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Un’edizione a dir poco vivace della Granfondo città di Vicenza

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Un’edizione a dir poco vivace della Granfondo città di Vicenza

La settimana precedente alla gara, un tempo climatico capriccioso, con freddo e neve a quote basse: quelli che avevano gareggiato la domenica prima, il 15.04, certo non avrebbero gradito acqua e freddo anche alla Granfondo di Vicenza. Il loro desiderio è stato esaudito: qualche goccia per benedire i partenti, poi anche il sole, infine a gara finita ma, con qualche concorrente ancora sul percorso, un temporale , con pioggia e vento e di nuovo la neve nelle montagne vicine, anche il Pasubio dove erano transitate le edizione 11 e 12 della nostra bella granfondo (quest’anno dopo i Colli Berici,  il punto più altro è stato il passo tra le valli del Leogra e dell’Agno, località “Cima”, a circa 800 metri di altitudine). Ma a parte il clima, che evidentemente non è certo ai nostri ordine, l’organizzazione ha dovuto affrontare altre difficoltà. Pochi chilometri dopo il via, alle pendici della basilica di Monte Berico a Vicenza, il gruppo – allungatissimo ma ancora compatto, inizia ad infilare il nastro, bellissimo ma insidioso, della “dorsale” dei Berici. I ciclisti locali ben conoscono lo strappo di “Villa Pasini”, meno di un chilometro di salita rientrando a Vicenza, pendenze agevoli ma dopo tanti chilometri di “giù su giù” si sente sempre! La Granfondo percorre sin dalla prima edizione quello strappo, in discesa: la velocità sale, oltre i 70 kmh, e diventa divertente disegnare l’ultima curva, che in salita neppure si nota. Durante la gara 2012, proprio in quel punto, avviene qualche anomalia nel gruppone: una borraccia a terra, forse una foratura. Le bici sono vicinissime e veloci, i concorrenti concentrati ma anche quasi tutti fuori soglia per il primo strappo, percorso a ritmo inadeguato per i più, ritmo imposto da quelli che poi saranno vincitori con ore di vantaggio. Filippo ha una bambina piccola piccola, che probabilmente dorme ancora al riparo delle spallucce imbottite di una culla rosa. Non ha il tempo di preparare l’impatto con la pietra a lato strada. Altri tre atleti si procurano ferite varie, meno gravi. Il sangue sembra creare una voragine di inferno sull’asfalto: impressiona anche un esperto medico, concorrente, che immediatamente rinuncia alla propria competizione per prestare soccorso. Quando avviene una caduta, il gruppone – che prima sembrava un’unica bestiaccia sibilante – si rompe e ricompaiono gli individui. I primi concorrenti non possono accorgersi di nulla e continuano a pedalare respirando forte forte; quelli nei paraggi della caduta sfilano veloci e perdono solo qualche secondo, ma d’altra parte non possono avere consapevolezza della gravità del fatto; gli altri, quelli più indietro, vengono fermati dalle tre ambulanza, per fortuna immediatamente al seguito. Sono angeli i medici ed i paramedici che, senza perdere la calma, armeggiano con siringhe, flebo e guanti di lattice. Con ipocrisia, non si racconta mai di questo nei resoconti che vengono pubblicati nei giornali: eppure, chi come me assapora le granfondo da 15 anni, sa che ogni domenica i primi chilometri di gara regalano, quando va bene, escoriazioni e botte a qualche atleta. Prima o poi si affronterà in modo serio il tema della sicurezza degli atleti con provvedimenti adeguati!!! Ancora un’ultima originalità nella nostra edizione, comunque trionfante quanto a numeri (20% in più) e risultati con sponsor e macchina organizzativa: non abbiamo avuto i vincitori a causa di una guasto delle apparecchiature Winningtime non imputabile all’organizzazione. Ora, incrociando i dati dei due controlli intermedi, i pochi dati registrati all’arrivi, gli appunti dei Giudici di gara, si arriverà comunque alla classifica, stiano tranquilli gli agonisti. Tutti avranno i premi e nessuno rischierà di doversi rivolgere ad un psicologo per affrontare il trauma di non aver avuto il proprio piazzamento in classifica. Ma per noi organizzatori, poco male: non avremmo certo voluto farLe le premiazioni, con un ragazzo in rianimazione. Anche il cielo era dalla nostra parte: nell’orario in cui si sarebbero dovute tenere le premiazioni, si è scatenato un temporale… Arrivederci al 2013.