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Frankfurt Marathon, la cronaca di un Nobile

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Frankfurt Marathon, la cronaca di un Nobile

 

Quella che leggerete in basso è la testimonianza diretta dalla Maratona di Francoforte da parte di un Nobile che l’ha corsa vivendone da l di dentro tutte le emozioni che solamente in gruppo si possono apprezzare. Mario Ferri è nato a Prato 65 anni fa. Tesserato con la Podistica Casalguidi, nel 2010 e nel 2011 è diventato Ambasciatore e più volte si è fregiato del titolo di Nobile, nel 2009 ha corso tutte le gare contemplate nel circuito. Quest’anno ha festeggiato i 25 anni di carriera amatoriale e poi ha corso la 350esima maratona a maggio a Vercelli. Iscritto da anni al Club dei Supermaratoneti, condivide con questi ultimi la sana passione di misurarsi quasi tutte le settimane con le proprie possibilità, senza mai eccedere, naturalmente e soprattutto senza mai guardare al tempo, puntando invece ad arrivare al traguardo in forma dal punto di vista psicofisico. La testimonianza di Mario Ferri è la prima di una speriamo lunga serie di contributi ai quali daremo grande spazio sul sito, per raccontare in maniera diversa ogni evento, capire le emozioni e le sensazioni che ogni avventura, in Italia o all’estero, sa regalare in punta di scarpa. Basta inviare il vostro contributo a sito@rivistamarathon.it, meglio ancora se corredato dalla vostra foto in corsa. Vi aspettiamo…

La data del 30 ottobre, stranamente libera da maratone nel panorama italiano, mi ha dato lo spunto per cercare una bella corsa fuori confine e la scelta è caduta sulla teutonica Frankfurt Marathon. Detto fatto, girata una mail con programma agli amici del Club Super Marathon Italia e Nobili, le adesioni sono state parecchie; così abbiamo formato un bel gruppetto di maratoneti con familiari al seguito per una trasferta piena di curiosità e aspettative. Partiti alla spicciolata da diverse località italiane, ci siamo tutti ritrovati il sabato mattina al Centro Maratona posto in un mega spazio superfunzionale nell’immenso quartiere fieristico di Francoforte molto vicino alla Hauptbahnhof (Stazione Centrale) che si riconosceva già da lontano per un’altissima statua semovente che riproduceva un operaio nell’atto di martellare su un’incudine. Migliaia di persone di tutte le età, un mare di colori e bandiere, una colossale, allegra confusione ci ha accolto nella piazza antistante l’entrata. Al piano superiore si è aperto davanti a noi un immenso spazio espositivo, splendidamente strutturato, con stand straripanti delle ultimissime novità tecniche per la corsa e il tempo libero. Hostess e personale degli stand offrivano ai visitatori merce di ogni genere. Come tutti gli altri componenti del nostro gruppo, ho messo in sacca molto del materiale offerto, riservandomi di guardarlo con più calma la sera in hotel. La notte di Halloween era finita, era rimasto lo “scherzetto” ma di “dolcetti” nemmeno l’ombra: il materiale raccolto è finito tutto quanto nel cestino. A Lucca, la settimana prima, probabilmente mi ero abituato male… Il tanto decantato zainetto, donato in occasione dell’anniversario della 30esima maratona, non è stato un granché: a quello di una nostra amica si è rotta subito la cerniera! Maglietta a parte (al costo di 30 euro), per chi ne faceva richiesta. Sorvoliamo sul pasta party, dimenticate la prima parola. Ciononostante, i pregi della Frankfurt Marathon superano i difetti. Ritiro del pettorale e chip velocissimi. La location dal punto di vista mediatico è stata eccezionale: un turbinio di luci fantasmagoriche e multicolori ti avvolgevano completamente e davano già l’idea di quale strepitosa emozione avremmo vissuto l’indomani negli ultimi 100 metri di arrivo al coperto! Antiche reminiscenze scolastiche mi hanno fatto ricordare che a 30 minuti di treno da Francoforte c’è Magonza (Mainz), ed è lì che siamo andati nel pomeriggio. Famosa per le incoronazioni nel suo duomo di re e regine, è piccola ma molto graziosa e meritevole di una visita. Francoforte è stata una vera sorpresa: una città affascinante ricca di palazzi con strutture stupende simili a meravigliosi cristalli che salgono verso il cielo ad altezze impressionanti. La capitale del “capitale” non poteva essere raffigurata meglio. Pochi i ricordi del passato, ma l’immagine stupenda all’imbrunire lungo i viali ed i ponti sul Meno di questi edifici illuminati con colori particolari, tenui, assolutamente privi di tonalità elettriche tipo Las Vegas, rilasciano un senso di serenità e un poco di malinconia. Domenica mattina, ore 10:00, partenza maratona; tutto ottimo, sia per la partecipazione attiva del pubblico presente, sia per i servizi, ristori, volontari, assistenza e altro. Maratona completamente pianeggiante che, con la fortuna di un tempo buono, ha permesso a molti atleti di ultimare la maratona con tempi di tutto rispetto. Il vincitore ha mancato il primato mondiale per solo 4”. Noi ce la siamo cavata molto bene! Tutto bello, docce, servizi, ristori dopo gara con birra a volontà, bibite ed altro. Eppure un difetto ci doveva essere… E che difetto! Gli arrivati dalle 5 ore e mezzo in su, dopo la coreografia “carioca” sulla linea d’arrivo, ansimanti, stanchi, ma felici di assaporare quel momento supremo che porta a dimenticare per un attimo tutti i dolori che le membra hanno sopportato, che è appunto ‘l’incoronazione’ virtuale della posa al collo della meritata medaglia… si sono visti dare una stretta di mano con tanti saluti e baci. Le medaglie erano finite!!! Le medaglie saranno spedite a casa come alla piccola Maratona di Vercelli, dove il 1° maggio di quest’anno è successa la stessa cosa. Francoforte come Vercelli? In una delle maratone più importanti al mondo queste carenze sono ingiustificate. La consegna della medaglia è un’emozione unica se avviene al traguardo, spedita a casa non è proprio lo stesso!

Il Nobile Mario Ferri