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PELAGOS: SANTUARIO O CALVARIO PER CETACEI?

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…E siamo a 125.Tale è il numero ,ad oggi, dei ritrovamenti di cetacei Per quanto riguarda la specie stenella striata (Stenella Courelalba) lungo le coste del tirreno, oltre che diversi altri mammiferi marini, compresi una balenottera comune (Balaenoptera physalus) a Rosignano e un capodoglio( Phiseter macrocephalus )in provincia di Caserta.

Numeri da far inorridire chi ha a cuore la salute dei poveri animali e del nostro mare in generale, ma che purtroppo può generare stupore solo in chi non è a conoscenza di eventi simili, che con frequenza quasi ciclica, sembrano succedersi in quella che molti enti si affannano a farci credere un’ oasi di mare felice per questi animali.

Infatti, come denunciano molti ambientalisti ma anche molti ricercatori, il piano di gestione del Santuario dei Cetacei, adottato nel 2004 in occasione della II Conferenza delle Parti contraenti (CoP II, all’Isola d’Elba), non è mai stato attuato. Il primo obiettivo del piano era quello di “gestire e minimizzare gli impatti delle attività umane (in particolare, gli inquinamenti, i trasporti marittimi, la pesca, le attività turistiche e le competizioni)”. Avrebbe dovuto assicurare, poi, un controllo delle popolazioni di mammiferi marini e dei loro habitat e sensibilizzare i professionisti, gli utenti del mare e il pubblico.

A ottobre 2009, in occasione dell’ultimo incontro delle Parti Contraenti (CoP IV dell’Accordo), sono state adottate dieci risoluzioni per far fronte alle principali problematiche del Santuario: l’inquinamento acustico (derivante da dragaggi portuali, posa di cavi e canalizzazioni di gas e idrocarburi), il traffico marittimo, le attività di pesca che hanno impatto sugli obiettivi del Santuario (reti derivanti e pesca illegale) e l’inquinamento marino.

Sfortunatamente la realtà effettiva stride drammaticamente con proclami e conferenze, e le intenzioni degli enti, per quanto nobili, sembrano fino ad ora destinate a rimanere solo sogni utopici.

Sono ancora attuali infatti, i dati censiti da un’analisi ecotossicologica effettuata da Greenpeace sulla popolazione di sogliole (Solea vulgaris e solea lascaris )del Ligure e alto Tirreno nel 2010:

http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy/report/2010/mare/sogliole-santuario.pdf

In questi pesci, comuni prede di delfini e molti altri animali, sono state riscontrati tassi di contaminazione da metalli pesanti, idrocarburi aromatici ,e agenti cancerogeni pressochè disarmanti.

I delfini, predatori attivi, dotati un metabolismo molto più elevato di squali e altri pesci, consumano molte più quantità di cibo di questi ultimi, accumulando quindi molti più agenti contaminanti in molto meno tempo rispetto alle altre specie.

Il comportamento di caccia sociale, li spinge tra l’altro a nutrirsi tutti insieme durante grandi battute di pesca, spesso fatali quando avvengono in una zona particolarmente contaminata.

Gli alti tassi di agenti inquinanti sono considerati i colpevoli delle crisi immunodeficitarie ( le analisi condotte sugli animali spiaggiati hanno rivelato grandi quantità di parassiti infestanti e batteri di ogni sorta)e della conseguente infezione di morbillivirus che pare finora la principale responsabile della strage, perlomeno tra le stenelle. Nelle ultime ore si è fatta campo anche una strada che porta a un’intossicazione da anidride solforosa provocata da un vulcano sottomarino, il Marsili, ( http://iltirreno.gelocal.it/regione/2013/03/22/news/un-vulcano-il-killer-dei-delfini-1.6746306 ) ma non ci sono prove finora a suffragare queste ipotesi.

Il virus rimane quindi il principale indiziato. Questo si propagherebbe più velocemente nei delfini poichè essi, rispetto a balene e capodogli, tendono a vivere in gruppi più grandi e più a stretto contatto tra loro. Inoltre i vari censimenti eleggono la stenella striata come il cetaceo più abbondante nella zona del Santuario, quindi statiscamente più incline agli spiaggiamenti (si stima una popolazione di 6000 stenelle contro 350 di balene comuni, 650 di tursiopi e presenze minori di capodogli e globicefali). Come dire, attenti a valutare questa tragedia come coinvolgente solo questa specie.

Ignari di tutto ciò, le povere creature stanno continuando a raggiungere le nostre coste, arrivando da molte parti del Mediterraneo e dall’ Atlantico, per nutrirsi e riprodursi; il gioco delle correnti, infatti , concentra gran parte del plancton e dei nutrienti nel Golfo Ligure e nel Tirreno, durante la primavera. Ciò richiama grandi quantità di pesci, e di conseguenza orde di delfini, che vista la scarsità di grandi predatori scelgono questa zona anche come nursery . Loro non sanno di andare in questo modo spesso incontro a un tragico destino .Del resto non fano altro che seguire quelli che sono le loro abitudini e i loro cicli biologici da migliaia di anni, ovvero da molto prima che noi uomini diventassimo responsabili del loro stato di salute, e in preda a i sensi di colpa, istituissimo in questo tratto di mare un dubbio “Santuario”…Troppo tardi forse.

Le nostre scorie, i nostri residui fecali scaricati in mare dalle navi (!!!!), i nostri derivati cancerogeni derivati dalla lavorazione delle plastiche e degli idrocarburi avevano creato già da tempo un vero Calvario, non solo per i cetacei (sicuramente le specie più “appariscenti” del nostro mare, nonché quelle con cui percepiamo maggior empatia), ma per tutti gli esseri viventi del Mediterraneo.

Auguriamoci misure drastiche e immediate nel tentativo di invertire questa orribile tendenza, deleteria per il mare e per noi.

Per approfondimenti dettagliati e aggiornamenti costanti vi rimando a uno splendido sito:

www.biologiamarina.eu

Fonti:

Greenpeace

ANSA

Ministero dell’Ambiente

Università degli Studi Di Siena

GeoLocal

Guglielmo Nencioli – supergully@hotmail.it

Facoltà di Scienze Ambientali Marine

Università degli Studi di Genova

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