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Livigno where dreams come true

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L’avevo mancato già parecchie volte, per questo quando è arrivato l’invito per fare heliski a Livigno non ho dato molto peso alla cosa, ho pensato solo: ok andiamo a fare un po’ di freeride.

“Il meteo questa volta non dovrebbe fare grossi scherzi”, penso a questo mentre percorro gli ultimi tornanti del passo del Foscagno in direzione Livigno, un occhio all’indicatore del gasolio e uno all’asfalto reso insidioso dal ghiaccio.

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Livigno mi dà un po’ l’idea di un resort americano, o meglio l’idea che mi sono fatto di quei resort in cui non sono mai stato. Una valle ampia e lunga fra due catene di montagne e il paese cresciuto lungo una strada principale. E’ anche un paese vivo, con circa 6000 abitanti che spesso triplicano per numero con l’arrivo dei turisti, ed è un paese internazionale perché grazie ad una comoda rete di collegamenti con diversi aeroporti in Italia, Germania e Austria è diventato un polo di attrazione di turisti provenienti da ogni angolo d’Europa.

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L’appuntamento con il gruppo è alle 9,15 del mattino alla partenza degli impianti. Sei freerider bramosi di cominciare la giornata, abbigliati come astronauti prima della passeggiata nello spazio: caschi air-bag, maschere specchiate.

L’elicottero ci aspetta all’arrivo del Carosello 3000 e mentre un primo gruppo con guida sale e decolla, noi, al limitare della piazzola di atterraggio facciamo un piccolo breefing. Dieci minuti di attesa ed è il nostro turno. Siamo otto in tutto, quindi formeremo due equipaggi da sommare al pilota e al suo assistente.

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Con tute e zaini siamo davvero compressi sugli strapuntini ma certo questo non ci impedisce di scattare foto e filmare l’evento, non è una cosa che capiti tutti i giorni. Seduto nel mezzo fatico a vedere quello che ci circonda ma lo spettacolo è meraviglioso: cime, cime innevate a perdita d’occhio e milioni di linee che verrebbe voglia di sciare.

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Sulla prima parte della discesa troviamo una neve fantastica, proprio quella che idealmente si associa alla pratica dell’heliski. La seconda parte è un po’ crostosa, il vento dei giorni precedenti ne ha rovinato un po’ la consistenza. Alla fine della giornata avremo fatto tre rotazioni e tre discese indimenticabili e soprattutto una di quelle esperienze da posto d’onore nell’album dei ricordi.

E’ difficile tornare coi piedi per terra quando con la testa si è stati fra le nuvole.

L’articolo completo e tutte le foto su 4skiers Magazine #32, a ottobre in edicola

Testo e foto di: The Wise