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FUNBOARD ha fatto visita l’altro giorno ad una delle leggende del nostro sport, Cesare Cantagalli!
Cesare ha aperto a FUNBOARD le porte di casa sua e noi abbiamo colto l’occasione per fare due chiacchiere con Mr. CheeseRoll, un tempo, e ora Mr. NoveNove. Abbiamo parlato non tanto del suo passato, di cui vi avevamo già proposto una esauriente intervista un po’ di tempo fa sulle pagine di FUNBOARD (e che vi riproporrò qui sotto), ma abbiamo parlato del Cesare Cantagalli attuale, del suo lavoro e dei suoi prossimi progetti. Abbiamo trovato un padre di famiglia accorto, completamente dedicato ai suoi due figli di 15 e 13 anni e alla moglie. Un uomo che vive nella tranquillità della campagna da cui gestisce il suo marchio di tavole, continuando a fare avanti e indietro verso Prato, sede operativa di NoveNove. Cesare non è più quel ragazzo che girava il mondo con il mitico Glob-O-Tour ma ora dichiara apertamente di preferire una vacanza per godere in pieno la sua famiglia piuttosto che andare in qualche paradiso surfistico. Di questo e tanto altro troverete la nostra intervista prossimamente su FUNBOARD magazine.

Prima di congedarci dalla Cantagalli Family, Cesare ci ha mostrato il suo Portfolio di articoli e riviste vecchie, di cui ora vi propongo un estratto, immagini che magari molti di voi si ricordano e che i più giovani non avranno mai visto (almeno che non abbiano sfogliato le riviste dei papà), e che rappresentano una delle migliori pagine della storia del Windsurf italiano. Su questa scia mi sono messo anche a sfogliare e leggere un bel po’ di riviste degli anni ’80-’90, andavo a cercare proprio le più vecchie. Molte riviste internazionali, tedesche, francesi e anche giapponesi, e molte italiane. Ho sfogliato i primi numeri di Windsurf Italia. Ho letto con attenzione gli articoli, gli approfondimenti proposti, i report delle gare e le interviste agli atleti e non ho potuto fare a meno di notare la professionalità del prodotto, una bella rivista da leggere, anche se di 25 anni fa!!! Incuriosito sono poi andato a leggere il colophon editoriale per vedere chi erano i collaboratori ed erano segnati personaggi come Kiki Guindani, Pietro Porcella, Stefano Lentati, Angelo Berto e tanti altri che hanno fatto del windsurf e dell’informazione il loro lavoro per molti anni.
Certo poi le cose sono cambiate, il boom degli anni 80 e 90 si è esaurito e le riviste, come tutto il mondo del windsurf, hanno iniziato a tirare i remi in barca, tutte quelle persone nominate precedentemente hanno chi prima e chi dopo lasciato la rivista, e anche il mondo del windsurf, e poi come tutti sappiamo quella rivista è scomparsa una volta che il mercato italiano non permetteva più il “mantenimento” di due riviste soprattutto se non attualizzate e accompagnate anche da un web.
Vi propongo ora un tuffo nel passato grazie alle foto di Cesare pubblicate su queste storiche riviste… e poi riprendiamo a parlare del presente e del futuro.

Cover con Cesare Cantagalli e Robby Naish

La prima doppia rotazione della storia!!! Anche questa è una pagina di storia che parla italiano e porta il nome di Cesare Cantagalli

Cover di Cesare costruita a TERRA! Da notare sulla sinistra della foto la barra che tiene la tavola e la secchiata d’acqua!

Rivista giapponese

Ruotiamo in avanti…? Quale facciamo?!?

Cesare a destra e nel mezzo un JOSH ANGULO bambino!

CANTAGALLI FAMILY HISTORY    
Indoor di Milano 1998, finalmente ho l’occasione di vedere tutti i miei idoli dal vivo e vicino a casa. Star d’eccezione Cesare Cantagalli! Mentre mi aggiro imbambolato per il Forum di Assago, lo speaker annuncia l’ingresso di Cesare, si alza un boato, buio totale, poi un fascio di luce illumina proprio di fianco a me e vedo dal nulla spuntare Cesare Cantagalli. Non faccio in tempo a rendermi conto della situazione che Cesare è già in acqua a fare scintille sostenuto da un incredibile tifo. Quella fu la prima volta che vidi Cesare Cantagalli, colui che ha inventato il Cheese Roll e che era sulle riviste di tutto il mondo. Ho rincontrato Cesare solo dopo parecchi anni e poco per volta ho iniziato a conoscerlo meglio, poi, finalmente, quest’inverno sono anche riuscito ad uscire in windsurf con lui, ovviamente tra le onde di Capo Mannu, ed è stata per me un’emozione indescrivibile. E’ per me un onore ora poter intervistare l’intera famiglia Cantagalli, il papà Omero e i due fratelli, Cesare e Sergio, ben consapevole che ci vorrebbe un intero libro dedicato a loro, spero quindi attraverso queste pagine di poter gratificare in qualche modo la storia del windsurf italiano!
INTERVISTA RACCOLTA DA Fabio Calò FOTO DI Giangi Chiesura, archivio storico WI

Intervista pubblicata su FUNBOARD n° 116 luglio 2008

– Ciao Omero, durante le cene di benvenuto delle gare organizzate dai tuoi figli ho sentito spesso la storia di quando Sergio ti chiamò da Maui dicendoti cosa era riuscito ad inventare Cesare. Puoi raccontare questo incredibile aneddoto anche ai lettori di Funboard?
Occorre una premessa per capire il contesto in cui tutto questo avveniva. In quel periodo avevo un ristorantino a Faenza (“Omero – golose sensazioni”) piccolo e particolare: era in una bellissima cantina a volte ed era diviso, sia come ambienti che come arredamento, in ristorante figo che avrei seguito personalmente e in Pub (con maxischermo dove proiettavo quasi esclusivamente cassette di Ws) che avrebbe dovuto seguire Sergio come attività post scolastica. Lo esentai però dal cominciare e accogliendo le sollecitazioni dell’allora proprietario del camping Capo Vieste lo lasciai andare a fare questa sua prima esperienza di istruttore Ws. Alla fine dell’estate lo rividi felice e tutt’altro che affaticato, aveva guadagnato i suoi primi soldini e mi parve ingiusto non accogliere la sua richiesta di posticipare ancora un po’ l’inserimento, concedendogli un po’ di “vacanza”. Coi suoi soldini fece il biglietto aereo per Maui (biglietto “aperto”… La trappola) dove già da qualche tempo era emigrato Cesare (sempre con biglietto “aperto”). Non ricordo esattamente il giorno ma sicuramente in novembre arrivò al ristorante una telefonata che di strano aveva solo il contenuto. Quando rispondendo sentii parlare inglese, capii che era una collect call (un sistema di pagamento alla risposta che a quei tempi era fantascienza per noi, o meglio, per me), scattò automatico un “yes accept”, le uniche due parole che sapevo, perché così ero stato addestrato. Era Sergio, che mi disse una frase che non dimenticherei campassi cent’anni: “Omerone (mi chiamavano così anche i miei figli) non puoi credere cosa ha combinato qui tuo figlio, si è inventato un salto, una figata, un salto mortale!”. Ricordo anche che fui colpito più dal suo stato di eccitazione che dall’oggetto della telefonata, immaginai la mania giovanile di esagerare un po’, tanto non costa niente, una telefonata ogni tanto bisogna pur farla e qualcosa bisogna pur dire. La cosa prese contorni più definiti dopo circa una settimana, quando Sergio richiamò per un aggiornamento dicendomi un’altra frase indimenticabile: “Quando Cesare ha gareggiato, avresti dovuto esserci per vedere l’entusiasmo degli spettatori, la gente si alzava e le tribune vibravano. Finora ha vinto sempre…”. Io, ristoratore di provincia, romagnolone anche se un po’ istruito, pensate che avessi capito di cosa si trattava? No, non avevo capito, ma provavo in quel momento grande soddisfazione. Cesare non era andato a Maui con la carta di credito oro o platino come quasi tutti i più importanti rider (senza nulla togliere alla loro bravura), era andato con pochi traveller cheque e doveva fare qualche risparmio quotidiano per permettersi di rimanere lì il più a lungo possibile.

– Cesare, hai rivoluzionato il mondo dei salti con la prima rotazione in avanti, ma come ti è venuto in mente 20 anni fa di fare una capriola col windsurf? Ne hai anche fatte due…?
Ci provo… Ma ci vorrebbe un libro per raccontare la vera storia nei dettagli e con le sfumature… Chissà un giorno… Anche quello è un sogno nel cassetto.
Avevo acquisito sicurezza e una buona tecnica nel wave riding durante il mio primo periodo trascorso alle Hawaii negli anni ‘84 e ’85. Iniziai subito a partecipare alle prime gare importanti “locali”, quelle storiche come OP Classic, Maui Grand Prix, e proprio durante queste competizioni mi resi conto che l’imparzialità dei giudici Hawaiiani non dava spazio a nuove realtà “extracomunitarie”. Dunque la bravura e leggera superiorità tecnica, non bastava per conquistare i giudici local. A questo punto pensai che l’unico sistema per crescere, fosse riuscire ad ottenere un punteggio indiscutibile e palesemente superiore attraverso un qualcosa di altamente tecnico e spettacolare. All’epoca il Back Loop era il salto più radicale e gettonato, la prima rotazione aerea. Pensai che come in tutte le discipline acrobatiche ci fosse il modo per ruotare in avanti. L’idea era quella di un Front Loop verticalizzato. Ricordo come fosse ieri. Ero a Diamond Head l’estate 1986 che trascorsi intermante a Honolulu con gli amici di Ostia (Sergetto, Morgan, Massimone e i fratelli Tartaglia) che poi presero residenza sull’isola di Maui. Le condizioni erano perfette, una giornata “atipica” per Diamond Head, con vento forte (molto raro). La condizione era ideale per saltare. Mi lanciai in questo full speed run partendo dalla riva e attraversando le schiume in piena velocità fino a raggiungere un perfetto picco di 3 m bello ripido e arrivando nel punto perfetto per un decollo spericolato. Immaginatevi quello che oggi tecnicamente definiamo un hesitated forward… Beh.. La differenza è che concettualmente pensavo che dopo aver raggiunto il massimo della salita, avrei dovuto scaricare completamente aria e avanzare il corpo sulla vela per permettere all’asse di ruotare in fase di discesa sulla verticale dell’albero… Era dunque fondamentale ruotare ad altezze superiori alla lunghezza dell’albero. Beh direi che oggi a distanza di 20 anni sicuramente rientra nei parametri di massima radicalità… Ma certamente la tecnica è inversa ed acquisita… Dunque durante la picchiata verso il basso, in posizione upsidedown con la tavola sopra e la testa verso il basso, completamente appoggiato al boma, mi resi conto di esser in caduta libera senza alcun controllo del mezzo… Schiantandomi dritto di testa dentro la vela e passando dall’altra parte. Fu un brutto colpo… Sicuramente rischiai l’osso del collo… Ero completamente paralizzato sull’acqua e gli amici spaventati passarono chiedendomi se fosse tutto ok… Dopo qualche minuto rientrai a riva… Pensando non fosse possibile realizzare quella manovra e che non ci avrei riprovato per tutta l’estate.
A ottobre partii per Maui alla volta del Maui Grand Prix e dell’Aloha Classic. Anche qui le cose si misero piuttosto bene. Vinsi le qualificazioni e persi contro Alin Cadiz per due volte consecutive… Ingiustamente…
L’Aloha Classic era distante una settimana e decisi che per quell’occasione dovevo riuscire a completare e presentare la mia nuova manovra. In quei giorni mi raggiunsero anche Gianni Squitieri e Sergio, insieme all’amico Miki Eskimo, volevamo fare fotografie a Little Bay, allora un secret spot che solo noi frequentavamo. Decisi che questo era il posto ideale per sviluppare la tecnica e raffinare il salto senza che nessuno potesse vederlo prima della gara… e così fu.
A seguito della negativa esperienza di Diamond Head decisi di adottare una soluzione più sicura, ed assicurare la rotazione della vela aiutandomi con il vento. Decisi dunque di ruotare sottovento anticipando con il corpo in fase di decollo e sfruttando il vento per la rotazione della vela. Al primo tentativo funzionò anche se dovevo affinare la tecnica per l’atterraggio. Miki era presente quel giorno e ricordo l’entusiasmo e la sua accoglienza a riva, con quelle frasi “ Fuck!!… This is THE KILLER LOOP!!!”… e così lo chiamammo. A quei tempi era sempre con noi, abitava sopra al nostro appartamento e passavamo assieme le sere a Paia, dove sfruttava ogni occasione per cibarsi di vero Italian food. In quelle sere, con Sergio, Gianni e Sergetto, si metteva a punto la tecnica di rotazione e il modo per affinare l’atterraggio. Arrivò il giorno dell’Aloha Classic. David Ezzy (allora velaio North Sails del quale facevo parte nel team International) mi aveva appena realizzato la prima vela Custom con i colori da me scelti.
Giornata perfetta, un tabellone impegnativo, fu una magia… Iniziare a fare le prime heat e al ritorno trovai Mike Waltze e Matt Sweitzer impazziti, pieni di entusiasmo ed euforia… Mi abbracciarono forte stringendomi la mano dicendo: “ Man this is the most radical and amazing move ever invented in the histroy of windsufing… You did it!!”… Beh io avevo già vinto la mia Aloha Classic… Ma da li a seguire fu un crescere di entusiasmo e energia. Grandi nomi eliminati uno ad uno dal piccolo Ialian… Prima Alex Aguera (campione del Mondo), poi Jan Boyd… Fino ad una combattutissima heat persa con Mark Angulo che ai tempi era il più grande talento giovane emergente pieno di carisma e stile in circolazione. Il nono posto era una piazza d’onore indiscussa… Il risultato poco contava. Avevo già segnato un capitolo importante della storia del windsurf e da lì iniziò una carriera in salita piena di successi e soddisfazioni. Durante l’Aloha Classic venni contattato da Therry Wyner, allora organizzatore della Gunston 500 in Sud Africa che mi chiese di presenziare all’evento. Ai tempi per motivi di apartheid, il Sud Africa era costretto ad investire, spesando gli atleti invitati e garantendo montepremi molto alti. Qui ci fu un’altra svolta importante nella mia vita, vinsi la prima gara importante e conobbi una persona speciale con la quale passai 6 anni della mia vita innamorandomi di un paese meraviglioso e pieno di risorse. Qui divenni “the Cheeseroll Man”… Così mi chiamavano per la strada. Venni spinto dai media di tutto il paese, ero diventato un vero campione… Conosciuto dappertutto.
Ecco dunque decollare il nome Cheeseroll nel panorama mondiale. Poi fu la volta di Barbados, dover per la prima volta in gara conclusi la finale con un Doppio Cheeseroll che impietrì pubblico e media di tutto il mondo.

– Omero, puoi raccontarci brevemente l’approccio dei tuoi figli al windsurf fino alla decisione di partire per Maui?
Camminavo per le strade di Ravenna, un giorno afoso d’estate e fui attratto da un qualcosa di insolito esposto nella vetrina di un grande negozio di articoli sportivi. Un cartello esponeva una proposta accattivante: ”comprate il Windsurf e vi insegniamo gratuitamente ad usarlo”. Sono nato d’estate e casualmente quello era il giorno del mio compleanno. Mi fermai poco a pensarci e ancor meno a decidere che “mi sarei fatto un regalo”. All’appuntamento al mare di qualche giorno dopo andai come quasi sempre, accompagnato dai due bambini. Andrea Succi, l’istruttore che incontrammo fu particolarmente gentile e dopo aver ponderato la stazza fisica dei bimbi mi propose di coinvolgere anche Sergio ritenendolo fisicamente idoneo a manovrare quelle attrezzature grandi e pesanti, cosa assolutamente impossibile a Cesare.
Dopo aver cominciato, tutto filò benissimo, tranne un problemino comune a tutti quelli che hanno due figli giovani in età ravvicinata: il broncio di Cesare non passava inosservato. Andrea quindi si propose di mediare col proprietario del negozio sul prezzo d’acquisto di altri due windsurf. Credo di essere normale ma forse non lo sono: alla lezione successiva avevamo ognuno il suo windsurf, tutti e tre i modelli che Sordelli aveva in produzione. Per Cesare fu addirittura necessario produrre un rig artigianale in quanto inesistente sul mercato. A chiunque verrà adesso da pensare, così come a me è capitato tante volte, cosa significò quel compleanno e quella scelta estemporanea (mi faccio un regalo), negli sviluppi successivi delle nostre vite. L’estate successiva feci un’altra mossa che i genitori normali forse non avrebbero fatto: piazzai Sergio e Cesare in una roulotte parcheggiata abusivamente sul suolo demaniale a fianco di uno stabilimento balneare, la cui proprietaria accettò di prendersi cura di loro come fossero figli propri. Vivevano nell’acqua dalla mattina alla sera e potete immaginare a quale livello arrivarono a fine stagione. A questo punto però bisogna segnalare una differenza caratteriale. Sergio era un bimbo che, forse mosso da grande curiosità, chiedeva di fare tante esperienze diverse: tuffi, nuoto pinnato, tanto tennis e, con grande brivido per noi, motocross. Cesare invece era tutto orientato al windsurf, un amore smisurato e travolgente. Si organizzavano gare in giro per la Romagna, io lo accompagnavo, lui era sempre il più giovane e piccolo, ma comunque quello che quasi sempre vinceva. Quanti ricordi. Vinse alla grande anche i “giochi della gioventù” al lago di Bracciano, umiliando il local dato favorito, entrando di diritto in osservazione alla FIV con la conseguente possibilità di partecipare ai raduni con i grandi di quei tempi (Klaus Maran in primis). Pertecipò a tantissime gare su tutto il territorio nazionale e ad europei e mondiali FIV, in divisa con tricolore sul petto, che soddisfazione per il vecchio Omerone. Una sera un gruppo di amici/fans mi vollero incontrare per comunicarmi che era tempo che Cesare facesse un’esperienza alle Hawaii e che avrei potuto aggregarlo ad alcuni di loro che partivano per una breve vacanza. E’ impossibile descrivere lo stato di, quasi ebbrezza che traspariva sul suo volto quando parlava di quella trasferta. Aveva visto il mito, Robby, lo aveva anche seguito un po’ sulle onde, per guardarlo bene da vicino, ma con molta attenzione a non intralciarlo.
Il grosso “book” di Cesare ha la doppia pagina di una rivista di settore americana, con una foto in cui Robby è ripreso dall’elicottero sulle onde e il campo è largo, al punto che si vede un’altra vela. Quando Cesare mi chiese di chi pensavo che fosse, capii subito.
Capii che c’era stato troppo poco e bisognava rimandarcelo. Fra noi facemmo un patto: <io non lascerò nulla di intentato finchè tu mi darai prova di meritarlo>. Sergio intanto faceva tante cose e frequentava di più la scuola.

– Cesare, quando ero piccolo e il mondo del windsurf per me era ancora un sogno, compravo le riviste per seguire il tuo Glob-O-Tour, come mai la decisione di abbandonare le gare e dedicarti alla scoperta di spot remoti?
Il mondo delle gare mi aveva portato alla routine sia nella comunità del Tour che nei viaggi. La mia grande ispirazione era quella di viaggiare per il mondo, libero, con l’intento di esplorare nuove mete dove, tramite il windsurf, surf da onda e kitesurf, poter scoprire e conoscere realtà e curiosità in armonia con natura, cultura e sport estremo. Così, nel 1994, partendo da Barbados, la mia ultima gara, decisi di lasciare il mondo delle gare per lanciare un messaggio più reale e affascinante agli appassionati. “Il Glob-O-Tour”. Rappresentava per me un’opportunità unica, l’espressione del sentimento che ho per il windsurf e il mare, legata alla voglia di viaggiare per conoscere ed affrontare il mondo. Quella fu per me una grande opportunità per arricchire ulteriormente il mio bagaglio di esperienza e continuare a frequentare l’università del Mondo, il riassunto di un “credo” alla ricerca di un nuovo modello di vita che, pur permettendomi di mettere in luce le mie qualità atletiche e di valorizzare lo sport preferito, si allontanasse il più possibile dalla routine del windsurf agonistico e commerciale. Credo in qualche modo di aver contribuito a divulgare e far conoscere al mondo quelle destinazioni che oggi sono diventate mete turistiche importanti del settore, come Sud Africa / Mauritius / Nuova Zelanda / Rodrigue z/ Reunion / Los Roques e tante altre. In quegli anni, maturai una forte esperienza nelle produzioni mediatiche e nei rapporti con fotografi e operatori professionisti, oltre ai momenti e alle immagini immortalate nella mia mente che non dimenticherò mai…

– Cesare e Sergio, siete entrambi impegnati a 360° nel mondo del windsurf, quali sono state le vostre collaborazioni più importanti, e i vostri migliori successi lavorativi?
CESARE: ho collaborato con diverse aziende del settore che hanno arricchito il mio bagaglio di esperienza professionale. Ho iniziato ai tempi di Ellesse, quando a seguito della decisione dell’azienda di mollare il settore del Surf, Paolo Cecchetti e Mario Vinti decisero di mettersi in proprio con una piccola azienda che produceva tavole Custom a Perugia. Una forte amicizia maturata con Paolo mi legò fortemente allo spirito della Drops. Le mie tavole grafficate Fanatic erano allora prodotte a Perugia e shapate da Lui Holzinger o Xandy Creuzeder (al lago) fino a quando Lui non insegnò a Roberto Ricci la tecnica dello shape. Da qui nacque una forte amicizia e collaborazione con Roberto che iniziò a shapare le mie tavole e viaggiare insieme a me. Poco tempo dopo nacque RRD, Roberto lasciò Drops per avventurarsi in questa nuova esperienza e io decisi di seguirlo. Il rapporto con Drops si consolidò qualche anno dopo, quando Paolo mi propose di lasciare Fanatic per lanciare Drops sul mercato internazionale con una produzione di tavole in serie. Roberto aveva già la sua RRD… Ma qualcosa fra noi non funzionò… Amicizia e Business… O forse qualche incomprensione…
Il mio percorso con Drops e il coinvolgimento dei Cantagalli insieme a Sergio che si occupava della grafica, vide l’azienda raggiungere risultati internazionali nel giro di pochi anni e posizionarsi in maniera decisa e concreta sul mercato. A seguito, nacque una collaborazione con Challenger, con una iniziativa che rimpiango di aver gestito in maniera errata. GOT Sails. Un’idea azzeccatissima che poteva a mio avviso dare dei forti benefici di crescita di immagine e produttività alla Challenger Sails che si caricò gli oneri di produzione e commercializzazione. A Claudio Badiali rimprovererò sempre l’avere messo in competizione i due marchi senza afferrare, con quel senso imprenditoriale, la strategia migliore. GOT Sails poteva essere una New Age della Challenger, un marchio di tendenza… Ma il conflitto di interessi ne compromise il successo… Io non ero pronto commercialmente per gestire la cosa. E così si decise di affidarmi il compito di occuparmi del design delle vele Challengr Sails. Oggi, la mia collaborazione con Challenger ha generato un rapporto di stima e profonda amicizia con il titolare Claudio. Un’altra recente collaborazione importante, mi vede responsabile della divisione windsurf per l’azienda, leader internazionale nel settore compositio, Reglass di Minerbio. Una stimata collaborazione durata oltre 6 anni che mi ha maturato a livello commerciale e manageriale, la devo alla famiglia Pirazzini che mi ha cresciuto in un clima di massima riservatezza e serietà, un’eccezione rispetto agli standard lavorativi del settore del windsurf.
Grazie a queste collaborazioni, mi trovo oggi ad aver acquisito un bagaglio di esperienza che mi stimola a procedere con una mia carriera imprenditoriale, lanciando un mio marchio.

SERGIO: così come negli sport, nei primi anni della mia carriera windsurfistica (se così la possiamo definire), ho cercato di ricoprire diversi ruoli, fino a quando non ho trovato una mia posizione d’interesse. Iniziai, spinto anche dai successi di Cesare a dedicarmi più attivamente al WS come atleta, i risultati erano mediocri, ma mi davano la possibilità di viaggiare e di vivere esperienze a cui solo ora riesco a dare un valore formativo. Racimolai qualche sponsor così da avere la scusa per partecipare alle gare di Coppa del Mondo (…almeno a quelle più ambite e dove il divertimento era garantito), cosi da diventare membro dello storico Team Italia, (anche se la mia figura era più manageriale che atletica) al fianco di Cesare, Roberto Ricci, Paolo Rista e Pietro Pacitto. Che ricordi! Certo questo mondo è stato fondamentale per la mia formazione, dall’esigenza di dover imparare le lingue direttamente tra una spiaggia e l’altra, il conoscere interessanti personaggi dalle curiose professioni e dai diversi caratteri, il viaggiare in ogni angolo del mondo, districandosi tra le difficoltà di biglietti aerei, extrabagagli, con un budget sempre risicato all’osso.
Poi cominciò la mia metamorfosi. Iniziai una collaborazione con le riviste del settore, inviando report dai campi di gara o dai viaggi indimenticabili del Glob-O-Tour, poi una grande occasione mi portò al ruolo di art-director delle produzioni TV ufficiali dell’allora circuito di Coppa del Mondo PBA International completando un “know-how” formativo nell’aspetto mediatico/comunicativo.
I continui viaggi erano occasioni stimolanti per raccogliere elementi grafici e colori, così, per racimolare qualche soldo in più, sfruttavo quelle innate doti artistiche ereditate da mia madre, disegnando linee grafiche destinate ad arricchire collezioni del sempre piu richiesto abbigliamento surf-wear. Ho così operato come creativo, collaborando con aziende del settore quali: Drops, RRD, North Sails, Adrenalina, Canterbury of NZ, Maui&Sons, Think Pink, oltre a gestire la distribuzione del prodotto video del PBA International alle reti TV nazionali.
Con la nascita del PWA entrai a far parte, in qualità di giudice internazionale, dello staff organizzativo della massima espressione del windsurf professionistico, così da seguire per svariati anni le varie tappe del circuito di Coppa del Mondo.
E’ qui che nacque il mio interesse per l’organizzazione e gli eventi sportivi.

– Sergio, so che sei un water man (windsurf, surf e kite) e ti sei costruito una bellissima casa sullo spot di Capo Mannu, in Sardegna, come mai questa scelta? Cosa ti fa amare fino a questo punto il mare?
Abituati a dover svernare in paesi esotici dove poter praticare sport, con Cesare, in ogni spot che scoprivamo avremmo voluto gettare l’ancora e farlo nostro. Dopo aver cercato per anni un angolo che rispecchiasse le mie esigenze, con l’indecisione se prendere dimora in Sud Africa o in Brasile, la mia scelta è ricaduta sulla terra e i sapori di casa nostra. Per quanto possa ritenermi cittadino del mondo rimango comunque legato alle mie radici e cultura, cosi forti e invidiate dall’estero. La Sardegna, è sempre stata la regione che più si avvicinava al nostro status di vita. Qui, e ancor più nel Sinis, ho trovato la mia dimensione, dove poter praticare costantemente, ad ogni perturbazione, gli sport che mi legano al mare.
Il rapporto con il mare è per me terapeutico, non riesco a starne lontano per un lungo periodo senza sentirne la mancanza. Madre natura ha un grosso appeal sul mio equilibrio, e il mare e i suoi agenti sono a mio avviso elementi indispensabili per la mia serenità, che sia Vieste d’estate così come Capo Mannu d’inverno.

– Sergio, passi l’inverno in Sardegna e poi ti trasferisci sul Gargano per gestire la tua scuola di Vieste, due splenditi posti tra cui ti dividi, ci racconti qualche cosa sul tuo centro pugliese?
Sono 23 anni che opero con SurfConcept a Vieste, inizialmente con il solo centro di Capo Vieste poi ampliato a Spiaggia Lunga. Il Surfconcept è nato con una sua filosofia principale, quella di poter far vivere a chiunque queste forti sensazioni ed esperienze maturate dai noi negli anni, e che solo la natura marina e gli sport legati ad essa possono regalare. La definiamo “beach culture”. E’ un libro aperto dove chiunque può trovare il capitolo che più gli si addice. Che sia il kite, il windsurf, la vela o il surf nelle sue molteplici forme e livelli di pratica, oppure semplicemente partecipando a quella che definiamo “beach life”, che è oramai diventata per molti di noi un unico modello di vita.

– Cesare, in passato hai collaborato attivamente con due marchi molto famosi, la Fanatic e la ART, come è stata la tua esperienza all’interno di queste due aziende, ora si respira lo stesso clima?
Sono orgoglioso di avere collaborato con queste aziende così importanti che mi hanno accresciuto sia a livello di immagine che professionalmente. Ho firmato e sviluppato i loro prodotti e ho sempre avuto rapporti stimolanti sia professionali che personali. In Germania, il mercato più grande al mondo, ancora oggi sono riconosciuto tra i surfisti più importanti del mondo… Forse perché la media dell’età dei praticanti in Germania è sempre stata più alta rispetto all’Italia. Un tempo tutto era più facile, c’era un business importante che girava intorno alle aziende ed esse investivano tantissimo sui propri atleti. Ricordo quando ero atleta ufficiale del Team Ellesse, (il mio primo vero contratto), con Paolo Cecchetti (oggi responsabile di divisione in Cobra) che faceva il manager e assistente, portandoci in giro per l’Italia con un Camper Superlusso con attaccato al gancio di traino il relativo gommone per l’assistenza. Arrivavamo alla 10 Miglia e regalavamo piumini d’oca ai Media e ai VIP… Le aziende in Coppa del Mondo avevano delle vere e proprie scuderie come quelle che troviamo oggi nei GP, ricordo il team Hifly-Penthouse-Audi Quattro… A La Torche… che spettacolo! Oggi tutto questo è sparito, causa la necessità di razionalizzare i budget che non permettono più tale spettacolo. Lo spettacolo è finito e con lui anche la festa. Ci sono ancora manifestazioni interessanti che radunano il pubblico, ma le aziende si sono chiuse un po’ nel loro cerchio e nella nicchia di mercato. Ci vogliono eventi che riuniscano il pubblico amatoriale nello spirito competitivo con l’obbiettivo di riunirli attorno ad un clima di festa…

– Cesare, con questa intervista cogliamo l’occasione per presentare anche il tuo nuovo marchio di tavole. Non smetti mai di metterti in gioco, da cosa è nata questa decisione?
Come dicevo fa parte del mio carattere il voler cercare di raggiungere obbiettivi sempre più importanti. Ho conquistato spazi all’interno del settore che mi possono aiutare a concretizzare il mio sogno nel cassetto… Quello di gestire in maniera autonoma le mie idee, la mia filosofia e metterle a pieno a disposizione del mercato senza dover filtrare o convincere qualcuno… Finalmente nasce 99 Custom Boards. Avrei dovuto fare questo da tempo, ma non ho mai trovato il percorso ideale e oggi grazie all’opportunità di realizzare il progetto insieme ad un amico e stimato tecnico come Gianni Valdambrini mi fa sentire più sicuro e completa pienamente il cerchio delle potenzialità. Con lui so di poter contare su un prodotto impeccabile dalle elevate prestazioni… Al resto posso pensare io.

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Ciao a tutti, sono Fabio Calò (ITA-720), ho iniziato a fare windsurf all’età di 13 anni e da quel momento è diventata la mia più grande passione, la mia vita. Finiti gli studi universitari ho iniziato a lavorare in un negozio di windsurf a Torino, poi agente di commercio e nel 2006 è iniziata la mia grande avventura con la redazione di 4Windsurf e poi anche di 4Sup. Sono stato campione italiano Wave di windsurf nel 2013 e 2015, altri ottimi risultati agonistici gli ho ottenuti anche nel freestyle sia in Italia che in Europa. Dal 2017 sono il direttore di una delle scuole più importanti del Lago di Garda, il PierWindsurf. Trasmetto la mia passione con progetti dedicati ai giovani come il Progetto Serenity di Malcesine, e organizzo Wave Clinics nel periodo invernale. Vivo a Torbole sul Garda e respiro l’aria del windsurf 365 giorni all’anno.