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Londra a sorpresa, oro a un ugandese

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Londra a sorpresa, oro a un ugandese

La maratona che non t’aspetti. Accade spesso alle Olimpiadi e la prova di Londra non ha fatto eccezione. Tutti pronosticavano la lotta fra kenyani ed etiopi ma alla fine l’oro è finito al collo di un ugandese, Stephen Kiprotich che riporta il Paese africano ai vertici mondiali dell’atletica a 40 anni dal titolo olimpico di John Akii Bua nei 400hs a Monaco. La vittoria di Kiprotich è il risultato di una gara fatta letteralmente impazzire dal grande favorito della vigilia, il kenyano Wilson Kipsang che al 10° km ha piazzato un parziale sui 5 km di 14’11”, andando in fuga e facendo esplodere il gruppo di testa. L’etiope Ayele Abshero ha provato a seguirlo, spendendo tutte le energie a sua disposizione e andando spegnendosi fino a ritirarsi, come hanno fatto anche i suoi connazionali Getu Feleke e Dino Sefir. Fuori dai giochi anche l’americano Ryan Hall, la gara sembrava avere trovato anzitempo il suo padronem, ma proprio quello sforzo è costato tanto anche a Kipsang, raggiunto dal connazionale e bi-iridato Abel Kirui e dall’’ugandese Stephen Kiprotich, che finora non aveva alcun grande risultato al suo attivo con un personale di 2h07’20” a Enschede lo scorso anno. Proprio Kiprotich ha controllato gli avversari rimanendo alle loro spalle nella fase d’ingresso a quella decisiva, gli ultimi 10 km, e a 4 dall’arrivo ha piazzato il suo spunto. Kipsang si è spento subito, Kirui non aveva lo smalto di Daegu 2011 e ha pensato ad amministrare l’argento. Vittoria quindi per Kiprotich in 2h08’01” con 26” su Kirui e 1’36” su Kipsang, tempi quindi molto alti con soli tre uomini sotto le 2h10’, se si pensa alla pioggia di donne sotto le 2h30’ domenica scorsa si ha chiara la differenza di condotta di gara per questa prova. Il brasiliano Marlson Dos Santos ha provato disperatamente a inserirsi nella lotta per il podio, senza però completare la sua rimonta e anzi incassando il sorpasso nel finale dell’americano Mebrahtom Keflezighi, l’argento di Atene 2004.

Un capitolo a parte merita Ruggero Pertile, ancora una volta maestro di saggezza nella gestione della gara, fotocopia da parte sua di quella iridata di Daegu: il portacolori dell’Assindustria Padova non ha minimamente risposto all’offensiva di Kipsang ma ha badato a non perdere troppo terreno e nella seconda parte ha recuperato un gran numero di posizioni fino a chiudere a un ottimo 10° posto in 2h12’45”, a 17” dal polacco Henryk Szozt primo europeo al traguardo. Il padovano si conferma bravissimo nella gestione della gara riuscendo dove molti big hanno fallito. Le grandi scuole africane escono da questa prova ridimensionate, il Kenya chiude la sua Olimpiade con un bottino molto ridotto rispetto alle aspettative. Vedremo ora nel quadriennio d’intervallo con Rio 2016 se quello di Kiprotich  è stato un semplice improvviso bagliore o siamo in presenza di un vero campione.

Gabriele Gentili