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Home Windsurf How to Cimetta del trapezio lunga, perchè?

Cimetta del trapezio lunga, perchè?

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Lo avevo annunciato QUI, ed è arrivato il momento di affrontare il discorso del perchè le cimette del trapezio devono essere lunghe se utilizziamo una vela moderna!
Come spesso ho già scritto su queste frequenze, molte volte prendo spunti per questo tipo di articoli da quello che vedo e che mi sento chiedere durante i miei clinic in giro per il mondo.
Se la strap va usata larga, le cimette del trapezio devono essere lunghe!
Grazie alla preziosa collaborazione di Andrea Comandella, responsabile istruttori al Pier Windsurf (Limone sul Garda), del gruppo SurfSegnana, vi proponiamo questo articolo.

TESTO DI Andrea Comandella

Molto spesso sento surfisti lamentarsi dell’attrezzatura che non va bene, non è comoda, non plana bene, molto spesso la nostra attrezzatura è l’imputata principale. Senza alcun dubbio ci sono marche di vele che vanno meglio, altre vanno meno bene ma… ma siamo nel 2013 e fortunatamente per mal che vada nelle mani abbiamo l’equivalente di un auto di lusso. Allora perché nell’uscita di domenica sembrava che tutto fosse così difficile? Semplice, ci dimentichiamo che le componenti di un equipaggiamento da windsurf non si limitano solo a tavola e vela ma ci siamo anche NOI. Quindi la nostra uscita in windsurf deve sempre cominciare da questo punto di vista, dobbiamo “trimmare” il nostro corpo in primis.
Analizziamo il caso. Qual è la differenza tra noi è un pro? La posizione. Vale sia per il wave che per lo slalom che per il freestyle (con qualche ovvia leggera differenza) il concetto è sempre quello, le vele degli ultimi anni sono concepite per “lavorare” nel vento in una posizione verticale. Verticale significa che bisogna raggiungere il famoso “close the gap” mantenendo però l’albero il più verticale possibile sopra la tavola e non portandolo anch’esso giù con noi verso l’acqua, questo comporta una forte riduzione di efficienza aereodinamica e perdita di controllo oltre un esagerato e inutile dispendio di energie. La differenza tra il passato e il presente è sostanzialmente questa. Semplice direte voi, si, semplice fino ad un certo punto, infatti in acqua si vede il 90% dei rider che hanno una posizione stile ”vintage”. Come si ottiene allora la corretta posizione. Cominciamo con mettere il boma in posizione corretta, che si aggira (a terra) all’altezza mento più o meno, ma ben più importante mantenere la stessa altezza anche nelle prossime uscite. L’altezza va variata solo ed esclusivamente per ottenere un comportamento diverso dalla vela, ricordo con questo che alzando il boma la vela arretrerà verso la poppa così scaricando la prua della tavola (più carico sul piede dietro), alzando il boma si otterrà l’effetto contrario ovvero la vela avanza più verso la prua aumentando così la pressione in quel punto (più carico sul piede davanti). Continuiamo poi nel regolare e/o cambiare le nostre cime del trapezio con delle cime di lunghezza corretta. Importantissimo, una cima del trapezio deve essere almeno lunga quanto il vostro avambraccio!! Solo così la posizione del corpo assumerà quella posizione distesa, elegante ed estremamente efficiente nel trasmettere la forza propulsiva della vela alla tavola. Consiglio quindi cime del trapezio di almeno 26” meglio se 28” per rider di media altezza (174-178) che ovviamente andranno a 30”-32” e oltre con l’aumentare dell’altezza. Le cime da 24” vanno bene per persone più minute. Cime più corte… le producono solo per i tedeschi old style. Vedrete che con questi accorgimenti otterrete già una maggiore verticalizzazione della vela, una posizione più distesa del corpo, un minor dispendio di forze dovuto anche ad un maggior comfort e soprattutto scoprirete che la vostra attrezzatura non è poi così male come pensavate. Il prossimo step poi sarà di arretrare leggermente le vostre cime del trapezio sul boma. Quando pensate di aver trovato il centro velico provate gradualmente anche millimetro per millimetro ad arretrare il pezzo di cima anteriore verso quello posteriore fino ad avere una distanza minima di qualche centimetro. Questo va fatto con calma magari in più uscite perché dovete adattarvi e fidarvi della nuova posizione. Troverete che l’albero si è allontanato da voi ed ora è veramente molto verticale, la vela è molto stabile, più di quanto pensavate ed è anche molto più potente pur restando gestibile, la tavola avrà un comportamento molto più intuitivo e non sarà più un cavallo imbizzarrito ma soprattutto che la vostra resistenza sarà aumentata esponenzialmente in confronto delle vostre ultime uscite.

Andrea PierAndrea in piena potenza davanti al suo “ufficio”, Pier Windsurf

Senza titolo-15 - Copia

Senza titolo-44Il papà di Andrea in una foto di qualche tempo fa, e anni luce dalle attrezzature moderne…

IMG_5248

IMG_5250Vela freestyle (con cimette NP mis. 30”):
– Boma non troppo alto
, più agilità nei passaggi in duck.
– Cimette leggermente arretrate rispetto al cento velico per ottenere il massimo della velocità.
– Cimette unite fra di loro per avere il massimo della mobilità possibile con le mani sul boma durante le manovre
.

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IMG_5252Vela wave (con cimette NP mis. 30”):
– Boma alto
, per appendersi il più possibile nei Cut Back e per “alzare” il rig nei salti.
– Cimette sul cento velico per ottenere il massimo della stabilità.
– Cimette leggermente distanziate fra di loro per avere una andatura più comoda e risparmiare energia per quando siamo in wave riding, staccati quindi dal trapezio, o per avere più controllo nei salti attaccati al trapezio (Forward o Back One Hand, o High Jump One Hand).

IMG_4465Un po’ di teoria sul rig durante il Wave Clinic in Sudafrica, febbraio 2013

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Ciao a tutti, sono Fabio Calò (ITA-720), ho iniziato a fare windsurf all’età di 13 anni e da quel momento è diventata la mia più grande passione, la mia vita. Finiti gli studi universitari ho iniziato a lavorare in un negozio di windsurf a Torino, poi agente di commercio e nel 2006 è iniziata la mia grande avventura con la redazione di 4Windsurf e poi anche di 4Sup. Sono stato campione italiano Wave di windsurf nel 2013 e 2015, altri ottimi risultati agonistici gli ho ottenuti anche nel freestyle sia in Italia che in Europa. Dal 2017 sono il direttore di una delle scuole più importanti del Lago di Garda, il PierWindsurf. Trasmetto la mia passione con progetti dedicati ai giovani come il Progetto Serenity di Malcesine, e organizzo Wave Clinics nel periodo invernale. Vivo a Torbole sul Garda e respiro l’aria del windsurf 365 giorni all’anno.
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