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La tecnica del “pumping”

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A volte ritornano… girovagando per la rete mi sono imbattuto nella pagina facebook del nostro collaboratore Nicola Spadea in cui viene riproposto un interessante articolo che avevamo già pubblicato nel 2011 sul n° 142 di FUNBOARD magazine (ottobre-novembre 2011).
CLICCA QUI per vedere il numero digitalizzato (pag. 40-41).
Si parla della tecnica corretta del “pumping” su cui il buon Nicola ci ha anche ricamato la sua tesi di laurea.
Notando un certo interesse nei vari commenti postati sulla pagina di Nicola ho pensato di riproporvi questo suo articolo, e di aggiungerci anche quello di Matteo Iachino, il nostro collaboratore che segue la rubrica Slalom, sullo stesso argomento che abbiamo anche questo già pubblicato sul numero 152 di febbraio-marzo 2013.
Buona lettura.

pompata fb1Matteo Iachino ci spiega la corretta tecnica del pumping nello slalom

Analisi cinematica del “pumping” DEL DOTT. SPADEA
L’idea di realizzare questo lavoro di tesi di Nicola Spadea per la sua laurea in Scienze Motorie, nasce dalla sua grande passione per tale disciplina e dalla constatazione che in letteratura sono presenti pochissimi articoli scientifici che trattano lo sport del Windsurf che possono spiegare in maniera più scientifica aspetti biomeccanici. La necessità di studi biomeccanici è evidente qualora si voglia rispondere a domande quali: è possibile definire un “giusto” movimento delle braccia nella manovra denominata pumping che consente al surfista di “prendere aria”? Che differenza c’è tra un movimento eseguito con un’impugnatura pressoché uguale all’ampiezza delle spalle, uno con impugnatura inferiore all’ampiezza delle spalle e uno con impugnatura superiore? Quale di queste tre impugnature è la più proficua?

TESTO DI Nicola Spadea

Come detto, su questa particolare disciplina sono stati scritti pochi lavori scientifici e questo deriva dal fatto che è sport olimpionico da soli ventisei anni per la categoria maschile e diciotto per la categoria femminile. La maggior parte degli studi già effettuati sono presenti sul motore di ricerca scientifico “pubmed” e hanno riguardato: meccanismi di infortunio nel windsurf, correlazione tra frequenza cardiaca e performance durante competizioni, richiesta fisiologica della pompata nella disciplina olimpica R:SX , ecc.
In questo lavoro di tesi ho effettuato un’analisi cinematica del pumping, studiando riprese effettuate direttamente sul campo di gara con l’ausilio del programma di analisi video “dartfish”. Il pumping è un gesto tecnico eseguito dal rider per aumentare la sua velocità di andatura. Questo gesto tecnico è fondamentale in condizioni di vento leggero in cui la forza propulsiva del vento non è sufficiente per raggiungere una buona velocità e può essere quindi decisivo in competizioni che si svolgono in condizioni meteo-marine calme e medie, o nel caso in cui durante la competizione il vento calasse, o ancora per raggiungere più rapidamente la planata dopo una strambata o una virata. Il pumping viene eseguito in tutti i livelli del windsurf e in tutte le sue discipline, in ciascuno di questi può variare di durata, intensità, numero di ripetute e leggermente d’esecuzione ma il fine è sempre lo stesso: aumentare la velocità della tavola creandosi il vento con dei movimenti eseguiti con la vela.
Possiamo suddividere l’esecuzione di questo movimento in due grandi fasi: posizione di partenza e contrasto della vela:
1) La posizione di partenza del pumping è quella di una normale andatura in windsurf in dislocamento o planata che sia, ovvero una posizione eretta del corpo impegnata a bilanciare la forza della vela, le braccia semiflesse e i piedi disposti nella zona della tavola che va dal piede d’albero alla fine della poppa a seconda dell’intensità del vento, della velocità della tavola e delle dimensioni della vela.
2) Durante le varie andature con il peso del corpo e con l’impiego di forza muscolare si tende a contrastare la forza che la vela esercita nella direzione del vento. Nella prima fase del pumping questo contrasto viene interrotto per seguire la vela in questa direzione estendendo al massimo le braccia. Quest’azione viene accompagnata dalle spalle e dalla testa che seguono la distensione delle braccia in avanti e viene bilanciata dal bacino che simultaneamente all’avanzamento di spalle e testa si sposta all’indietro. Raggiunta l’estensione massima delle braccia inizia la seconda fase del pumping, ovvero un nuovo contrasto della vela creato dalla flessione delle braccia supportate da un repentino sbilanciamento all’indietro di testa e spalle mentre il bacino si sposta in avanti. Quando la flessione delle braccia raggiunge il suo culmine si ricomincerà con un nuovo “ciclo di pumping” e così via.

In tutto ciò giocano un fattore determinante le capacità propriocettive del windsurfista, la sua capacità di analizzare a livello del sistema nervoso centrale tutte le informazioni provenienti dall’esterno: intensità del vento, posizione della tavola, posizione di partenza del corpo all’inizio del gesto tecnico ed inoltre l’abilità nel saper leggere il vento e capire da quale direzione arriverà e in quale area spirerà per più tempo e con maggior forza.
Grazie a questo lavoro mai eseguito prima sono stati descritti tre diversi tipi di impugnatura durante la pompata, considerando la velocità angolare del movimento delle braccia (prendendo come riferimento la spalla, il gomito e i polsi), la velocità del windsurf e il numero di pompate al minuto considerando la massima estensione delle braccia.

Tutto ciò è stato reso possibile grazie al suddetto “dartfish”, il programma di analisi video messo a disposizione dall’Università degli studi di Cassino, e alla coordinazione di uno staff tecnico per la realizzazione delle riprese ottenute con non poche difficoltà. Il movimento del pumping è stato ripreso simultaneamente da tre differenti angolature grazie alla coordinazione di tre telecamere poste avanti, dietro e sopra il windsurfista.

Risultato e Discussione

tabella1Tabella 1

Come si evince dalla Tabella 1 la velocità di andatura di un windsurf generata da un pumping ad impugnatura uguale all’ampiezza delle spalle è la più alta, seguono i valori del pumping ad impugnatura inferiore ed infine quelli ad impugnatura superiore.

Sup TimeTabella 2

La velocità angolare risulta notevolmente più alta nel braccio di poppa. Il braccio di poppa nel windsurf è il braccio più interessato dai cambiamenti di intensità del vento, quindi di forza impressa dalla vela e dai cambiamenti di direzione di quest’ultima e quindi è quello che compie maggiori variazioni di angolo. Il braccio di prua risente meno di questi fattori poiché, essendo collocato più vicino ad un punto fisso quale l’albero, è più stabile. A conferma di quanto espresso dai dati la velocità angolare del braccio di prua è maggiore nel pumping ad impugnatura superiore, in cui si esegue un movimento nel quale le braccia si flettono molto di più rispetto agli altri due casi. Con un’ampiezza dell’impugnatura superiore rispetto all’ampiezza delle spalle si limita il movimento rotatorio della vela insito del pumping corretto e nel tentativo di prendere più aria senza il movimento rotatorio si aumenta la flessione delle braccia non ottenendo comunque buoni risultati ed eseguendo movimenti che portano all’affaticamento. A seguire il pumping ad impugnatura inferiore all’ampiezza delle spalle con una velocità angolare sul braccio di poppa di 99,7 gradi/sec. e una velocità angolare sul braccio di prua di 23,3 gradi/secondi: questo è un gesto tecnico migliore che permette un movimento rotatorio massimo della vela e quindi una buona dislocazione di questa nel vento permettendo di generare una buona velocità. L’impugnatura inferiore però non permette al soggetto di esprimere al massimo la sua forza muscolare. Con i valori di velocità angolare del braccio di poppa di 88,4 gradi/sec. e velocità angolare del braccio di prua di 23,8 il pumping ad impugnatura uguale all’ampiezza delle spalle è il gesto tecnico in cui si riesce ad avere il connubio migliore tra movimento rotatorio della vela e forza espressa dai gruppi muscolari generando così la miglior velocità di andatura.

tabella 3Tabella 3

La tabella 3 non è altro che un’ulteriore conferma di quanto detto fin ora dimostrando che con un valore di 50,84 pompate/minuto durante un pumping ad impugnatura superiore all’ampiezza delle spalle il windsurf veleggia alla velocità di 2 nodi. Con un valore di 46,51 pompate/minuto durante un pumping ad  impugnatura inferiore all’ampiezza delle spalle il windsurf veleggia alla velocità di 2,5 nodi mentre con un valore più basso di tutti gli altri di 46,15 pompate/minuto durante un pumping a impugnatura uguale all’ampiezza delle spalle il windsurf veleggia alla velocità più sostenuta di 4,3 nodi.

Conclusioni
In conclusione il pumping ad impugnatura uguale all’ampiezza delle spalle riesce a far raggiungere alla tavola a vela delle velocità più sostenute rispetto agli altri due modi a parità di tempo eseguendo meno ripetizioni del gesto, dimostrando così di essere il gesto tecnico meglio eseguito con un’impugnatura ottimale. Per eseguire quindi un pumping in modo corretto e proficuo l’impugnatura delle mani sul boma deve essere larga orientativamente quanto le spalle, bisogna far eseguire alla vela un movimento rotatorio in simbiosi con quello avanti-dietro creato dalla estensione-flessione delle braccia e bilanciare bene il tutto con il peso del corpo. Nella pompata con l’impugnatura inferiore all’ampiezza delle spalle il movimento rotatorio può essere accentuato ancor di più ma non riuscendo ad esprimere al meglio la forza muscolare per via dell’impugnatura ristretta non risulta essere il miglior compromesso tra tecnica e forza. Nella pompata ad impugnatura superiore all’ampiezza delle spalle il movimento rotatorio scompare quasi del tutto e causa l’impedimento creato dalla posizione del corpo: quindi il solo movimento avanti-dietro non riesce ad eguagliare le prestazioni tecniche del gesto con l’impugnatura ottimale. In questo lavoro di tesi sono state gettate le basi in un campo sconosciuto in certi termini, ricco di conoscenze ancora da acquisire e viene data la possibilità in futuro di avere una guida con basi scientifiche sul windsurf e su questo fondamentale gesto tecnico.

Sup Time

Sup Time

 

QUAL E’ IL GIUSTO METODO PER POMPARE e partire presto in planata con lo slalom?
TESTO DI Matteo Iachino

Potrebbe essere un argomento di poco conto ma non è così scontato come può sembrare. Infatti non utilizzando la tecnica giusta perderemo solo energie senza avere risultati. Innanzitutto partiamo col dire che la pompata non è ne di braccia ne di gambe ma è tutto il corpo che con un movimento unico e sincronizzato alternativamente spinge sulla pinna e tira a se la vela facendo entrare la tavola in planata. Iniziamo parlando della posizione dei piedi. Iniziamo la pompata in un’andatura tra il traverso e il lasco con il piede dietro posizionato tra le strap davanti e quelle dietro, spostato sottovento (così facendo, quando spingeremo, la tavola sbanderà sottovento permettendo all’aria di infilarvisi sotto e facendola uscire quasi completamente dall’acqua), e il piede davanti subito davanti alle strap anteriori, spostato però verso il bordo sopravento della tavola (FIGURA 1). Da questa posizione mano a mano che la tavola accelera ci sposteremo verso poppa infilando prima il piede anteriore nella strap e continuando a pompare con le gambe (FIGURA 2) per poi spostarci anche con il piede posteriore verso poppa, prima sopravento e poi nella strap (FIGURE 3-4).

1Figura 1

Figura 2

Figura 3

 Figura 4

Ma cosa facciamo con la vela nel frattempo?
Ogni volta che spingiamo con le gambe dovremo tirare la vela verso di noi con un movimento molto simile a quello che potreste fare con un vogatore in palestra. Quindi all’inizio vi rannicchiate sulle gambe a braccia distese (figura A), poi spingete con forza sulla tavola verso il lato sottovento (vedere freccia rossa in FIGURA1) distendendo le gambe e richiamando la vela verso di voi piegando le braccia (figura B) facendo attenzione ogni volta ad aprire la vela con la mano dietro quando state per dare una pompata e a chiuderla tutta mentre la richiamate a voi. Questo movimento simultaneo gambe-braccia darà una spinta violenta sulla pinna che risponderà sbalzandovi in avanti quasi a rimbalzi a tempo con le vostre pompate. Una volta che la tavola rimbalza ha meno attrito sull’acqua e continuando nel movimento la farete planare, e se c’è vento a sufficienza vi basterà agganciarvi al trapezio e sarete in velocità dopo massimo 4-5 pompate. L’importante è non perdere il ritmo e continuare a pompare durante i movimenti dei piedi per mettersi in posizione nelle strap fino a dare l’ultima pompata proprio quando abbiamo entrambi i piedi nelle strap.

pompata fb1Figura A

pompata fb2Figura B

Iachino tips

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Ciao a tutti, sono Fabio Calò (ITA-720), ho iniziato a fare windsurf all’età di 13 anni e da quel momento è diventata la mia più grande passione, la mia vita. Finiti gli studi universitari ho iniziato a lavorare in un negozio di windsurf a Torino, poi agente di commercio e nel 2006 è iniziata la mia grande avventura con la redazione di 4Windsurf e poi anche di 4Sup. Sono stato campione italiano Wave di windsurf nel 2013 e 2015, altri ottimi risultati agonistici gli ho ottenuti anche nel freestyle sia in Italia che in Europa. Dal 2017 sono il direttore di una delle scuole più importanti del Lago di Garda, il PierWindsurf. Trasmetto la mia passione con progetti dedicati ai giovani come il Progetto Serenity di Malcesine, e organizzo Wave Clinics nel periodo invernale. Vivo a Torbole sul Garda e respiro l’aria del windsurf 365 giorni all’anno.
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