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Londra non scioglie tutti i dubbi olimpici

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Londra non scioglie tutti i dubbi olimpici

Molto doveva dire e molto ha detto, la London Marathon vera prova generale dei Giochi Olimpici oltre che tappa dello Iaaf Gold Label. Innanzitutto in chiave italiana ha purtroppo bocciato le aspiraioni olimpiche di Nadia Ejjafini, mai apparsa in grado di scendere sotto le 2h26’ come era necessario per rimettere in discussione le convocazioni. L’ex marocchina ha lottato per 30 km andando progressivamente spegnendosi e spiegando alla fine di essere stata per tutta la gara alle prese con i crampi, frutto probabilmente di un’influenza che l’ha accompagnata per una settimana nella fase finale della preparazione. La Ejjafini è sempre stata lontana dalle prime 10 posizioni di una gara che ha visto le kenyane sfidarsi a viso aperto per guadagnarsi la selezione olimpica. Alla fine il cronometro ha premiato le protagoniste con tempi eccezionali: Mary Keitany si è confermata la regina di Londra ottenendo con 2h18’37” non solo il primato nazionale, ma anche la terza prestazione di sempre. Questa volta, rispetto alla folle corsa di New York dove aveva pagato il suo tentativo di record mondiale andando a spegnersi nel finale per finire terza, la Keitany ha corso con più acume tattico, tenendo un ritmo crescente dopo essere passata a metà gara in 1h10’53”. Dietro di lei grande prestazione anche per la campionessa mondiale Edna Kiplagat, al suo personale con 2h19’50”, terza l’argento mondiale di Daegu Priscah Jeptoo con 2h20’14” e questo sarà presumibilmente il terzetto olimpico. Posto per la gara finale dei Giochi che si è guadagnato anche Wilson Kipsang, vincitore in 2h04’44” a soli 4 secondi dal record del percorso. Il kenyano, che lo scorso anno a Francoforte aveva corso in 2h03’42” si è confermato elemento di assoluto livello, ma alle sue spalle ha posto la sua autorevole candidatura per un posto in nazionale Martin Lel, ripresosi dai fastidi fisici per correre in 2h06’51” e soprattutto confermarsi affidabile sulle strade londinesi dove ha vinto tre volte e questo non va sottovalutato. Terzo Tsegaye Kebede (Eth) sempre in 2h06’51”. Degli altri candidati kenyani alla nazionale sesto l’iridato in carica Abel Kirui in 2h07’56”davanti al campione uscente Emmanuel Mutai (2h08’01”) mentre il primatista mondiale Patrick Makau è ben presto scomparso di scena. A questo punto Kipsang e Mosop (terzo a Rotterdam) appaiono certi del posto, l’incertezza è per il terzo nome.