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Chachoo

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CHACHOO
La Chachoo. Come diavolo abbia fatto Ricardo Campello ad inventarsela dal nulla quasi 10 anni fa per me resta tutt’ora un mistero. Cruda creatività e una dose massiccia di capacità tecniche. Vediamo come eseguirla passo dopo passo.

TESTO DI Mattia Pedrani FOTO DI Valerio Pedrani RIDER Mattia Pedrani LOCATION Malcesine, Lago di Garda

INTRO
Per ridurre il concetto ad una semplicità brutale, questo trick non è altro che una Air Duckjibe in cui, dopo aver lanciato la vela ed essere passati sotto alla bugna, si atterra e si finisce la rotazione slidando come una Spock. Sulla carta sembrerebbe piuttosto facile, alla fine la Duckjybe è una delle prime manovre che s’imparano in windsurf e la Spock è la base del freestyle. SBAGLIATO. La vela va LANCIATA. Per metà o 3/4 della rotazione, ti ritrovi come una tartaruga Ninja ad aspettare speranzoso che la vela ti torni magicamente tra le mani, mentre la tavola continua a girare da sola… Il fattore primario ed unico di difficoltà è proprio riuscire a lanciare la vela in modo che galleggi e poi ti torni in mano, ed è proprio questo aspetto che comporta condizioni perfette e timing impeccabile. E un miliardo di tentativi. Detto questo, ecco un po’ come si svolge il tutto.

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STEP BY STEP
La tecnicità della manovra è già di per sè proibitiva ma è subordinata alle condizioni. Se infatti non ci sono le condizioni perfette, con acqua possibilmente piatta o con piccoli chop ordinati e vento leggero e costante, è tutto completamente inutile. Quindi, ancora una volta, non al Garda nei weekend…
Lanciati al traverso a tutta velocità, con perfetta potenza o anche leggermente sottoinvelato, in modo che la tavola sia piuttosto veloce ma da non avere la vela troppo piena. Sganciati dal trapezio e comincia a lascare leggermente, arrivando all’angolo di stacco ideale per una Grubby. La prima fase dello stacco, infatti, ricorda in tutto e per tutto una Grubby, infatti entrambi le mani son sul boma e mentre spingi sulla gamba posteriore per far staccare la tavola su un choppino, esponi l’albero nel vento spingendolo verso prua con il braccio anteriore e cazzando la bugna con quello posteriore. A questo punto molla la mano anteriore dal boma e falla passare sopra a quella posteriore, andando a prendere il terminale e girando testa e spalle sopravento, sbilanciandoti verso prua in modo che la tavola stacchi completamente.
Molla la mano ex posteriore e tira la bugna sottovento con l’altra, cercando di andare a prendere il terminale, usando l’altro braccio come una sorta di bilanciere per aiutarti a far da perno, scalciando la tavola sottovento. Rannicchia la gamba posteriore e sbilanciati in avanti in modo che la prua tocchi per prima, permettendo alla tavola di cominciare a slashare liberamente. A questo punto, sei in skate. Stai facendo un frontside 180°. La vela non esiste più, starà galleggiando allegramente nell’aria, mentre tu dovrai affidarti ai tuoi riflessi felini per riuscire a non spaccarti la faccia sulla prua.
Scalcia la tavola sottovento e continua a tenere lo sguardo girato sopravento, verso poppa.
Tira la bugna con violenza verso poppa e verso il basso, in modo che la vela, appena la tavola atterrerà e comincerà a slashare, si gonfi al contrario, risalendo verso di te anzichè schiantarsi dritta dritta in acqua.
Ora non ti resta che stare centrale col peso, tenendo lo sguardo fisso sulla vela, cercando di anticiparne i movimenti e capendo già se avrai o meno possibilità di chiudere il trick. Stendi le gambe verso poppa, in modo che la tavola continui a ruotare liberamente, completando l’intera rotazione. Più la tavola si avvicina alla completa rotazione, più sarà facile che la vela torni su in quanto sarai nuovamente al traverso e quindi la potenza nella vela sarà massima, facendotela tornare magicamente tra le mani.
Cerca quindi di riafferrare il boma come puoi, con una o due mani, e continua a girare i fianchi sottovento, per poi completare il trick instintivamente, vedendo se sia meglio uscire come una Spock normale o come una Spock 540.

FOTO
Foto 1: Plana al traverso e lasca leggermente, arrivando all’angolo di stacco di una Grubby. Cazza la vela con la mano posteriore, mandando l’albero verso prua con il braccio anteriore, in modo che la vela generi potenza e ti possa poi catapultare sottovento.

Chachoo (1)

Foto 2-3: A questo punto inizia lo stacco. Molla il boma con la mano anteriore e vai ad afferrare il terminale, portando l’albero in avanti con la mano posteriore, che ora sarà più avanti rispetto all’altra. Gira la testa e le spalle sottovento, alzando il gomito in modo da alzare ulteriormente il rig per aver più spazio per far fluttuare la vela. Rannicchia la gamba posteriore e stendi quella anteriore in modo che la tavola stacchi completamente.

Chachoo (2) Chachoo (3)

Foto 4: Questo è il frame tipico di una Chachoo. Ed è anche uno dei miei preferiti in assoluto perchè si notano interamente sia il materiale che il rider, riassumendo l’idea di freestyle.
È anche il punto in cui il peso passa da poppa a prua e la tavola viene scalciata sottovento, in modo che la prua tocchi faccia poi da perno per innescare la seconda fase slashata della rotazione. Qui la vela sta già per andare in modalità “solo”.

Chachoo (4)

Foto 5-7: La vela ormai ha mente propria e tu non puoi far altro che cercare di ammorbidire l’atterraggio sbilanciandoti verso prua, in modo che la tavola continui a slashare.

Chachoo (5) Chachoo (6) Chachoo (7)

Foto 8: La tavola è arrivata quasi a fine rotazione e la vela arriverà alla massima potenza controvento, riempiendosi e, teoricamente, tornando verso di te. Quando questo succede, però devi anche stare attento a gestirla correttamente in quanto a volte non è proprio delicata… A questo punto la/e mano/i possono tornare sul boma. Solo a questo punto però.

Chachoo (8)

Foto 9: La tavola ha ormai completato la rotazione e non ti resta che riprendere il controllo della vela con una o due mani, e decidere se girarla come una Spock normale o chiuderla come una Spock 540 o 540 one hand alla Taty Frans 🙂

Chachoo (9)

Foto 10-13: In questo caso sono uscito con buona velocità e momento in avanti quindi ho preferito chiuderla come una Spock normale e chiudere una Chachoo pulita e veloce.

Chachoo (10) Chachoo (11) Chachoo (12) Chachoo (13)

DRITTE ED ERRORI
Pazienza, pazienza, pazienza, vento costante ed acqua piatta. Ed io, sfortunatamente, non dispongo di nessuna!

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Ciao a tutti, sono Fabio Calò (ITA-720), ho iniziato a fare windsurf all’età di 13 anni e da quel momento è diventata la mia più grande passione, la mia vita. Finiti gli studi universitari ho iniziato a lavorare in un negozio di windsurf a Torino, poi agente di commercio e nel 2006 è iniziata la mia grande avventura con la redazione di 4Windsurf e poi anche di 4Sup. Sono stato campione italiano Wave di windsurf nel 2013 e 2015, altri ottimi risultati agonistici gli ho ottenuti anche nel freestyle sia in Italia che in Europa. Dal 2017 sono il direttore di una delle scuole più importanti del Lago di Garda, il PierWindsurf. Trasmetto la mia passione con progetti dedicati ai giovani come il Progetto Serenity di Malcesine, e organizzo Wave Clinics nel periodo invernale. Vivo a Torbole sul Garda e respiro l’aria del windsurf 365 giorni all’anno.
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