Il gruppo, registrato nel 1965 e diventato ufficialmente F.lli Campagnolo nel 1973, nei primi anni ‘90 passa dalla produzione per conto terzi ad azienda di brand proprietari. Riconosciuto principalmente per il marchio CMP (abbigliamento tecnico e accessori per gli sport di montagna), lavora da qualche anno a una più ampia strategia di posizionamento e, attraverso l’introduzione di nuove linee e brand, cerca di intercettare nuove community di consumatori.
Tutt’oggi azienda familiare, F.lli Campagnolo, è realtà internazionale in continua crescita, dove esporta non solo la creatività e qualità del Made in Italy, ma anche i valori di sostenibilità ed etica che contraddistinguono le imprese che non dimenticano il contesto e il territorio in cui sono nate.
Abbiamo intervistato Fabio Campagnolo, CEO F.lli Campagnolo che, assieme alle due sorelle, porta avanti con capacità e orgoglio l’azienda di famiglia.
I numeri di F.lli Campagnolo e il peso di CMP
Buongiorno Fabio, iniziamo con qualche numero. Quanto fattura oggi il gruppo F.lli Campagnolo, quanto pesa il brand CMP e che percentuale rappresenta il mercato italiano?
Nel 2024 il gruppo ha fatturato 213.000.000 di euro, nel 2025: 215.000.000 e credo chiuderemo il 2026 fra i 218.000.000 e i 220.000.000.
Il brand CMP pesa per l’85% circa e il mercato italiano rappresenta circa il 45%. Seguono la Germania con il 33%, mentre Spagna, Austria e Svizzera valgono il 5% ognuna. I Paesi dell’Arco Alpino naturalmente sono per noi quelli più importanti.
Il vostro gruppo è tutt’oggi una realtà familiare ma ormai diffusa internazionalmente. Come è articolata la rete commerciale al consumatore?
Circa il 15% del fatturato lo facciamo attraverso i nostri negozi monomarca, quindi un’ottantina fra negozi e outlet negli outlet village, principalmente dislocati in Italia. Oltre a questi punti vendita abbiamo una rete di più di 2.000 negozi multimarca che serviamo attraverso una decina di showroom diretti, più un’altra decina di showroom gestiti da agenti.
La strategia di crescita di CMP
Rispetto a tanti brand di abbigliamento e accessori sportivi, soprattutto di fascia alta, che dal 2020 hanno faticato, quali strategie e investimenti stanno permettendo a CMP di crescere?
Possiamo considerare due approcci, quello B2C e quello B2B.
Per quanto riguarda il primo, F.lli Campagnolo fa della competitività il proprio punto di forza, per questo in un momento di crisi come questo siamo premiati dal consumatore, che riconosce l’ottimo rapporto qualità/prezzo e le caratteristiche di innovazione e creatività dei nostri prodotti.
In generale mettiamo sempre il cliente al centro e ciò si riflette sulla politica B2B, nella quale curiamo la logistica, servendo i clienti in modo tempestivo grazie a una buona disponibilità di magazzino, cercando nel contempo di garantire una buona marginalità.
Dallo sport al lifestyle: l’evoluzione del gruppo
Abbiamo parlato di CMP e quindi di sport, ma l’interesse e le proposte di F.lli Campagnolo negli ultimi anni sono andati ben al di là di esso: con le linee Athleisure, Collective (of) Moving People dedicato alla Gen-Z lanciato nel 2025 e il brand dedicato alle donne Jeanne Baret, lanciato nel 2023.
Davvero la commistione fra sport e vita di tutti i giorni sta crescendo in modo tale da giustificare la nascita di linee e brand specifici?
Dico sempre che, se il mondo cambia, le aziende devono adattarsi al cambiamento, assecondare i desideri del consumatore e saper dialogare con le tendenze più attuali.
Il nostro gruppo lavora per intercettare pubblici sempre più ampi e nuove community di consumatori. Abbiamo notato che le persone hanno sempre più desiderio di vestirsi con capi confortevoli e versatili pur senza rinunciare a stile e ricercatezza e noi, grazie a un DNA legato allo sviluppo di prodotti tecnici per lo sport, possiamo davvero soddisfare le aspettative di questo target di clientela, proponendo un abbigliamento da tutti i giorni realizzato con tessuti e soluzioni di design performanti, in termini di termoregolazione, fit, semplicità di lavaggio, asciugatura rapida, stiratura superflua.
Se il nostro brand CMP fino a un paio di stagioni fa aveva collezioni sviluppate unicamente per lo sport come trekking, trail running e sci, ha poi allargato il proprio ventaglio di proposte con linee come Athleisure e Collective (of) Moving People, questo proprio per soddisfare le esigenze quotidiane di una clientela moderna e di un target giovane.

Collective (of) Moving People e il dialogo con la Gen Z
Raccontaci di Collective (of) Moving People. La Gen-Z parla un linguaggio che mescola cultura street, passione per lo sport, musica e viaggi. Come si relaziona questa linea con la generazione più giovane?
Dalla prima collezione invernale Collective (of) Moving People, abbiamo lavorato tenendo In considerazione gli interessi, il modo di comunicare e lo stile dei ragazzi di oggi. La nostra proposta ha combinato fit rilassati, riferimenti allo streetwear, tessuti tecnici e dettagli funzionali, con capi per lo sci e lo snowboard ma anche qualche prodotto versatile da usare in ogni occasione.
Dall’interesse suscitato da questa prima collezione è nata la successiva, quella estiva attuale, che abbina colori pastello, tessuti tecnici, vestibilità over e uno stile non molto differenziato fra generi. Sono capi trasversali, per i ragazzi o chi ancora si sente tale, che nel tempo libero passano dall’aperitivo in città a una leggera attività urban outdoor o outdoor.

Athleisure: il comfort come stile quotidiano
La linea Athleisure invece a chi si propone?
Nel 1978 venne introdotta nelle scuole l’ora di ginnastica obbligatoria e successivamente F.lli Campagnolo iniziò a produrre tute da ginnastica per brand come Puma e Reebok. Quest’esperienza consolidò un know-how nella tessitura e tintoria, consentendo al gruppo di crescere e affermarsi successivamente con il proprio brand CMP.
Athleisure è una sorta di “ritorno alle origini”, agli anni in cui la tuta da ginnastica era sinonimo di svago. Questa linea pone l’accento sulla parola comfort, con capi comodi con cui sentirsi liberi ma curati nell’aspetto, da utilizzare in casa o nelle occasioni informali.

Jeanne Baret: il nuovo brand dedicato alle donne
Abbiamo parlato di nuove linee, ma la vostra non sembra tanto la semplice volontà di ampliamento della gamma di proposte, quanto una strategia di posizionamento.
Ciò sembra chiaro a maggior ragione considerando la nascita del brand Jeanne Baret.
Da quale ispirazione nasce questo brand e a chi si rivolge?
Il Brand Jeanne Baret nasce nel 2023 e prende ispirazione dall’omonima esploratrice francese del 1700 che, travestita da uomo (alle donne era vietato farlo), si imbarcò come assistente di un botanico, su un vascello in partenza per l’esplorazione del Sud America. Il botanico, ammalatosi durante il viaggio, le insegnò a scrivere e leggere e i rudimenti della botanica. A lei si deve la scoperta e l’introduzione in Europa della Buganvillea e altre specie di piante.
Questa figura femminile e il suo carattere avventuroso, audace, curioso hanno ispirato il nuovo brand, un brand che si rivolge alle donne contemporanee, che amano viaggiare e destreggiarsi fra i mille impegni della vita quotidiana, facendolo con un abbigliamento tanto ricco di stile quanto di tecnicità, versatilità e praticità: confortevole, funzionale, versatile, veloce da lavare e che non necessita di essere stirato.
Jeanne Baret si posiziona sul mercato in modo originale, con un’identità precisa e un’estetica personale, e l’intento di collegare i mondi dell’abbigliamento sport e fashion femminili.

Come è stata la risposta del mercato?
Jeanne Baret sta crescendo. Stiamo rafforzando la rete di vendita, anche con l’apertura dei primi due monomarca a Vicenza e Treviso e diversi shop in shop. Cresce maggiormente all’estero, nei mercati germanici per esempio, dove lo stile outdoor è una realtà consolidata, ma anche in Italia considerando che qui la passione per il fashion è difficile da scalzare.

Design, ricerca e sviluppo: il know-how di F.lli Campagnolo
Il design, lo stile, la ricerca dei materiali, sono elementi essenziali nel successo dell’abbigliamento sportivo, tantopiù per lo sportswear. Come sono strutturati i vostri uffici stile e i reparti ricerca e sviluppo? Fate tutto internamente?
l nostro, come detto, è un DNA da produttori, abbiamo lavorato per Puma, Reebok, Nike, Champion, e prima che le produzioni si spostassero nell’est Europa e in Asia l’Italia era il produttore per eccellenza. Anche se negli anni gli investimenti si sono spostati più verso lo sviluppo dei brand, le nostre competenze quanto a stile, sviluppo prodotti, modellistica le manteniamo all’interno del gruppo. Fra stilisti e modellisti abbiamo una trentina di figure che lavorano nella nostra sede di Romano d’Ezzelino, tuttavia ci avvaliamo anche di consulenti esterni, in grado di portarci idee nuove e spunti diversi su cui ragionare.






