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Record a ripetizione a Tokyo e Siviglia

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Record a ripetizione a Tokyo e Siviglia

La grande domenica internazionale tanto attesa per il circuito Iaaf Road Label ha mantenuto le attese della vigilia. La Tokyo Marathon, che oltre a far parte del circuito Gold ha anche aperto il Worlds Marathon Major, ha visto cadere i suoi primati dopo gare di altissimo profilo, con il kenyano Dickson Chumba che ha abbassato quello maschile a 2h05’42” con un progresso di 51” sul record stabilito lo scorso anno dal connazionale Dennis Kimetto. Chumba ha sfiorato di 4” il suo primato stabilito a Eindhoven, ma la vittoria giapponese costituisce per la sua carriera un vero salto di qualità. La gara è iniziata quando il lavoro delle lepri è terminato al 30° km. Il kenyano Peter Some si è posto in testa scremando il gruppo fino a 7 unità, con i connazionali Chumba, Kitwara, Kipyego e Geoffrey Kipsang e gli etiopi Tola e Chimsa. Chumba si è posto in testa dopo 35 km, con il solo Tola a rimanergli accanto, mentre Kipsang e Kitwara rimanevano a vista. Un parziale di 14’21” sui 5 km successivi ha tagliato le gambe a Tola, permettendo a Chumba di vincere con 15” sull’etiope, mentre al terzo posto ha chiuso Sammy Kitwara in 2h06’30”, anche lui sotto il precedente record. Quarto il vincitore del 2012 Michael Kipyego in 2h06’58”, quinto Some in 2h07’05”. Primo giapponese Kohei Matsumura, che ha chiuso ottavo in 2h08’09 e a testimoniare il buon stato di salute del movimento giapponese, il fatto che quattro atleti abbiano abbattuto nell’occasione il muro delle 2h10’. Delusione per il due volte campione del mondo Abel Kirui, decimo in 2h09’04”.

Grande gara anche fra le donne dove il passaggio alla mezza in 1h11’48” di un gruppo di sette unità faceva presagire un grande crono finale. La selezione successiva è stata impietosa e al 35° Km, passato in 1h58’30”, sono rimaste le etiopi Tirfi Tsegaye e Birhane Dibaba. Quest’ultima ha guidato fino a 700 metri dal traguardo quando la Tsegaye ha messo a frutto la sua maggior freschezza per chiudere in 2h22’23”, che abbassa il primato della gara di oltre 3 minuti. La ventenne Dibaba ha chiuso a 7”, sotto il vecchio record anche la favorita della vigilia, la kenyana Lucy Kabuu Wangui in 2h24’16” e la sua connazionale Caroline Rotich in 2h24’35”. Prima giapponese Mai Ito, settima in 2h28’36”.

Dal Giappone alla Spagna per un’altra maratona, la Maraton de Sevilla nella quale un debuttante kenyano ha fatto cadere un altro primato. Cosmas Kiplimo Lagat ha chiuso in 2h08’33” dopo una gara corsa tutta in testa, mostrando un coraggio ai limiti della temerarietà vista la sua pressoché nulla esperienza nelle prove internazionali. Già dopo 10 km Kiplimo aveva 8 secondi sul gruppo degli inseguitori, per poi essere raggiunto dall’eritreo Amanuel Mesel che l’ha accompagnato fino a metà gara passata in 1h03’42”. Kiplimko ha continuato nella sua azione e il vantaggio sui rivali si è iniziato a contare a minuti, fino a chiudere con 3’56” sul connazionale Benjamin Bitok e 4’07” sull’etiope Birhan Niguse Melese. Il primo spagnolo è stato José Carlos Hernandez, nono in 2h13’26”. La gara femminile è stata di minor spessore tecnico ma molto più appassionante con la kenyana Pamela Rotich messa alla frusta dall’iberica Elena Espeso, con l‘africana riuscita a involarsi nell’ultimo km per chiudere in 2h35’43” con 5” sulla spagnola, terza la norvegese Marthe Katerine Myhre in 2h39’53”.

Anche la World’s Best 10K di San Juan di Portorico ha pienamente mantenuto le attese della vigilia. La gara di 10 km valida per il circuito Goold ha confermato la splendida forma del kenyano Bedan Karoki, finalista mondiale e olimpico sui 10000 metri che otto giorni dopo aver vinto il titolo nazionale di cross a Nairobi ha fatto sua anche la classicissima del calendario sulla distanza, alla sua 17esima edizione. Karoki ha preso l’iniziativa a 2 km dalla fine, quando il gruppo di testa era formato da sei atleti, guadagnando ben presto una cinquantina di metri rivelatisi decisivi. Karoki, al suo più importante successo in carriera, ha chiuso in 28’35” precedendo i connazionali Vincent Chepkok di 11”, Kenneth Kipkemoi di 16”, Paul Tanui di 24” e John Kipkoech di 29”. Vittoria kenyana anche fra le donne per merito di Mary Wacera Ngugi, tornata ad alto livello dopo essere stata bronzo ai Mondiali 2006. Anche la Wacera ha forzato a due km dalla conclusione andando a vincere in 32’06”, suo personale sulla distanza, staccando di 3” l’argento iridato sui 10000 Gladys Cherono e di 7” Linet Masai, terza anche due anni fa, quarta il bronzo mondiale Belaynesh Oljira a 18” e quinta la campionessa uscente Joyce Chepkirui a 26”.