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Early Tiles – Lance Mountain ITW by Albertini

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Dopo il tuo tour in Svezia ad Eurocana nel … era il 1984-85? … dove hai skateato il primo halfpipe (credo) con “big transition”, sei tornato a casa e hai modificato la tua rampa adottando probabilmente per la prima volta la “big transition” negli Stati Uniti…

È corretto? Possiamo affermare che il “big transition” è stato concepito in Europa in Svezia e che negli Stati Uniti l’hai introdotto tu, o c’era già qualcosa di simile?

(Le prime halfpipe avevano mediamente raggio di 7-8 piedi al massimo, circa 2,10-2,40metri, più tardi i raggi divennero “big transition”, ovvero almeno 9,5-10 piedi, pari a 2,7-3metri, proprio dopo il viaggio di Lance ad Eurocana. Oggi sono mediamente 10,5-11-12 piedi, ndr.).

Per quanto riguarda le rampe in legno sì.

Alcuni dei vecchi park avevano bowl molto grandi, con transizioni enormi, magari anche più ampie di Eurocana, però all’epoca l’equipaggiamento non consentiva ancora di sfruttarle. Anche la KeyHole di Skate City era ampia come la transizione di Eurocana in Svezia, ma in termini di rampe no, queste erano certamente più piccole.

 

 

Lance Mountai at Reseda - ph. Billy Ruff
Lance at Reseda, ph Billy Ruff

 

C’è stato un giorno, o un “momento speciale”, in cui ti sei accorto, quand’eri ragazzo, che sullo skateboard stavi diventando uno forte? Sai, quando a un certo punto chiudi cose che immaginavi potessero fare solo i Pro per capirci… e come ti sei sentito in quel momento?

Ci sono stati momenti, anche all’inizio, quando giravo al park di Montebello, in cui mi resi conto che gli altri ragazzi mi avevano notato e mi guardavano, e poi ho vinto un sacco di quei piccoli contest locali dello skatepark.

 

Insomma, subito quindi! Ahahha!!!

Poi ho vinto un contest per sponsored skaters a Big O, e nessuno se lo immaginava e lì ho capito che ero un po’ entrato come si dice dentro il radar dell’attenzione. Oppure il momento della mia prima foto pubblicata su un magazine, scattata da James Cassimus (uno dei più rappresentativi skate-photographer di quell’epoca, andate a vedere sul web, ne vale la pena, ndr).

Ma penso tutto sia cambiato da quando più tardi (1982-83) uscì la mia intervista su Tharsher con le foto di Glen E. Friedman a Skate City.

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