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Never Forget – In ricordo di Andre Paskowski

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Prendetevi del tempo per ascoltare, leggere e ricordare. Domani è il compleanno di Andre Paskowski, avrebbe compiuto 32 anni. Come sapete dopo una lunga battaglia contro il cancro Andre ci ha lasciato il 2 agosto 2013.
Fortunato Longo, noto waverider italiano,  in un periodo particolare della sua vita ha deciso di dedicargli una canzone e un video attraverso il suo lato artistico che forse ai più era sconosciuto.
Qui sotto vi proponiamo anche, per la prima volta sul web, la nostra intervista ad Andre, già pubblicata sul magazine, che è stata raccolta pochi giorni prima della sua morte. Per il carattere di questo articolo pubblichiamo i testi sia in italiano che la versione originale in inglese dell’intervista. Never forget…

“Tutto ciò che si rende visibile è un effetto ottico dello spirito che sorridente su cuscini di nuvole, trova spazio dentro a prospettive speculari fra intelletto ed immaginazione. Proprio lì, dentro alle stanze impolverate della memoria umana, ciò che conosci è solo una parte della contemplativa essenza. Nulla muta se non fisicamente; Tutto ciò che eri, sei e…. sarai! Amore universale!”.
Tatu

NEVER FORGET!
“Anything that becomes visible is an optical effect of the spirit which, smiling on pillows of clouds, finds its ground between the contrasting horizons of intellect and imagination. Right there, in the dusty rooms of human memory what you know is only part of the contemplative essence. Nothing changes if not physically; Everything that you were, are and will be… Love is universal ….! NEVER FORGET!”.
Tatu

 

 

Questo mio piccolo pensiero è contemplato in un video realizzato durante un unplugged live dove abbiamo suonato in duo assieme al maestro Lazar Emanuel una nostra versione dell’Halleluja di L.Cohen, con questo gesto simbolico abbiamo voluto ricordare la persona, l’atleta, l’uomo che ci ha fatto sognare con immagini incredibili in quella fase della sua vita segnata dal dolore ma anche dalla consapevolezza della sua esistenza. La sua coscienza, la sua anima, la sua identità forte, vivono nelle persone che lo hanno conosciuto direttamente ma anche in quelle che non hanno avuto modo di condividere con lui quelle cose che nel nostro sport riteniamo essenziali. Nel vento trovava la sua espressione artistica sia quando solcava l’acqua con assoluta precisione, sia quando, attraverso le immagini, ha comunicato quel senso di eternità che solo passione, talento e dedizione possono trasmettere. Nel mare ha trovato quel luogo mistico dove il suo spirito vivrà per sempre. Io come Atleta percorrerò dal 5 al 26 luglio un tratto di mare che va da Cervia dove è ubicato il mio centro surf, a Lamezia Terme in Calabria, circa 1200 km remando col SUP in solitaria e come artista, assieme alla mia Band Rock i TARADU’ che mi seguirà lungo la tabella di marcia, faremo 5 concerti: CERVIA, PESARO, ANCONA, GROTTAMMARE, LAMEZIA TERME.
Durante la mia traversata raccoglierò delle piccole fiaccole da associazioni cha aderiranno all’iniziativa che porterò a destinazione e durante il concerto di chiusura le accenderemo per Andrè.
Tutte le info sul sito della band www.taradu.it e sulla nostra pagina facebook https://www.facebook.com/www.taradu.it?ref=tn_tnmn
Un Tour sportivo e Musicale dedicato ad Andrè: (PASKO TOUR) che servirà anche come campagna di sensibilizzazione per EMERGENCY.

TESTO DI Fortunato Longo

 

ICH BIN ANDRÉ PASKOWSKI
Dopo una lunga lotta contro il cancro, André Paskowski ci ha lasciato il 2 agosto 2013, all’età di 31 anni. Andrè era una persona amichevole e piena di passione, con un approccio perfezionista e veramente professionale, sia nell’ambiente del windsurf che dei video. È stato incoronato campione europeo di freestyle per due volte e i suoi film sul windsurf hanno sicuramente cambiato radicalmente la percezione e l’approccio a questo sport.
Possiamo quindi rimpiangere la sua scomparsa ma anche celebrarne la vita. I momenti che ho passato assieme a lui, mi hanno lasciato dei ricordi indelebili. Appena prima che ci lasciasse, Andrè ha condiviso con noi i suoi ultimi pensieri, riguardo alla sua vita e alle cose che lo hanno reso felice. Parole profonde e toccanti da un giovane uomo che ha lottato fino all’ultimo, senza mai abbandonare le speranze.

INTERVISTA PUBBLICATA SU 4WINDSURF n° 157 CON LA COLLABORAZIONE DI Motion magazine, Carolina Butrich e Manuel Grafenauer.
Intervista realizzata a fine luglio 2013.

Andre Paskowski (16/04/1982 – 2/08/2013)

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Consiglio sulla vita
Il miglior consiglio che possa dare a chiunque è di non essere troppo duri con se stessi. Io sono sempre stato ipercritico, specialmente durante le competizioni. Sia con me stesso che con i giudici. Spesso sono stato troppo aggressivo con persone che avrebbero potuto tranquillamente essere mie amiche, senza rendermene nemmeno conto. Non ero scontroso o solitario, però non ero integrato e considerato quanto avrei potuto esserlo. La verità è che io fossi un rider determinato che puntava a vincere dei titoli, ad avere qualcosa di concreto tra le mani. Sempre. Ero sia concentrato che determinato, in ogni momento, una combinazione non proprio ideale per farsi nuovi amici. Davo il massimo non solo durante le competizioni ma anche quando ero in acqua da solo o con gli altri e sfortunatamente ho perso di vista il vero e puro piacere di fare windsurf. A volte non riuscivo a vedere oltre me stesso. Il problema con questo approccio è che ti impedisci inconsapevolmente di avere una connessione profonda con qualcuno.

Responsabilità
Ero appena entrato tra i primi top 10 del World Tour, ed ero appena stato incoronato campione europeo per la seconda volta. Era un ottimo momento per me, però, improvvisamente ho cominciato ad avere delle ansie e preoccupazioni. Cosa farò l’anno prossimo? Qualcuno di nuovo da cui guardarsi? E se non riuscissi ad imparare la manovra del momento? O forse perfino un infortunio. Ero sempre preoccupato. Se basi la tua esistenza sulle competizioni e non hai nient’altro al di fuori di questo, è veramente difficile. La vita di un windsurfista professionista è piena d’incertezze.
Vedo un sacco di ragazzini che utilizzano il mio stesso approccio, trasformando le competizioni nel loro unico obiettivo. E così si caricano un sacco di pressione addosso.
Ma per cosa? Qualche misero euro? Si divertiranno anche qualche volta, e magari qualche fortunato riesce a viversela tranquillamente, ma ci sarà sempre qualche ragazzino che semplicemente si fa troppo problemi. Perfino i più talentuosi non hanno speranza se non ci investono tutto il loro tempo e sforzo. La gente spesso tende a spingersi oltre i propri limiti, a volte così tanto che il fisico cede, come è successo a me. A mio avviso i marchi windsurfistici dovrebbero guidare e assistere i loro rider molto di più, e sensibilizzarli sui rischi e benefici delle loro carriere, seguendole più da vicino. Dovrebbero assolutamente proteggere i rider quando le cose non vanno come previsto, come in caso di un infortunio grave o altro. Le compagnie hanno delle grosse responsabilità, che però molte non si assumono minimamente.

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Seconda carriera
La ragione per cui ho iniziato con i video è stata la mia rottura della mano, nel 2004. Non potevo entrare in acqua ma nel frattempo mi erano venute un sacco di ottime idee promozionali. Ho quindi deciso di sfruttare al meglio questa situazione per scoprire nuove aree dello sport. Ho cominciato facendo qualche piccolo web clip. Man mano, questi piccoli video sono diventati sempre più lunghi. Ho così deciso che fosse il momento di provare a fare un vero e proprio video. Four Dimensions è stato un grande successo, con migliaia di pagine di pubblicità nelle riviste e perfino nei quotidiani. E tutto questo successo è derivato esclusivamente dal fatto che non potessi uscire in windsurf! Ironico, triste e divertente allo stesso tempo. Fu così che ebbe inizio la mia seconda carriera. Nulla di tutto ciò figurava in nessuno dei miei contratti, volevo solamente avere una posizione importante all’interno del team, cercando di promuovere l’immagine del brand, e rendendomi il meno rimpiazzabile possibile. Sapevo bene che se avessi perso i miei sponsor avrei anche perso qualsiasi opportunità di fare questo tipo di vita.

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Dilemmi
Il successo delle mie produzioni, però, mi ha fatto venire qualche dubbio in testa, specialmente riguardo la possibilità di cambiare stile di vita. Dovrei concentrarmi più sulle riprese e passare più tempo in acqua? O dovrei concentrarmi a tempo pieno sul promuovere gli altri? Ho cercato di fare entrambi il meglio possibile e mentre mi occupavo delle riprese, della produzione, delle finanze e della promozione di Four Dimensions, gareggiavo contemporaneamente sia in PWA che all’EFPT.
Ad essere sincero, non sono affatto rimasto sorpreso quando mi hanno detto che fossi malato. Avevo spinto troppo oltre il mio limite di sopportazione. Ho preteso troppo dal mio fisico, ero sempre stanco ma continuavo sempre ad andare avanti a testa bassa. Non ero mai a casa, non facevo mai una pausa. Dopo la finale di coppa del mondo a Sylt, solitamente, mi prendevo una settimana di pausa a casa dei miei, per lavarmi tutti i vestiti e fare un po’ il punto della situazione, per organizzarmi le prossime mosse, in relax. Dopo solitamente andavo in Venezuela o in Brasile, poi alle Hawaii e poi diretto a Podersdorf per ricominciare subito con le gare del PWA. Ho fatto così per 7 anni di fila. Come si può pretendere di sopportare tutto questo. Follia.
Già l’anno prima che mi diagnosticassero la mia malattia, mi sentivo malato. Ero mentalmente e fisicamente esausto. Non ero per niente motivato ed ero sempre stanco e apatico. Avevo un sacco d’idee che mi frullavano per la testa. Cosa farai dopo che avrai finito col windsurf? In che direzione andrà la mia vita? Dovrei andare all’università e trasferirmi definitivamente ad Amburgo? Ero completamente spaesato e in ansia per il mio futuro. Ero riuscito già ad ottenere qualche risultato rispettabile nella mia carriera, tra cui due titoli europei e avevo anche appena scalato la top ten in PWA. Ma non sono stupido. Sapevo benissimo di avere una data di scadenza. Tutti questi pensieri ossessivi finiscono per farti esaurire. A dire il vero mi era perfino passata la voglia di fare windsurf per un bel periodo. Ero sempre in giro da qualche parte tutte le sere, e passavo più tempo al bar che in acqua a fare windsurf. Mi sembrava quasi di non essere più quella persona che passava giornate intere in acqua, che imparava 20 manovre in una stagione ed uscivo solo quando diventava buio. Avevo assolutamente perso quella voglia.
Quando mi hanno detto che avevo il cancro il mondo mi è letteralmente crollato addosso. Improvvisamente nulla aveva più importanza e tutto è passato in secondo piano. Ora il mio unico obiettivo era cercare di rimettermi. Paradossalmente, in un secondo momento, la mia malattia mi ha fatto tornare il fuoco dentro. Appena avessi avuto una possibilità e il mio fisico avesse retto, entravo in acqua a fare windsurf, passando giornate intere in acqua.
Mi divertivo talmente tanto sia in windsurf che in sup, che non mi sentivo di uscire dall’acqua. Ho vissuto e riscoperto quegli stessi sport sotto una prospettiva completamente nuova. A Jericoacoara, tanto per dirne una, anzichè svegliarmi tardi, fare un po’ di windsurf e cominciare a bere aperitivi aspettando la festa della sera, come avevo sempre fatto, mi svegliavo all’alba ed andavo a remare finchè il sole emergeva dall’Oceano. Provavo una sensazione completamente diversa ed era ormai da anni che non mi sentivo così. Senza la mia malattia, sarei probabilmente andato avanti su quel cammino di autodistruzione, come fanno quasi tutti i miei amici. A sentirlo sembra veramente un paradosso, ma la mia malattia ha anche avuto degli aspetti positivi sulla mia esistenza, e non mi ha solamente sconvolto.

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L’amore
Ho conosciuto la mia fidanzata, Carolina, durante la presentazione dei miei nuovi video, Magic Moments e Rewarded, in Brasile lo scorso anno. Ci siamo presi da subito. Non siamo solamente ragazzo e ragazza ma siamo anche migliori amici e partner, sia nella vita che nel lavoro. Non c’era un solo pensiero che non volessi condividere con lei. La cosa più strana è che prima molto probabilmente non mi sarebbe nemmeno passato per la testa! Ero completamente ignaro di così tante cose… Ora invece tutto sembrava avere un senso. Noi due insieme, i nostri interessi, come ragionavamo, sebbene comunque siamo due persone molto diverse. Lei è più impulsiva e senza paura, mentre io sono più misurato e prudente. Sono molto tedesco come impostazione, mentre lei hai quel calore latino. Logicamente poi la mia situazione amplifica ogni cosa. È probabilmente anche per questo che ci sentiamo così trasportati e ci diciamo ogni cosa. È riuscita a fare quello che nessuna chemio aveva potuto. Non litigavamo mai. Chi litigherebbe sapendo che ogni momento perso è un momento in meno a disposizione?

2013_maui11Andre con Carolina

Il Windsurf come salvavita
I dottori non facevano che ripetermi che se il mio fisico e la mia mente non fossero stati così allenati, non avrei avuto possibilità di vivere così a lungo. Ho superato 9 cicli di chemioterapia, radioterapia, 3 operazioni ai polmoni e 3 allo stomaco.
Procedure mediche in cui ogni cosa del tuo corpo viene tagliata a pezzi. Hai quindi due possibilità: o stai nel letto aspettando il tuo momento, oppure ti rialzi e continui ad andare avanti. Ovviamente rialzarsi è molto più difficile che starsene in un letto, perchè ogni volta che fai qualche passo avanti e che speri che ci sia stato qualche miglioramento, potrebbe essere che debba ricominciare tutto da zero. Sono fermamente convinto che il mio passato da atleta professionista mi ha dato un notevole vantaggio nella lotta contro il cancro. La cosa più difficile è sicuramente il riuscire ad assimilare le notizie negative per estrapolarne qualcosa di positivo, ma è qualcosa che se sei un atleta professionista sei abituato a fare, ogni volta che perdi una batteria o che gareggi.

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Apertura
Già dall’inizio, ho deciso di parlare apertamente della mia malattia. Il supporto che ho avuto su Facebook è stato eccezionale; e mi ha fatto capire quanto fosse importante che condividessi la mia storia. Ho ricevuto svariate e-mail da gente che dopo aver letto il mio racconto è andata a farsi controllare ed un paio a cui addirittura è stato diagnosticato il cancro in fase iniziale! Roba grossa. Avevo una paura tremenda ogni volta che andavo dal dottore. Se qualcuno mi avesse mai parlato di cancro ai testicoli in maniera più tranquilla ci sarei andato con un’altra mentalità.

Una nuova prospettiva
La mia malattia ha cambiato la mia prospettiva sulla vita. Ora prendo tutto più alla leggera, e noto un sacco di piccoli dettagli che prima non mi soffermavo nemmeno a guardare. Penso che questo cambio sia visibile anche nei miei film. Per me è una questione d’arte. La musica, i colori, le manovre e il rider… tutto deve fondersi in una perfetta armonia. Voglio che le riprese suscitino delle emozioni negli spettatori e non solamente far vedere le manovre più spettacolari. Non sono più alla ricerca di un triplo forward perfetto, sebbene sarebbe bello averlo, ma invece punto alla ricerca della luce perfetta, che conferisca alla pellicola l’essenza del nostro lifestyle e l’atmosfera tipica del windsurf. Voglio che la gente possa vivere in prima persona la sensazione di soddisfazione che si prova dopo avere fatto una session memorabile, mentre sei sulla strada di casa e il tuo cervello sta immagazzinando e processando il tutto. Questa sensazione va oltre il semplice: “Ho chiuso una manovra nuova”. Essere là fuori, a goderti l’Oceano tutto per te, e farti una bella doccia dopo la session, per poi andare ad un barbeque in spiaggia bevendosi un drink coi tuoi amici.
Il mio perfezionismo però è sempre presente, anche con la malattia. Voglio che i miei video siano perfetti, in ogni dettaglio. Voglio sempre qualcosa di più, di meglio. Ma perchè? Solo in modo che la gente mi possa scrivere: “Cavolo Andrè, che bel video!”. No. E non penso sia una buona ragione. Voglio fare un video perfetto perchè è quello che io voglio ed è così che mi piace. Voglio farlo a modo mio, non come la gente vorrebbe vederlo. La gente poi può congratularsi o meno, ma teoricamente non dovrebbe interessarmi.

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Soldi
Il miglior consiglio che mia mamma mi abbia mai dato è stato di fare quello che mi piaceva. È proprio per questo che quando le ho detto che volevo essere un windsurfista professionista, non mi ha minimamente imposto di andare all’università. Tutti hanno problemi con i soldi. Io personalmente non ne avevo mai avuti, sebbene i miei genitori non siano ricchi. Ho dei genitori eccezionali, che mi hanno sempre supportato, fino a certi limiti. In qualche maniera però, risparmiando e facendo qualche lavoretto qua e là sono riuscito a mettere da parte qualche sommetta.
C’è tantissima gente convinta che per fare qualcosa o diventare qualcuno ci sia bisogno di soldi a palate e falliscano perchè non ne hanno abbastanza. Io personalmente non la vedo assolutamente così. Ci sono soldi ad ogni angolo della strada, basta sapere come prenderseli. Se sei creativo e sveglio, un modo lo trovi. Le piccole cose poi, o almeno alcune, man mano che ci lavori diventano sempre più importanti. Se non hai paura di lavorare sodo, in un modo o nell’altro verrai ricompensato.

L’outsider
A scuola ero molto popolare. Tutti volevano sedersi vicino a me. Quando poi ho cominciato a fare windsurf sono progressivamente diventato un outsider, perchè era l’unica cosa che avevo in mente. Mentre tutti i miei amici si ubriacavano per la prima volta, andando a ballare e a provarci con le ragazze, io volevo solo entrare in acqua a fare windsurf. Quando ci ripenso mi rende conto di quanto questa fase della mia vita sia stata cruciale. Sono stato io stesso a piazzarmi fuori dal gruppo e di conseguenza mi sono perso molte esperienze. È un circolo vizioso. Sei già un outsider quando cominci a fare windsurf e poi, man mano che progredisci diventi completamente dissociato dal resto del mondo. Contemporaneamente, però, alcuni lo trovano interessante. Ero sempre abbronzato, con i capelli bruciati dal sole e qualche bella storia da raccontare. Non sapevo bene come gestire le attenzioni che ricevevo e spesso passavo per arrogante e montato. L’essere un outsider mi ha reso più timido, cosa che prima non ero assolutamente. Che cosa vuole questa gente da me? Io voglio solamente fare windsurf! Volevo anche essere un amico, però non avevo intenzione di perdere tempo al bar a bere birra. Per questa ragione ho progressivamente perso quasi tutti i contatti con la gente che conoscevo a casa, finchè mi sono rimasti solo un paio di amici d’infanzia.
Ero sempre agitato, e non riuscivo a restare ad Amburgo per più di una settimana. Quando però passi così tanto tempo in giro per il mondo come ho fatto io, perdi quel legame affettivo che hai con casa tua. E quindi semplicemente non avevo alcun interesse di restare ad Amburgo. Ormai non so più come relazionarmi con la gente che non faccia windsurf. Uscire la sera, parlare con la gente di discorsi insulsi e circostanziali, andare al cinema… non sono più in grado di fare tutto ciò. Riesco molto più facilmente a prendere un volo per El Yaque e farmi capire a gesti da uno sconosciuto che non capisce una parola di quello che dico, ma qui in Germania, non c’è più niente che mi appartenga.
La gente dice che abbia un talento a far festa. Ma cosa vuol dire talento? Non so neanche ballare. La timidezza scompare con l’alcohol. Mi aiutava a rilassarmi, e a farmi sentire più sicuro di me.
Al di fuori delle feste, però, ero un persona seria al 100%, tutto il tempo. Quando partecipavo alle gare di PWA e EFPT facevo festa solamente l’ultima sera. Ma… quell’ultima sera era… (ride).

Amici
È troppo facile fare un commento o un like su facebook. Il mio telefono però è completamente morto. Non un singola chiamata. A parte un paio di amici di infanzia, ovviamente Carolina, mia mamma e papà e mio cugino. Alcuni dei miei amici in giro per il mondo non riescono a digerire questo discorso o forse semplicemente non si rendono conto dell’urgenza. Penso sia anche dovuto al fatto che noi viviamo in un mondo idilliaco, tutto sole, spiaggia, divertimento, feste e ragazze in bikini… l’essere malato di cancro è fuori contesto.
Non è che ne siano disinteressati, ma non hanno mai espresso quello che pensavano veramente della situazione. Avere il cancro è una realtà che ti sconvolge la vita. Troppo reale e troppo difficile da affrontare. E ad essere sincero, non li biasimo affatto. Penso che anch’io avrei fatto lo stesso con loro. Non ci siamo mai confrontati su problemi seri, esprimendo seriamente cosa pensassimo. Si parlava sempre di quale vela armare, su che trick stessi lavorando e che tipa ti volevi puntare quella sera al locale. È andata avanti così per 10 anni, quindi non avrei mai potuto aspettarmi che la situazione cambiasse in pochi giorni solamente perchè mi era stato diagnosticato un cancro.

2009_sardinia6Andre e Gollito

Dolore
A volte non provavo assolutamente dolore, a volte parecchio, ma fortunatamente mai quanto tenevo di avere. Si dice che il dolore venga creato dal corpo per proteggersi contro i danni. Durante gli ultimi anni ho imparato un sacco sul mio fisico e sui vari tipi di dolore. Riuscivo a distinguere quando fosse qualcosa associato alla malattia e quando invece non c’entrava niente. Sapevo quando sarebbe passato da solo e invece quando avevo assolutamente bisogno di andare all’ospedale prima che peggiorasse. Fortunatamente, il secondo, è capito abbastanza di rado. A volte ho perfino trascorso settimane intere senza dolore, facendo sport, girando per il mondo, facendo qualsiasi cosa volessi.
A volte però il dolore era veramente forte. Con Carolina riuscivo a rilassarmi e a pensare ad altro, ma appena lei non c’era il dolore tornava e la mia mente cominciava a fare pensieri oscuri. È dura pensare ad altro, e quando ti fissi ti spaventi ancora di più. Ci sono così tante cose a cui pensare, così tante incertezze.
A volte ho perfino sognato di essere al mio funerale. Ho passato settimane intere all’ospedale circondato da gente che stava morendo giorno per giorno. Ho visto e annusato cose veramente pazzesche.

Morte
Penso spesso al futuro. Mi immagino casa nostra, i miei genitori, ma io non ci sono. Come sarà? Riusciranno a essere contenti e a guardare avanti? Questo discorso purtroppo va affrontato, sebbene tutti quanti vorremo semplicemente non essere in questa situazione. Parlarne aiuta. Ho parlato con parecchi psicologi in ospedale, e andavamo molto d’accordo. Mi ha detto che anche tenendo un atteggiamento positivo e continuando a voler combattere, dovevo comunque prepararmi all’eventualità che non ce l’avrei fatta. Mi ha detto: “Dì e fai tutto quello che vuoi, e fallo ora, prima che sia troppo tardi!”.
Ho sempre pensato che avrei avuto un sacco di tempo da passare con i miei alla fine della mia carriera da windsurfista professionista, quando sarei stato stufo di girare per il mondo. La mia malattia ha cambiato completamente questa prospettiva. Ho portato i miei genitori in giro per il mondo e gli ho fatto vedere tutti i posti che amavo di più. Volevo far loro capire, attraverso i miei occhi, perchè amassi il windsurf, viaggiare e filmare così tanto. Siamo andati a Cape Town due volte, siamo andati in camper in Sardegna, siamo stati a Jeri. Sono stato così contento di aver fatto tutto questo, ed è stato proprio in quel momento che mi sono reso conto di quanto il tempo fosse importante. Anche solo passare il tempo insieme, parlando. Includendoli nella mia vita.
Mia madre mi preoccupa molto. Penso che mio papà riuscirà a razionalizzare ed a superare la mia morte prima o poi, in qualche modo. Ha sempre guardato avanti e mi ha sempre motivato, pensando positivo e non scoraggiandosi mai. Ma mia mamma…temo che ne uscirà distrutta.
È questa la cosa che mi fa più male.

2011_andre&annetteAndre con sua mamma Annette

Below the Surface
Il windsurf è la mia vita. Mi ha permesso di viaggiare, di usare il mio cervello per crescere. Avrei potuto smettere e svaccarmi sul divano a riposare, ma cosa ci avrei guadagnato? Penso sia stato fondamentale non lasciare che la malattia prendesse il sopravvento. La vita deve andare avanti. Voglio ancora godermi questo stile di vita, ed ora lo faccio tramite i film.
La realizzazione del mio ultimo video “Below the Surface” è stata molto emotiva. La mia malattia e nuova prospettiva sulla vita, però, lo hanno reso più introspettivo e significativo rispetto ai film precedenti. Purtroppo non riuscirò a finirlo personalmente, ma ci penserà Carolina. Questo sarà il mio ultimo regalo al mondo del windsurf. È qualcosa di cui posso già essere fiero, perchè ho fatto qualcosa esattamente come volevo. Spero che possa ispirare la gente ad iniziare a fare windsurf, o almeno a provare. La mia vita senza il Windsurf?
Non riesco nemmeno ad immaginarla.

2013_maui8

kindheit

 

ENGLISH VERSION
ICH BIN ANDRÉ PASKOWSKI
After a long fight with cancer, André Paskowski passed away on 2 August 2013 at the age of 31. André was a friendly and passionate person, with a perfectionist approach to windsurfing and filming. He was crowned European Freestyle Champion twice and his windsurf movies changed the face of the sport.
We can mourn his death, but we can also celebrate his life. The moments shared with him, the beautiful images he left behind. Just before he passed away, André shared his thoughts with us. About life, love and the things that made him happy. Wise words from a young man who never gave up hope.

Life advice
The best advice I could give anyone would be not to be too hard on yourself. I was always very hard on myself during competitions. On myself and also on judges. I walked all over people who could have been friends, I just didn’t realise it. I wasn’t unfriendly, but I could have been more integrated, not the outsider I sometimes was. The truth is I was a rider going for titles, always. I was focused and determined, not the nicest combination. I not only tried to be the best on the water, but also to have complete control. I was so much into competing and put so much pressure on myself that I was blind to anything else but me sometimes. The problem with this is that you don’t allow yourself to have a deeper connection with anyone.

Responsibility
I was in the top ten of the World Tour, was crowned European Champion twice. But with success new problems and fears arose. What will happen next year? Any dangerous newcomers? A move I won’t be able to learn? An injury? I was always worried. If you base your life on competing and you don’t have anything else, it’s difficult. The life of a professional windsurfer is filled with uncertainty.
I see the young guys doing the same as I did. Competing becomes everything. They put themselves under a lot of pressure. But for what? A few Euros? They will have fun, but there will be one or two kids who will be under too much pressure. Not even the most talented guys will make it if they don’t invest all their time and effort. People can go over their limits, sometimes so much that they get sick, like I did. I feel the companies in windsurfing should guide their riders, make them aware of what comes after their careers. They should protect their riders when things go wrong, in case of an injury they cannot overcome, etc. The companies have a very big responsibility.

Second career
The reason I started filming was that I broke my hand back in 2004. I couldn’t windsurf but had a lot of promotional ideas. The injury gave me a chance to discover other areas of the sport. I started doing web clips, that got longer and longer. Then I decided to make a real movie. Four Dimensions was a huge success, with thousands of pages of publicity in magazines and newspapers. And this success only came about because I couldn’t sail! Ironic and fun at the same time. It was a step into my second career. None of this was written in my contracts, but I did it to play a bigger role in the team, be less replaceable than others. I knew that if I lost my sponsors I wouldn’t be able to afford my lifestyle anymore.

Dilemmas
The success of my movies also put a lot of questions in my head though – especially about my changing life. Should I film less and be the windsurfer? Or be the promotion guy? I tried to do both at the highest level and at the height of it I did the filming, production, financing and promotion for Four Dimensions, and competed on the PWA and EFPT tour. To be honest, I was not surprised when I became sick. I went well over my limits. I demanded too much from my body, I was tired and always kept going. I was never at home, never took any time off. After the world cup in Sylt I was usually a week at my parents’ to wash all my clothes and sort out my administration, then I went to Venezuela or Brazil, followed by Hawaii and from there on to Podersdorf to start the tour again. I did that for seven years. How can you endure that? That’s crazy!
The year before I found out I was ill, I felt ill. Mentally as well. I wasn’t motivated, felt a bit lethargic. I had so many questions in my head. What to do after windsurfing? Where am I going? Should I go to university, move back to Hamburg? I had lost direction and was feeling a bit anxious about the future. I had done well for myself, won two European titles, had had top ten results in the PWA, but I’m not stupid. It was obvious that this wasn’t going to last forever. All this thinking and worrying can exhaust you. I didn’t even really feel like windsurfing for a while. I was still away all the time, but spent more time going out at night than windsurfing during the day. A big difference to the beginning, when I spent seven hours on the water each day, learning 20 new moves in one season. I had lost that feeling.
When I heard I had cancer my world collapsed. It eclipsed everything and my whole focus changed. Getting better became my only goal. Paradoxically my health situation also brought back the fire inside. Whenever I could and was physically capable I’d go windsurfing, I spent entire days on the water again. I had so much fun windsurfing, supping, I didn’t feel like getting off the water. I experienced the sport in a whole new way. In Jericoacoara for instance, instead of waking up late, sailing a bit and then getting ready to party like I used to do, I got up early every day, had breakfast and would stand up paddle on the calm water where the sun just rose. It was a totally different feeling and something I hadn’t felt for seven years. Without my health problems I would probably still have been doing the same as all my friends. It might sound stupid, but the illness has also brought a lot of good to my life, it didn’t just take things away.

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Love
I met my girlfriend Carolina when we were screening Magic Moments and Rewarded in Brazil last year. We just connected. We are not just boyfriend and girlfriend, we are best friends, partners, in life and work. There is not a single thought I wouldn’t share with her. The funny thing is, I don’t think I would have been interested in her before. And neither would she have been. I was blind to so many things. Now everything seemed to connect. Us together, what we liked, how we think, even though we are really different in a lot of things. She’s more crazy and fearless, where I am more shy and careful. I guess I am very German, while she has this Southern flair. Of course my situation makes everything even more intense. This might be the reason why we feel so much, why we talk so much. She does what no chemo or treatment could ever achieve. We never fight. Why would you have arguments if it only means you’re losing time together?

Windsurfing as life saver
The doctors have always said that without my trained body and mental focus I would not have lived as long as I have. I had nine chemos, radiotherapy, three lung operations and three stomach operations. Procedures where everything the body needs gets cut into pieces. You have two possibilities: you either stay in bed or you keep going. To keep going is even more difficult than staying in bed, because every time you advance and think you are nearly there, you might have to do it all again. I am convinced that my background as a professional athlete has helped me a lot to get far in wanting to beat this disease. It’s really difficult to take bad news and turn it into something positive – that’s something you deal with every day when you compete professionally.

Openness
I decided right at the beginning to be open about my disease. The support I got on Facebook was great; it made me feel that it is important to share my story. I got a couple of messages from people saying they went to see a doctor for a check-up. Even from people who actually found out they had cancer! That’s big. I was so afraid to go to the doctor. If someone would have spoken to me about testicular cancer in a normal way I would have gone there easier.

A new perspective
My illness has changed my perspective. I take things easier now, and notice things that before I would have just walked past without looking. I think this also shows in my movies. For me it’s about artistry. Music, colour, action, rider… it needs to come together and fit. I want to inspire people by the image taken, not necessarily by the craziest action. I am no longer looking for the perfect triple loop anymore – even though it would be cool to have – but instead I look for beautiful, emotional light, which transfers our action lifestyle and the surfer vibe. I want to immerse people in the feeling you have when you drive home after a good session. This feeling is mostly not just ‘I made a new move’. This feeling means more. Being out there in the ocean enjoying yourself, a nice shower after the session, having a barbecue and drinks with your friends at sunset.
The perfectionism stays, even with my disease. I want to make my videos perfect. I always want more, do better. But why? Just so people write me and say ‘wow André, nice video’? I am not sure if that’s a good reason. I want to make a movie because I like it. To make it the way I want to make it, not the way people might want to see it. Whether people congratulate me or not shouldn’t matter to me.

Money
The best advice my mum ever gave me was to find out what’s good for you. That’s why, when I said I wanted to be a professional windsurfer, she didn’t drag me to university. I know a lot of people struggle with money. I never had that, even though my parents aren’t rich. I have wonderful parents, and they have always supported me, but always within limits. Still somehow, working little jobs and saving up money, I could get better and better. I see a lot of people struggling by thinking they need money to achieve something. But in my eyes money’s on the street – you just need to grab it. If you are creative things will come up. And from little things come bigger things, if you try hard enough. If you are prepared to work hard, you will get rewarded.

The outsider
I used to be popular in school; everybody wanted to sit next to me. When I got into windsurfing I became a bit of an outsider, because it was the only thing on my mind. My friends went out for the first time, got drunk, hooked up with girls… all that didn’t really interest me, I just wanted to go windsurfing. When I look back at this really important phase in life, I placed myself outside the group, I missed out. It’s a vicious circle. You are already an outsider because of windsurfing, you get into windsurfing even more only to become the total outsider. At the same time people found it interesting. I had a good tan, sun dyed hair and always good stories.
I didn’t know how to handle the attention, and I think because of this I came across as somewhat arrogant. Being this outsider actually made me into a shy person, which I wasn’t at all before. What do they want from me? I just wanted to windsurf. I wanted to be a friend too, but I didn’t have time to hang out at the bar and drink beer. This was the reason I had less and less contact with people at home, until I only had a couple of friends left.
I was restless, one week in Hamburg was already too much for me. But the social attachment to your home gets lost when you are away all the time like I was. I don’t know anyone around Hamburg anymore. I don’t really know how to get in contact with non-windsurfers. Going out at night, meeting new people, going to the cinema… I don’t know how to do that anymore. I can fly to El Yaque and have a conversation with a total stranger who doesn’t even speak the same language as I do, but at home in Germany I kind of lost the connection.
People say I am good at partying. But what’s good? I can’t even dance. With alcohol, shyness disappears. It made me feel more relaxed, more secure. But all the partying aside I have always been a serious person. When I did the PWA and EFPT I only partied the last night. But then… (giggles) a lot.

Friends
It’s easy to comment on something on Facebook. But you see my telephone? It’s empty, no calls. I have a couple friends here in Hamburg. Carolina of course, my mum and dad, my cousin. Some of my friends from around the world might not get along very well with the topic, or maybe they don’t see the urgency. I guess it’s also because we’re in this world that is all about fun. Sunny beaches, wind, waves, nice girls, parties… being ill does not belong there.
It’s not that they don’t care, we just never expressed these feelings. Having cancer is so real and so difficult, how do you deal with that? To be honest, I can’t really blame them. I think I would have been the same towards them. We never really talked about serious issues, or expressed how we felt. It was always just what sail will you take, what move will you do and what chick will you hook up with. It was like this for ten years, I guess I couldn’t really expect things to change overnight just because I had been diagnosed with cancer.

Pain
Sometimes I have no pain at all, sometimes a lot, but luckily I never had as much pain as I was afraid I would have. They say pain is created by the body to protect against damage. The last couple of years I learnt a lot about my body and the different types of pain. I know when it is something associated with the disease and when it’s something that had nothing to do with it. I know when the pain will pass by itself, and also when it’s something different and I need to go to the hospital. But luckily it isn’t there all the time. I sometimes have weeks without pain, doing sports, travelling, whatever I want.
Sometimes the pain is really strong. Whenever I am with Carolina we can relax and talk about nice things to try and take my mind off it, but when we are not together it is difficult because strong pain comes with bad feelings and thoughts. It’s hard to get distracted and makes me scared. There are so many things to think about, so many uncertainties.
Sometimes I dream about my own funeral. I have spent weeks in the hospital, surrounded by people who weren’t going to make it. I’ve seen and smelled so much, it’s crazy.

Death
I often think about the future. I imagine our house, my parents, and I’m not there. How will it be? Will they be happy? This is something you need to talk about, even though you’d rather forget the whole subject altogether. It helps to talk. I spoke a lot to the hospital’s psychologist, who I got along with really well. He told me that even when fighting and hoping for things to get better, I had to be prepared for death. He said: ‘Say what you want to say and do what you want to do, and do it now, before it’s too late.’
I always thought I would have plenty of time to spend with my parents after my windsurfing career, when I was done with all the travelling. With my illness, time became a totally different concept to me. I took my parents around the world with me and showed them the places I loved. I wanted them to see through my eyes why I loved windsurfing, travelling, filming. We went to Cape Town twice, we travelled to Sardinia and slept in the campervan, spent time in Jeri. I am so happy I got to do this, that I realised in time this was important. Just spending time together, talking. Making them part of my life.
I worry most about my mother. I think my dad will come to terms with my death eventually, in some kind of way. He always looks forward, is always motivated when I get a bad result from my doctors, he’s very positive. But my mother… I think she will be destroyed. Thinking about this makes me sad beyond belief.

Below the Surface
Windsurfing is my life. It enables me to travel, to use my brain. I could stop doing this and spend my time on the sofa, but what would I gain from that? I think it is important to not let the illness control me. Life has to go on. I want to live this lifestyle, and I do so now by filming.
Making my final movie Below the Surface has been an emotional journey. But my illness and my new outlook on life have made it richer than any of my previous movies. If I am not able to finish the movie, Carolina will continue my work. My final present to the windsurfing world. Something I can already be proud of, because I will have made something I wanted to make. I hope it inspires people to go windsurfing, or give it a try. My life without windsurfing? I can’t even imagine how it would have been.

2009_jeri

 

 

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Ciao a tutti, sono Fabio Calò (ITA-720), ho iniziato a fare windsurf all’età di 13 anni e da quel momento è diventata la mia più grande passione, la mia vita. Finiti gli studi universitari ho iniziato a lavorare in un negozio di windsurf a Torino, poi agente di commercio e nel 2006 è iniziata la mia grande avventura con la redazione di 4Windsurf e poi anche di 4Sup. Sono stato campione italiano Wave di windsurf nel 2013 e 2015, altri ottimi risultati agonistici gli ho ottenuti anche nel freestyle sia in Italia che in Europa. Dal 2017 sono il direttore di una delle scuole più importanti del Lago di Garda, il PierWindsurf. Trasmetto la mia passione con progetti dedicati ai giovani come il Progetto Serenity di Malcesine, e organizzo Wave Clinics nel periodo invernale. Vivo a Torbole sul Garda e respiro l’aria del windsurf 365 giorni all’anno.