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Il ginocchio e il kitesurf

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Vi ricordate quando abbiamo parlato di: “Ginocchio e kitesurf su qualche numero fa?‘”

Bhè dato molti di voi saranno sicuramente interessati oppure non sono riusciti a leggerlo ve lo riproponiamo qua!

Ginocchio kitesurf

 

Se gli sport ad alto rischio sono definiti come

“attività in cui la possibilità di incorrere in un

infortunio od un incidente è una parte indivisibile

dalla pratica di suddetto sport”, il kitesurf è

sicuramente uno di loro.

Perché si, lo sappiamo: farsi male, nel kitesurf, fa parte del gioco.

Salti, tricks, manovre, atterraggi, sono tutti momenti che hanno in sé una più o meno alta percentuale di rischio. Ma quale sport estremo degno di questo nome non è esposto ad una qualche possibilità infausta? Escludendo, con tutto il rispetto, le nobili arti delle carte e degli scacchi, ogni sport che si rispetti ha i suoi infortuni tipici: tra i parquet delle palestre NBA il solo nominare il legamento crociato anteriore fa venire i brividi ai praticanti; sulla collina innevata dell’Hahnenkamm anche il semplice pensiero di sbagliare le curve della Streif fa toccare agli sciatori tutto il ferro nei paraggi.

E nel kitesurf?

A cosa bisogna stare attenti, mentre ci si misura tra due elementi naturali spesso infuriati come acqua ed aria?

Tralasciando tutti gli incidenti imprevedibili ed incontrollabili che la fanno da padrone e che da soli provocano gran parte dei traumi, c’è un momento fondamentale, nella pratica di questo sport, a cui bisogna stare attenti. Sto parlando del momento dell’atterraggio che, a lungo andare, può portare a danni tissutali anche seri. Come l’alba dopo una notte, o meglio, come un tuono dopo un fulmine, l’atterraggio arriva prorompente dopo ogni salto.

Studi recenti, pubblicati nel 2011, non controllati o mal calibrati, spesso dopo aver eseguito salti non all’altezza. L’infortunio più comune (con una percentuale del 40%) è infatti la distorsione di un’articolazione, ovvero la perdita parziale e rapida dei rapporti fisiologici tra i due capi ossei che vanno a comporla, provocando spesso lesioni legamentose, capsulari e cartilaginee. E’ chiaro che tutto ciò comporta un’assenza più o meno prolungata dalle spiagge e dalle rive. Nello specifico, per quanto riguarda l’arto inferiore.

Prevenire è meglio che curare!

Come, quindi, prevenire questo tipo di infortuni?

Innanzitutto affinando la tecnica (si stima che il 40% delle distorsioni siano causate da abilità tecniche inadeguate): atterrare, per quanto possibile, con la maggior stabilità raggiungibile. Ma dato che non sempre si può controllare tutto in quei pochi secondi che precedono l’impatto con l’acqua, introduciamo qualche concetto su come preparare il proprio corpo agli impatti, riassumendo il tutto in quattro semplici punti:

  • Adeguato e prolungato stretching prima e dopo ogni sessione: porre l’attenzione sull’allungamento dei muscoli ischiocrurali, glutei, quadricipiti e del comparto del polpaccio. Ogni posizione va mantenuta per almeno 45 –60 secondi.

Ginocchio Kitesurf 2

  • Esercizi di rinforzo muscolare per i muscoli della coscia, che includano contrazioni isometriche, isotoniche eccentriche ed isotoniche concentriche, in modo tale da allenare il muscolo al meglio. Alcune proposte possono essere semplici squats, oppure balzi da terra ad un ripiano come può essere una panca od una pila di steps, ed affondi sagittali. Un esercizio che risulta molto utile nella prevenzione di infortuni, soprattutto muscolari, è chiamato Nordic Mamstrings ed è il seguente: Con una persona che mantiene i piedi dell’atleta fissi al suolo, partendo dalla posizione 1, si scende lentamente a terra, frenando la caduta, e, una volta arrivati, ci si spinge con le braccia tornando in posizione di partenza. In ogni caso, nell’esecuzione e nella pianificazione di questi esercizi, risulta spesso utile la consulenza di un preparatore atletico/personal trainer o di atleti esperti.

Ginocchio Kitesurf 3

  • Esercizi di propriocezione: detto in termini semplici, essi servono ad allenare il corpo a far fronte a sollecitazioni destabilizzanti improvvise ed impreviste.Queste sono alcune delle posizioni che vanno mantenute, a seconda delle capacità di ognuno, per il maggior numero di secondi possibile. E’ spesso buona cosa partire da cinque – dieci secondi per poi piano piano raggiungere i trenta secondi ad ogni serie.

Ginocchio Kitesurf 4

Tuttavia, non si può parlare di arti inferiori se prima non si lavora sulla colonna vertebrale ed, in particolare, sulla sua porzione lombare: è infatti stato dimostrato da uno studio italiano del 2010 che, alla lunga, le potenti vibrazioni subite sulla tavola (dipendenti soprattutto dalla velocità che si raggiunge sfrecciando sull’acqua) possono portare a patologie degenerative a carico di questo distretto, in permanente stato di iperestensione e soggetto a diversi tipi di forze che vanno a scaricarsi sui corpi vertebrali e sui dischi interposti tra di essi.

Essendo però ogni colonna vertebrale diversa da un’altra, è fondamentale, in caso di disturbi, l’opinione di uno specialista. Tuttavia, esercizi di rinforzo addominale e di core stability, così come di svincolo dei cingoli, preparano la colonna al lavoro che dovrà sostenere sul kite e garantiscono una stabilità centrale che va poi a favorire tutti i movimenti indipendenti dei quattro arti.

Non potendo quindi controllare la maggior parte degli agenti che interagiscono tra loro, contribuendo in modo determinante a rendere il kitesurf lo sport splendido che è, partiamo cercando di prendere pieno possesso di quell’elemento che è primario, imprescindibile e dipende completamente da noi: il nostro corpo.