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Jason Polakow a CLOUDBREAK, il video

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Online il nuovo video di Jason Polakow (JP, Neil Pryde Red Bull): JP Chronicles. Jason ha dichiarato apertamente che è stata una delle migliori big wave session della sua carriera, Cloudbreak alle Fiji. Godetevi il video e poi vi proponiamo il racconto di Jason (già pubblicato sul numero di 4Windsurf 164). Buona visione e lettura!

CLOUDBREAK – UNA GIORNATA INDIMENTICABILE CON JASON POLAKOW

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Mr. JP ancora una volta è tornato nel suo spot preferito per il big waveriding e come sempre ha messo a rischio la propria integrità fisica distruggendo completamente il materiale. Jason ci racconta cosa vuol dire surfare un’onda da 8 metri!
Proprio quando pensavo che la stagione degli swell meridionali avesse ormai volto al termine, ho ricevuto un messaggio sul mio computer di un enorme sistema che si stava avvicinando alle isole Fiji, il mio posto preferito in assoluto sia per far surf che windsurf.
Essendoci già andato negli ultimi due anni, mi era già preso un bel po’ di pacchi da “Hugu”, il dio delle previsioni del surf fijiano, quindi avevo qualche dubbio sulla veridicità della previsione.
Per darvi una spiegazione veloce del perchè in questo posto sia così difficile beccare condizioni epiche basta guardare la cartina. La Nuova Zelanda è nel bel mezzo della linea di fuoco e blocca tutti i grossi swell da sud ed i sistemi di bassa pressione diretti dritti dritti verso Fiji.
Pochissimi fronti hanno la direzione perfetta e la giusta componente settentrionale da riuscire a passare nel bel mezzo tra NZ ed Australia, riuscendo così ad arrivare fino a Fiji.

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Questa particolare cella aveva la direzione perfetta ma è stata staccata dalla Nuova Zelanda, rendendo la decisione più difficile, considerando soprattutto che quasi tutti i voli diretti per Fiji erano completamente prenotati. Se avessi deciso di andare, ci avrei dovuto impiegare 24 ore con scalo in NZ anzichè un volo diretto da 5…
Di natura, io sono un procrastinatore. Non riesco mai a prendere una decisione effettiva e decisa e continuo ad avere una spada di Damocle sulla testa. Pura tortura.
Dall’altra parte, il mio cervello contrasta il tutto rifiutandosi di permettermi di perdere grossi swell. L’idea di surfarsi Cloudbreak da 2 alberi polverizza così ogni mia indecisione ed è ormai da anni che all’ultimo momento finisco sempre per ritornarci. Le mie due metà di cervello sono in lotta perenne. Le uniche persone che ne pagano le conseguenze, purtroppo, sono i miei amici e le persone a me più care tra cui i miei genitori e la mia ragazza. Un sacco di gente a dire il vero. Mi dispiace!  Non perdiamoci in chiacchiere ed andiamo subito al sodo.

IL BIG DAY
Me sentivo come un bambino in un negozio di caramelle mentre ero sulla barchetta da Namotu verso Cloudbreak. Non si capisce mai quanto sia effettivamente grosso finchè sei sul picco. Le emozioni mi travolgevano in un misto continuo di nervosismo ed eccitazione. Quando siamo arrivati sul picco verso le 6 di mattina, i primi set stavano già cominciando a farsi vedere… Ed erano enormi… con una bella massa di specialisti di onde grosse già sopra.
C’era vento leggero sul lineup, tra i 5 e gli 8 nodi, ed in men che non si dica ho cominciato ad agitarmi e ad avere la bava alla bocca per l’eccitazione. Prima che chiunque capisse cosa stava succedendo, stavo già armando la vela.
Tutto può succedere in giornate del genere. Può esserci vento per soli 20 minuti e poi più un alito di vento. Devi per forza essere prontissimo, sul lineup, ad aspettare il momento perfetto. Non c’è alternativa.

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6:30 DI MATTINA
Ero già in acqua e sul lineup ma senza la minima possibilità di prendere un’onda di set. Non c’era minimamente abbastanza vento.
I set arrivavano a tutta velocità e riuscivo a passarli in uscita per una questione di centimetri. Nuotavo in fuori col mio materiale da windsurf, come se fossi un surfista, ma andando al massimo ad ¼  della loro velocità. Remavo proprio di fianco ai pro surfer che mi guardavano come se fossi un completo cogl**ne.

7:00
Dopo aver rischiato troppo un bel po’ di volte ed aver preso qualche bomba in testa non essendo abbastanza veloce a nuoto col materiale, ho deciso di sedermi un po’ sul jet ski per aspettare il momento propizio, come avevo già fatto anche a Teauhupoo gli anni scorsi. La corrente stava cominciando a risucchiare pesantemente verso il mare aperto e non avevo modo di riuscire a stare sul lineup da solo.
Così ebbero inizio i giochi. Io ed alcuni dei migliori rider di onde grosse del mondo ce ne stavamo seduti fianco a fianco sul line-up, aspettando il rispettivo turno per prendere tutte le bombe dei ses più grossi.
Quando toccava a me, saltavo giù dal JetSki e cercavo di pompare quanto più potessi in modo da riuscire a partire sull’onda. Con la forte corrente in fuori e le enormi pareti d’acqua in veloce movimento, però, l’impresa era tutto fuorchè facile. Il poco vento che c’era, infatti, veniva anche bloccato da queste montagne d’acqua, rendendomi quasi impossibile il riuscire a prendere le bombe. Ci ho provato e riprovato senza il minimo successo per un’ora intera.
Devi veramente avere dei nervi d’acciaio per riuscirci, in quanto non sai mai quanto sia grossa l’onda successiva che ti arriva in testa. I surfisti riescono a remare molto velocemente con le loro tavole guns ma io non ho praticamente il minimo scampo, avendo praticamente il peso morto del materiale da dovermi trascinare dietro, e che però mi fa anche da salvagente…

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8:00
Ho avuto un colpo di fortuna poco prima delle 8 di mattina, riuscendo finalmente a prendere un’onda di un set grosso. Se non siete mai stati nè avete sentito parlare di Cloudbreak prima d’ora, lasciate che vi spieghi qualcosa di quest’onda eccezionale: la parete è così lunga e verticale che sembra sempre che stia per partire su un enorme close out! Prima di partire, infatti, mi ero già messo l’animo in pace sul fatto che sarei potuto finire male.
Mi sono lanciato il più veloce possibile verso la pancia dell’onda e durante il primo bottom turn non sapevo proprio cosa aspettarmi, mentre l’adrenalina cominciava ad allagarmi il sistema nervoso. Sono riuscito a risalire fino al lip per piazzare un cutback dignitoso e ributtarmi nuovamente nel bottom turn successivo. Il vento era così leggero che era veramente difficile riuscire a prendere la velocità necessaria dalla vela alla tavola ma alla fine me ne son fregato. L’onda era così grossa e perfetta che era sicuramente la migliore surfata della mia vita. Sono arrivato fino al canale con una gioia tale da essere difficile da descrivere. In questo posto non c’è nulla di facile ed è per questo che lo reputo così speciale.

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9:00
Il vento stava cominciando ad aumentare leggermente e sono finalmente riuscito ad abbandonare il jetski ed a starmene in acqua da solo, riuscendo finalmente ad uscire per andare a prendermi la bomba più grossa del set, da fuori.
Sento veramente il bisogno di spiegare quanto sia effettivamente difficile fare windsurf con onde del genere e con vento leggerissimo. È estremamente difficile. Appena il materiale si muove ad una velocità superiore a quella del vento apparente, infatti, si genera una notevole pressione contraria tra l’acqua e la balumina inferiore della vela. Ciò risulta in una spinta verso l’alto della vela, riducendo moltissimo la possibilità di sviluppare e mantenere potenza e velocità durante la curva. È per questo che tento di buttare giù la vela il più vicino all’acqua possibile, senza però toccarla. Non molta gente ha mai provato questa esperienza e questo fenomeno rende veramente difficoltosa l’esecuzione del cutback, in quanto l’inerzia del materiale tende a risucchiare la vela verso il tubo dell’onda, annullando la potenza all’istante. Hai praticamente tra le mani una sorgente negativa di portanza, che anzichè farti accelerare, ti rallenta. È un po’ come cercare di andare in bici senza catena. È veramente un’enorme rottura di ca**o!!
Non mi fraintendete — stavo surfando alcune delle onde migliori della mia vita, con un sorriso da un orecchio all’altro, perfino adesso che scrivendo l’articolo ci ripenso. Volevo solo darvi qualche dritta tecnica su come ci si senta effettivamente in quella situazione… e forse anche per reiterare e capire alcuni dei miei sbagli là fuori.

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10:00
Il vento era finalmente entrato abbastanza costante, sui 10-12 nodi e sono riuscito a prendere sempre più onde, iniziando perfino a sentire un po’ di spinta dalla vela anzichè il solito peso morto. Man mano che la mattinata avanzava, sono riuscito a prendere almeno 5 dei 10 set bomba della giornata intera.
Sono anche riuscito a prendere la bomba del giorno! Non mi dimenticherò mai il momento in cui ero fuori ed ho visto questo grattacielo orizzontale venire verso di me. Non potevo permettermi di sbagliare posizionamento. Se fossi stato troppo fuori non sarei mai riuscito a partirci su, vista la velocità a cui si spostava. Se fossi invece stato troppo interno non sarei mai riuscito a superare la prima sezione. Stai per prendere un’onda stupenda ed enorme, con vento leggero, e quindi cominci a pompare come un dannato coi piedi fuori dalle strap, cercando di partire. Solo al momento in cui decidi di fare il drop ti butti indietro e metti i piedi nelle strap, perfettamente nelle strap, altrimenti non hai la minima via di scampo. Ho utilizzato questa tecnica in parecchie occasioni a Jaws ed a volte mi è andata bene, altre meno.
Fortunatamente, sono riuscito a mettere i piedi mentre stavo droppando ma con un ritardo notevole ed ho dovuto lanciarmi a testa bassa tra tutti i surfisti che stavano remando verso la salvezza, evitando le loro gun da 12 piedi che volavano via come foglie, mentre loro s’immergevano sotto l’onda. Alcuni dei ragazzi più sulla spalla e al sicuro hanno visto la scena e mi urlavano ed incitavano vedendomi volare in down the line cercando disperatamente di sorpassare la prima sezione.
Mentre stavo per iniziare il mio bottom era ancora abbagliato dai colori sgargianti delle tavole che venivano inghiottite dalla montagna di schiuma bianca. Ho surfato questo mostro marino fino all’inside e appena uscito dall’onda mi sembrava che la pelle si stesse sciogliendo per l’eccesso di adrenalina. Non era tanto la mia performance quanto l’eccitazione incontenibile di riuscire a surfare un’onda del genere dopo un drop così estremo, arrivando fino alla salvezza nel canale.
È stato veramente surreale essere l’unico windsurfista sul picco a condividere queste onde con alcuni dei migliori surfisti al mondo, raccontandoci le sensazioni a turno ad ogni surfata appena fatta.
Come sempre, ho osato un po’ troppo e sono partito troppo profondo su uno dei set più grossi e sono stato ingoiato, insieme al mio materiale, da 8 metri di schiuma tubante. Ho cercato come potevo di non mollare il materiale ma con una potenza del genere è come cercare di restar attaccato ad un treno merci a mani nude.
Un altro jetski è quindi venuto in mio aiuto dopo che l’intero set mi era piombato sulla testa. Mi sono messo sopra e sono saltato giù nell’inside, vicino al reef, per andare a recuperare il mio materiale. Devi scegliere il momento migliore per abbandonare il jetski, in modo da riuscire a rientrare tra un set e l’altro. Se dovessi aspettare troppo o metterci troppo tempo finiresti per venire triturato sul reef affilato come un rasoio dal set successivo.

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11:00
L’ora successiva l’ho trascorsa cercando di recuperare il mio materiale, nuotando tutto il tempo pericolosamente vicino al reef. Era bassa marea e quindi assolutamente impossibile per qualsiasi barca o jetski riuscire a passare nell’inside. Ho dovuto perfino camminare sulle rocce affilatissime per riuscire a disincastrare il materiale da un testone di corallo e nuotare poi verso una piccola laguna dove lo ski sarebbe finalmente riuscito a venirmi a prendere.
Ho nuotato come un pazzo verso il jetski per riuscire a prendere il materiale nuovo, facendo il più in fretta possibile.

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12:00
Mi sono seduto nuovamente sul line-up aspettando il mio turno per prendere l’ennesima bomba. Il vento era calato ma ero più sicuro e pompato d’adrenalina che mai e ne volevo assolutamente prendere un’altra. Ho aspettato e aspettato, volevo solamente i set più grossi. È passata un’ora… e poi un’altra. Poi ho visto qualcosa di enorme arrivare all’orizzonte ma non ho avuto il tempo di riposizionarmi. Ero circa 7 metri più fuori dell’ultimo surfista in cima al picco, quindi pensavo che ce l’avrei fatta. Abbiamo passato la prima onda enorme e vediamo un gigantesco set da sud che stava già iniziando a rompere molto più fuori e noi eravamo completamente fuori posizione! Non c’era assolutamente modo di scappare. Sono rimasto seduto sul materiale, cercando di rilassarmi e facendo respiri profondi per prepararmi al peggio e rallentare il battito cardiaco mentre questa valanga di schiuma si avvicinava sempre più.
È in momenti come questi che devi veramente far mente locale e controllare il tuo corpo, altrimenti sei fottuto.
Appena sono andato sott’acqua ho sentito l’albero spezzarsi come un grissino, per poi cercare di raggomitolarmi e far gonfiare la sacca di CO2 della muta. Ciò aiuta al galleggiamento, ma solo fino ad un certo punto.
Dopo esser riemerso, ho notato anche tutti gli altri emergere pian piano in questa distesa di bianco e sapevo che la mia giornata era ormai finita.
Il vento è morto completamente dopo a quel fatidico set ed ero così completamente esausto che ero contento anche solo di riuscire a tornare alla barca tutto intero.

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Vorrei ringraziare particolarmente tutta la brava gente di Namotu che mi ha aiutato in questa giornata incredibile. Grazie anche a tutti i videographers che hanno camminato sul reef tagliente e rischiato sulle barche per riuscire ad ottenere l’inquadratura che volevano. Condividiamo tutti la stessa passione per quello che facciamo, che sia in acqua o fuori. Adoro lavorare assieme a gente motivata. Vi auguro il meglio per la stagione 2015.
Ora torno alle Hawaii a godermi l’inverno.

Grazie,
Jason Polakow

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TESTO DI Jason Polakow FOTO DI courtesy JP 

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Ciao a tutti, sono Fabio Calò (ITA-720), ho iniziato a fare windsurf all’età di 13 anni e da quel momento è diventata la mia più grande passione, la mia vita. Finiti gli studi universitari ho iniziato a lavorare in un negozio di windsurf a Torino, poi agente di commercio e nel 2006 è iniziata la mia grande avventura con la redazione di 4Windsurf e poi anche di 4Sup. Sono stato campione italiano Wave di windsurf nel 2013 e 2015, altri ottimi risultati agonistici gli ho ottenuti anche nel freestyle sia in Italia che in Europa. Dal 2017 sono il direttore di una delle scuole più importanti del Lago di Garda, il PierWindsurf. Trasmetto la mia passione con progetti dedicati ai giovani come il Progetto Serenity di Malcesine, e organizzo Wave Clinics nel periodo invernale. Vivo a Torbole sul Garda e respiro l’aria del windsurf 365 giorni all’anno.