Londra mantiene tutte le promesse

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    Alla vigilia avevano annunciato l’edizione 2015 della London Marathon come la più bella di sempre ed effettivamente la gara ha mantenuto le attese. Al via i migliori kenyani e la battaglia è stata aperta fino alla fine, eleggendo Eliud Kipchoge come un grandissimo dei 42,195 km,probabilmente in questo momento il vero favorito dei Giochi di Rio 2016 (difficile pensare che i big kenyani saranno al via dei Mondiali di agosto). Kipchoge ha fatto valere le sue capacità di pistard (è stato iridato sui 5000) aggiungendo il successo londinese a quelli di Chicago e Rotterdam ma soprattutto stroncando la resistenza prima del primatista mondiale Dennis Kimetto,poi nell’ultimo km dell’ex primatista Wilson Kipsang, che già pregustava il terzo successo in carriera sulle strade britanniche.2h04’42” il tempo di Kipchoge che avrebbe potuto essere ancor migliore se la gara avesse avuto un andamento più uniforme nella prima parte con una partenza al fulmicotone e passaggi in 29’14” ai 10 km e 44’04” ai 15 per poi rallentare fino al 1h02’19” a metà gara. Dopo il 25° km davanti erano 5 kenyani (Kipchoge, Kipsang, Kimetto, Sammy Kitwara, Stanley Biwott) e l’unico etiope nelle prime posizioni, Tilahun Regassa. Al 35° km gli strappi di Kipchoge e Kipsang hanno fatto esplodere il gruppetto di testa, ma Kimetto è stato bravo a rientrare, uno sforzo che però gli è costato caro, perché se Kipsang ha chiuso a 5”, il primatista mondiale ha chiuso a 1’08”. Fuori dal podio Stanley Biwott in 2h06’41”, l’etiope Regassa in 2h07’16” e Kitwara in 2h07’43”. La gara londinese ha visto anche una bella prestazione complessiva degli europei, addirittura tre nella Top 10, il primo è stato lo spagnolo Javier Guerra settimo in 2h09’33” con il personale migliorato di quasi 3minuti, bene anche il bronzo europeo Aleksei Reunkov (Rus) in 2h10’10” e l’intramontabile ucraino Sergey Lebid, ben conosciuto dalle nostre parti, in 2h10’21”. Tantissimi come sempre gli italiani al via, il migliore è stato il bresciano Nicola Venturoli, in Nicola Venturoli in 2h24’25” dopo un passaggio alla mezza in 1h10’37”, alle sue spalle Giovanni Stella in 2h32’44”, poi Michele Bucci in 2h36’16”.

    Appassionante anche la gara femminile con clamorosa rivincita etiope di fronte al meglio del movimento kenyano, spiazzato dall’azione in coppia di Tigist Tufa e Tirfi Tsegaye, andate via al 35°. L’unica che ha provato a rispondere è stata Mary Keitany, che è riuscita a riprendere la Tsegaye,ma non la Tufa, vincitrice lo scorso anno a Ottawa e Shanghai e che si è aggiudicata la gara in 2h23’22”, con 18” sulla Keitany che in volata ha preceduto la Tsegaye. Quarta ancora un’etiope, Asefelech Mergia che era considerata alla vigilia la migliore del suo lotto, in 2h23’53”, a seguire le deluse kenyane Florence Kiplagat (2h24’15”) e Priscah Jeptoo (2h25’01”. Prima europea la portoghese Ana Dulce Felix, ottava in 2h25’15”. Il pubblico si è emozionato accompagnando con applausi e grida l’ultima maratona della primatista mondiale Paula Radcliffe, che ha chiuso in 2h36’55”. Le prime tre italiane: Giulia Schillani in 3h01’50”, poi Valentina Sestan 3h05’03”, Marta Bagnati in 3h09’48”.

    La domenica ha offerto molte altre maratone, anche del circuito Iaaf Road Label: nella Orlen Warsaw Marathon, circuito Silver, primo posto per l’etiope Hayle Lemi Berhanu, al terzo centro in tre maratone disputate, in un ottimo 2h07’57”,al termine di una gara combattuta sino alle battute finali con sei atleti in 32”. Seconda piazza per l’esordiente kenyano Robert Chemosin, che abbiamo visto in Italia nelle mezze, in 2h08’05”, terzo l’altro etiope Markos Geneti in 2h08’11”. Record della corsa fra le donne grazie all’etiope Fatuma Sado, che in 2h26’25” ha abbassato il primato di circa 2 minuti. Sotto il vecchio record anche la kenyana Mercy Kibarus, seconda in 2h27’06”, terza piazza per l’altra etiope Chaltu Waka in 2h29’30”.

    Il vincitore Berhanu a Varsavia; sopra, l'arrivo di Eliud Kipchoge a Londra (foto organizzatori) Il vincitore Berhanu a Varsavia; sopra, l’arrivo di Eliud Kipchoge a Londra (foto organizzatori)

    Nella Rock’n’Roll Madrid Marathon, altra prova Silver, successo kenyano grazie a Ezekiel Kiptoo Chebii che in una giornata caratterizzata da pioggia e freddo ha chiuso in 2h12’00”, confermando così il successo dello scorso anno. Chebii ha avuto ragione per 30” del connazionale Stanley Kipchirchir Koech e per 57” di Pharis Kimani per un podio tutto kenyano. I tifosi di casa hanno sognato a lungo la vittoria in campo femminile con Marta Tigabea, che fino all’ultimo km ha tenuto a bada la kenyana Monica Jepkoech, reduce dal successo nella mezza di Azpeitia-Azkoitia dell’ultimo mese. Nel finale l’africana ha forzato andando a vincere in 2h33’42” con soli 3” sull’iberica, terza l’etiope Meseret Legese in 2h34’32”.

    Il gruppo di testa a Madrid (foto organizzatori) Il gruppo di testa a Madrid (foto organizzatori)

    La giornata era iniziata con una new entry nel circuito Silver, la Yellow River Estuary International Marathon di Dongying, in Cina, disputata con temperature oltre i 30°. Condizioni che hanno esaltato il kenyano Ernest Ngeno, che avevamo visto lo scorso anno finire secondo a Torino, e che in 2h11’47” ha prevalso con uno sprint lungo sul connazionale Ishimael Chemtan, finito a 2”, terzo l’altro kenyano Robert Kwambai in 2h13’26”, solo quinto l’etiope Sentayehu Merga, vincitore quest’anno a Hong Kong, in 2h17’19”. In campo femminile ritorno al successo per la 38enne kenyana Helena Loshanyang Kirop, tante volte in gara anche in Italia, che in 2h31’36” ha dato scacco matto alle etiopi Tsegay Desalegn, seconda in 2h34’42” e Mestawet Tufa, vincitrice lo scorso anno, in 2h34’51”.

    Helena Kirop prima a Dongying (foto organizzatori) Helena Kirop prima a Dongying (foto organizzatori)

    La domenica ha presentato anche altre gare non inserite nello Iaaf Road Label ma ugualmente di altissimo livello (ringraziamo Marco Buccellato per la sua raccolta di risultati): Il debutto sui 42 km di Sylvia Kibet si è risolto in un secondo posto nella maratona di Amburgo in 2h26’16”, alle spalle dell’etiope Meseret Hailu (2h25’41”). Terza la namibiana Beata Naigambo in 2h27’28”, poi le europee Diana Lobacevske (Lituania, 2h28’57”), Alina Prokopeva (Russia, 2h29’18”) e Sabrina Mockenhaupt (Germania, 2h32’41”). Vittoria maschile del kenyano Lucas Rotich in 2h07’17” (personale migliorato di un secondo) sull’eritreo Ghirmay Ghebreslassie (2h07’47”) e sull’altro kenyano Stephen Chebogut (2h08’01”). L’ex-vincitore di New York Marilson Dos Santos ha chiuso nono in 2h11’00” dietro anche lo stakanovista mongolo Ser-Od Bat-Ochir (battuto in volata da Meucci aLake Biwa) sesto in 2h10’15”. Da sottolineare il 20° posto dell’azzurro Giovanni Grano in un ottimo 2h17’24”. A Dusseldorf missione compiuta per la statunitense Annie Bersagel, che mirava al secondo successo consecutivo e al record personale, impresa raggiunta in 2h28’29” nonostante una caduta, davanti alla lussemburghese Fabienne Gehlen (2h55’21”) e alla tedesca Sophia Salzwedel (3h00’5”) che ha tolto il podio alla bravissima atleta dell’Atl.San Marco Lorenza Banchetti, quarta in 3h01’05”. Al romeno Marius Ionescu il successo maschile in 2h13’19” con il belga Abdelhadi El Hachimi secondo in 2h13’46” e il tedesco Marcin Blazinski terzo in 2h16’07”. 15° Armando Gabetta, M40, in 2h44’51”.