Home Ski News Universiadi Granada 2015: che avventura!

Universiadi Granada 2015: che avventura!

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Come alcuni di voi sapranno, se l’anno scorso ho seguito le Universiadi in Trentino in via indiretta scrivendo report quasi istantaneamente sulle gare freestyle che si svolgevano allo snowpark Monte Bondone, quest’anno mi sono trovata in prima linea a partecipare e gareggiare. Le Universiadi si sono tenute a Granada, meravigliosa sia per la bellezza culturale che riserva questa città dell’Andalusia in Spagna sia per la quantità pazzesca di ragazzi universitari che la vivono ogni giorno, vi lascio solo a voi immaginare quanta festa si può fare.

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Le gare freestyle si tenevano tutte in Sierra Nevada allo snowpark Sulayr, e di sicuro in 10 giorni la abbiamo vissuto tutte le condizioni meteo, dal freddo anzi freddissimo al vento a 60 km/h a nevicate alternate da schiarite, considerando che geograficamente parlando si è all’altezza della Sicilia siamo tutti rimasti stupiti di poter trovare così tanta neve, e per molti non sono mancate delle session di powder tra un training e l’altro. Quando ho visto lo snowpark non ci volevo credere era veramente grosso rispetto a Monte Bondone l’anno prima, non mi interessa il pensiero degli altri, l’importante per me era riuscire a saltare su quei salti.

Il bello delle Universiadi è che incontri veramente persone da tutto il mondo, che come te studiano ma si allenano, abbiamo discusso delle difficoltà di conciliare Università e gare e esami che cadono nel pieno della sessione invernale. Altri paesi non troppo lontani da noi come Germania o Francia o Austria hanno dei programmi apposta per consentire di recuperare gli esami in tutta tranquillità a maggio o di seguire le lezioni via computer e fare gli esami anche così, utopia? Se gli altri ci riescono dovremmo riuscirci anche noi ma detta schietta sembriamo un paese del terzo mondo o probabilmente loro sono più avanti.

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In confronto alle Universiadi in Trentino, l’organizzazione per le gare di freestyle era sicuramente migliore che quella Spagnola, per la logistica, gli hotel, le premiazioni gli Spagnoli sicuramente si sono dati da fare al massimo e credo sia facile da comprendere che non è semplice gestire grandi numeri, discipline diverse tutte nello stesso momento. A Granada forse quello che ha sofferto di più di tutti della Nazionale Italiana è stato il team freestyle (sia snowboard che sci), sostanzialmente abbiamo capito solo all’ultimo e per ultimo dico neanche 20 giorni prima di essere stati convocati per queste gare, ma questo potrebbe passare in secondo piano, se non fosse che il CUSI sapeva già i nostri nomi dal 20 di Dicembre ma la FISI non ci aveva fatto sapere nulla.

Ma quello che ci ha fatto stare più giù è che la federazione non aveva previsto nessun supporto per noi né un tecnico né un coach, quindi mi sono ritrovata a seguire, ovviamente a turno con gli altri ragazzi i vari coach meeting, draw, inseguire e chiedere informazioni al race office, dove l’inglese era quasi considerato un optional. Sicuramente per le prossime Universiadi per il team freestyle la cosa andrà diversamente, ne abbiamo discusso con il CUSI e lo faremo presente alla FISI, le gare si terranno in Kazakistan nel 2017, il CUSI (Centro Universitario Sport Italiano) si è accorto che anche la nostra disciplina va considerata tanto quanto lo sci alpino.

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Vi assicuro che fortifica tanto partire senza coach ma vedere tutte le altre Nazioni fornire una figura almeno di presenza in partenza di una gara fa proprio un altro effetto, o sapere che qualcuno della tua Nazione la tua gara la sta guardando, indipendentemente se tu cadi o se fai podio, competere con i ragazzi americani che solitamente girano  a Breckendrige in Colorado, o con le ragazze che fanno Coppa del Mondo è tutt’altra storia dal nostro medio livello Italiano, ovviamente non considerando i nostri ragazzi dell’Italian Freeski Team. Io mi sono sentita circondata di affetto dalle mie compagne di avventura per lo slopestyle e per l’halfpipe abbiamo girato tutte per divertirci, perché questo è quello che sta alla base del freestyle, se una cosa ti inizia a creare pressione e senti pressione dall’esterno allora è il momento che devi lasciare perdere.

Con la Nazionale Americana di Snowboard a Skateare fuori dall'Hotel

Il problema che c’e stato è la non comunicazione tra la FISI e il CUSI o meglio la FISI non reputa di estremo valore questo evento a quanto ci è sembrato, mentre le altre nazioni hanno un dialogo più solido tra Federazione di Sport Univeristari e Federazione di sport invernali. Basti pensare solo quanti atleti ha schierato una nazione come la Russia o l’America.

Però sicuramente è un evento da vivere, credo si sia formato un bel gruppo chi dell’alpino non sapeva nulla di freestyle e piano piano si è appassionato, probabilmente i prossimi anni avremo più gente schierata per il freestyle io in primis me lo auguro :). Devo continuare a ringraziare la coach svizzera che mi ha supportato e aiutato e fatto migliorare, e Reyes santa Olalla, al capo dell’organizzazione delle competizioni freestyle che come una vera coach mi ha spronato a dare il meglio anche dopo la caduta e alla fine del Halfpipe era ad aspettarmi sorridente. Un’esperienza che ripeterei altre mille volte, nei prossimi anni spero di dare la possibilità di fare crescere questo sport che amo sempre di più, non mi interessa dei risultati mi interessa solo divertirmi e continuare a dare il meglio.

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Ringrazio lo staff Medico specialmente Davide D’Elicio e il grandissimo Fisio Michele Gatti perché senza di lui forse mi sarei spezzata prima ancora di tornare a casa, Luca Negrini per avermi messo una sciolina potente, ma ringrazio di cuore i miei compagni di squadra Ruggero Rosi, Fabrizio Arnaud, Micheal Mair Am Tinkhof, Andrea Conci, Fabio Colella, Nico Giuntoli Vercellin, Giulia Gaspari che mi hanno supportato veramente e ringrazio tutti gli altri dello sci alpino Lisa Pfeifer, Maria Nairz, Carmen Armen, Pietro Migliazza, Christian Rottanara, Michelangelo Tentori, Gaia Martinelli, Rocco del Sante, Pierfrancesco Monaci, Luca Riorda e dello shortrack Matteo Compagnoni.