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Ponch vs Goyter

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La avevamo annunciata… e finalmente ci siamo. La nuova sezione VIDEO FAQ è on line!
Cosa ci troverete…? Tutte le FAQ proposte in questi anni su FUNBOARD magazine verranno pubblicate in questa sezione con i video di riferimento. E ovviamente anche tutte le prossime FAQ che numero dopo numero pubblicheremo.
Questo grande lavoro di raccolta è stato anche reso possibile grazie al certosino lavoro del nostro collaboratore Mattia Pedrani, che per ogni sequenza fotografica pubblicata sulle pagine della rivista, ha creato il video di riferimento alla stessa manovra. Molte volte la sequenza fotografica e quella del video sono addirittura della stessa identica manovra.
Il lavoro Mattia lo ha fatto e consegnato, ora tocca a noi pubblicare tutto questo malloppone di materiale video didattico unendo le riprese a quello che avete già potuto leggere sulla rivista.

Iniziamo con una bel pezzo pesante… Ponch VS Goyter.
Stay tuned…
4Windsurf

 

PONCH vs GOYTER

Il wave ispira il freestyle che poi rivitalizza il wave. Parte 1, ovvero: da Goiter a Ponch per tornare al Goiter.

TESTO DI Mattia Pedrani FOTO DI Valerio Pedrani RIDER Mattia Pedrani LOCATION Malcesine, Lago di Garda; Carrò, Francia

1) Goyter – Wave riding “pionieristico”
Il Goiter (che in inglese significa “gozzo”, malattia caratterizzata da un forte gonfiore alla gola) è stato creato alla metà degli anni ’90 da Mark Angulo, che l’avrebbe sognata di notte e messa in pratica ad Ho’okipa il giorno successivo; questo folle e stilosissimo rider che a 40 anni suonati riesce ancora ad inventare manovre estreme come la “Mutant”, a quei tempi era un ragazzo prodigio che aveva già creato il GuScrew (Front Side Wave 360), che ancora oggi è uno dei trick più ricercati e meglio valutati anche nelle gare di PWA!!!
Dave Kalama, altro padre fondatore del wave riding moderno, sostiene però che Angulo ha pensato la manovra e l’ha provata per primo, ma il primo a chiuderla sarebbe stato proprio Dave il giorno dopo, anticipandolo Mark solo per un misero quarto d’ora.

Descrizione del GOYTER
La chiusura del Goiter dipende per un buon 80% dal mix tra scelta dell’onda ideale e timing impeccabile. Appena parti sull’onda buttati in down the line per arrivare alla massima velocità e comincia a individuare una sezione in cui il lip sta per rompere, tubando, in modo che al momento dell’impatto la tavola venga spinta verso la base dell’onda. È consigliabile fare un bottom più stretto, senza andare troppo verso la base dell’onda, in modo da non perdere velocità e non impattare troppo verticali, rischiando di finire dietro l’onda. È fondamentale spingere sulla tavola al momento d’impatto col lip, in modo da venir proiettati in avanti e poter chiudere la manovra davanti all’onda. Ovviamente, il Goiter è chiuso solo se davanti all’onda. Una rotazione completata perfettamente, ma dietro l’onda, è pur sempre un Ponch… o se proprio vogliamo esser puntigliosi, un Goiter sbagliato. Appena senti la spinta del lip sotto la tavola, butta il il tuo corpo sottovento e in avanti, spingendo la bugna nel vento col braccio posteriore e portando l’albero verso poppa. Scalcia la tavola sottovento e gira testa e spalle nel vento, sperando che l’onda ti imprima abbastanza proiezione in avanti per completare la rotazione correttamente. Appena la tavola completa la rotazione, cerca di sbilanciare il peso in avanti, tirando sul braccio anteriore in modo che l’albero esca dall’acqua e la vela riprenda potenza, riuscendo a restare davanti al lip. La condizione ideale per impararlo è col vento sideshore, in quanto più il vento è da terra, più tende a spingerti dietro l’onda, sia durante la fase aerea che all’atterraggio.

2) Ponch – Freestyle
Fine anni 90. I fratelli Siver e i Ponitchera Bros (Kyle e Kevin) sbarcano dal Gorge a Maui decisi a farsi notare.
Mentre Kyle non riuscirà a sfondare, Kevin entrerà nel team “Maui Project”, compagnia posseduta da F2 e dedicata solo al wave; Peter Thommen è lo shaper, i rider sono 3 giovani talenti che cambieranno per sempre la disciplina, con il loro approccio strettamente New School: Levi Siver, Kevin Ponitchera e Andy Wolff.
Il loro video “Resonance” è un classico dei VHS windsurfistici, e uno dei video più radicali in circolazione ancora oggi.
All’inizio degli anni 2000 Kevin decide di trasportare il Goiter in acqua piatta, e battezza il nuovo trick “Stinger”. Essendo il suo cognome praticamente impronunciabile, gli amici lo chiamavano “Ponch”, e per qualche strana ragione il grande pubblico ha cominciato a chiamare il trick col suo soprannome, ribattezzandolo da Stinger a Ponch, appunto.
Da subito tutti i freestyler guardano con enorme rispetto questo trick dall’aspetto terrificante; nel mio caso, mentre sono riuscito a chiudere manovre come Grubby, Flaka e Shaka nel giro di qualche mese dopo averle viste per la prima volta, per il Ponch ho dovuto aspettare 2 o 3 anni, e i primi tentativi li ho fatti con l’aiuto dell’onda di Ho’okipa e del beach break di Sotavento, per poi riuscire finalmente a chiudere il trick al Garda. La radicalità del trick è proporzionale al male fisico che ci si può fare sbagliandolo in malomodo, risultando in caviglie che si gonfiano quanto piccoli meloni per distorsioni più o meno gravi. Ginocchia, costole, caviglie… tutte ad alto rischio durante i primi tentativi, in cui bisogna proprio fare un salto nel buio, buttandosi a testa bassa.
L’evoluzione violenta del freestyle ha poi generato la Burner partendo da questo antenato (Ponch sottovento alla vela ma in switch), che oggi è uno dei trick di freestyle che non mancano mai in una batteria di coppa del mondo.

Descrizione del Ponch
Proprio come il suo fratello nel wave, anche per il ponch tra gli ingredienti fondamentali troviamo la velocità d’ingresso ed il timing. Qui poi bisogna anche aggiungere una buona dose di fiducia nelle proprie capacità e anche “palle” nel ruotare senza esitare sopra al materiale, a tutta velocità.
È importante impattare il dorso di un piccolo chop dopo aver fatto una curva stretta ma full power, che ti permetta di staccare al lasco pieno. Così facendo, la vela sarà più neutra, e ti sbilancerà di meno durante la rotazione aerea, che è la fase fisicamente ed effettivamente più critica. Appena senti che la tavola sta per staccare, spingi la bugna nel vento col braccio posteriore, portando l’albero verso poppa con decisione. Gira spalle e testa sopravento, scalciando la tavola sottovento e continuando a spingere sul braccio posteriore, facendo una sorta di ruota a mezz’aria. Il problema è che, in caso di caduta, non c’è la morbidezza dell’acqua ad attenderti, piuttosto il boma, l’albero, la vela e anche la tavola. Una volta completata la rotazione aerea, come per il Goiter, devi portare il peso in avanti e tirare sul braccio anteriore, in modo che la bugna non s’inabissi troppo e da far riprendere potenza alla vela, potendo quindi ultimare il trick con successo!

3) Goiter – Wave riding “moderno” / Conclusione
Mentre alla fine degli anni 90 / inizio anni 2000 i wave rider che avevano il Goiter nel loro repertorio erano veramente pochi e di livello stellare (Kalama, Levi Siver), oggi il Goiter è una manovra quasi di routine per un waver PWA, e la variante “one hand” o “no hand” è già uno standard per Brawnzinho e Graham Ezzy.
La spiegazione è semplice: per i freestyler il Ponch è una manovra difficile ma non impossibile, invece per i pionieri del wave old school, ogni tentativo di Goiter significava sacrificare una bell’onda trasformandola in una frullata che ad Ho’okipa spesso è sinonimo di escursione gratuita a Rock Garden: come biasimarli se non smaniavano per imparare questa manovra?
Certo, il Ponch è una delle manovre freestyle più “dolorose”: un Ponch sbagliato è stata la manovra che mi ha portato più vicino alla “sala gessi” di un ospedale, e ho in mente diversi atleti italiani che si sono infortunati imparandolo o eseguendolo, però puoi impararlo su qualsiasi specchio d’acqua e una volta che lo chiudi in scioltezza sei pronto ad entrare nel corpo d’elite dei waver, dimostrando ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, che il freestyle è molto più tecnico del wave. Ed è grazie al freestyle che il wave sta arrivando a nuovi livelli.
Certo, devi saper scegliere l’onda perché non tutte le onde possono ospitare un Goiter, e devi saper scegliere il momento e il punto preciso in cui staccare, ma tutti voi che chiudete senza problemi il Ponch, cosa aspettate? Il primo Goiter è più vicino di quanto immaginiate!

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Sup Time

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Ciao a tutti, sono Fabio Calò (ITA-720), ho iniziato a fare windsurf all’età di 13 anni e da quel momento è diventata la mia più grande passione, la mia vita. Finiti gli studi universitari ho iniziato a lavorare in un negozio di windsurf a Torino, poi agente di commercio e nel 2006 è iniziata la mia grande avventura con la redazione di 4Windsurf e poi anche di 4Sup. Sono stato campione italiano Wave di windsurf nel 2013 e 2015, altri ottimi risultati agonistici gli ho ottenuti anche nel freestyle sia in Italia che in Europa. Dal 2017 sono il direttore di una delle scuole più importanti del Lago di Garda, il PierWindsurf. Trasmetto la mia passione con progetti dedicati ai giovani come il Progetto Serenity di Malcesine, e organizzo Wave Clinics nel periodo invernale. Vivo a Torbole sul Garda e respiro l’aria del windsurf 365 giorni all’anno.