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Dalla Sardegna a Bali: il bodyboard di Davide Milleddu

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Articolo di Davide Milleddu
Ph: Liquid Barrel, Gianluca Demontis e Ilaria Scerman

Non posso dire grandi cose sulla pratica del Bodyboard in Italia, visto che vivendo in Sardegna siamo tagliati fuori dalle manifestazioni e dalla realtà del Continente. Posso dire che qui è praticato da pochissima gente e che la maggior parte di essa lo pratica sporadicamente il fine settimana, soprattutto durante la stagione invernale. Questo per molti è un bene considerando il poco affollamento degli spot. Per me risulta essere in parte un problema, vista la mancanza di confronto che potrebbe esserci con riders di maggiore esperienza da cui magari poter apprendere nuove manovre o stili. Certamente qui le onde non mancano, la qualità e spesso anche la dimensione non hanno nulla da invidiare agli spot oceanici.

IMG_9987 -®Federico Vanno Liquid Barrel copy

Durante le grosse mareggiate e con le condizioni perfette per creare tubi delle giuste dimensioni mi capita di essere l’unico Bodyboarder in acqua, accompagnato spesso dal mio amico surfista Alessandro Piu, uno dei pochi ad entrare con condizioni toste. Ovviamente il fatto di non avere mareggiate a disposizione tutti i giorni implica il doversi tenere in costante allenamento, per essere sempre pronti a surfare in qualsiasi condizione. Gli ultimi anni ho sentito l’esigenza, spinta dalla passione che ho per il mare e le onde (qualcuno la definisce più una malattia!) , di spendere le mie ferie e i miei risparmi per coniare il sogno di molti surfisti: Bali !!

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Consapevole di quello che avrei trovato, ho passato i mesi prima della partenza ad allenare mente e corpo. Il surf a Bali è tutto un altro mondo. Il livello medio è alto sia per i surfer che per i Bodyboarder. Per due anni consecutivi ho potuto osservare dall’acqua e confrontarmi con rider più esperti e spesso mi è capitato di surfare fianco a fianco di Rayan Ardy, Amaury Lavernhe e Aidan Salmon, icone del Bodybaord per chi non li conoscesse. La sveglia all’alba è obbligatoria per trovare le onde glasse e ben disegnate. Il vento preciso come un orologio, verso le 10, si divertiva a rovinare le opere d’arte create dall’oceano.

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L’eccezione la fa solamente la penisola del Bukit che, con le sue scogliere a picco sul mare, nel periodo corrispondente alla nostra estate funge da paravento, lasciando spesso intatte barre tubanti di oltre due metri. La sveglia all’alba non era una novità visto che anche qui in Sardegna se vuoi beccare le onde buone, per via dei venti termici o dei venti di rinforzo, devi essere in acqua prima del sorgere del sole. Durante il sunset le onde non sono malvagie, anche se l’affollamento aumenta visto che non tutti sono disposti a “sacrificare” le ore di sonno, ma vi assicuro che ne vale comunque la pena, il paesaggio si colora di un magnifico rosso ed è favoloso osservare dal mare la gente locale che, invadendo le spiagge, conclude la sua giornata guardando il sole tramontare al di la dell’oceano.

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L’ambiente è molto tranquillo in acqua, sia negli spot famosi, dove la selezione naturale e lo stato fisico la fa da padrone, sia negli spot meno conosciuti. Il rispetto e la tranquillità sono sicuramente superiori a quelli che trovo spesso negli spot Sardi, dove alcuni surfers si credono in competizione con il mondo, travisando, purtroppo, lo spirito giusto di questo sport. Mi è capitato di essere droppato, di droppare e di aver visto gente essere droppata su onde impegnative e nonostante questo tutti erano con il sorriso. In due mesi non ho mai sentito nessuno urlare o rissare per questioni di precedenze.

E’ passato un mese dal mio rientro in terra Sarda e chiudendo gli occhi sento ancora l’adrenalina e la velocità sul viso, quando con il cuore a mille cercavo la traiettoria giusta per uscire dal tubo. Sento ancora il rumore delle onde e delle urla di felicità dei rider intenti a stare dentro i tubi con le braccia rivolte al cielo, come se con quel gesto volessero far vedere al mondo la loro bravura. Sento ancora il vento creato dallo spostamento d’aria di quelle masse d’acqua che con la loro potenza rendevano impegnativi persino i duckdive.

Scrivere di Bali mi fa tornare la “scimmia”, e questo non è tanto buono visto che ora siamo in piena estate e le mareggiate le conteremo sulle dita delle mani. Posso solo consolarmi cercando i voli per il mio prossimo viaggio .

Un ringraziamento è d’obbligo a chi mi accompagna e a chi mi ha accompagnato in questa avventura. Grazie anche ai fotografi che hanno immortalato alcuni dei più bei ricordi della mia vita (primo fra tutti Federico Vanno, ndr).