sta andando il mercato
La direzione sembra ormai tracciata. Le intersuole continueranno a crescere, almeno questa è la nostra impressione, e le schiume diventeranno ancora più leggere e reattive. Discroso analogo per le piastre in carbonio o materiale plastico, che si evolveranno a loro volta, proponendo nuovi materiali ibridi, capaci di modulare rigidità e flessibilità.

Nella foto sopra l’innovativa adidas evo sl nella versione con suola offroad.
Stabilità, la vera parola d’ordine
Parallelamente, tutti i brand più importanti stanno lavorando in modo specifico, per migliorare la stabilità delle intersuole, attraverso geometrie più intelligenti e basi più ampie. Questo permette una maggior fruibilkità dei modelli di calzature da parte di un pubblico più ampio. Il massimalismo quindi, anc he se di questo non abbiamo mai avuto alcun dubbio, non è più una moda passeggera, ma il nuovo standard del running moderno.
Il futuro è già qui!
Le scarpe da corsa stanno diventando sempre più alte perché le nuove tecnologie adottate lo permettono. Una rivoluzione in atto da cui i runner stanno traendo grandi benefici concreti. L’abbattimento sistematico di record del mondo su qualunque tipo di distanza ne è la reale e tangibile conferma. Il mercato running, sportivo e tasversalmente quelli lifestyle e sportstyle, ha abbracciato questa evoluzione, dimostrando che il crossover mutidisciplinare in atto sta generando un interesse crescente da parte di un pubblico in forte crescita. La nostra opinione? Il futuro del running sarà fatto di volumi generosi, materiali avanzati e geometrie pensate per correre più a lungo, più veloci e con meno fatica.



